Locarno, 11 agosto 2026. Sul grande schermo della Piazza Grande, James Gray ha presentato Paper Tiger, il suo ultimo film. Il regista americano ha ricevuto il Pardo alla carriera, un riconoscimento che celebra decenni di storie intense e profonde. Non è un thriller la sua nuova opera, non nel senso classico: al centro c’è la famiglia, spezzata e tesa, intrappolata tra le pieghe oscure della mafia russa. Gray racconta un’America diversa, fatta di legami fragili e sogni infranti, dove l’ambizione può diventare una trappola mortale, soprattutto tra le mura di casa. Un dramma che scava nel cuore delle relazioni, più che nell’azione.
Due fratelli alle prese con la mafia e i conflitti di sangue
Al centro di Paper Tiger ci sono Gary e Irwin, due fratelli interpretati da Adam Driver e Miles Teller, protagonisti di una vicenda che non vuole essere il solito poliziesco. Il film si sposta piuttosto su un’indagine psicologica, sulle dinamiche complesse di una famiglia. Scarlett Johansson è Hester, la moglie di Irwin, figura chiave nelle tensioni che attraversano la casa. L’ambientazione è quella di una classe media americana senza fronzoli, fatta di spazi angusti, responsabilità schiaccianti e speranze difficili da realizzare. Gray ha spiegato che il film parla del prezzo che si paga quando l’ambizione invade la vita privata, mettendo a nudo ciò che resta nascosto dietro le apparenze. La mafia russa, lontana da facili cliché, è soprattutto un elemento che fa esplodere le crepe di una famiglia già in bilico. Il regista ha raccontato di aver preso spunto dalla sua infanzia per il personaggio del padre, inserendo nel racconto il tema del destino più che della colpa, con tutte le contraddizioni e la complessità che ne derivano.
Un cinema che guarda dentro ai sogni e all’identità dei personaggi
Gray ha parlato del cinema come di “qualcosa di molto vicino al sogno”. Per lui, ogni film è un modo per entrare nell’inconscio di qualcun altro, anche solo per qualche ora, e questo lo rende un’esperienza profondamente personale. Il suo stile porta con sé un certo narcisismo creativo, ma lascia sempre spazio all’improvvisazione e al confronto con il pubblico. Non ha scritto i personaggi pensando a specifici attori, ma ha costruito la loro evoluzione direttamente sul set, lavorando a stretto contatto con Adam Driver, Miles Teller e Scarlett Johansson. Ha descritto l’atmosfera sul set come molto collaborativa, con interpreti che si sono messi completamente in gioco. Paper Tiger è prodotto da Rodrigo Teixeira e Raffaella Leone, figlia del leggendario Sergio Leone, un legame che unisce tradizione e sguardo contemporaneo. Gray ha ribadito la sua volontà di fare film ancorati alla memoria personale, anche se questo significa andare controcorrente rispetto a una industria che spesso preferisce prodotti più standard.
Mafia russa e il peso del passato familiare
In Paper Tiger la mafia russa non è solo uno sfondo criminale, ma il terreno su cui si giocano i conflitti più profondi della famiglia. Questa realtà dura mette a nudo fragilità nascoste e problemi mai risolti. Gray ha chiarito che il film non vuole condannare apertamente il padre dei due fratelli, un personaggio tratteggiato attraverso frammenti della sua infanzia negli anni Ottanta, quando la mafia russa era poco conosciuta negli Stati Uniti. Figlio di immigrati con radici ucraine e russe, il regista torna spesso su un tema caro: la famiglia che è insieme rifugio e prigione. La trama si lega anche a un mito greco, con citazioni dall’Agamennone di Eschilo che parlano del desiderio di ricchezza e del prezzo emotivo che si paga per ottenerla. Questa dimensione mitologica dà spessore alla narrazione, che non concede facili giudizi morali ma resta vicina ai suoi personaggi, anche quando mostrano le loro debolezze.
Il Pardo alla carriera: un riconoscimento a una carriera solida e coerente
La serata di Locarno ha avuto un momento speciale con la consegna del Pardo alla carriera a James Gray, autore di film come Little Odessa, The Yards, Two Lovers, C’era una volta a New York, Ad Astra e Armageddon Time. Un premio che riconosce un percorso coerente, segnato da temi ricorrenti come i legami di sangue, le eredità paterne, il conflitto tra fuga e responsabilità. Gray ha raccontato ai giornalisti la diversa natura del cinema rispetto ad altre arti: è un’esperienza che coinvolge mente e corpo, con emozioni forti che possono andare dall’amore all’odio per un film. Un aneddoto divertente ha riguardato la sua irritazione verso chi parla durante la proiezione, segno di quanto consideri il cinema un sogno fragile da proteggere. Con Paper Tiger, Gray conferma la sua strada: un cinema che scava nelle ferite private e nelle tensioni familiari, mettendo in scena forze ambiziose che cambiano le persone e lasciano segni difficili da cancellare.
