
Mauro Corona non si immagina lontano dalle montagne che gli hanno dato forma. Erto, quel borgo nascosto tra le vette friulane, è molto più di uno sfondo: è un pezzo di lui. Lì, tra le sue strade strette e silenziose, non si respira solo la memoria del disastro del Vajont, ma si vive una realtà sospesa, fatta di legami antichi e semplicità autentica. La sua casa non è un rifugio qualsiasi, ma uno specchio di un’esistenza scandita dall’essenziale. Ogni angolo racconta, ogni muro conserva storie e pensieri.
Erto: un borgo che vive tra memoria e tradizione
Erto è piccolo, con pochi abitanti, ma il suo peso storico e culturale va ben oltre le sue dimensioni. Nel cuore delle montagne del Friuli Venezia Giulia, questo paese porta ancora le ferite dell’alluvione del Vajont del 1963. Qui, pochi residenti hanno mantenuto vivo un dialetto particolare, un mix tra ladino e friulano, che protegge un patrimonio linguistico raro. La comunità resiste, custodisce le sue radici e vive con orgoglio la sua autonomia culturale. L’isolamento ha preservato la natura selvaggia attorno al borgo, creando uno scenario perfetto per chi, come Corona, cerca un rapporto sincero e diretto con la terra.
Per chi abita Erto, il passato non è un ricordo lontano ma una presenza viva. I vicoli e le case raccontano storie di sopravvivenza e rinascita, mentre la natura si è ripresa ciò che l’uomo aveva invaso, dimostrando che il tempo può cancellare ma non dimenticare. In questo contesto così carico di storia, vivere a Erto è molto più di una scelta: è una dichiarazione d’amore, una battaglia per un’esistenza che riconosce il valore della memoria.
La casa di Corona: legno, libri e creatività
Dietro le finestre che vediamo spesso in tv, la casa di Mauro Corona racconta un modo di vivere semplice ma intenso. Dentro domina il legno, materiale vivo che richiama le sue radici montane e la tradizione famigliare di scultori. Lo studio è un luogo denso, pieno di libri, testimonianze dei suoi viaggi e delle esperienze di una vita tra alpinismo e scrittura. Non è solo una casa, ma un vero laboratorio dove cultura e mestiere manuale si fondono.
La scultura, eredità del nonno, convive con la scrittura in un equilibrio che riflette l’anima di Corona. Ogni pezzo di legno lavorato porta con sé fatica e pazienza, la dedizione a un mestiere antico. Le pareti sono piene di foto, ricordi e oggetti raccolti nel tempo, creando un mondo intimo fatto di pace e ispirazione. Nel silenzio delle montagne tutto cambia: il ritmo delle stagioni e il contatto diretto con la natura alimentano le sue oltre trenta opere, nate da un dialogo continuo tra uomo e ambiente.
Tra vette e radici: l’eredità di una vita autentica
Mauro Corona non è nato tra agi: la sua infanzia è stata segnata dalla semplicità e dal lavoro ambulante dei genitori. Questo passato segna ancora oggi le sue scelte e il modo in cui guarda alla vita. Vivere a Erto per lui significa tenere strette le proprie radici, trasformando l’isolamento in una fonte di creatività e riflessione. La solitudine delle montagne diventa terreno fertile per idee e racconti che vanno oltre il personale.
La sua casa è anche uno sguardo critico sul mondo di oggi. Da qui, Corona osserva il progresso tecnologico con la stessa forza con cui affronta la natura selvaggia intorno a lui. Quel rifugio è un luogo dove si celebra “Madre Natura” nella sua forza primordiale, opponendosi all’omologazione e alle mode del momento. La vita scandita dal contatto con la roccia e le stagioni richiama un equilibrio antico, quasi perduto, che l’artista vuole conservare con le sue parole e le sue sculture.
Tra quelle mura si concentra l’essenza di una vita: un luogo dove corpo e spirito si rigenerano e da cui nasce una produzione letteraria intensa, legata alle radici, alle sfide quotidiane e alla potenza dell’ambiente. Il legame con Erto diventa un messaggio chiaro: la casa non è solo uno spazio, ma il presidio di un’identità profonda, di una sensibilità autentica.



