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Yoani Sánchez contestata al Festival del Giornalismo di Perugia: filocastristi interrompono il suo intervento

«Libertà d’espressione, sì, ma non per tutti». Questo è stato il grido che ha squarciato il silenzio nella Sala dei Notari, a Perugia, durante il Festival internazionale del giornalismo. Yoani Sánchez, la blogger cubana nota per le sue critiche al regime di Castro, è salita sul palco sotto un cielo antico, ma si è trovata subito circondata da una trentina di manifestanti filocastristi. Bandiere al vento, volantini agitati con rabbia, accuse pesanti: “strumento dell’Occidente”, le hanno urlato. Una scena tesa, elettrica, che avrebbe potuto sfociare nel caos. Ma lei, con calma e determinazione, ha riportato la discussione dove doveva stare: sulla libertà di parola, un diritto che, a suo avviso, non può conoscere compromessi.

Protesta filocastrista blocca l’intervento di Yoani Sánchez

La tensione è stata palpabile fin dall’inizio. Mentre Mario Calabresi, allora direttore de La Stampa, presentava brevemente la blogger, un gruppo legato ad AsiCuba Umbria ha preso il palco con forza. Questi attivisti, già critici nei giorni precedenti per l’invito a Yoani, sono arrivati con slogan, cartelli e volantini per contestare la sua presenza in Italia, accusandola di essere un burattino delle potenze occidentali. La protesta ha interrotto l’inizio del suo discorso. Nel frattempo, dalla platea, alcuni anticastristi hanno alzato la voce contro i manifestanti pro-Cuba, creando un clima acceso ma comunque sotto controllo.

L’intervento dei filocastristi è durato circa dieci minuti. Yoani è rimasta seduta con compostezza, affiancata da Calabresi, mantenendo la calma e contribuendo a tenere la situazione sotto controllo. Quando i manifestanti hanno lasciato il palco intonando “Bella ciao”, la blogger ha ripreso la parola con una frase che ha toccato la sua esperienza personale e il valore della libertà: “Anche noi a Cuba vorremmo poter protestare come loro. È bello vedere gente libera di manifestare, e per questo li ringrazio.” Più tardi, parlando sottovoce con alcuni amici, non ha nascosto un’ironia amara: “Sono così abituata a queste manifestazioni che se non succede niente rischio di annoiarmi.”

Yoani Sánchez e “Generazione Y”: una voce di dissenso dalla Cuba di oggi

Quell’episodio ha chiuso il settimo Festival del giornalismo, segnando il debutto italiano di Yoani Sánchez. La sua fama internazionale si deve soprattutto al blog “Generazione Y”, nato per raccontare la vita quotidiana dei cubani dall’interno, una finestra aperta su un paese spesso nascosto dai media ufficiali. Con questo spazio digitale, Yoani ha messo in luce le carenze, la burocrazia soffocante e le piccole resistenze quotidiane contro il regime castrista.

Dal 2008 le autorità cubane hanno cercato di bloccare il blog, considerandolo un mezzo ostile. Ma grazie a una rete di sostenitori, amici e attivisti, i post sono stati rilanciati via email, reti alternative e piattaforme estere. In pochi anni, “Generazione Y” è diventato uno dei blog più seguiti a livello internazionale, dando a Yoani una voce forte contro il regime.

Durante l’incontro a Perugia, Sánchez ha spiegato perché ha scelto di rimanere a Cuba, nonostante tutto. Ha confessato che vivere lontano dall’isola le impedirebbe di sentire fino in fondo il senso di isolamento e privazione che colpisce la sua gente. La sua presenza a L’Avana è diventata parte integrante del suo impegno civile e della sua lotta.

La vita di tutti i giorni come racconto politico di una Cuba ferita

Nel suo racconto, Yoani ha dipinto la sua quotidianità senza mai perdere il filo tra vita privata e analisi politica. Ha parlato del suo appartamento al quattordicesimo piano, dell’ascensore che spesso si blocca, dei vicini, del mercato sotto casa dove solidarietà e difficoltà si intrecciano. Questi dettagli diventano lo spunto per una denuncia più ampia delle mancanze del sistema cubano.

Non usa toni strettamente politici, ma racconta ciò che vede e vive ogni giorno. La lavatrice rotta, la scarsità di beni di prima necessità, le difficoltà a trovare prodotti essenziali sono, per lei, segnali di un sistema fermo. Nel suo discorso non manca una critica netta al potere di Raúl Castro, definito “figlio di un peccato originale” perché non eletto, ma ereditario. Una realtà inaccettabile nel terzo millennio, secondo la blogger.

Alla fine dell’intervento, qualche domanda ha acceso ancora il dibattito, ma il pubblico ha risposto con un applauso sentito, molti in piedi, mantenendo viva l’attenzione fino all’ultimo. Molti giovani sono rimasti nei corridoi per ascoltare fino alla fine.

Un Festival che cambia volto con l’arrivo di Yoani Sánchez

La presenza di Yoani Sánchez ha dato una svolta all’ultima giornata del Festival. Prima del suo intervento, la giornata era stata dedicata a incontri sul ruolo del giornalismo, l’educazione ai media e riflessioni sul mestiere. Bernardo Valli, intervistato da Luisella Costamagna, ha lanciato un appello ai giornalisti italiani: difendere la propria identità professionale nel mare dell’informazione digitale, senza lasciarsi trascinare sempre dall’emotività dei lettori o dalle pressioni degli editori, spesso ostacoli invisibili.

L’incontro tra Michele Serra e Claudio Bisio, promosso da Unicef, ha portato un momento più leggero, parlando dei rapporti tra genitori e figli e sottolineando come telefono e computer siano oggi strumenti di studio evoluti. Roberto Ippolito ha presentato “Ignoranti”, un libro che mette in luce il calo delle competenze linguistiche degli italiani e le difficoltà della scuola pubblica.

Carlo Freccero ha chiuso la mattinata con una riflessione sul Movimento 5 Stelle, evidenziando il peso della televisione e della rete nel suo successo e la semplicità del suo linguaggio.

Poi è arrivata Sánchez: con il suo racconto ha spostato l’attenzione su una realtà complessa, poco raccontata, mettendo in luce il coraggio civile e il diritto a parlare senza paura.

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