Il conto alla rovescia è iniziato: Venezia 83 si avvia alla chiusura, e la suspense non è mai stata così alta. Sabato 12 settembre, il Lido sarà il palcoscenico dell’ultimo atto di un festival che ancora non ha scelto il suo trionfatore. Due titoli si contendono l’attenzione, secondo i critici di mezzo mondo. Da un lato, il dramma coreano “Possible Love” di Lee Chang-dong, che esplora con sottile intensità le tensioni sociali e intime. Dall’altro, il documentario “Naza”, firmato da Yuval Abraham e Rachel Szor, che si immerge in questioni politiche scottanti, senza mai perdere la forza dell’arte. La giuria, presieduta da Maggie Gyllenhaal, resta in silenzio, ma l’aria è elettrica: Venezia sta per consegnare il premio a opere che parlano al presente, tra impegno e bellezza.
“Possible Love” e “Naza”: due facce della stessa medaglia
“Possible Love” è un film intenso e sobrio, ispirato a uno dei capitoli del “Decalogo” di Kieslowski. Lee Chang-dong sceglie una narrazione essenziale per raccontare un rapporto complicato, dove il desiderio personale si scontra con le differenze di classe e appartenenza. Questa scelta ha conquistato molti critici stranieri, che vedono nel film un possibile protagonista nella corsa ai premi. La storia, chiara e senza facili semplificazioni, offre uno sguardo profondo sulle tensioni di due mondi che si scontrano, promettendo un impatto emotivo forte e duraturo.
Dall’altra parte, “Naza” ha acceso un acceso dibattito per il modo in cui racconta la crisi nella Striscia di Gaza. Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor ha ricevuto una lunga standing ovation di venticinque minuti, a testimonianza del suo impatto immediato sul pubblico. Il film mette a fuoco il sistema di attacco e il dramma delle vittime civili, toccando questioni delicate e attualissime. La sua forte connotazione politica potrebbe però complicare la valutazione della giuria, soprattutto considerando la presidente Maggie Gyllenhaal, di origine ebraica materna, che ha scelto di mantenere una posizione cauta in pubblico. “Naza” ha già superato i confini del cinema tradizionale, diventando un simbolo di un dibattito globale. Per alcuni, premiarlo vorrebbe dire mandare un segnale che va ben oltre la dimensione artistica, sottolineando quanto Venezia 83 sia anche un confronto politico.
McDonagh, Kore-eda e altri nomi che tengono banco
Tra i film più apprezzati c’è “Wilde Horse Nine” di Martin McDonagh, un mix di spy story, thriller e commedia con John Malkovich e Sam Rockwell nei panni di due improbabili agenti CIA in missione in Cile. Dopo la proiezione stampa, il film ha scatenato discussioni, soprattutto per la prova di Malkovich, considerata una delle più solide per la Coppa Volpi come miglior attore. Il film coniuga suspense e ironia, ingredienti che potrebbero garantirgli un ruolo da protagonista nella classifica finale.
Torna al Lido anche Hirokazu Kore-eda con “Look Back”, adattamento di un manga di culto di Tatsuki Fujimoto. Il film si rivolge a due pubblici: chi conosce il manga e chi è più avvezzo al cinema d’autore. Questa doppia anima rende il progetto rischioso, ma anche intrigante. La critica ha accolto il film con rispetto, apprezzandone la capacità di trattare temi profondi con delicatezza, senza perdere il contatto con entrambi i tipi di spettatori.
Da non perdere è anche “Woman Unknown” di May El-Toukhy. La protagonista, Marie – interpretata da Mathilde Arcel – è sospettata di collaborazionismo orizzontale. L’interpretazione intensa e sfaccettata dell’attrice ha conquistato molti critici, che la indicano come una candidata concreta per i premi. Il personaggio complesso e tormentato lascia un segno forte e si inserisce nel novero delle interpretazioni femminili più interessanti di questa Mostra.
Coppe Volpi, una sfida serrata tra attori e attrici
La lotta per le Coppe Volpi si preannuncia più agguerrita del previsto. Tra gli uomini, John Malkovich resta favorito grazie al suo ruolo in “Wilde Horse Nine”. Ma attenzione anche a Misagh Zareh, protagonista del film iraniano “A Bit Of Light” di Ali Asgari. Zareh interpreta un medico in crisi esistenziale con una recitazione misurata, senza eccessi o gesti forzati. La sua prova convince per naturalezza e introspezione, apprezzate dalla critica internazionale.
Sul fronte femminile, spicca Alba Rohrwacher in “Un bon petit soldat” di Stéphane Brizé. Interpreta la nuova responsabile delle risorse umane di una compagnia assicurativa, un ruolo che richiede una recitazione fatta di silenzi e scelte difficili, in un contesto aziendale carico di tensione. La sua performance ha impressionato per equilibrio e profondità.
Tra le candidate c’è anche Vanessa Scalera, protagonista de “Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis. La sua interpretazione è il cuore emotivo del film, capace di trasmettere vulnerabilità e forza con grande misura. Infine, da segnalare le sorelle Mara in “Bucking Fastard” di Werner Herzog. La loro prova corale, fatta di tempi, sguardi e movimenti sincronizzati, è una dimostrazione di grande efficacia, anche se diversa dallo stile degli altri concorrenti. Questo conferma la varietà e la ricchezza delle proposte attoriali a Venezia.
Cinema italiano e chiusura: emozioni e riflessioni
Il cinema italiano quest’anno porta a Venezia titoli che hanno colpito la critica internazionale per la loro capacità di unire generi e suscitare emozioni. “L’estranea” di Paolo Strippoli si distingue come il titolo più solido, un thriller con tocchi horror che ha conquistato soprattutto gli spettatori stranieri grazie a una tensione psicologica ben costruita. Valeria Bruni Tedeschi, protagonista, ha contribuito a tenere alto il profilo del film per tutta la durata del festival.
“Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis, presentato proprio il giorno della chiusura, ha raccolto giudizi positivi, specie per la prova di Adriano Giannini. L’attore affronta uno dei ruoli più riflessivi della sua carriera recente con una recitazione sommessa, fatta di pause e sguardi che raccontano una storia personale e complessa. Il film non alza mai la voce, ma l’intensità cresce piano piano, convincendo chi l’ha visto.
Tra gli ultimi film in gara c’è “Bunker” di Florian Zeller, thriller psicologico con Javier Bardem e Penélope Cruz. La trama segue una coppia in crisi dopo che il marito deve costruire un rifugio alle Hawaii per un magnate. Il film affronta temi universali come paura, privilegio e isolamento, con una narrazione solida pensata per il grande schermo. Resta da vedere che spazio riuscirà a ritagliarsi nella competizione finale.
Il verdetto di Venezia 83 si avvicina. Questa edizione ha mescolato con forza qualità artistica e dibattito sociale. La giuria dovrà tenere conto non solo della tecnica, ma anche del peso culturale e politico delle opere. Un clima che conferma ancora una volta la Mostra come uno degli appuntamenti più importanti nel panorama mondiale del cinema.
