# Un tranquillo funerale di famiglia, la commedia di Massimiliano Bruno che chiude la Festa del Cinema di Roma 2026
Il funerale di un uomo, e intorno a lui una famiglia che non si sopporta. Non è il solito dolore silenzioso, ma un caos di risate amare e verità scomode. Massimiliano Bruno ha scelto proprio questo scenario — un momento di lutto che diventa il palcoscenico per rancori nascosti e segreti che esplodono senza filtri. “Un tranquillo funerale di famiglia” chiude la Festa del Cinema di Roma 2026, portando sullo schermo una commedia che svela quanto possa essere complicato stare insieme quando tutto sembra crollare. Uscirà nelle sale il 29 ottobre, a pochi giorni da Halloween, come un invito a sfidare i tabù con ironia e un pizzico di provocazione.
Famiglia, rancori e segreti: una commedia che non risparmia nessuno
Al centro della vicenda ci sono Daria e Riccardo, fratelli costretti a ritrovarsi per il funerale del padre, interpretati da Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti. Il dolore è solo il contesto: tra vecchie ruggini e segreti che vengono a galla si scatenano equivoci e situazioni comiche a ritmo serrato. La sceneggiatura si regge sulla commedia degli equivoci, con incontri forzati e malintesi che esplodono sempre al momento sbagliato, mantenendo alta la tensione e il divertimento.
Il film è un adattamento del cult britannico “Death at a Funeral” del 2007, diretto da Frank Oz. Bruno, insieme a Edoardo Falcone, ha spostato la storia in un’ambientazione italiana: la provincia di Roma, tra Frosinone, Anzio, Cerveteri e Gaeta. Così, la vicenda si cala nella borghesia laziale, con i suoi riti e conflitti familiari ben riconoscibili.
Oltre ai due protagonisti, il cast include nomi di rilievo come Diego Abatantuono, Stefania Sandrelli, Stefano Fresi e Beatrice Arnera. Volti di diverse generazioni che giocano con registri comici vari, dando vita a un affresco corale che passa dal grottesco alla satira familiare, offrendo un ventaglio di umori e tensioni molto ampio.
Bruno senza mezzi termini: satira sì, ma con rispetto
Durante la presentazione a Roma, Massimiliano Bruno ha parlato chiaro sul tema della comicità e del politically correct, un nodo spesso delicato nel cinema italiano quando si tratta di satira. Il regista ha detto che un film può permettersi molto, tranne parlare di cose davvero gravi come la violenza sui bambini. Per tutto il resto, ironia, satira e la messa in discussione di tabù sociali sono legittime e fanno parte del gioco.
Bruno non difende la volgarità fine a sé stessa o l’offesa gratuita. Al centro c’è il grottesco, che in una situazione come un funerale può scatenare una comicità potente, capace di rompere barriere e portare alla luce verità nascoste. Ha definito il film basato su quattro pilastri: ritmo incalzante, idee sceneggiative brillanti, attori capaci e un’irriverenza misurata, che permette di andare oltre le solite conversazioni senza perdere il controllo.
Il funerale diventa così non solo un momento di lutto, ma un campo di battaglia tra apparenze e confessioni esplosive. Un ambiente rigido e pieno di regole che si trasforma in teatro di una comicità che fa saltare ogni ipocrisia.
Da Londra al Lazio: la sfida di un adattamento italiano
“Death at a Funeral” è già passato sul grande schermo più volte: la versione britannica del 2007 e il remake americano del 2010 con un cast afroamericano. Bruno ha scelto di guardare direttamente all’originale, evitando il remake statunitense, per mantenere il tono asciutto e il ritmo serrato tipici della tradizione anglosassone.
Adattare la storia al contesto italiano non è stato semplice. Il funerale in Italia è un rito carico di formalità, gerarchie implicite e ritualità precise. Ambientare il film nel Lazio, spaziando dalla campagna romana fino alla costa, dà alla vicenda un sapore contemporaneo ma familiare. Non è la solita commedia romanesca, né un grottesco del Sud, ma qualcosa di più sfaccettato.
La sceneggiatura, scritta con Falcone, punta tutto sul ritmo e sul timing delle battute, essenziali per non cadere nel banale o nell’affrettato. La presenza di attori esperti come Abatantuono e Sandrelli è una garanzia: saranno loro a tenere a galla la barca anche quando la trama potrebbe risultare più meccanica.
Festa del Cinema di Roma 2026: una chiusura comica che punta in alto
La scelta di “Un tranquillo funerale di famiglia” come film di chiusura della Festa del Cinema di Roma 2026 il 25 ottobre è un segnale chiaro. Di solito, a chiudere un festival sono film d’autore o con un forte impatto emotivo. Una commedia irriverente al posto d’onore dimostra fiducia nel progetto e un’idea precisa per la distribuzione.
L’uscita in sala il 29 ottobre, a pochi giorni dalla proiezione, è una mossa studiata: ridurre al minimo il tempo tra festival e mercato per sfruttare l’onda dell’attenzione mediatica.
Il weekend di Halloween, solitamente poco amico della commedia italiana, potrebbe rivelarsi una carta vincente grazie al tema – morte e riti – che si sposa con il periodo. Il pubblico sarà chiamato a confrontarsi con una comicità che non ha paura di spingersi oltre. Bruno ha già scelto il campo di gioco, ora toccherà al cinema italiano mostrare se è pronto a giocare questa partita.
