Pistoia, Italia
Pistoia Blues Festival
Piazza Duomo

15 Luglio 2006

01. Maggie's Farm
02. The Times They Are A-Changin'
03. Down Along The Cove
04. Mr. Tambourine Man
05. It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
06. Just Like A Woman
07. Tweedle Dee & Tweedle Dum
08. Positively 4th Street
09. Highway 61 Revisited
10. I Don't Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
11. Ballad Of A Thin Man
12. Summer Days

Bis:

14.  Like A Rolling Stone
15.  All Along The Watchtower

La band:

Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, banjo, pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria



Insieme a Daina Ventura lascio la MFHootenanny (vedi qui) e la cena con i Blackstones in un locale vicino alla piazza (la Taverna di Jack, if my memory serves me well...) e arriviamo nella suddetta Piazza Duomo con il nostro pass al polso nella speranza che - hai visto mai? - si riesca ad avvicinare Bob. Macchè! Con Bob non c'è pass che tenga e lo vedo solo di sfuggita sulla scaletta. Vabbè, non è che ci fosse molto da sperare quindi ci intrufoliamo nella massa di gente davanti al palco. Daina riesce a conquistare le prime posizioni mentre io mi defilo e mi godo il concerto, per la prima volta nella mia vita, spostandomi qua e là nella piazza, anche per vedere che effetto fa lo show da varie angolazioni.
La piazza è davvero suggestiva, splendidi gli edifici, splendido il duomo, e di gente ce n'è davvero tanta. Non sarà stracolma ma non manca molto che lo sia. Devo dire che spostandomi qua e là però vedo anche molti spettatori che non mi sembra siano particolarmente attenti o interessati, anzi parlano, bevono, giocano tra loro (parlo ovviamente di quelli più lontani dal palco). Insomma ho l'impressione che ci siano sì molti dylaniani ma anche molti curiosi magari venuti a vedere il concerto senza sapere molto di Bob se non che ovviamente è un Mito dei nostri tempi, e mi sembrano poco interessati alla musica quanto più - semplicemente - al fatto di "esserci".
Bob si presenta stasera in bianco (con pantaloni neri). Il cappello è il solito alla Zorro, la band è compatta, quasi in uniforme, molto immobile e poco "scenografica" (ma domani a Roma sarà ancora peggio :o) ).
Si parte con la consueta Maggie's Farm che apprezzerò maggiormente a Roma ma che è decisamente un buon inizio, con Dylan che conferma di avere ormai una voce decisamente potente, sicura, priva di upsinging, ed un fraseggio deciso e senza salti o bofonchiamenti, per la gran parte del brano. Piuttosto sono i due chitarristi che davvero non convincono, come del resto avevamo abbondantemente sottolineato con i commenti alle date del "Bob Dylan Show" precedenti a Pistoia. George Recile è invece sempre più il punto di forza della band. Un po' in ombra Herron.
Altri brani decisamente buoni sono i successivi due, The Times They Are A-Changin' (con Bob che comincia a dispensare piacevolissimi assoli di "harp") e Down Along The Cove, tirata e ballabile come sempre.
In riferimento a queste, e lo stesso vale per MF ovviamente, ci si può piuttosto lamentare solo della prevedibilità e chi sperava che magari in Italia ci fosse una diversa open-line è rimasto deluso (ma solo da questo). Niente sorprese anche stavolta.
Si passa a Mr. Tambourine Man, caratterizzata ancora dall'armonica, e ad una potente It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) che conferma quanto avevamo letto di recente e quanto ci aveva raccontato Andrea Orlandi qualche settimana fa su MF. Donnie è al violino, la canzone è tirata, il sound è potente, il fraseggio di Bob decisamente buono.
La Venegoni su La Stampa la definisce bruttarella. Mah!
