
Fare la fila per un film musicale in una cittadina di
provincia sembra così strano eh?
Seguirono La Febbre del Sabato Sera e poi Grease (a vedere
Quadrophenia ero praticamente da solo). Poi Ciao Nì di Renato Zero.
Poi più nulla, credo.
Un'altra folgorazione.
Dylan e Desire.
E Hurricane e la storia di Hurricane pugile nero condannato
a morte per un omicidio mai commesso in un'America dove la discriminazione
razziale era all'ordine del giorno. Mica come oggi! Ok scherzavo ...
Ed io che ripensavo al film su Sacco e Vanzetti.
Quello era un film che mi aveva sconvolto e allora proiettavo
sul soffitto della mia camera un 'mio' originale film su Hurricane - The
Champion of The World -, avevo scelto dei colori seppia e le inquadrature
drammatiche di Sacco e Vanzetti.
Lo fecero quel film poi, ma non aveva certo quel sapore.
E il violino di Hurricane? Del brano intendo, un violino
suonato addirittura da una donna!
E poi quell'altro violino - in questo caso cinese - acquistato
d'incontro a sole sei mila lire per cercare da solo tra le mie dite il
riff meraviglioso di quella canzone meravigliosa.
Dylan, Dylan, Dylan e Desire.
Un padellone nero - era l'epoca che li trovavi già
colorati - che ha girato per giorni sullo stereo di casa e che mi ha fatto
immaginare la musica che avrei voluto suonare.
E, anni dopo, che grande regalo: Avventura a Durango
nella versione di De André e Bubola (finalmente potevo cantarla
anch'io senza più storpiare l'inglese!).
E poi?
Ad esempio Dylan e la Rolling Thunder Revue, musica sghemba
e calore, passione allo stato brado e il suono che ricordava quello di
una locomotiva sui binari nel Far West.
E dopo anni - giusto un paio di anni fa - raccontare
quelle vibranti sensazioni a Mister Francesco De Gregori e ridere insieme
felici parlando di Mister Robert Zimmerman.
Lui che aveva indosso una maglietta con l'effige di Dylan,
ci raccontò che non si perdeva una data del suo tour europeo.
Lui, il Degre, che durante il concerto voleva suonare
quello che gli pareva, cambiando la scaletta, cambiando le linee del cantato,
senza curarsi della voce limpida e senza tanti barocchismi e gli Yo Yo
Mundi - ve lo assicuro ci è mancato davvero poco - che sarebbero
stati volentieri la sua Rolling Thunder Revue.
Dylan mitizzato. Sempre. E ogni volta di più.
Il suo far impazzire i musicisti della band con cambi repentini di programma
e di scaletta e, fors'anche, di tonalità.
Dylan che non rilascia interviste, ma in Italia, c'è
qualcuno, che riesce a farsela concedere. E che intervista! Sembra quasi
vera.
Dylan e un'estate ad Acqui Terme e le discussioni tanto
infinite quanto inutili tra i dylaniani - capitanati da Gian Bezzato dei
Knotououse - e i fans di Cavallo Pazzo, Neil Young. E fiumi di birra sotto
qualche luna di passaggio nel cielo del Monferrato.
E Dylan che ha la crisi spirituale.
Dylan, Bob Dylan che scivola e si inciampa davanti al
Papa. E mezzo mondo che approva l'incontro. E noi altri che ci domandiamo
perché? Perché lo hai fatto Bob?
Dylan che è ancora lui. Dylan che è tornato,
Dylan in tour con una gran voglia di suonare. E di sorridere.
Dylan che io non ho mai visto dal vivo. Purtroppo.
In Sony mi regalarono un accredito per un suo concerto
a Milano, avevo un amico che impazziva per Bob Dylan, lui non aveva il
biglietto, non aveva tanti soldi, a malincuore glielo cedetti.
Lui, il mio amico, poi mi ha ripagato con una serie di
cattiverie.
Che non vi dico. Chissà perché poi?
Insomma mi servirà da lezione - non regalerò
mai più un accredito di un concerto.
Dylan, Dylan, Dylan.
Bob Dylan che costringe quelli della security a portargli
sotto il palco del pubblico nuovo ogni sera, perché non ne può
più di vedere sempre le solite facce.
E poi, qualche tempo fa, quel cd nuovo, quello nuovo
con la copertina grigia e la scritta rossa, se non ricordo male.
'Suona da paura e ci sono tante canzoni notevoli'.
La penso proprio come il mio amico - e grande chitarrista
blues - Paolo Bonfanti.
Lui suona Dylan con amore infinito e una certa qual misurata
devozione.
Suona Dylan e poi gli scappa la mano e la voce si colora
di colori che non esistono in natura.
Non è facile suonare Dylan per un essere umano
- difatti la cover più bella l'ha realizzata Jimi Hendrix, che umano
non era!- , ma Paolo Bonfanti ha il blues nel sangue e, ne sono sicuro
- ogni tanto incontra di nascosto Dylan in qualche crocicchio e insieme
giocano a dadi con il diavolo.
Qualche giorno fa Paolo mi raccontato di una gustosa
leggenda locale che vuole Dylan venire in Italia in incognito in un luogo
situato - o meglio perduto - tra Pian dei Grilli e le Capanne di Marcarolo,
tra Ovada e Genova, e ci verrebbe perché innamorato di una fanciulla
del posto, forse addirittura una cameriera!
Ecco svelato l'arcano - ecco dove si incontrano, ecco
dove giocano a dadi con il Diavolaccio!
Dylan, Dylan, Bob Dylan che è qui da qualche parte,
perché i nostri vestiti sono intrisi della sua musica e delle sue
parole.
Perché stasera siamo qui a raccontarci quanto
ci ha cambiato la vita.
Cantaci un'altra canzone vecchio caro Bob!
Un'altra carezza con quella tua voce, la voce più
vicina al rumore bianco della storia di tutto il circo del rock 'n' roll.
La voce di Bob Dylan. Il mio Bob Dylan.
Paolo Enrico Archetti Maestri
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