Quindici milioni di dollari nel weekend d’esordio: un risultato che, per un documentario, è più da blockbuster che da nicchia. È quello che è successo a You Can See Everything, il film che racconta la caduta di Elizabeth Holmes, la mente dietro Theranos, la startup medica finita nell’occhio del ciclone. A New York, Los Angeles e in altre metropoli americane le sale si sono riempite come per un film di prima grandezza.
Nonostante la storia di Holmes sia stata già sviscerata da serie tv e podcast, questa volta il pubblico ha risposto con entusiasmo. Forse perché qui il racconto scava più a fondo, senza limitarsi al gossip che ha affollato le prime pagine. È chiaro: quando il documentario è ben fatto, può trasformarsi in un vero evento da cinema.
Un record al botteghino che parla chiaro
I 15 milioni raccolti da You Can See Everything nel weekend d’esordio sono il secondo miglior debutto per un documentario in Nord America, con una distribuzione in 855 sale tra Stati Uniti e Canada. Solo Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, uscito nel 2004, ha fatto meglio. Quel film è ancora un punto di riferimento per il genere, ma il risultato di Fielder e Oppenheim nel 2026 assume un peso particolare, soprattutto in un’epoca in cui lo streaming ha cambiato profondamente le abitudini del pubblico.
Qui non si parla di finzione con star famose o di un franchise già rodato. Il documentario racconta invece una donna già sotto i riflettori, offrendo quasi tre ore di immagini che scavano in una dimensione privata poco conosciuta. È questa scelta a catturare l’attenzione, andando oltre il semplice interesse per lo scandalo o la cronaca.
Due registi, due mondi che si incontrano
Nathan Fielder è noto per The Rehearsal su HBO, dove ha dimostrato di saper mescolare finzione e realtà con una precisione quasi maniacale, creando situazioni che inquietano ma sembrano vere. È diventato un punto di riferimento nel panorama televisivo americano.
Lance Oppenheim, invece, viene da una scuola più tradizionale del documentario. Ha un talento particolare per raccontare le persone con un’attenzione profonda agli aspetti emotivi e visivi. Il suo film precedente, Some Kind of Heaven, ha raccolto premi e consensi nei festival internazionali per la sensibilità con cui ha ritratto una comunità di anziani in Florida.
L’incontro tra i due ha dato vita a un’opera che unisce la precisione controllata di Fielder all’intimità di Oppenheim. Il risultato è un documentario che va oltre il classico racconto d’inchiesta, offrendo un’atmosfera complessa e coinvolgente. E il pubblico ha risposto bene, dimostrando di apprezzare questa nuova formula.
Elizabeth Holmes, l’ultimo capitolo prima del carcere
Il film si concentra sul 2023, nel mese che precede l’ingresso in carcere di Elizabeth Holmes, condannata a 11 anni per il caso Theranos. A differenza di altri lavori che si sono focalizzati sul processo o sulle vittime, You Can See Everything segue la donna nella sua casa, in quei giorni sospesi tra la sentenza definitiva e la perdita della libertà.
Il ritratto che ne esce non è giudicante, ma umano. Si tratta di una fase poco vista, quella dietro le quinte di una storia che ha fatto molto rumore. La scelta di un film lungo quasi tre ore serve proprio a evitare semplificazioni, restituendo la complessità della protagonista e del suo destino.
Il pubblico ha accolto con interesse questa prospettiva insolita, mostrando di essere disposto a seguire un racconto impegnativo, lontano dai soliti schemi del true crime o del documentario giudiziario.
A24 e la sfida di trasformare un documentario in evento
A24 è ormai un marchio capace di portare al grande pubblico titoli indipendenti e spesso complessi. Film come Everything Everywhere All at Once e Midsommar ne sono la prova. Affidare a questa casa un documentario su Elizabeth Holmes è stata una scelta importante.
La presentazione mondiale al Telluride Film Festival nel settembre 2026 ha acceso i riflettori, preparando un lancio in sala mirato. L’uscita limitata ma concentrata nelle grandi città ha creato attesa e urgenza, con molte sale esaurite in fretta.
Questo modello dimostra che anche il cinema documentario può diventare un evento, mantenendo peso culturale e capacità di coinvolgere il pubblico con proposte di qualità. In Italia non ci sono ancora date certe per l’uscita, ma con un successo così non è difficile immaginare che arriverà presto.
Nel frattempo, You Can See Everything conferma che, nonostante lo streaming, c’è ancora chi sceglie la sala per vedere documentari lunghi e impegnativi, a patto che offrano una visione chiara e originale. Il lavoro di Fielder e Oppenheim ha dato vita a un film che va oltre il genere, diventando cinema vero, come dimostra un botteghino che, a vent’anni dall’ultima impresa simile, torna a premiare i documentari sul grande schermo.