Un articolo, quello della Venegoni, che personalmente mi ha lasciato molto perplesso (e non solo quello ovviamente... Quando Dylan si esibisce in Italia non è raro leggere pezzi che lo descrivono sull'orlo della pattumiera, e sono tutti tesi a sottintendere che di lì a qualche giorno magari è auspicabile/prevedibile che Bob vi finisca definitivamente dentro - il tutto mentre noi, agli stessi show di cui si parla, si è assistito a concerti decisamente buoni).
E poi, senza offesa, ma che titolo del kaiser è "Povero Mr. Jones" riferito a Bob? Ma stiamo scherzando? Ma tra tutti i possibili appellativi (capisco che scrivere sempre "Mr. Tambourine" possa sembrare alquanto ripetitivo) si va a scegliere proprio quello che non c'entra niente con Bob? Sarebbe come commentare un concerto di De Gregori appellando quest'ultimo con il nomignolo di "Dr. Dobermann", o uno di Alberto Fortis chiamandolo "Vincenzo" e chi più ne ha ne metta. Una roba veramente allucinante. Bob sarebbe dunque "Mr. Jones", quello che non sa cosa sta succedendo? Cos'è, uno scherzo??? Se c'è una cosa sicura è che Bob sa ESATTAMENTE cosa sta succedendo!
La Venegoni scrive tra l'altro "non si capisce mai una parola di quel che canta". A Pistoia io ho capito ogni singola parola. Non è che magari basta conoscere i testi delle canzoni? "La voce è un rantolo rauco, un afflato catarroso..." riporta ancora l'articolo della Stampa. Per me a Pistoia la voce di Bob è stata bellissima, la migliore da eoni a questa parte.
Dopo una splendida Just Like A Woman nella quale si rinnova sul ritornello il rito del coro-karaoke del pubblico (che immancabilmente però sbaglia l'entrata nella strofa "I just can't fit...") si passa ad un brano poco o per niente riuscito stasera, Tweedle Dee & Tweedle Dum. Ho l'impressione che Bob se ne vada da una parte e la band dall'altra e ad un certo punto sento veramente stridere il cantato di Dylan con la musica. Risultato: un'accozzaglia di suoni e voce davvero urticante. Sicuramente il "lowlight" della serata.
Anche Positively 4th Street, a seguire, mi convince poco mentre mi piacciono moltissimo le successive Highway 61 Revisited (che ascolto insieme a Pino Cacioppo dal bar della piazza mentre sorseggiamo una birra e balliamo al ritmo scatenato del brano!) e I Don't Believe You (She Acts Like We Never Have Met).
Dopo una buona Ballad Of A Thin Man (unico brano poco prevedibile della serata visto che, dopo le primissime date del tour, di recente Bob l'aveva abbandonata) il set si chiude con la scatenata Summer Days che, se ai dylaniani sempre presenti ai concerti di Bob può essere venuta a noia, bisogna riconoscere che per la grande massa è sempre una splendida, trascinante ed esaltante chiusura di set.
Anche nei bis si rinnova il rito dei greatest hits, Like A Rolling Stone (applauditissima) ed All Along The Watchtower.
Bob va a centro palco, saluta il pubblico italiano con il suo solito "Grazi Milli" abbinandovi qualche frase in spagnolo, poi se ne va, diretto verso la Capitale, seguito da robuste masse di ammiratori, in barba a chi lo descrive come "sempre più rauco e smarrito".
Dopo il concerto mi incontro in piazza con vari amici di MF (anche qui perdonatemi se scordo qualcuno ma è umanamente impossibile ricordare tutti) tra cui Vincent e Pino, Benedicta e Liaty, Renzo Cozzani, Sandro, Luca e Francesco di Roma, e molti altri tra cui anche il mitico Enzo Gentile di Repubblica con cui chiacchieriamo di Dylan e dello show appena concluso. Poi tutti a dormire, domani ci aspetta la seconda giornata della MFH e... Roma!!!
Michele Murino


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