“Ouma Hettie conta le sue capre nel deserto del Namaqualand, e con loro racconta una vita di silenzi e resistenza.” È questa la scena che accompagna “Variations on a Theme”, il film scelto dal Sudafrica per gli Oscar 2027. Nessun volto celebre, nessun colossale investimento: la forza di questo progetto sta nella sua semplicità e nel modo inedito in cui è nato. La sceneggiatura? Scritta interamente su un foglio Excel. Una scelta che Devon Delmar, co-regista e co-autore, ha raccontato al BFI London Film Festival, sorprendendo persino i critici più navigati. Il risultato è una storia che si distacca dai cliché, un ritratto intimo e autentico di un Paese che si reinventa con gli strumenti più umili, ma non per questo meno potenti.
Excel, il foglio di calcolo che ha messo ordine alla storia
Dietro “Variations on a Theme” c’è una scelta poco comune: usare Microsoft Excel per costruire la sceneggiatura. Normalmente associato a numeri e tabelle, qui è diventato uno strumento per tenere insieme tempi, scene e temi in modo visivo e flessibile. Delmar spiega che la decisione non è stata casuale: la griglia fatta di righe e colonne ha permesso di gestire le variazioni e i contrappunti della storia, proprio come suggerisce il titolo del film. Questo metodo ha dato più libertà rispetto ai programmi tradizionali, che faticano a gestire trame non lineari e modulari.
L’uso di un tool da ufficio invece di un software professionale racconta molto della realtà del cinema africano, dove spesso si lavora con risorse limitate e serve inventiva. Ma dietro a questa scelta c’è anche una precisa idea di racconto: il film si struttura come una partitura musicale, fatta di ripetizioni e variazioni che si riflettono nella trama stessa. La matrice di Excel diventa così parte integrante della narrazione.
In un panorama internazionale attento alla forma oltre che al contenuto, “Variations on a Theme” mostra l’ingegno che nasce da vincoli economici. Il film porta una ventata di freschezza nella corsa agli Oscar, grazie a un processo creativo insolito ma efficace nel raccontare storie radicate e complesse.
Namaqualand e Ouma Hettie, il volto di una cultura ai margini ma viva
Al centro del film c’è Ouma Hettie, ottantenne pastora nel deserto del Namaqualand, a nord-ovest del Sudafrica. Un territorio noto per il suo paesaggio arido che fiorisce solo in certe stagioni e per una tradizione pastorale che resiste da generazioni. Il film si concentra su questa realtà poco raccontata, seguendo con delicatezza la vita quotidiana di chi abita un angolo lontano dai riflettori.
Non aspettatevi una trama piena di colpi di scena o tensioni forti. La narrazione è lenta, meditativa, quasi una fotografia dei ritmi del villaggio, che mette al centro il rapporto tra uomo, animale e natura. L’approccio di Delmar ricorda una composizione musicale, fatta di variazioni su un tema senza forzature drammatiche o messaggi politici espliciti.
Ouma Hettie rappresenta una presenza ignorata troppo a lungo dal cinema sudafricano mainstream. La sua storia parla di comunità rurali che resistono e mantengono un legame profondo con la terra, un pezzo importante della memoria culturale del paese post-apartheid. Farla diventare protagonista significa dare voce a chi spesso resta ai margini del racconto nazionale, con un valore politico implicito. Il film diventa così uno strumento per includere e valorizzare storie dimenticate.
Questa scelta narrativa allarga lo sguardo sul Sudafrica, andando oltre gli stereotipi abituali, per raccontare storie di normalità, rispetto per l’ambiente e segni di resistenza culturale. Il ritratto del Namaqualand, visto attraverso gli occhi di Ouma Hettie, si trasforma in un documento prezioso che avvicina il pubblico globale a un angolo poco conosciuto del mondo.
Una colonna sonora estone e l’importanza delle coproduzioni internazionali
Un altro aspetto che distingue “Variations on a Theme” è la collaborazione con un compositore estone, il cui nome resta riservato. Fonti interne confermano che si tratta di un lavoro che va oltre la semplice musica, diventando un vero scambio culturale. L’Estonia, con la sua tradizione classica e autori come Arvo Pärt, è nota per un minimalismo che si sposa bene con la struttura modulare del film.
L’incontro tra musica nord-europea e immagini del deserto africano crea un effetto artistico originale: la tecnica delle “variazioni su un tema” si traduce anche in una colonna sonora capace di accompagnare la narrazione lenta e circolare. Non è solo una scelta estetica, ma riflette anche una tendenza del cinema africano a costruire reti internazionali per accedere a finanziamenti, mercati e festival globali.
Le coproduzioni servono non solo a mettere insieme risorse economiche, ma anche a unire tradizioni artistiche diverse. Questo scambio arricchisce i film, rendendoli più completi e capaci di competere in contesti importanti come gli Oscar per il Miglior Film Internazionale.
La collaborazione fra Estonia e Sudafrica dimostra come il cinema africano stia costruendo ponti tra culture lontane, valorizzando le proprie radici e al tempo stesso aprendo alla scena globale, offrendo prodotti con respiro internazionale e qualità narrativa.
Lancio al BFI London Film Festival: visibilità e strategia per il cinema africano
La scelta di presentare “Variations on a Theme” al BFI London Film Festival nell’ottobre 2026 non è casuale. Il festival londinese è una vetrina di primo piano per il cinema internazionale, capace di attirare attenzione mediatica e rafforzare la reputazione dei film nel mercato anglosassone. Per una produzione sudafricana, questo passaggio è fondamentale per farsi notare su scala globale.
Durante l’evento, l’intervista esclusiva a The Hollywood Reporter ha messo in luce non solo il film, ma anche il suo modo di nascere: la sceneggiatura su Excel, il compositore estone, la figura di Ouma Hettie. Raccontare questa genesi diventa parte della strategia di comunicazione, un modo per distinguersi in mezzo a tante candidature agli Oscar.
La campagna si basa su elementi concreti e insoliti che stuzzicano l’interesse di stampa e addetti ai lavori. In un contesto dove qualità artistica e marketing si intrecciano, “Variations on a Theme” è un esempio di come il cinema africano stia trovando nuove strade per emergere.
Il film, oltre a puntare alla statuetta, si propone come simbolo di un cinema che mescola identità diverse, intrecciando storie locali e collaborazioni internazionali. Il viaggio dalla creazione alla proiezione diventa così parte integrante della narrazione, confermando il ruolo sempre più importante del Sudafrica sulla scena mondiale del cinema.
