Il sequel de Il diavolo veste Prada ha fatto centro, incassando applausi e affetto a palate. Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci sono tornati a calcare il palcoscenico della moda, sotto l’occhio attento di David Frankel. Tutti si aspettavano un terzo capitolo, ma il progetto è bloccato. La causa? Anne Hathaway. La sua esitazione, più che una semplice incertezza, riflette un timore profondo legato alla sua carriera. Senza Andy Sachs, il personaggio che ha reso celebre, il film perderebbe gran parte del suo fascino e del suo peso. È una decisione che va ben oltre il set, radicata nell’esperienza personale di un’attrice che sa quanto può costare il successo.
Nel 2012 Anne Hathaway ha vissuto un momento di grande visibilità con Les Misérables, dove ha interpretato Fantine. Il suo impegno è stato totale: perdita di peso, cambio radicale d’immagine e un’immersione profonda nel personaggio. Il risultato le è valso l’Oscar come miglior attrice non protagonista. Tuttavia, quel successo è stato seguito da un sovraccarico mediatico che, più che esaltarla, ha finito per stancare il pubblico. Interviste, apparizioni, presenza ovunque: a un certo punto, la sua figura ha iniziato a provocare fastidio, quasi un senso di saturazione.
Quell’esperienza ha lasciato un segno profondo in Hathaway. Secondo Rob Schuter, insider molto affidabile di Hollywood, l’attrice teme di ripetere quel percorso. Non è una questione di qualità del copione o di compenso, ma la paura di bruciare la sua immagine, di stancare il pubblico con una presenza troppo invadente. Hollywood dimentica in fretta i successi, ma non perdona facilmente chi perde lo smalto. Per questo Hathaway sceglie con cura quando e come farsi vedere, evitando di oltrepassare la soglia del “troppo”.
Il buon riscontro del secondo film ha spinto la 20th Century Studios a mettere in cantiere un terzo episodio, con la sceneggiatura già pronta di Aline Brosh McKenna. I numeri sono solidi, i nuovi personaggi funzionano e la base di fan resta fedele. Ma senza Anne Hathaway, ovvero senza Andy Sachs, la storia perderebbe gran parte della sua autenticità e della tensione che la rende avvincente.
Andy è infatti il contraltare indispensabile di Miranda Priestly, interpretata da Meryl Streep. È proprio la tensione tra queste due donne a dare vita alla saga. Schuter racconta che la produzione è pronta a partire, ma senza Hathaway il film sarebbe un’altra cosa, qualcosa di incompleto agli occhi dei fan. Il vero potere della situazione è nelle mani dell’attrice: più di contratti o cifre, è lei a decidere se il progetto vedrà la luce o meno.
Il primo film, uscito nel 2006, ha incassato circa 326 milioni di dollari in tutto il mondo, partendo da un budget di appena 35 milioni. Quel successo ha consacrato Meryl Streep come icona pop e ha lanciato Anne Hathaway come giovane promessa del cinema internazionale.
Il sequel ha rilanciato la saga, inserendo volti nuovi come Simone Ashley, Kenneth Branagh e Justin Theroux, dimostrando che la formula funziona ancora. Dal punto di vista economico, un terzo capitolo sarebbe quasi a prova di rischio, grazie alla popolarità consolidata e a un pubblico fedele. Ma la vera incognita resta Anne Hathaway: la sua scelta determinerà il destino della trilogia.
La decisione di Anne Hathaway non è un capriccio o un disinteresse verso la saga. È una scelta ragionata, frutto di un’esperienza che le ha insegnato i pericoli di un’esposizione eccessiva nel mondo dello spettacolo. Hollywood basa gran parte dei suoi successi sui franchise e sui ritorni dei personaggi, ma spesso dimentica che gli attori rischiano di essere consumati dal pubblico.
Alcuni artisti riescono a reinventarsi, evitando di diventare prevedibili o noiosi. Altri, invece, restano incastrati in un’immagine che alla lunga stanca. Il caso di Hathaway è emblematico: dopo l’Oscar e la fama mondiale, ha capito quanto sia delicato mantenere vivo l’interesse senza esagerare.
Il suo no a Il diavolo veste Prada 3 è quindi una mossa per preservare il desiderio del pubblico, evitando di saturarlo e di compromettere la sua carriera nel lungo periodo. Quando e se gli studios riusciranno a convincerla, sarà probabilmente dopo un’attesa paziente e con una proposta che rispetti le sue condizioni.
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