
Sedersi in sala con l’aspettativa di ridere un po’ e staccare la spina: capita spesso. Cena di Classe, il nuovo film di Francesco Mandelli, consegna proprio questo. Volti noti della comicità italiana si ritrovano in una rimpatriata tra ex compagni di scuola, tra risate, ricordi e qualche momento di imbarazzo adolescenziale. Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Andrea Pisani e gli altri tengono bene la scena, ma il racconto si muove su binari già battuti più volte.
La regia è lineare, ordinata, senza guizzi particolari. Il film si rifà apertamente ai grandi classici della commedia giovanile italiana, offrendo una nostalgia familiare a chi ha vissuto quegli anni. Peccato che, alla fine, quel mix di situazioni e personaggi non riesca a spiccare il volo: resta la sensazione di un déjà vu, di un giro di giostra visto e rivisto.
Quindici anni dopo il diploma: un collage di riferimenti noti
Con Cena di Classe, Mandelli torna dietro la macchina da presa per la quarta volta, puntando su una struttura che richiama apertamente alcune pellicole simbolo della commedia italiana degli ultimi vent’anni. Il film sembra un patchwork assemblato da quattro titoli diversi: si riconoscono echi di Notte Prima degli Esami, Compagni di Scuola, Una Notte da Leoni e Funeral Party.
La trama è semplice: quindici anni dopo il diploma, un gruppo di amici si ritrova per il funerale di Pozzi, il compagno di classe che durante il liceo filmava le loro chiacchierate sul futuro. Quella che dovrebbe essere una rimpatriata commemorativa si trasforma in una notte di follie, imbarazzi e rivelazioni scioccanti. Tra regressioni e situazioni grottesche, il racconto sfocia in un mix di confusione e amarezze.
Il film si muove su binari già battuti: rimpatriata post-diploma, discesa nella gioventù perduta, segreti svelati accanto alla bara di un amico. Gli attori si trovano a fare i conti con il passato e le responsabilità dell’età adulta. Nonostante qualche personaggio nuovo, soprattutto tra gli sceneggiatori, si ha la sensazione di un copione già scritto, che ha già funzionato nella recente storia della commedia italiana.
Tra Verdone e Vanzina: humor prevedibile e nostalgia senza mordente
Cena di Classe si inserisce nel filone delle commedie degli equivoci, genere storico che in Italia ha raccolto grandi successi. Si sente l’eco di registi come Carlo Verdone e sceneggiatori come Enrico Vanzina, sia nelle situazioni comiche che nelle atmosfere nostalgiche. La narrazione punta su gag leggere e una certa prevedibilità, appoggiandosi a modelli già ben rodati, ma senza recuperare quella freschezza che un tempo li aveva resi memorabili.
La notte di eccessi, con somministrazione di sostanze a insaputa dei protagonisti, trasforma la rimpatriata in una corsa fuori controllo. L’irruzione notturna nella vecchia scuola, i giochi infantili, le scene di follia e le confessioni davanti alla bara compongono un quadro a metà tra comicità e intimità. Al mattino, il gruppo si ritrova intrappolato in un ambiente devastato, con il mistero della bara sparita.
Sono tutti ingredienti tipici delle storie di amicizia e gruppo, un linguaggio consolidato che si rivolge a un pubblico che riconosce e apprezza lo schema. Il film fa il suo dovere: intrattiene e strappa qualche risata, ma non porta nulla di nuovo sul tavolo, né sull’umorismo giovanile né sulla nostalgia. Il ritratto di una generazione in cerca di sé, con sogni infranti e responsabilità rimandate, resta più accennato che approfondito.
Volti nuovi e sceneggiatura fresca: un tentativo di rinnovamento
Un aspetto interessante è la presenza di nuove leve della comicità italiana nel cast e tra gli autori. La sceneggiatura, infatti, è firmata da talenti fuori dai circuiti tradizionali, segno di una voglia di rinnovarsi almeno in forma. Tra questi c’è Riccardo Zanotti, leader dei Pinguini Tattici Nucleari, coautore del soggetto, che porta un legame diretto con la canzone che ha ispirato il film.
Nonostante questa ventata di freschezza, però, il risultato non riesce a sorprendere. La regia di Mandelli, pur curata, segue un percorso ordinario, senza raggiungere picchi di originalità o ritmo. Ne esce un prodotto facile da digerire, ma che non lascia il segno né spinge a rivederlo o a discuterne a lungo.
Il cinema italiano, specie nella commedia, sta attraversando un momento di transizione. Raccontare le nuove generazioni resta una sfida aperta. Come ha detto Enrico Vanzina recentemente, manca chi sappia raccontare con occhi aggiornati i cambiamenti sociali e culturali. Cena di Classe si presenta come un tentativo che offre conforto al pubblico, ma senza aprire davvero nuovi orizzonti.
Un ritratto generazionale che ripete modelli senza rinnovarli
Mandelli parla di “riconnessione” e della forza del gruppo come cuore emotivo del film. Il messaggio è chiaro: superare l’individualismo per ritrovare coesione e appartenenza. È un tema importante, ma messo in scena senza troppa originalità. Il confronto con i film cult di riferimento mette in luce una differenza netta: quei titoli riuscivano a raccontare la giovinezza con semplicità e profondità, creando immagini e situazioni rimaste nel cuore del pubblico.
Al contrario, Cena di Classe si limita a riprendere influenze già note, senza riuscire a rielaborarle in modo personale. Il meccanismo gira bene e funziona come intrattenimento, ma non lascia il segno né per innovazione né per emozione. Le risate e i momenti più intensi si appoggiano a ricordi e riferimenti interni, più che a un racconto autentico. Il film si presenta così più come un omaggio che come una pietra miliare.
Nostalgia e passaggio all’età adulta: un racconto senza sorprese
Il film mette in luce come l’ingresso nell’età adulta resti una sfida incerta per i Millennials, tratteggiandolo con ironia e un pizzico di malinconia. La sparizione della bara, lo smarrimento nella vecchia scuola e le dinamiche di gruppo costringono i protagonisti a fare i conti con il passato e con la propria identità. È un tema ricorrente che si snoda tra episodi grotteschi, mettendo a nudo ambizioni, fragilità e percorsi diversi.
Resta aperto il dibattito sull’attualità di un film che si appoggia così tanto a modelli già visti. La domanda è: il pubblico preferisce rivivere storie già conosciute, anche se piacevoli, o vuole voci nuove, più coraggiose e sperimentali? Dal punto di vista narrativo ci sono spunti interessanti, ma il quadro generale è quello di una copia ben fatta, una sintesi di tanti riassunti senza sguardi davvero nuovi.
Cena di Classe è dunque una macchina che funziona: diverte e coinvolge, ma non lascia voglia di rivisitazioni o approfondimenti. Nonostante una regia in parte riuscita e una nostalgia che traspare in ogni scena, manca quel guizzo capace di trasformare il film in un punto di riferimento per la commedia italiana del 2024.



