La guerra non è solo nei libri di storia, sembra sussurrare Apart, il film che ha catturato l’attenzione al Tallinn Film Festival di quest’anno. Stelana Kliris, autrice e regista, intreccia il dramma personale a quello politico, scavando nelle ferite profonde di due mondi lontani, ma stranamente vicini: la Cipro dilaniata dal conflitto del 1974 e il Sudafrica sotto il giogo dell’apartheid. Non si tratta di una semplice narrazione, ma di un viaggio nelle memorie di famiglia, segnate da esili e divisioni. Qui, le identità non sono solo frammenti del passato, ma battaglie quotidiane per essere riconosciute, raccontate senza filtri né compromessi.
Tra fuga e segregazione: la storia di una donna tra due mondi divisi
Apart segue il percorso di una giovane donna costretta a lasciare Cipro nel 1974, anno dell’invasione turca che ha cambiato per sempre il destino dell’isola. La sua storia prende una piega inaspettata quando, attraverso un matrimonio combinato, si trasferisce in Sudafrica, nel pieno dell’apartheid. Il passaggio da un conflitto a un regime di segregazione istituzionalizzato non è mai semplice: in entrambi i casi domina la divisione netta tra “noi” e “loro”. A Cipro si parla di traumi e esilio forzato; in Sudafrica, invece, una legge ingiusta regolava ogni aspetto della vita, dalla residenza all’accesso ai diritti politici.
Questa doppia esclusione, raccontata senza cadere nel didascalico, immerge lo spettatore in uno scontro di identità spezzate e coesistenze forzate. Kliris evita la freddezza di una cronaca distante e si cala nel dramma interiore della protagonista. Più che rievocare eventi storici, il film attinge alle esperienze reali della regista, che ha costruito la sceneggiatura sulle vicende autentiche dei genitori rifugiati. In questo modo, la memoria privata diventa racconto collettivo, capace di parlare ai disastri vissuti da tante comunità oggi.
L’emozione nasce proprio da questa dimensione autobiografica: si sentono le tensioni familiari, i compromessi sociali e le contraddizioni di chi vive tra culture oppresse e segregate. Apart si trasforma così in un mosaico di storie personali, che rendono universale la difficoltà di trovare un senso di appartenenza in un mondo diviso.
Un cast internazionale per un racconto di identità e conflitti
Dietro al progetto c’è un cast capace di reggere la profondità emotiva del racconto senza cedimenti. La protagonista è interpretata da Leem Lubany, attrice palestinese nominata all’Oscar nel 2013 per Omar. La sua interpretazione dà al personaggio un volto che si aggrappa con forza alle proprie radici, senza scadere nel sentimentalismo. Lubany porta intensità e sfumature in questo viaggio fatto di fuga e adattamento a un paese segnato dal razzismo.
Al suo fianco c’è Luca Pasqualino, noto per la serie Rivals e per Snowpiercer . La sua presenza aiuta a bilanciare la narrazione, inserendola in un contesto di relazioni complesse tra culture diverse. Completa il trio Girley Jazama, attrice sudafricana che interpreta la realtà locale, portando alla luce le contraddizioni e le conseguenze dell’apartheid.
L’unione di questi attori, con le loro diverse esperienze culturali, mette in evidenza la complessità del racconto. La drammaturgia non si limita a sfilare eventi, ma esplora i conflitti interiori, le identità forzate e l’esclusione da punti di vista molteplici. La regia di Kliris si distingue per la capacità di tenere insieme introspezione e contesto storico-politico con equilibrio e sensibilità.
Stelana Kliris: dal cinema leggero a un racconto che indaga l’appartenenza
Prima di Apart, Stelana Kliris era nota soprattutto per Find Me Falling , commedia romantica prodotta per Netflix. Con questo film cambia registro, virando verso un cinema più personale e impegnato. La regista sfrutta la sua doppia identità sudafricana-cipriota per mettere in discussione i temi dell’appartenenza e della memoria, centrali nella storia della sua famiglia e nel racconto che porta sullo schermo.
Il 1974 non è una data scelta a caso: quell’anno segnò la fine violenta di una cultura con l’invasione turca di Cipro e il massiccio esodo dei civili greco-ciprioti. Kliris intreccia questo evento con il sistema di apartheid in Sudafrica, creando un cortocircuito storico che spinge a riflettere sulle molte forme di esclusione e oppressione. Il film va oltre il bianco e nero della storia ufficiale e propone una visione sfaccettata di conflitti identitari e appartenenze mai risolte.
Inoltre, il film mostra come matrimoni combinati e altre scelte tradizionali possano diventare strumenti di resistenza e sopravvivenza in contesti di crisi geopolitica. Apart mette al centro il delicato equilibrio tra radici interrotte e la costruzione di una nuova vita in luoghi ostili.
Al PÖFF di Tallinn: un film che guarda avanti nel circuito festivaliero
Apart è stato selezionato per la sezione Critics’ Picks del Tallinn Film Festival, dedicata a opere di qualità e interesse critico fuori dal concorso principale. Il PÖFF è uno dei festival più importanti per il cinema indipendente europeo e questa sezione è una vetrina fondamentale per film destinati a circolare in altri eventi di rilievo.
Con i suoi 103 minuti, Apart si presenta come un racconto essenziale, senza divagazioni inutili. Ogni scena ha un ruolo preciso, senza sprecare tempo in momenti superflui o drammatizzazioni esagerate. Questa economia narrativa testimonia la disciplina della sceneggiatura e la convinzione che la forza della storia venga dal contenuto, non dagli effetti speciali.
L’attenzione del PÖFF lascia intuire che Apart potrà proseguire il suo percorso nei festival europei. Il film sembra pronto a inserirsi nel panorama internazionale di opere che affrontano migrazione, identità e memoria con onestà e senza semplificazioni.
_Apart_: uno specchio dei conflitti e delle identità divise di oggi
Oltre a essere un dramma storico, Apart colpisce per la sua capacità di parlare di temi ancora molto attuali. La netta divisione tra “noi” e “loro”, che ha segnato sia il conflitto cipriota sia l’apartheid, si ritrova in molte crisi contemporanee. Migrazioni, nazionalismi e tensioni identitarie attraversano il mondo, rendendo questo film un racconto necessario.
La protagonista, rifugiata da un conflitto e immersa in un sistema di segregazione, incarna una contraddizione senza risposte facili. Il matrimonio combinato non è visto come un destino imposto passivamente, ma come una strategia per adattarsi e negoziare spazi di vita. Il film affronta anche il rapporto con una terra straniera, fatta di speranze e delusioni, interrogandosi sulle possibilità di integrazione e riconciliazione.
La sceneggiatura evita facili morali e illusioni, preferendo mostrare la complessità e la durezza di certe esperienze. Così si apre una riflessione profonda sul senso di comunità e sul peso della memoria nell’identità personale e collettiva.
Anche se non c’è ancora una conferma per la distribuzione italiana, la forza del cast e l’interesse suscitato al Tallinn Film Festival fanno pensare che Apart troverà spazio in altri eventi e forse anche nelle sale o sulle piattaforme streaming. La sua storia autentica e il rigore con cui viene raccontata rappresentano un contributo importante per il cinema indipendente internazionale del 2026.
