Nel 2019, Avengers: Endgame ha incassato oltre 2,7 miliardi di dollari, segnando un apice difficilmente replicabile. Oggi, però, la Marvel sembra arrancare. I ritardi nelle uscite si moltiplicano, i piani saltano e la tanto attesa sfida di Avengers Doomsday, prevista per il 2026, rischia di perdere slancio. Una macchina che per anni ha dominato il cinema di supereroi ora mostra segni di cedimento. La Disney riorganizza le sue strategie, cercando di ritrovare una direzione precisa. I fan, impazienti, vedono un universo narrativo meno brillante, meno coeso. E mentre la concorrenza accelera, il Marvel Cinematic Universe naviga a vista, in cerca di un nuovo equilibrio.
Guardando il calendario ufficiale del MCU, si capisce subito il pasticcio. Nel maggio 2022, Kevin Feige aveva presentato con sicurezza la fase 6, con una roadmap chiara: la Multiverse Saga si sarebbe conclusa entro il 2027 con due eventi epici degli Avengers. Da allora però, molte date sono diventate fluide come l’acqua mossa dal vento. Avengers: Doomsday, atteso inizialmente per il 2 maggio 2026, è stato spostato al 18 dicembre dello stesso anno e poi di nuovo rinviato per concedere più tempo alle riprese e agli eventuali reshoot. Segno evidente di una produzione ancora in alto mare. Anche Avengers: Secret Wars, il gran finale previsto per maggio 2027, è stato spostato al 17 dicembre 2027, allungando di parecchio i tempi. A questo si aggiunge la cancellazione di tre slot importanti nel 2026 – febbraio, giugno e novembre – destinati a film non ancora annunciati, ora spariti dal calendario.
Così il 2026, che doveva essere un anno da ricordare, si trasforma nel primo dal 2010 senza un film originale del MCU. Verranno distribuiti solo sequel, spin-off o progetti già avviati, lasciando un vuoto di novità che pesa sulla strategia di espansione dell’intero universo.
Dietro questi slittamenti ci sono ragioni soprattutto tecniche e organizzative. Bob Iger, CEO di Disney, ha detto chiaramente che l’azienda punta ora a “curare prima di produrre in massa”. Coordinare un cast spesso sterminato e gestire effetti speciali sempre più complessi richiede tempi più lunghi e una pianificazione più rigorosa. Kevin Feige, mente del MCU, ha ammesso che nelle fasi 4 e 5 si è forse “sperimentato troppo” e ora serve tornare a un percorso più mirato. L’obiettivo è evitare il calo di qualità e di interesse, anche a costo di rallentare le uscite. Dietro queste parole si nasconde però la necessità di correggere errori e riconquistare un pubblico che si è in parte allontanato.
Non è un singolo film a mettere in difficoltà Marvel, ma un insieme di fattori legati alla saturazione del mercato e alla stanchezza degli spettatori. La fase 4 ha portato una quantità impressionante di film e serie TV su Disney+, intrecciandoli in una trama molto complessa. Questa sovrabbondanza ha chiesto troppo agli spettatori, specie a chi guarda solo saltuariamente. Molti si sono persi nei collegamenti, creando un divario tra chi segue tutto e chi resta fuori. Così la fedeltà al brand è calata, con spettatori che hanno mollato o si sono allontanati. Un esempio chiaro è “Thunderbolts”: nel 2025 ha incassato solo 382 milioni di dollari a fronte di un budget di 180 milioni. Nonostante le critiche positive, il risultato è stato deludente, quinto peggior incasso nel MCU. I dati parlano chiaro: l’entusiasmo sta scemando e la produzione deve cambiare rotta.
Con la fase 5, Marvel ha cercato di correggere il tiro, ma la mancanza di una trama forte e coinvolgente ha reso difficile recuperare il pubblico perso. Il villain principale della Multiverse Saga, Kang il Conquistatore, ha subito un colpo duro con la perdita del suo attore, travolto da controversie esterne al cinema. Questo ha costretto Marvel a rivedere parte dell’arco narrativo più importante proprio nel momento decisivo, mettendo in luce la fragilità del progetto. Per dare nuova linfa, la produzione ha fatto una mossa audace: il ritorno di Robert Downey Jr. nel MCU, questa volta come villain Doctor Doom. Sarà lui la carta decisiva per il prossimo Avengers: Doomsday, film su cui si concentrano grandi aspettative.
Tutto il 2026 ruota attorno ad Avengers: Doomsday. Il film promette di mettere insieme un cast enorme: Avengers, Wakandans, Fantastic Four, X-Men e i Nuovi Vendicatori. Dietro la macchina da presa tornano Anthony e Joe Russo, registi di Infinity War ed Endgame, un segnale che si punta a riprendere la strada di un tempo. È una scommessa rischiosa: se il film funziona, rilancerà il franchise e preparerà il terreno per Secret Wars, gran finale atteso nel 2027. Se invece dovesse fallire, la Multiverse Saga rischia di restare senza una chiusura solida, lasciando il futuro del MCU appeso a un filo.
Il 2026 non sarà però del tutto deserto. È atteso “Spider-Man: Brand New Day” con Tom Holland a luglio e la seconda stagione di “Daredevil: Born Again”, già disponibile su Disney+. Ma nessuno di questi sembra oggi in grado di ridare a Marvel quel ruolo di certezza indiscussa nel cinema dei franchise. La trasformazione in corso mostra che non si tratta di una crisi definitiva, ma di una fase di riorganizzazione, difficile ma necessaria. Il modello di produzione incessante che ha portato entusiasmo per anni ha raggiunto i suoi limiti in un contesto dove il pubblico è più selettivo e meno disposto a impegnarsi senza sosta. Servono scelte più oculate e mirate.
Il cammino di Marvel nel 2024 racconta sfide e adattamenti. Il futuro si giocherà nei prossimi due anni, tra appuntamenti spostati, nuove strategie e la difficile prova di riconquistare la fiducia di un pubblico sempre più esigente e diviso.
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