Al Tallinn Film Festival 2026, _Apart_ ha catturato l’attenzione per la sua intensità. Firmato da Stelana Kliris, regista sudafricana-cipriota al suo debutto, il film racconta la storia dei suoi genitori rifugiati. Due epoche e luoghi diversi, ma entrambi segnati da guerre e divisioni: la Cipro del 1974, lacerata dal conflitto, e il Sudafrica dell’apartheid, dove la segregazione era legge. Non è solo un dramma, ma un viaggio nelle ferite ancora aperte del Novecento.
Due crisi, una sola storia: l’esilio tra Cipro e Sudafrica
_Apart_ segue il viaggio di una giovane donna che fugge dalla violenza scatenata dall’invasione turca di Cipro. Il suo esilio la porta in Sudafrica, allora stretta nella morsa dell’apartheid, grazie a un matrimonio combinato che diventa la sua via di salvezza. Il film mette a confronto due sistemi oppressivi diversi, ma accomunati da una logica spietata di esclusione: un confine netto tra “noi” e “loro” che divide e isola.
La protagonista si trova intrappolata in una realtà dove le leggi sanciscono la separazione, mentre il suo passato è segnato da un conflitto che ha stravolto la sua isola. Kliris non si limita a raccontare fatti storici: si concentra sull’identità spezzata, sulle contraddizioni di chi deve continuamente ridefinirsi per non smarrirsi in un mondo che cancella le sue radici. La doppia segregazione è il cuore drammatico del film: da una parte la guerra etnica di Cipro, dall’altra il regime razzista del Sudafrica, entrambi sistemi che escludono per ragioni di appartenenza.
L’opera, ispirata alle esperienze dei genitori della regista, porta alla luce queste tensioni in modo molto umano. Il racconto evita di scivolare nel semplice documento storico e si fa testimonianza viva di un’identità in bilico.
Un cast internazionale che dà voce ai personaggi
Il film si avvale di un cast internazionale scelto con cura per dare peso e credibilità alla storia. Leem Lubany, già candidata all’Oscar per _Omar_ nel 2013, interpreta la protagonista cipriota. La sua è una performance intensa, priva di cliché e melodrammi, capace di mostrare le tensioni interiori senza eccessi.
Al suo fianco, Luca Pasqualino dà corpo a un personaggio che rappresenta il legame tra Europa e Africa. Con un bagaglio di esperienze tra cinema e serie televisive di successo come _Rivals_ e _Snowpiercer_, Pasqualino porta un respiro internazionale al film.
Completa il trio Girley Jazama, che incarna la realtà sudafricana e offre uno sguardo dall’interno sul regime dell’apartheid, rendendo tangibile l’atmosfera della seconda parte della storia.
Questa scelta di attori crea un dialogo tra tre mondi diversi, costruendo un racconto complesso e coerente che riflette la doppia realtà al centro di _Apart_.
Stelana Kliris: da Netflix a un racconto personale e profondo
Prima di _Apart_, Stelana Kliris era nota soprattutto per la commedia romantica _Find Me Falling_ , prodotta per Netflix. Con questo film cambia decisamente registro, abbandonando il cinema leggero per affrontare temi più intimi e urgenti. La sua doppia identità culturale, tra Sudafrica e Cipro, diventa il nucleo del racconto.
Ambientato nel 1974, anno cruciale per la storia cipriota con l’invasione turca e l’esodo di centinaia di migliaia di profughi, il film mette in parallelo questa tragedia con la segregazione in Sudafrica. Due drammi distanti ma che condividono la stessa logica di oppressione e frammentazione dell’identità.
Kliris usa queste premesse per smontare i luoghi comuni sull’appartenenza e l’integrazione, offrendo uno sguardo complesso che evita semplificazioni. La sua regia resta fedele a tutte le sfumature e tensioni di questa storia.
_Apart_ a Tallinn: un riconoscimento nel cuore del cinema indipendente
La proiezione di _Apart_ nella sezione Critics’ Picks al Tallinn Film Festival 2026 ha un significato chiaro. Questa sezione è dedicata a film indipendenti fuori dal concorso principale, ma che meritano attenzione critica. Il PÖFF, come viene chiamato il festival, è uno dei più attivi in Europa nel promuovere il cinema indipendente, e spesso i titoli selezionati in Critics’ Picks trovano poi spazio in altri circuiti internazionali.
Con i suoi 103 minuti, _Apart_ punta su una narrazione essenziale, senza fronzoli, dove ogni scena serve a spingere avanti la storia con precisione. La sceneggiatura è costruita con rigore, fondamentale per un film che parla di temi sociali e storici così forti.
La scelta di questa sezione è un segnale della qualità artistica del film e dell’interesse che i critici gli riservano. _Apart_ non vuole essere solo un evento isolato, ma un titolo da seguire nel panorama festivaliero.
Oltre la storia: _Apart_ e la riflessione su “noi” e “loro”
Anche se ambientato negli anni ’70, _Apart_ offre una riflessione che parla al presente. La divisione netta tra “noi” e “loro” è una realtà che sopravvive ancora, in molte forme. Le dinamiche di esclusione, le crisi identitarie, le politiche di divisione sociale sono temi quanto mai attuali.
La protagonista vive il paradosso di passare da una violenza all’altra: da una guerra all’apartheid, senza scampo. Il matrimonio combinato diventa una strategia per sopravvivere, mentre la sua identità resta frammentata e in continua negoziazione.
Il rapporto con una terra straniera e ostile si intreccia con la ricerca di un posto nel mondo, un mondo che tende a respingere chi è diverso. Così _Apart_ si fa opera di grande spessore, capace di collegare storie lontane a problemi che ancora ci riguardano.
Verso l’Europa e oltre: le prospettive di _Apart_
Il film è già nel catalogo della società di vendita Reinvent, pronto a muoversi nel circuito internazionale dei festival. La distribuzione in Italia non è ancora ufficiale, ma il passaggio al PÖFF e il cast di qualità fanno pensare a una futura presenza nelle rassegne europee, o magari a un’uscita in sala o sulle piattaforme digitali.
_Apart_ si presenta come un titolo da tenere d’occhio, specialmente per chi cerca storie radicate nella realtà, raccontate senza semplificazioni. La storia personale di Kliris diventa così un racconto universale, capace di toccare temi che restano vivi anche oggi.
