Martedì 8 settembre, Luca Guadagnino ha conquistato il Cartier Glory to the Filmmaker, uno dei premi più ambiti all’83ª Mostra di Venezia. La cerimonia si è svolta nella storica Sala Casinò, al Palazzo del Casinò, proprio prima della proiezione fuori concorso del suo nuovo documentario, Joie de vivre. Un riconoscimento che non solo celebra la sua carriera, ma sottolinea quanto il regista italiano sia una presenza imprescindibile e originale nel panorama del cinema contemporaneo.
Cartier Glory to the Filmmaker: perché Guadagnino è il protagonista
Il premio Cartier Glory to the Filmmaker nasce per celebrare quei registi capaci di lasciare un segno profondo nell’arte del cinema. Quest’anno è toccato a Luca Guadagnino, che con la sua carriera ha saputo unire le radici italiane a un dialogo costante con il cinema internazionale. Il riconoscimento assegnato a Venezia segna una tappa significativa, confermando la sua capacità di spaziare tra generi diversi senza mai perdere uno stile riconoscibile e personale.
La Biennale, con questo premio, ha voluto sottolineare la capacità di Guadagnino di coniugare originalità e rigore, riconoscendolo come una figura chiave nel panorama europeo e oltre. La cerimonia, ospitata nelle stanze storiche del Palazzo del Casinò, ha messo in risalto il legame profondo tra il regista e la Mostra veneziana.
Joie de vivre: un documentario fuori dal comune
Subito dopo la premiazione, il pubblico ha assistito alla proiezione fuori concorso di Joie de vivre, l’ultima creazione di Guadagnino. Con i suoi 435 minuti, il documentario si presenta come una delle opere più impegnative della rassegna. Una durata insolita, che lo rende un pezzo raro, capace di offrire uno sguardo profondo e sfaccettato sul tema affrontato.
Joie de vivre si inserisce in quella tradizione di cinema che sfida i formati convenzionali. La sua presenza a Venezia conferma la volontà del regista di sperimentare forme narrative nuove, senza compromessi. La produzione italiana aggiunge un valore culturale importante, regalando al pubblico un’esperienza intensa e fuori dagli schemi.
Le parole di Guadagnino: un riconoscimento che vale doppio
Al momento di ritirare il premio, Guadagnino ha parlato con semplicità e sincerità. Ha detto che questo riconoscimento è per lui non solo un onore, ma anche una conferma del suo mestiere. Ha ricordato quanto sia importante non dare mai nulla per scontato, soprattutto quando si viene celebrati come filmmaker.
Il regista ha voluto omaggiare chi lo ha preceduto, ricordando con rispetto i grandi nomi che hanno ricevuto lo stesso premio. Ha poi ringraziato con garbo il direttore della Mostra, Alberto Barbera, e la Biennale, sottolineando un rapporto fatto di stima e rispetto reciproco.
Barbera su Guadagnino: un autore libero e originale
Il direttore della Mostra, Alberto Barbera, ha descritto Guadagnino come un autore fuori da scuole e mode. Ha sottolineato come la sua curiosità creativa si traduca in una libertà che lo rende unico nel panorama attuale. Barbera ha raccontato una carriera fatta di sperimentazioni tra generi diversi, ma sempre con uno stile chiaro e riconoscibile.
Dal melodramma all’horror, dal coming of age al thriller psicologico, Guadagnino ha sempre mantenuto salde le sue radici italiane, con un’attenzione particolare ai corpi, ai luoghi e alla memoria, sia personale che collettiva. Barbera ha evidenziato come, pur cambiando cast e ambientazioni, emerga sempre una firma distintiva, a conferma dell’indipendenza artistica del regista.
Un percorso internazionale tra grandi successi e opere di qualità
Nato a Palermo, Luca Guadagnino ha costruito un ponte solido tra il cinema italiano e quello internazionale, conquistandosi un posto tra i registi più influenti del momento. Il suo film più noto, Chiamami col tuo nome , è stato una consacrazione sia per il pubblico che per la critica, entrando di diritto nella storia delle opere premiate. Prima di quel successo, Guadagnino aveva già definito il suo stile con titoli come Io sono l’amore e A Bigger Splash, pellicole che esplorano temi di identità, desiderio e appartenenza attraverso atmosfere e luoghi unici.
Negli ultimi anni ha ampliato ulteriormente i suoi orizzonti: dal remake di Suspiria alla serie tv We Are Who We Are, fino al lungometraggio Bones and All. La sua ultima fatica, Challengers, con Zendaya, Mike Faist e Josh O’Connor, ha confermato la sua abilità di muoversi con successo nel cinema popolare senza rinunciare a una cura rigorosa della forma.
Ora Joie de vivre si aggiunge a questo percorso in continua evoluzione, con una ricerca costante di innovazione e profondità narrativa che il premio Cartier ha voluto riconoscere con forza al Lido.
