E ancora una volta niente di nuovo nemmeno in questa setlist di Columbia
(siamo arrivati nel Maryland) con ben sei canzoni dagli anni '60 (e sempre
da H61, Freewheelin' e BoB), addirittura otto dagli ultimi due dischi e
niente o quasi dagli altri 40 anni di attività. Bob ma si può
fare sempre una scaletta pescando da cinque album e lasciandone 40 o quasi
fuori?
Non sembra entusiasta nemmeno Silverbird che ci dice che gli ci sono
volute addirittura le prime sei canzoni del set di Bob per entrare in atmosfera
concerto, tanto si era deliziato con il precedente set di Elvis Costello
che, dice, ha letteralmente gettato il guanto di sfida a Dylan. "Nessuno
del pubblico voleva che il suo set finisse", continua Silver, e se questo
è vero vuole dire che non ci si aspettava grandi cose da Dylan.
"Le canzoni di Elvis mi risuonavano ancora nella mente durante il concerto
di
Bob", ci dice. "Solo quando è arrivato ad Honest With Me, la
canzone numero nove, Bob ha iniziato a dare un senso a quel che stava facendo
e fino a quel punto era stato solo una noia mortale a dir poco... Ma da
lì in avanti il concerto è stato supremo. Honest With Me
è stata quasi perfetta e da lì poi Highway 61 ed Ain't Talkin'...
Bella anche Masters of war con le liriche indelebili oggi come quando sono
state scritte... Insomma una grande serata grazie soprattutto alla mia
prima di Elvis Costello che da sola valeva il prezzo del biglietto... Davvero,
c'erano persone sedute vicino a me e a mio figlio che erano venute solo
per Elvis... Io ero venuto per Bob Dylan ma ho avuto in aggiunta la delizia
di vedere un maestro della musica, E.C."
"La prima volta che ho visto Bob al Merriweather Post Pavilion - ci
dice Peter Stone Brown - è stato nel Giugno del 1981, e fu anche
l'ultima volta che vidi Dylan eseguire canzoni originali inedite, dall'album
Shot of Love che sarebbe uscito di lì a poco. Quasi venti anni dopo
è tornato qui nell'estate del 2000. Stavolta il concerto è
stato segnato anche da un set terribilmente intenso ed altamente politico
di Elvis Costello. Davvero emozionante. Non conoscevo tutti i titoli delle
canzoni, comunque ha fatto alzare in piedi la gente entusiasta parecchie
volte. E' stato grande!"
Arriva la nuova musica introduttiva per l'ingresso sul palco di Bob
e della sua band che dopo qualche secondo si lanciano in una Rainy Day
Women niente male, così la definisce Pete, seguita da una ottima
Senor. Come ti è sembrata la voce di Bob? "Ruvida senza dubbio ma
anche molto potente..."
Terza in scaletta stasera è Just Like Tom Thumb's Blues: "E'
un brano che speravo di ascoltare, con questo nuovo arrangiamento veloce
ma che secondo me funziona davvero... Bob si è anche concesso un
paio di assoli di chitarra ben fatti... Nel corso della canzone ha trovato
un riff che evidentemente gli piaceva e quindi ha continuato a farlo e
ha lasciato anche un assolo a Denny Freeman".
Dopo i primi tre pezzi Bob lascia la chitarra e si sposta dietro le
tastiere per una buona versione di Simple twist of fate anche se Pete ci
dice che se da un lato l'arrangiamento è stato valido dall'altro
il feeling della canzone non è andato nemmeno vicino a quello della
versione dello scorso novembre alla Continental Airlines Arena. "Durante
questa canzone è parso evidente che la voce non era al meglio ma
qua e là risuonava qualche verso..."
L'energia ritorna con una versione davvero bollente di Rollin' And
Tumblin con Denny molto funky alla sua chitarra Les Paul Gibson.
Qual è stato il vertice della serata per te Pete? "Senza dubbio
Workingman's Blues #2, davvero splendida, con Donnie Herron al mandolino
elettrico. Non ho dubbi che stasera Bob e la band hanno trattato questa
canzone con estrema attenzione. Non una singola nota è stata fuori
posto e Bob non ha solo cantato ma anche letto ogni singola parola come
se stesse declamando una poesia..."
