Non è mai facile dire addio a chi ha illuminato il grande schermo con la sua presenza. Parole che risuonano oggi con un peso particolare nel mondo del cinema francese. Nadia Farès, a 57 anni, si è spenta a Parigi, lasciando un vuoto profondo. Solo una settimana prima, un tuffo in una piscina privata di Rue Blanche si era trasformato in un incubo: un malore improvviso l’ha portata in coma. Amante del nuoto, lo praticava con passione e costanza, quattro volte a settimana, come fosse un rito per affrontare le sfide della vita. Le sue figlie, Cylia e Shana Chasman, hanno voluto ricordarla così: una donna coraggiosa, con un’anima fragile.
Nadia Farès non era solo un volto noto del cinema francese. La sua carriera ha superato confini e generi, portandola a lavorare con registi di spicco e a prendere parte a produzioni apprezzate in tutto il mondo. Nata a Marrakech e cresciuta a Nizza, ha conquistato presto Parigi, collaborando con cineasti come Claude Lelouch. Il suo percorso artistico si è sempre distinto per una straordinaria capacità di trasformarsi, passando con disinvoltura da ruoli drammatici a commedie leggere, con quell’eleganza naturale che la rendeva un’attrice versatile e completa. Negli anni ’90 il pubblico italiano l’ha scoperta grazie al film “Poliziotti” di Giulio Base, dove recitò al fianco di grandi nomi come Claudio Amendola e Kim Rossi Stuart. Sullo schermo, univa bellezza e intensità, conquistando critici e spettatori.
Nel tempo, Nadia è riuscita a trovare un equilibrio tra la vita davanti alla cinepresa e quella lontano dai riflettori, spingendosi anche oltre il ruolo di attrice. Poco prima della sua scomparsa, aveva deciso di mettersi alla prova come regista, pronta a una nuova sfida.
Gli anni non sono stati facili per Nadia Farès. Nel 2007 ha affrontato un delicato intervento al cervello per rimuovere un aneurisma, un momento cruciale che ha segnato profondamente la sua vita. Negli anni successivi, ha subito tre operazioni al cuore in quattro anni, affrontando tutto con una tenacia fuori dal comune. In una delle sue ultime interviste, a gennaio, aveva parlato apertamente di quelle prove, definendole “una bomba a orologeria”. La malattia l’ha messa a dura prova, ma Nadia non ha mai mollato, continuando a lavorare e a vivere con determinazione e riflessione.
Questa sua lotta l’ha resa un esempio di coraggio e resistenza; la consapevolezza di avere un tempo limitato ha inevitabilmente segnato anche la sua arte. La sua volontà di restare attiva nel mondo del cinema è stata una testimonianza forte di cosa significhi non arrendersi.
Solo pochi mesi fa, Nadia Farès era pronta a debuttare dietro la macchina da presa con il suo primo film, una commedia d’azione sviluppata insieme ai TF1 Studios. Un progetto ambizioso, che avrebbe aperto un nuovo capitolo nella sua carriera, confermando il suo talento anche come regista. Con passione e fatica – come lei stessa aveva raccontato – si era preparata a questa nuova avventura, frutto di tanto lavoro e riflessione.
Quel progetto resterà ora incompiuto, come un sogno spezzato. Parigi, la città che l’aveva accolta e l’aveva resa una figura di spicco nel panorama artistico internazionale, piange la perdita di una delle sue interpreti più luminose. Nadia Farès lascia dietro di sé un’eredità fatta di talento, impegno e una forza d’animo che ha attraversato tutta la sua vita fino all’ultimo respiro.
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