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Casey Affleck a Venezia con “Company”: un thriller generazionale tra lutto, vendetta e vampiri

Nel gelido inverno del 1975, Evelyn irrompe in una festa con un segreto che pesa come una sentenza. Da lì, il racconto si snoda a ritroso, fino al 1953, tra le montagne silenziose del Colorado, dove il passato non smette mai di parlare. Casey Affleck, con “Company”, porta alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia un film che sfugge a ogni definizione: un mix di western e gotico, un dramma intimo che reinventa il mito dei vampiri. Ma qui non ci sono mostri da paura, bensì simboli di ferite antiche, memorie che si tramandano di generazione in generazione, come ombre che pesano senza mai schiacciare del tutto. Tra case isolate e tensioni non dette, la pellicola scava a fondo nelle vite di chi cerca vendetta e perdono, lasciando emergere il peso di eredità difficili da abbandonare.

Un racconto che attraversa decenni e confini

“Company” si presenta come una matrioska di storie. Al centro c’è la frontiera americana degli anni ’50, quando Tom, un uomo solitario interpretato da Nick Nolte, salva un’attrice intrappolata in una bufera di neve. Questo evento diventa il filo per scoprire un racconto più lontano: una coppia di contadini che ospita un giovane sconosciuto mentre una serie di omicidi terrorizza la zona.

Il film procede senza fretta, senza forzare i tempi, invitando lo spettatore a immergersi in un flusso dove ogni vicenda nasce da quella precedente e ne porta il peso. Nel corso della visione emerge una riflessione profonda sulla spirale della vendetta e sulla possibilità, per quanto complessa, di spezzarla. Affleck esplora i sentimenti contrastanti dei personaggi, sospesi tra colpa e compassione, senza offrire soluzioni facili ma lasciando aperti spiragli di speranza in piccoli dettagli: una porta socchiusa, una parola sussurrata. Il dolore diventa occasione di trasformazione, non solo condanna.

Un cast d’eccezione e la presenza famigliare

Accanto a Nick Nolte, il cast è formato da Adelaide Clemens, Ben Mendelsohn, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind e Caylee Cowan. Spicca anche la partecipazione dei figli di Casey Affleck, Indiana e Atticus, le cui interpretazioni assumono un valore particolare in un film che mette al centro le tracce emotive passate di generazione in generazione. La presenza familiare sul set non è un semplice dettaglio ma diventa simbolo tangibile di quelle eredità che “Company” racconta, fili invisibili che legano passato e presente.

Affleck e la trilogia nascosta delle ferite

Durante la presentazione, Casey Affleck ha spiegato come il film sia nato da un processo creativo in cui storie e significati si sono svelati solo alla fine. Ha definito “Company” come il capitolo conclusivo di una trilogia non prevista, che affronta domande esistenziali e morali: “come fare pace con le ferite e le circostanze della propria vita?” Il regista parla di un dilemma morale centrale e ammette che la natura del film va oltre la sua stessa comprensione iniziale, suggerendo che ogni racconto continua a evolversi anche dopo essere stato raccontato.

Un accento particolare va alla figura dei vampiri nel film: non mostri spaventosi, ma metafore di memorie e traumi che non muoiono mai. Affleck ha concluso con una battuta secca: “come i film, anche i vampiri non muoiono mai.”

Nick Nolte, tra neve e silenzi

Nick Nolte, protagonista di uno dei nuclei narrativi principali, ha parlato dell’esperienza sul set con attenzione e serietà. A 85 anni, l’attore si è confrontato con un personaggio immerso in un’atmosfera rarefatta, fatta di isolamento e silenzi. Nolte ha definito “Company” una storia capace di svelare lati personali e temi inquietanti, che costringono gli attori a una concentrazione intensa. “L’attrazione per questo tipo di storie nasce dalla loro profondità emotiva e dal rischio che comportano, un equilibrio tra paura e speranza che colpisce anche chi guarda.”

Il film mette a fuoco il male che si può trascinare nel tempo, ma anche la forza dei piccoli gesti di cura e attenzione, capaci di resistere e diventare strumenti di salvezza e pace, almeno per un po’. “Company” è così una prova di narrazione complessa, capace di confrontarsi con gli angoli più oscuri e luminosi della memoria umana.

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