Cinquant’anni fa, sulle schermo di Cannes, un film di oltre cinque ore sbalordiva il pubblico: Novecento di Bernardo Bertolucci. Non era solo cinema, ma un affresco potente dell’Italia che cambiava, con le sue storie di lotte, passioni e contraddizioni. Diviso in due parti, il kolossal intrecciava vicende personali e grandi eventi storici, raccontando un paese in bilico tra speranze e conflitti. Ancora oggi, quell’opera monumentale conserva un’energia rara, capace di parlare a chi vuole ricordare e capire. Nel 2026, il suo cinquantesimo compleanno ci ricorda quanto quel passato continui a vivere dentro di noi, in un dialogo silenzioso ma profondo con il presente.
La storia inizia con un’immagine precisa e simbolica: il 27 gennaio 1901, giorno della morte di Giuseppe Verdi, nascono due bambini in una fattoria della Bassa Emiliana. Alfredo Berlinghieri, figlio di una ricca famiglia di proprietari terrieri, e Olmo Dalcò, nato da una contadina e da un padre sconosciuto, cresceranno insieme, ma provenendo da mondi sociali agli antipodi. Il film segue la loro vita attraverso la turbolenta prima metà del Novecento, attraversando la Prima Guerra Mondiale, la lenta presa del fascismo, la Seconda Guerra e infine la Liberazione del 25 aprile 1945, che chiude la narrazione.
Bertolucci evita facili semplificazioni: Alfredo non è il padrone crudele e Olmo non è l’eroe proletario da manuale. Sono amici, e questo legame resiste nonostante le profonde differenze di classe e le tensioni che attraversano la società italiana di quegli anni. Questa scelta permette di raccontare le contraddizioni interne senza cadere nel manicheismo, restituendo un quadro complesso e umano dei conflitti sociali. La loro amicizia diventa il filo rosso e il simbolo di un’Italia divisa ma unita in un processo di trasformazione radicale.
Il valore di Novecento passa anche per un cast straordinario, quasi impossibile da replicare oggi. Accanto a Robert De Niro, che interpreta Alfredo, e Gérard Depardieu, nei panni di Olmo, Bertolucci mette insieme star del calibro di Burt Lancaster, Donald Sutherland , Sterling Hayden, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Laura Betti, Romolo Valli e Alida Valli. Attori provenienti da Hollywood, Europa e Italia, un mix raro che contribuisce a innalzare la grandezza dell’opera.
La produzione ha un forte respiro internazionale, finanziata in gran parte da capitali americani, ma con radici ben salde nella terra emiliana, autentico scenario e matrice culturale della storia. Ennio Morricone firma la colonna sonora, aggiungendo un ulteriore livello di profondità emotiva. Oggi progetti di questa portata, con un cast così, sono quasi impossibili da realizzare, in un cinema sempre più dominato da logiche commerciali che soffocano l’ambizione artistica.
Il film è un paradosso produttivo: nasce con soldi americani ma racconta la nascita del socialismo contadino in Emilia, la salita del fascismo e la resistenza popolare. Bertolucci mostra apertamente la sua vicinanza alle idee dei più umili, ma senza trasformare il racconto in un semplice documento politico o in un rigido film a tesi.
L’opera mescola l’immaginario politico con i codici del melodramma hollywoodiano, creando un kolossal unico nel suo genere: un’epica marxista raccontata con la poesia e il lirismo di un cinema d’autore, immerso nei paesaggi e nei luoghi dell’Emilia, terra d’origine del regista. Questa fusione tra ideologia e spettacolo rende il film affascinante, capace di parlare a più livelli e di superare la separazione tra cinema politico e intrattenimento.
Novecento continua a suscitare interesse ed è considerato un caso raro di cinema ibrido: intreccia storie personali, politica e un racconto di formazione senza soluzione di continuità. La regia di Bertolucci accoglie tempi lunghi e complessi, mentre i personaggi sono disegnati con spessore e sfumature, lontani da semplici simboli.
Il film si può mettere a confronto con le opere di Pasolini e Olmi, ma si distingue per la capacità di muoversi tra un’epica popolare e un cinema d’autore raffinato. Il cinquantesimo anniversario dell’uscita è l’occasione per ricordare come Novecento parli ancora all’Italia di oggi, un paese che conserva i suoi contrasti, seppure trasformati, rendendo il capolavoro di Bertolucci uno specchio autentico e indispensabile di un passato che continua a riflettersi nel presente.
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