Jane Fonda ha attraversato il palco del Teatro Goldoni a Venezia con passo deciso, nonostante i suoi 88 anni. Il pubblico l’ha accolta con applausi calorosi mentre riceveva uno dei DVF Awards, il riconoscimento firmato Diane von Furstenberg dedicato a donne che fanno la differenza in politica, diritti e società. Dietro di lei, i palazzi veneziani si stagliavano maestosi, le finestre ornate da drappi colorati. Nel suo discorso, Fonda ha parlato senza filtri: ha sfidato i presenti a riflettere sul ruolo cruciale dei giovani, sulla crisi climatica che avanza, e sulle insidie dell’intelligenza artificiale. Nessuna retorica, solo la voce di un’icona che ha combattuto per decenni, sempre con coraggio e autenticità.
La serata al Teatro Goldoni ha messo sotto i riflettori donne che, ognuna nel proprio campo, lavorano per un cambiamento concreto. Oltre a Jane Fonda, sono state premiate Mia Amor Mottley, premier delle Barbados, la fotogiornalista Lynsey Addario, la fondatrice di Food4Education Wawira Njiru e l’attivista e scrittrice Gisèle Pelicot. Diane von Furstenberg ha ricordato l’importanza di donne che «usano la propria voce» per guidare e ispirare. Fonda ha parlato senza mezzi termini del momento decisivo della sua vita: l’inizio dell’attivismo a 33 anni, definendo ingenua la fase precedente. Sa bene cosa significa esporsi, anche subire critiche e ostilità. «Fa paura essere odiata», ha ammesso, ma non si è mai sentita sola né si è mai tirata indietro.
A chi le ha chiesto se teme un ritorno di Donald Trump alla guida degli Stati Uniti, Fonda ha risposto senza esitazioni: «No». Ha riconosciuto che molti vivono la paura del caos, ma ha notato un cambiamento nelle opinioni, persino tra chi lo sosteneva più convintamente. Ha parlato dell’imminente voto americano, evitando però di fare previsioni sui candidati. La sua speranza è tutta rivolta a una nuova generazione di politici capaci di pensare oltre il proprio mandato, guardando alle «sette generazioni future». Per lei, sperare non è la stessa cosa che essere ottimisti: la speranza è la spinta concreta a fare qualcosa, non una fiducia cieca in un domani perfetto. Ha collegato poi il discorso al rapporto tra potere, democrazia e la gestione delle emergenze ambientali, nodi fondamentali per un vero cambiamento.
Fonda ha acceso i riflettori sul cambiamento climatico, tema ormai urgente, legandolo alla necessità di mettere regole chiare sull’intelligenza artificiale. Senza una guida, ha detto, si rischia un «armageddon della disoccupazione» causato dall’automazione fuori controllo. Ha elogiato l’Europa per gli sforzi fatti nel tentativo di normare questi strumenti. Sul fronte energia, ha bocciato i piccoli reattori nucleari modulari, definendoli «una bugia» sotto il profilo economico e ambientale, e ha messo in guardia dall’acquisto di gas naturale liquefatto per motivi di sicurezza. Parole nette, pronunciate con la calma di chi ha fatto dell’ambiente il cuore del proprio impegno pubblico. Per Fonda, non si può affrontare la crisi ecologica senza mettere in discussione le dinamiche di potere tra governi, imprese e piattaforme tecnologiche. Questi rapporti, ha ricordato, sono il termometro della salute democratica e la prova del coraggio dei leader.
Il discorso ha toccato anche Hollywood e i cambiamenti che sta attraversando. Fonda si è schierata contro la possibile fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros, vista come una minaccia al pluralismo culturale e all’indipendenza creativa. Ha citato l’ex marito Ted Turner, sottolineandone la visione critica verso la concentrazione dei poteri nei media. Per lei, opporsi a questa fusione significa difendere la capacità degli artisti di raccontare storie che sfidano le narrazioni dominanti e i grandi poteri. Ha anche parlato del sostegno a Mark Ruffalo, coinvolto in una polemica per le sue critiche verso alcune figure del mondo tech-finanziario con legami militari. Jane Fonda ha ribadito quanto sia fondamentale preservare l’indipendenza culturale, essenziale per una società democratica.
La serata si è chiusa con un ricordo commosso di Gloria Steinem, scrittrice e simbolo del femminismo recentemente scomparsa. Fonda ha raccontato con fatica il dolore per la perdita di un’amica che definiva fonte di forza e sicurezza. Ha ricordato un ultimo insegnamento: «Non siamo superiori moralmente, è solo che non abbiamo bisogno di dimostrare una mascolinità». Poche parole, ma cariche di significato, che raccontano il legame profondo tra due donne che hanno dedicato la vita alla lotta per i diritti e l’uguaglianza. Dal palco di Venezia, Jane Fonda ha rinnovato così la sua battaglia personale e lanciato un appello a non smettere di credere nel valore della voce femminile in politica e nella società.
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