Bob Dylan: Dylan Speaks

✎ Redazione

bob dylan

L’Armonica

“La cosa è un po’ vaga ma diciamo che a differenza di tutti io soffiavo più note di quante ne aspirassi. Ovviamente il modo corretto di suonare l’armonica blues era quello di Little Walter o Sonny Boy Williamson, i quali aspirano la maggior parte delle note; io invece di preferenza soffiavo, perché ero l’unico a fare una cosa del genere. Ecco come venne fuori il mio caratteristico sound di armonica e chitarra, che non avevo mai sentito fino ad allora: quasi per caso…” – Bob Dylan, 1978

Il Ritorno a New York

“A ripensarci fu una vera cretinata tornare ad abitare a New York nel 1969, ma d’altra parte c’era questa casa libera in MacDougal Street e io mi ricordavo che era un posto davvero grazioso e così avevo comprato la casa, senza neanche vederla. Non avevo però tenuto conto del fatto che la cosiddetta Woodstock Nation si era impadronita anche di MacDougal Street, per cui ben presto mi ritrovai con un’autentica folla sotto casa. I momenti peggiori della mia vita sono stati quelli. Cercavo di riprendere contatto con il passato ma non sapevo cosa fare: tutto era cambiato a New York” – Bob Dylan, 1984

A Hard Rain’s A-Gonna Fall

“Scrissi quella canzone all’epoca della crisi dei missili a Cuba. Mi trovavo in Bleecker Street, di notte, assieme ad altra gente, e ci chiedevamo preoccupati se la fine del mondo fosse prossima. Avremmo mai visto l’alba del giorno seguente?… Era una canzone di disperazione; cosa potevamo fare? Come potevamo controllare le persone che erano in procinto di annientarci? Le parole mi vennero fuori in fretta, molto in fretta. Era una canzone di terrore, frase dopo frase, cercando di catturare il feeling procuratomi dalla sensazione del nulla” – Bob Dylan, 1965

Pensiero sui Beatles

“Tutto ciò che si poteva ascoltare verso la fine degli anni cinquanta era rock’n’roll, country & western e rythm & blues. Poi, a un certo punto, sul tutto venne versato un abbondante strato di zucchero – Frankie Avalon, Fabian e roba del genere… Così tutti cercarono di venirne fuori, e ne vennero effettivamente fuori, lo ricordo bene. Nessuno però perse di vista completamente la cosa. Poi, venne fuori il folk, come una specie di palliativo. Ma si trattava giustappunto di questo, solo di un palliativo… Ora le cose sono ancora diverse, per via di questa cosa che è venuta dall’Inghilterra. Ciò che hanno fatto i Beatles è stato dimostrare che si potevano fare soldi suonando lo stesso vecchio genere di roba che si suonava una volta” – Bob Dylan, 1966

Le Canzoni Politiche

“Ero solito scrivere canzoni che parlavano in modo estremamente polemico di cose delle quali, a volte, avevo una nozione minima… Per esempio ho scritto una canzone su Emmett Till che, in tutta franchezza, era una stronzata… Mi rendo conto ora che le ragioni e i motivi che stavano alle spalle di quelle mie canzoni erano fasulli. Non dovevo scriverle.” – Bob Dylan, 1964

Don’t Look Back: Il Film

“Penso che Don’t look back fosse un film che, in termini di accuratezza, lasciasse alquanto a desiderare, soprattutto per quanto riguardava gli anni della mia formazione. Mostrava un solo lato di me. Mi faceva sembrare come qualcuno che passava il proprio tempo soltanto a vivere in stanze d’albergo, scrivere a macchina e tenere conferenze stampa per i giornalisti, il che ovviamente, era vero, ma non era la sola cosa. C’è anche Joan Baez nel film; però rimane un film unidimensionale” – Bob Dylan, 1978

Rapporto con la Droga

“Fumo, LSD, eroina, sesso, va tutto bene. Voglio dire, è una figata… Conoscere il fumo – qualunque altra droga – è bello; e non ti incasinerà la vita… Voglio dire, l’LSD è un farmaco. Lo prendi e sai… insomma non c’è bisogno di prenderlo sempre. Non consiglierei a nessuno di drogarsi, e per certo non di usare droghe pesanti; le droghe pesanti sono dei farmaci, ma l’oppio, l’hashish, l’erba… non sono neanche droghe. Ti alterano semplicemente un po’ la mente, niente di più. Penso che tutti dovrebbero alterarsi un po’ la mente, di tanto in tanto” – Bob Dylan, 1965

Festival di Woodstock

“Quando Woodstock divenne un posto famoso la mia casa fu come circondata da una marea di follia, giorno e notte. Entravo in casa e ci trovavo gente, altra arrivava dai boschi, a ogni ora del giorno o della notte c’era qualcuno che mi bussava alla porta: una cosa deprimente, alla quale, oltretutto, non c’era modo di trovare una soluzione… Continuavano ad arrivare… Dovevamo andarcene da là. Questo accadeva all’incirca nel periodo del Festival di Woodstock che per me rappresentò l’apice di tutta questa merda… Non riuscivo ad avere spazio per me e la mia famiglia, e non c’era modo di trovare aiuto, da nessuna parte. Alla fine cominciai a essere parecchio risentito di tutto questo e dovemmo andarcene” – Bob Dylan, 1984

Folk & Rock

“Le cose mi andavano bene… Cantare e suonare mi davano una certa sicurezza, ma devo dire che stavo cominciando ad annoiarmi. Non potevo più salire sul palco e suonare in quel modo, perciò cominciai a pensare di abbandonare. Ormai andavo sul sicuro: sapevo cosa avrebbe fatto il pubblico, come avrebbe reagito – ormai era una cosa automatica… Quello che faccio adesso è tutta un’altra cosa. Non suoniamo rock, non è un sound duro. Certa gente lo chiama folk-rock, il che è un termine piuttosto semplicistico, buono forse per far vendere più dischi; per quel che mi riguarda, non so proprio di cosa si tratti, so solo che non può essere chiamato folk-rock. Rappresenta tutto un modo di fare le cose” – Bob Dylan, 1965

L’Incidente in Moto

“Era mattina presto, molto presto, e mi trovavo in cima a una collina, a Woodstock. Non ricordo come accadde. Rimasi accecato dal sole… Stavo guidando controsole, e guardai in alto, anche se, ricordo, da piccolo qualcuno mi aveva detto di non farlo mai… Rimasi accecato per qualche secondo, o mi feci prendere dal panico, o qualcosa del genere, non so. Fatto sta che frenai bruscamente, la ruota posteriore si bloccò ed io volai per aria… Sara mi seguiva in auto, e così potè raccogliermi. Passai una settimana all’ospedale, poi venni trasferito a casa di questo dottore, nel suo attico. C’era un letto in quell’attico, e una finestra che dava sull’esterno. Sara rimase con me tutto il tempo. Quando ebbi l’incidente… fu come se mi fossi svegliato e fossi rientrato nei miei retti sensi, rendendomi conto di stare lavorando per un branco di sanguisughe. Ovviamente non volevo più farlo; inoltre avevo una famiglia, e volevo stare accanto a mia moglie e mio figlio” – Bob Dylan, 1987

Impostazioni privacy