Quando a novembre l’Academy Museum di Los Angeles proietterà i capolavori di Roberto Rossellini, non sarà solo un tributo formale. Sono passati 120 anni dalla nascita di uno dei padri del Neorealismo italiano, eppure il suo sguardo rimane vivido, diretto, capace di scuotere chi guarda. I film scelti per la retrospettiva non nascondono nulla: mostrano rovine e speranze, realtà crude che hanno cambiato per sempre il modo di raccontare il mondo attraverso la cinepresa. Per il pubblico americano, si apre così una finestra su un’epoca e una cultura lontane, ma sorprendentemente vicine.
La selezione spazia da “Roma città aperta” a “Paisà”, da “Germania anno zero” a “Stromboli”, passando per “Francesco, giullare di Dio” e “Viaggio in Italia”. La mostra traccia così i momenti più importanti della carriera di Rossellini. Non è solo una rassegna di film: l’iniziativa mette in luce uno sguardo diretto sulla realtà, fatto di fratture sociali, rovine materiali ed esistenziali, con una forza narrativa che nasce da luoghi girati sul posto e non in studio. Queste pellicole rappresentano una rottura con la tradizione, mostrando con concretezza il dolore e le crisi del dopoguerra attraverso volti comuni e paesaggi impregnati di vita.
Manuela Cacciamani, amministratrice delegata di Cinecittà, ha sottolineato l’intenzione di portare questo patrimonio non solo a Los Angeles, ma anche a New York, dove il cinema resta un punto di riferimento internazionale. Il progetto punta a diffondere storie e idee ancora attuali, ribadendo l’importanza di Rossellini come innovatore capace di trasformare il linguaggio cinematografico. È un invito a riscoprire un modello artistico e culturale che ha segnato il cinema europeo e ne ha influenzato l’evoluzione fino ai registi di oggi.
L’Academy Museum racconta Rossellini come un uomo spesso in contrasto con l’industria cinematografica del suo tempo. Mentre gli studios puntavano su produzioni rigide e attori professionisti, lui cercava una rappresentazione più autentica, scegliendo ambientazioni naturali e interpretazioni spontanee. I suoi film del dopoguerra affrontano temi di rottura sociale, dolore e umanità, con scenari che diventano protagonisti a tutti gli effetti: le strade di Roma, le macerie della Germania, le isole selvagge.
La retrospettiva ha anche un valore importante nel campo del restauro. Molti titoli di Rossellini sono rimasti nascosti negli archivi o visibili solo in rare proiezioni. Grazie al lavoro di recupero e restauro di Cinecittà, questi film tornano a essere visti nella loro forma originale. Non si tratta solo di un intervento tecnico, ma di una possibilità per le nuove generazioni di scoprire con occhi freschi e in alta qualità opere fondamentali, garantendo così la sopravvivenza di un patrimonio culturale prezioso.
La retrospettiva si apre con la partecipazione di Isabella Rossellini, figlia del regista e di Ingrid Bergman, che accompagna il pubblico attraverso la storia di famiglia e cinema. Il 4 novembre, Isabella presenta il cortometraggio “My Dad Is 100 Years Old”, scritto nel 2015 e diretto da Guy Maddin, dove realtà e fantasia si intrecciano per celebrare l’eredità del padre. Il film è una vera dichiarazione d’affetto che ripercorre influenze e contaminazioni tra cineasti di ieri e di oggi.
Il giorno seguente, Isabella introduce “Viva Ingrid!”, documentario dedicato alla madre, realizzato dal nipote Alessandro Rossellini. Il progetto, che unisce materiali di famiglia, cinegiornali e spezzoni di film, trasforma la retrospettiva in una testimonianza viva e personale, che va oltre l’arte per abbracciare anche la storia e la memoria. La presenza della famiglia Rossellini dà un valore in più all’iniziativa, collegando decenni di cinema e vita.
Dopo Los Angeles, la retrospettiva si sposterà a New York, al Film Forum, grazie alla collaborazione con Bruce Goldstein. Questo passaggio conferma la volontà di far conoscere meglio al pubblico americano il cinema italiano di qualità. Il progetto non è solo un evento, ma un percorso pensato per coinvolgere spettatori di ogni tipo, dagli appassionati agli studenti.
Il ruolo di Cinecittà è centrale, non solo nella scelta dei titoli, già restaurati e valorizzati negli ultimi anni, ma anche come promotore di una vera diplomazia culturale. Grazie al restauro, le immagini ritrovano la loro nitidezza originale e tornano a raccontare storie nate con mezzi limitati ma da sguardi profondi e morali. L’omaggio a Rossellini è quindi anche un riconoscimento di un cinema nato in tempi difficili, capace di comunicare messaggi universali che ancora oggi parlano a chi si siede davanti allo schermo.
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