«Non potevo dire di no». Milo Infante, volto noto del giornalismo televisivo, si prepara a un ritorno importante su Rete 4, con un doppio debutto che promette di far parlare: un programma quotidiano in fascia mattutina, dalle 11 alle 13, e una sfida in prima serata ogni martedì. Dopo anni a Rai 2, dove ha guidato “Ore 14”, l’autunno 2026 segna per lui un cambio netto, quasi una svolta. Tra successi consolidati e qualche tensione mai nascosta con la vecchia rete, Infante non nasconde le ragioni di questo passaggio. È un momento delicato, ma anche carico di voglia di raccontare, di mettersi in gioco su nuovi fronti.
Da Rai 2 a Rete 4: successi e attriti dietro il cambio
Milo Infante lascia Rai 2 con un bilancio positivo, soprattutto grazie a “Ore 14”. Non era facile emergere in una fascia oraria tradizionalmente difficile come il giovedì sera, eppure il programma ha raddoppiato gli ascolti, chiudendo la stagione al 10% di share. Un risultato che parla chiaro, frutto di un lavoro attento e di un format ben costruito. Ma non tutto ha funzionato dietro le quinte. I rapporti con la Rai si sono complicati, soprattutto quando Infante ha provato a proporre nuove idee per far crescere il programma, senza però ricevere risposte concrete. Senza voler alimentare polemiche, il conduttore ha preferito rimandare a quanto già detto in passato sul trattamento riservato a “Ore 14”. Quel clima di stallo e mancanza di ascolto interno, alla fine, lo ha spinto a guardare altrove, cogliendo l’occasione offerta da Mediaset.
Mediaset e la nuova sfida: spazio e fiducia per crescere
Il passaggio a Mediaset si è concretizzato dopo una serie di incontri con i vertici, in particolare con Mauro Crippa e Andrea Delogu. In quei confronti, Infante ha percepito un’atmosfera diversa, più aperta a sperimentare e a valorizzare le idee. Più che un semplice cambio di rete, ha trovato una “famiglia” televisiva, come lui stesso l’ha definita, dopo anni di rapporti più freddi. Nel palinsesto di Rete 4, la fascia mattutina 11-13 è delicata ma strategica per costruire un pubblico fedele. La prima serata del martedì è invece una sfida aperta, in un giorno molto competitivo. Durante la presentazione dei palinsesti, Pier Silvio Berlusconi ha espresso parole di stima verso Infante, un segnale che non passa inosservato e che aggiunge pressione. Il giornalista ammette di sentirsi sotto i riflettori, consapevole della responsabilità che questo ruolo comporta. Al suo fianco, anche Gianluigi Nuzzi, ex concorrente a Rai 2 e ora collega in Mediaset, con cui ha instaurato un rapporto di rispetto e collaborazione.
Il caso Garlasco: Infante mette in dubbio le certezze dell’accusa
Nel corso dell’intervista, Infante ha affrontato uno dei casi giudiziari più noti della sua carriera: il caso Garlasco. Il giornalista non ha esitato a mettere in discussione la condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Secondo lui, le prove e i documenti processuali non bastano a dimostrare la colpevolezza di Stasi. Ha inoltre rivelato l’esistenza di un elemento tecnico legato alla perizia Testi, ancora poco noto al pubblico, che potrebbe riaprire il dibattito sull’impianto accusatorio. Sul fronte dell’indagine su Andrea Sempio, Infante invita a mantenere prudenza: il processo deve ancora partire e ogni giudizio è prematuro. Prevede una vicenda giudiziaria lunga e complicata, con alti e bassi, e riconosce il lavoro equilibrato e deciso della Procura di Pavia, fondamentale per gestire una vicenda così delicata.
Vita privata: famiglia, dialogo e nuovi equilibri
L’intervista si è spostata anche sulla sfera personale. Infante ha parlato del rapporto con la moglie Sara Ventura, avvocata penalista, che rappresenta per lui un punto di riferimento costante, una voce sincera che lo aiuta a fare chiarezza nelle scelte professionali. Ha raccontato anche del figlio Daniele, appena maggiorenne, che solo da poco si mostra interessato alla carriera del padre. Le domande di Daniele hanno permesso a Infante di instaurare un dialogo diverso rispetto a quello avuto con suo padre, spesso segnato da silenzi e incomprensioni. Riflessioni sono emerse anche sui genitori: il conduttore confessa qualche rimpianto per non aver dedicato loro più tempo e per non aver ascoltato abbastanza le loro storie. Ora, con il figlio, sente di chiudere un cerchio, costruendo un legame più profondo e consapevole. Dietro al giornalista, insomma, c’è un uomo che cresce non solo nel lavoro, ma anche nella vita e nei legami familiari.
