Nel 1974, la guerra di Cipro sconvolgeva un’isola divisa, mentre migliaia di chilometri più a sud, il Sudafrica viveva sotto il peso dell’apartheid. “Apart”, il nuovo film di Stelana Kliris, intreccia queste due realtà con un’intensità rara. La regista, che ha radici sia cipriote che sudafricane, racconta la fuga di una giovane donna da una terra lacerata, verso un altro mondo segnato dalla segregazione. Selezionato tra i Critics’ Picks al Tallinn Film Festival 2026, il film affonda le sue radici nelle vicende personali dei genitori di Kliris. Ne nasce una narrazione che va oltre la cronaca, un viaggio tra memoria, identità e resistenza storica che colpisce dritto al cuore.
Due crisi, un solo racconto di esclusione
“Apart” si muove tra due scenari lontani ma speculari: da una parte la guerra civile e la divisione di Cipro, con l’invasione turca del 1974 che costrinse centinaia di migliaia di greco-ciprioti a fuggire; dall’altra il Sudafrica dell’apartheid, un sistema di segregazione razziale istituzionalizzato che separava brutalmente la popolazione secondo la pelle, creando una società divisa e in conflitto. La protagonista si trova così a vivere questa doppia esperienza di isolamento e discriminazione, dovendo destreggiarsi tra due realtà diverse ma accomunate dalla logica netta del “noi contro loro”.
La storia si sviluppa su due piani: la fuga dalla violenza della guerra e l’ingresso in un regime di segregazione sistemica. Da questo confronto nasce un racconto potente sulle modalità estreme di esclusione. Non è solo la storia di una persona, ma un’indagine su come le politiche di potere e i conflitti fratturino profondamente le vite individuali e collettive.
La forza di “Apart” sta anche nel fatto che la sceneggiatura non si basa su documenti o libri, ma su un’esperienza familiare diretta. Kliris ha preso spunto dalla biografia dei genitori, rifugiati costretti a lasciare Cipro per costruirsi una vita sotto un’altra forma di oppressione in Sudafrica. Questo legame autobiografico dà al film un’intensità emotiva difficile da trovare in drammi storici più distaccati.
Un cast internazionale al servizio di una storia radicata
Il film si avvale di un cast ben calibrato per sostenere la complessità della storia. Leem Lubany, attrice già candidata all’Oscar nel 2013 per “Omar”, interpreta la protagonista cipriota, portando credibilità e profondità emotiva. Lubany è nota per le sue interpretazioni intense, capaci di restituire il tormento e la forza di chi vive in contesti di oppressione.
Accanto a lei, Luca Pasqualino offre un contributo solido, forte dell’esperienza tra cinema e serie di successo come “Rivals” del 2024. A completare il trio, Girley Jazama, attrice sudafricana, rappresenta l’esperienza locale della segregazione. L’intreccio delle loro interpretazioni dà sostanza alla narrazione, che si regge sulla convergenza di background culturali diversi.
Questa scelta di cast riflette le ambizioni internazionali del film: parlare di temi universali attraverso storie individuali. Gli interpreti bilanciano autenticità e appeal, mettendo in luce le sfumature culturali e storiche delle vicende raccontate.
Stelana Kliris: dalla commedia romantica a un cinema più personale
Prima di “Apart”, Stelana Kliris era conosciuta per “Find Me Falling” , una commedia romantica prodotta per Netflix. Con questo nuovo lavoro, la regista cambia registro, abbandonando il commerciale per un film più intimo e riflessivo. La sua doppia identità, sudafricana e cipriota, diventa il cuore della narrazione, offrendo uno sguardo critico e sentito su cosa significhi appartenere a una cultura lacerata dalla guerra e dalla politica.
Il 1974 non è una data scelta a caso: quell’anno segnò una svolta per Cipro, con la diaspora dei rifugiati greco-ciprioti. Kliris usa questo sfondo per raccontare la complessità di chi deve reinventarsi in un mondo nuovo, spesso segnato da altre forme di discriminazione. Il mix tra il dramma mediterraneo e la segregazione sudafricana crea un cortocircuito storico e simbolico che evidenzia la fragilità ma anche la forza di un’identità sospesa.
Critics’ Picks al Tallinn Film Festival: un riconoscimento importante
“Apart” è stato selezionato nella sezione Critics’ Picks del Tallinn Film Festival, un segnale che lo pone tra quei film capaci di attirare l’attenzione di critica e pubblico, anche senza essere in concorso ufficiale. Il PÖFF, che si svolge a Tallinn, in Estonia, è uno degli appuntamenti più rilevanti per il cinema indipendente europeo.
La sezione Critics’ Picks è una vetrina per opere che meritano di essere scoperte e approfondite, spesso anticipando la loro presenza in altri festival importanti. Il fatto che “Apart” sia stato scelto conferma l’interesse suscitato dalla sua storia e dalla sua realizzazione artistica.
Il film dura 103 minuti e non si perde in lungaggini. La sceneggiatura è serrata e precisa, ogni scena è calibrata per avere un impatto forte, a conferma della mano esperta dietro la scrittura e la regia di Kliris.
Oltre la storia: un messaggio che parla al presente
“Apart” non si limita a raccontare un pezzo di storia, ma riflette su temi ancora attuali. La divisione netta tra “noi” e “loro”, tipica della guerra cipriota e dell’apartheid, non è rimasta confinata al passato. Oggi la ritroviamo in molte crisi, dalle politiche migratorie alle identità nazionali sempre più fragili.
La protagonista vive una doppia contraddizione: cerca sicurezza fuggendo dalla guerra, ma si ritrova dentro un altro sistema di oppressione. La sua storia mostra come il matrimonio combinato diventi una strategia di sopravvivenza, e ogni giorno una sfida per negoziare l’identità in un ambiente ostile. Il rapporto con una terra che non è davvero sua racconta la complessità di vivere tra culture e regimi oppressivi.
La regista evita semplificazioni facili, punta il riflettore sulle tensioni senza offrire risposte immediate, lasciando spazio a riflessioni e domande. “Apart” si propone così come un film che non chiude il discorso su appartenenza ed esclusione, ma lo apre.
Il film sta girando i festival europei e, dopo il PÖFF, è atteso in altre rassegne. La distribuzione in Italia non è ancora ufficiale, ma la solidità della produzione e il cast di qualità fanno pensare a un futuro sia in sala sia sulle piattaforme. Un titolo da tenere d’occhio per chi cerca un cinema che unisce storie vere a riflessioni profonde sulle radici geopolitiche e le conseguenze personali.
