
Sedici nomination agli Oscar per un solo film: “I Peccatori” ha fatto il colpaccio, superando ogni record precedente. Mai nessuna pellicola aveva conquistato così tante candidature in un solo anno. Un trionfo, certo, ma anche un campanello d’allarme. Perché, insieme a “Frankenstein”, “Marty Supreme”, “Sentimental Value” e “Una battaglia dopo l’altra”, i cinque titoli più nominati si dividono ben 56 candidature in totale. La giuria sembra puntare tutto su un numero ristretto di pellicole, lasciando poco spazio alla varietà. È un segnale chiaro: il cerchio dei film in corsa per l’Oscar si sta restringendo, e questo fa riflettere sulla direzione che sta prendendo l’Academy.
Perché le nomination si concentrano su pochi film
Il dato è chiaro: negli ultimi anni l’Academy guarda sempre a un numero ristretto di pellicole. Sono pochi i titoli che si contendono la maggior parte degli Oscar, con “I Peccatori” in testa quest’anno con sedici nomination. Il motivo principale è legato ai nuovi criteri di selezione, che non premiano più solo il successo al botteghino. A differenza di trent’anni fa, quando i film più visti dominavano la stagione, oggi si preferiscono opere spesso indipendenti, di nicchia, talvolta difficili da seguire per il grande pubblico.
Film come “Parasite”, “Moonlight” e “Nomadland” hanno mostrato che un premio non significa più blockbuster. Anzi, spesso i titoli più amati dalla critica e dall’Academy hanno avuto un pubblico molto ristretto prima della cerimonia. Il divario tra il gusto degli spettatori e quello della giuria si è allargato parecchio.
Non solo: il classico “Oscar boost” non fa più miracoli al botteghino. L’aumento medio degli incassi dopo le nomination è appena del 3%, una cifra quasi trascurabile rispetto al passato. Questo conferma come il legame tra mercato e premi sia cambiato radicalmente.
La stretta sulle pellicole ammesse agli Oscar
Uno dei nodi principali dietro questo scenario riguarda la drastica riduzione dei film candidabili negli ultimi venticinque anni. Per partecipare, infatti, un film deve essere un lungometraggio che resta in sala per almeno sette giorni consecutivi – e rigorosamente nella contea di Los Angeles.
Questa regola, da un lato, tutela la tradizione legata alla sala cinematografica, ma dall’altro taglia fuori molte opere. Il premio per il “Miglior film straniero” ha ampliato un po’ il campo, ma la sostanza non cambia: chi non rispetta questa finestra temporale o non ha una distribuzione fisica in sala non può ambire all’Oscar.
Il risultato è una competizione più selettiva, con meno film in gara e molte candidature concentrate su pochi titoli. Basta guardare i numeri di quest’anno: solo sei film si dividono metà delle nomination totali.
Grandi studi, streaming e il futuro del cinema in sala
Dietro questo cambiamento c’è anche la rivoluzione nella distribuzione. I grandi studi – Warner, Disney, 20th Century Fox, Universal, Paramount e Sony Columbia – hanno ridotto la produzione destinata al cinema di circa il 35% rispetto ai primi anni 2000. Il motivo? Lo streaming, che oggi domina come canale di diffusione.
Questo cambiamento ha acceso molte discussioni e preoccupazioni nel mondo del cinema. Il fallito accordo tra Netflix e Warner Bros. Discovery ha messo in evidenza il timore di una “morte delle sale”. Molti temono che la supremazia dello streaming svuoti i cinema e chiuda teatri storici, mettendo a rischio quell’esperienza collettiva che da sempre caratterizza la settima arte.
Anche il futuro degli Oscar è legato a questo scontro tra cinema tradizionale e piattaforme digitali. Nonostante le resistenze a escludere la sala dal regolamento, la realtà impone nuove sfide a chi deve decidere quali film premiare. Il confronto tra studi, distributori e Academy sarà ancora acceso nei prossimi anni.
Candidature e film in gara: come sono cambiati i numeri
Un confronto tra passato e presente è chiaro: nei primi anni 2000, circa 18 film ottenevano un buon numero di nomination, con una media di sette candidature per i titoli più votati. Nel 2005, addirittura, 22 film avevano almeno due nomination ciascuno.
Oggi invece la scena è più ristretta. Pochi film raccolgono quasi tutte le attenzioni, con nomination concentrate su pochi titoli. Questo riflette anche la nuova filosofia produttiva degli studi, che puntano sempre meno su una distribuzione tradizionale in sala e sempre più sul mercato digitale.
La distribuzione in sala: un requisito che si fa stringente
Il regolamento dell’Academy è chiaro: per essere ammessi agli Oscar, un film deve passare in sala per almeno sette giorni consecutivi a Los Angeles. Ma il numero di titoli che rispettano questa regola è in calo. Dal 2008 al 2026, i film distribuiti in sala per il periodo richiesto sono scesi da 281 a 207.
Questa riduzione limita le possibilità di candidatura e restringe la varietà di film in gara. Per questo si parla spesso di aggiornare le regole, includendo anche i film disponibili solo sulle piattaforme streaming. Ma la proposta incontra una forte opposizione da chi vuole difendere la tradizione e il prestigio della cerimonia.
Nel 2026, l’Academy sembra preferire film “di nicchia”, meno visti ma più apprezzati dalla critica e sul piano tecnico. È un panorama segnato da risorse limitate e da opportunità sempre più rare per molte produzioni, costrette a confrontarsi con le nuove regole del mercato.
Lo streaming, la selezione e le sfide per il cinema
Con lo streaming che domina produzione e distribuzione, l’accesso agli Oscar diventa più complicato. Il numero di film in gara si riduce e le nomination si concentrano su pochi titoli.
Questo crea una competizione più chiusa, dove spesso gli stessi film vincono in più categorie. Nel mondo del cinema si discute molto su come bilanciare criteri estetici e commerciali, cercando di mantenere viva l’identità del cinema tradizionale in un’epoca sempre più digitale.
Dal 2029, poi, la cerimonia degli Oscar sarà trasmessa solo su YouTube, un segnale forte di apertura dell’Academy a nuovi modi di fruire il premio. È probabilmente il primo passo verso modifiche al regolamento che potrebbero cambiare il settore nei prossimi anni.
Oscar: meno film in gara, cosa cambia sul red carpet?
Ridurre il numero di film candidabili significa meno occasioni di premio. Meno pellicole in gara vuol dire meno artisti, tecnici e interpreti in lizza, con un impatto diretto sulle dimensioni delle cerimonie, dei red carpet e degli eventi collegati.
Il dibattito tra qualità e quantità è acceso, ma il cinema si interroga sull’efficacia del “less is more”. Concentrando le nomination si può valorizzare l’eccellenza, ma si rischia anche di escludere molte voci e perdere quella varietà che ha sempre caratterizzato gli Oscar.
I prossimi tre anni saranno decisivi per capire dove andrà l’Academy. Riusciranno film come “I Peccatori” a diventare la regola o resteranno eccezioni in un panorama in rapida evoluzione?



