Udine si trasforma in una vetrina per il cinema asiatico, con il Far East Film Festival che giunge alla sua quindicesima edizione. Fino al 27 aprile, 57 film provenienti da ogni angolo del continente animano le sale cittadine, ma non solo. Per la prima volta, una parte della rassegna sarà accessibile anche online, offrendo così al pubblico italiano un’occasione unica per immergersi in storie e registi spesso lontani dai circuiti tradizionali. Un evento che resta punto di incontro tra tendenze emergenti, grandi nomi e un settore in costante evoluzione.
Il Far East Film Festival è ormai uno degli appuntamenti più importanti in Europa dedicati al cinema asiatico contemporaneo. Quest’anno porta in scena 57 film, scelti tra anteprime europee e mondiali. Le pellicole arrivano da Hong Kong, Cina, Giappone, Corea del Sud e da diverse realtà del Sud-Est asiatico come Thailandia, Malesia, Indonesia, Filippine, Singapore e Taiwan. L’obiettivo è offrire un quadro variegato, che spazia da grandi successi popolari a opere d’autore e produzioni indipendenti, spesso più intime e riflessive.
I generi sono i più diversi: action, commedie, melodrammi, thriller politici e drammi delicati si alternano in un programma ricco e sfaccettato. Tra i titoli ci sono sia nomi noti sia film provenienti da cinematografie meno esplorate, che a Udine trovano la loro prima vetrina europea, ampliando la conoscenza su un panorama che cambia rapidamente. La presidente del festival, Sabrina Baracetti, ha sottolineato con particolare interesse “Comrade Kim Goes Flying”, una coproduzione che coinvolge la Corea del Nord, una realtà cinematografica raramente accessibile, offrendo uno sguardo prezioso su un mondo solitamente nascosto.
Per la prima volta il Far East Film Festival supera i confini delle sale grazie a una collaborazione con MYmovies.it. Alcuni film saranno visibili in streaming sulla piattaforma MYMOVIESLIVE!, seguendo un calendario preciso, senza possibilità di mettere in pausa o saltare scene, come se si fosse in sala. Un modo per portare l’esperienza del festival anche a chi non può essere a Udine, mantenendo però il senso di evento condiviso e la tensione di seguire le proiezioni in tempo reale.
In più, MYMOVIESLIVE! mette a disposizione un “Red Carpet” virtuale dove il pubblico può confrontarsi e condividere impressioni prima della visione, mentre al termine si apre un forum per continuare la discussione sui film. Il programma online parte lunedì 22 aprile con “Confessions” e “No Blood No Tears”, prosegue con titoli come “The Berlin File”, “Masquerade” in doppia programmazione, “Naufrago sulla luna” e “The Unjust”. Si chiude sabato 27 aprile con “In Another Country”. Questa formula digitale permette di valorizzare sia film più commerciali sia opere più sperimentali, raggiungendo un pubblico variegato.
Tra gli appuntamenti di rilievo spicca la consegna del Gelso d’oro alla carriera al regista sudcoreano Kim Dong-ho, figura chiave per la diffusione del cinema asiatico nel mondo. Il premio riconosce il suo impegno costante nel portare avanti la cultura cinematografica orientale, in un momento non facile per il settore.
Il Giappone presenta alcune delle sue ultime uscite, come “See You Tomorrow, Everyone” di Nakamura Yoshihiro e “Maruyama, the Middle Schooler” di Kudo Kankuro, due film che sanno alternare leggerezza e riflessione sociale, raccontando storie capaci di parlare a pubblico diverso. Da Hong Kong arriva Herman Yau con “Ip Man – The Final Fight”, l’ultimo capitolo di una saga dedicata al celebre maestro di Wing Chun, icona del cinema marziale locale.
La Cina continentale è rappresentata da Lu Chuan con “The Last Supper”, un’ambiziosa produzione che narra la nascita della dinastia Han. Questi titoli mostrano come il rapporto con la memoria storica, il mito e l’identità nazionale resti un tema centrale nel cinema asiatico contemporaneo, capace di rinnovarsi senza perdere il legame con il passato e la cultura collettiva.
Oltre alle proiezioni, il festival dedica spazio anche alla riflessione e alla conservazione della memoria del cinema asiatico. Quest’anno spicca un’iniziativa importante: la prima traduzione in italiano e inglese degli scritti di King Hu, regista cinese noto soprattutto per “A Touch of Zen”, considerato un classico del genere.
Questa raccolta amplia l’offerta del festival, trasformandolo in un luogo di studio e approfondimento culturale. L’obiettivo è doppio: portare in luce film poco accessibili e offrire strumenti per capire autori, estetiche e radici del cinema asiatico. Così Udine diventa una piattaforma dove pubblico, critici e addetti ai lavori si incontrano per confrontarsi sulle dinamiche di un settore vasto e complesso, mantenendo vivo l’interesse per un cinema in continua evoluzione.
In sala e online, gli spettatori partecipano a un’esperienza che va oltre la semplice visione: il festival favorisce la condivisione e il dialogo, rispettando orari precisi e offrendo spazi per il confronto anche dopo la fine del film. Il Far East Film Festival si conferma così un punto di riferimento imprescindibile per chi vuole capire i fermenti del cinema asiatico oggi.
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