Quando Brendan Fraser ha ricevuto l’Oscar come miglior attore protagonista per “The Whale”, non era solo un premio a un’interpretazione: era il riconoscimento di un film che lascia il segno. Diretto da Darren Aronofsky nel 2022, questo racconto si svolge quasi tutto in una stanza, ma la sua forza travalica ogni confine. Non è un film che si guarda distrattamente, e chi lo ha visto lo sa: ti prende, ti scuote, ti resta addosso. Ora, “The Whale” sta per sparire da RaiPlay. Per chi ancora non lo ha fatto, è l’ultima chiamata per immergersi in una storia di solitudini, rimorsi e legami spezzati. Un’esperienza intensa, che non si dimentica facilmente.
Charlie ha poco meno di cinquant’anni, una vita segnata da scelte dolorose e un corpo che ormai è un ostacolo. Insegna scrittura creativa all’università, ma quando tiene le lezioni online spegne sempre la webcam. Non vuole farsi vedere. Il suo peso è ben oltre la soglia della salute: si muove con un deambulatore e vive chiuso in un appartamento da cui non entra aria fresca, solo il respiro dei suoi pensieri. Passa le giornate tra divano e frigorifero, la notte è fatta di ordini a domicilio, consapevole di un rituale autodistruttivo senza via d’uscita. L’unico contatto con l’esterno è Liz, infermiera e amica di lunga data, che lo assiste con affetto ma anche con una sincerità dura. Charlie non cerca salvezza, sembra rassegnato a una lenta agonia, ma vuole a tutti i costi ricucire un rapporto spezzato: quello con Ellie, sua figlia adolescente che ha abbandonato anni prima per inseguire un amore sbagliato. Tra loro non ci sono solo chilometri, ma silenzi, rimpianti e rancori.
Liz porta notizie gravi. Charlie sta rischiando grosso: il suo cuore dà segnali allarmanti, la pressione è fuori controllo. Senza un intervento urgente, gli restano poche settimane, forse giorni. Ma lui evita l’argomento, cambia discorso, come se potesse far finta di niente davanti all’inevitabile. A quel punto bussa alla porta Thomas, un giovane predicatore convinto di poter salvare chi non ha chiesto aiuto. Non è stato invitato, ma arriva lo stesso, con la sua certezza spirituale. I personaggi intorno a Charlie riflettono tensioni e contraddizioni: Liz con la sua schiettezza, Thomas con la sua promessa di redenzione, Ellie con il peso del conflitto e del giudizio. Tutto quello che Charlie ha evitato per anni esplode in pochi giorni serrati, in un confronto doloroso e inevitabile.
Per Brendan Fraser, “The Whale” rappresenta una svolta. Negli anni 2000 era una star con film come “George della giungla” e “La mummia”, poi è sparito dalla scena a causa di problemi personali e un’industria spietata. Aronofsky lo ha scelto con la stessa intuizione che anni fa ha rilanciato Mickey Rourke con “The Wrestler”. Per questo film Fraser ha indossato una tuta prostetica pesante e realistica, sopportando ore di fatica sotto le luci del set. Ha raccontato di un viaggio emotivo intenso, scavando in zone oscure mai esplorate prima. Il pubblico ha reagito subito: alla prima alla Mostra del Cinema di Venezia nel settembre 2022, l’applauso è stato lungo e sentito, con Fraser in lacrime. Qualche mese dopo, agli Oscar 2023, ha portato a casa la statuetta per miglior attore protagonista.
“The Whale” nasce da un’opera teatrale di Samuel D. Hunter del 2012, che ha firmato anche la sceneggiatura del film. La storia si svolge quasi tutta nell’appartamento di Charlie, una scelta radicale che richiama le radici teatrali del testo. Aronofsky non nasconde questa origine, la sfrutta per creare una tensione palpabile con dialoghi forti e la presenza intensa degli attori. La luce, curata da Matthew Libatique, è quasi un altro protagonista: cambia con le emozioni, accompagna, assedia. Con un budget limitato di 3 milioni di dollari, si è puntato tutto su scelte creative precise. Il risultato? Un incasso di quasi 58 milioni a livello internazionale, un successo insperato per un film così essenziale. Tutto si gioca sui dettagli: del corpo, dello sguardo, dei silenzi.
“The Whale” affronta temi duri come senso di colpa, depressione e ferite familiari senza mai spiegare o giudicare. Tutto resta sottotraccia, tra parole non dette, pause cariche di tensione e sguardi che dicono più di mille frasi. Sadie Sink è Ellie, un ruolo che poteva cadere nel cliché, ma lei lo riempie di complessità e tensione. Hong Chau è Liz, una presenza equilibrata, capace di mescolare empatia e fermezza. Le scene con Fraser sono cariche di intensità. Ty Simpkins è Thomas, con sfumature ambigue che lo rendono un personaggio complesso e a tratti scomodo. Il cast non lascia nulla al caso, restituisce ogni sfumatura con rigore e umanità.
Alla 95ª edizione degli Oscar, “The Whale” ha vinto due statuette su tre nomination: miglior attore protagonista e miglior trucco e acconciatura, grazie al lavoro di Adrien Morot, Judy Chin e Anne Marie Bradley. Il premio al trucco sottolinea il lavoro dietro la tuta prostetica indossata da Fraser in ogni scena. La critica è stata divisa: su Rotten Tomatoes il film si attesta al 64%, un giudizio misto. Il pubblico invece lo ha apprezzato di più, con un 7.6 su IMDb. Non è un film con un finale consolatorio né cade nel melodramma facile, ma lascia una traccia emotiva profonda, che resta dentro a lungo, turbando e spingendo a riflettere anche dopo i titoli di coda. Su RaiPlay è disponibile gratuitamente, ma non per molto: il momento per vederlo è adesso.
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