Arriva Desolation row che ha un nuovo sapore alquanto messicano grazie
agli assoli di Denny Freeman "Sebbene sia partita con il ritmo usuale -
ci dice Pete - alla fine aveva davvero un feel decisamente latino..."
Ritorna Beyond the horizon dopo un po' di giorni di assenza che, racconta
Pete - dopo un'introduzione alquanto irriconoscibile - è sfociata
in una sorta di Don't Fence Me In, per quanto riguarda il ritmo, lo stesso
che gli Who usano in Soon Be Gone... "Ma poi l'hanno abbandonato per avvicinarsi
più o meno al ritmo usato nell'album. Mi sembrava quasi come se
non si sentissero l'un l'altro. Comunque non mi sembravano in sincrono,
quale che fosse la ragione, almeno fino all'assolo di Denny. Bob ha cercato
di salvare il tutto con un assolo finale di armonica..."
La vede in maniera diversa Dan Vitantonio che invece ci dice: "Beyond
the horizon è stato uno dei vertici inaspettati del concerto, con
un ritmo jazzy, uno swing veloce, enfatizzato con un bell'organo jazz,
un cantato molto melodico ed il ritmo che si adattava perfettamente alla
voce... Per non parlare dell'assolo di armonica finale, uno dei migliori
assoli che abbia mai visto fare a Bob... Questa canzone non risalta molto
nell'album ma stasera è stata bellissima."
Segue una rockeggiante Honest With Me con una grande performance di
George Receli che ha suonato in maniera davvero... rumorosa. Poi il bel
valzer di When The Deal Goes Down: "Già, ma a volte il ritmo era
un po' troppo prominente... - dice Pete - Bello comunque il lavoro alla
chitarra di Denny Freeman..."
Dopo Highway 61 ed un altro dei vertici di stasera, Ain't Talkin' con
Donnie Herron alla viola ed un cantato davvero grande ed intenso da parte
di Dylan, il set si chiude con Summer days in cui - dice Pete - il western
swing si incontra con il rockabilly, e poi con una potentissima Masters
of War. "Per tutti quelli che pensano che la canzone voglia dire quel che
vuol dire, quando è arrivato il verso "The young people's blood
flows out of their bodies and is buried in the mud," non era possibile
non pensare alla guerra in Iraq."
Dopo una pausa abbastanza lunga la band torna sul palco per i soliti
due bis che stasera sono Thunder on the Mountain e Blowin' In the Wind.
"Quando ho ascoltato questo arrangiamento di Blowin' - dice Pete -
ad Atlantic City in Giugno, mi sembrava come se cercassero di fare due
stili in uno, come se Stevie Wonder incontrasse Fats Domino, ma stavolta
è stato più dolce, più soft e più "soul" con
Stu Kimball che ha eseguito un riff discendente davvero molto bello prima
dell'ultimo verso... Bob ha cantato come se davvero volesse dare significato
ad ogni parola e a volte con la voce di un tempo, quella che riesce a farti
venire i brividi alla schiena. E ha chiuso con un bellissimo assolo di
armonica, degna conclusione della serata."
Infine sentiamo ancora Dan Vitantonio che sottolinea come l'attuale
uso delle tastiere sia decisamente meglio di quello passato: "Mi sembra
ora un organo jazz o un "vox" organ, molto meglio di prima... Ma un altra
grossa miglioria è sicuramente dovuta a Denny Freeman che ha contribuito
grandemente con i suoi assoli di chitarra decisamente rimarchevoli... Avevo
visto altre volte questa band in azione e decisamente Denny non suonava
così prima..."
Michele Murino
La setlist:
01. Rainy Day Women #12
& 35
02. Señor (Tales
Of Yankee Power)
03. Just Like Tom Thumb's
Blues
04. Simple Twist Of Fate
05. Rollin' And Tumblin'
06. Workingman's Blues
#2
07. Desolation Row
08. Beyond The Horizon
09. Honest With Me
10. When The Deal Goes
Down
11. Highway 61 Revisited
12. Ain't Talkin'
13. Summer Days
14. Masters Of War
Bis:
15. Thunder On The Mountain
16. Blowin' In The Wind
La band:
Bob Dylan - chitarra, tastiere,
armonica
Stu Kimball - chitarra
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, banjo,
pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria