
“Due Spicci”, l’ultima serie animata di Zerocalcare su Netflix, è finita al centro di un vero e proprio ciclone. Non per i suoi contenuti, stavolta, ma per le accuse che emergono dietro le quinte. La trilogia, iniziata con “Strappare lungo i bordi” e proseguita con “Questo mondo non mi renderà cattivo”, aveva conquistato il pubblico con la sua ironia e la sincerità nel raccontare la vita adulta. Oggi, però, si parla di altro: presunti abusi sul lavoro e compensi contestati mettono in discussione l’intero progetto. Una celebrazione diventata polemica, che scuote il mondo della animazione italiana.
Compensi bassi e orari pesanti: scoppia la bufera sul set di Due Spicci
A far scattare la scintilla sono state alcune segnalazioni di membri del team di produzione, circa 400 persone tra creativi e tecnici, che hanno denunciato compensi orari troppo bassi rispetto alle ore effettivamente lavorate. Secondo varie testimonianze, il carico di lavoro sarebbe stato ben più pesante di quanto previsto, senza un adeguato riconoscimento economico. Il risultato? Uno squilibrio che ha acceso un faro sulle condizioni reali di chi ha contribuito a realizzare la serie.
La vicenda è arrivata in Parlamento, con un’interrogazione presentata dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri al Ministero del Lavoro, guidato da Marina Calderone. L’obiettivo è capire se i contratti stipulati dalla casa produttrice Movimenti Production siano regolari. Il caso non è isolato, ma riflette un problema più ampio che riguarda molte produzioni artistiche e audiovisive, dove spesso freelance e lavoratori precari faticano a far valere i propri diritti.
Zerocalcare risponde: “Io solo autore, non gestisco i contratti”
Al centro della bufera mediatica c’è Michele Rech, in arte Zerocalcare, creatore e voce della serie. Molti lo hanno indicato come responsabile o quantomeno consapevole delle condizioni denunciate. Ma lui ha voluto mettere subito in chiaro la sua posizione, con un messaggio sui social. Ha spiegato di essersi occupato solo della parte creativa: disegno, doppiaggio e supervisione artistica. “Niente a che vedere con la gestione economica o i contratti con il personale.”
Zerocalcare ha ammesso di essere dispiaciuto per non essere stato coinvolto nella discussione dai colleghi, assicurando che “se fosse stato chiamato avrebbe sostenuto la loro causa, come ha già fatto in passato su altri temi sociali.” Ha anche detto di essere disponibile a un dialogo serio per difendere il lavoro di chi ha contribuito alla serie.
La replica di Movimenti Production e il futuro del caso
La casa di produzione Movimenti Production ha rispedito al mittente tutte le accuse, parlando di “calunnie senza fondamento.” L’azienda si è detta pronta a dimostrare di aver rispettato tutte le norme contrattuali e le condizioni di lavoro previste. Le dichiarazioni puntano a difendere la reputazione della società e a sottolineare la correttezza della gestione economica e organizzativa.
Intanto, però, le autorità competenti continueranno le indagini per verificare la verità e tutelare i diritti dei lavoratori. La vicenda è tutt’altro che chiusa e sarà seguita con attenzione. Questo caso mette in luce le fragilità del sistema produttivo italiano delle serie animate e richiama l’urgenza di regole più chiare e trasparenti.



