Villalba, Spagna
Campo de Futbol Municipal

8 Luglio 2006

01. Maggie's Farm
02. The Times They Are A-Changin'
03. Down Along The Cove
04. To Ramona
05. It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
06. Mr. Tambourine Man
07. Tweedle Dee & Tweedle Dum
08. The Lonesome Death Of Hattie Carroll
09. Highway 61 Revisited
10. Desolation Row
11. Most Likely You Go Your Way (And I'll Go Mine)
12. Masters Of War
13. Summer Days

Bis:

14.  Like A Rolling Stone
15.  All Along The Watchtower

La band:

Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, banjo, pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria



Nuova data spagnola per Bob che oggi è di scena nel campo di calcio municipale di Villalba.
Stasera Dylan è, tanto per cambiare :o) , vestito tutto di nero con cappello da cowboy. Il resto della band, tranne il batterista, in giacca marrone chiaro...
Viene rimarcato anche qui come la nuova posizione dell'organo di Bob a centro palco, con i musicisti che lo circondano, faccia sì che Dylan si sia riappropriato di quella posizione di leader nella band che in passato non risultava molto evidente vista la collocazione delle "keyboards" molto defilate sulla sinistra del palco.
C'è chi trova Bob molto più giovane di due anni fa, quando l'aveva visto nei concerti di Alcalá de Henares e di Madrid. Il ritratto di Dylan Gray? :o)
Con un ritardo di 15 minuti inizia il concerto e Bob and band fanno la loro comparsa sul palco alle 21.15 esatte.
Si parte anche stasera con una intensa, elettrificante e furiosa Maggie's Farm. Arrivati al verso "It's a shame the way she makes me scrub the floor', il senor Carlos urla a quelli che ha intorno: "Ha una grande voce stasera! Sarà un grande show!".
Dopo una bella The Times They Are A-Changin', il terzo brano della serata è Down Along the Cove che qualcuno vedrebbe benissimo in questa versione su "Love And Theft". Poi una toccante To Ramona con l'organo a dare la giusta atmosfera. La voce di Bob è emozionale, nostalgicamente dolorosa "But soon my words will turn into a meaningless ring". Brividi corrono lungo la schiena tra il pubblico: "Just do what you think you should do / And someday maybe / Who knows, baby / I'll come and be cryin' to you".
Dopo la fine del brano però diversi spettatori se ne vanno via visibilmente scontenti (più giù parleremo dei delusi).
Si passa ad una estremamente rock It's Alright Ma (I'm Only Bleeding), con la tensione che viene sottolineata ad ogni verso della canzone, con magistrali pause tra le varie frasi e con Dylan che sputa ogni singola parola in maniera perfetta.
Viene fatto notare come Bob si stia davvero divertendo a cantare e suonare, intento a niente altro che il verso successivo e beandosi del suo organo come un bambino con il suo giocattolo nuovo.
E' poi la volta di una Mr. Tambourine Man definita stasera splendidamente e gentilmente minimalista. Bella l'armonica che Dylan ha suonato con la sinistra mentre continuava a suonare le tastiere con la destra.
Dopo Tweedle Dee & Tweedle Dum (che sembra ora un pezzo antico - dice qualcuno - una sorta di classico) è la volta di un'altra delle perle della serata: The Lonesome Death of Hattie Caroll con la voce di Dylan a dominare magistralmente la canzone e con qualche voce isolata tra il pubblico che tenta di cantare il ritornello insieme all'uomo del Minnesota (senza riuscirci, però, perchè Bob non lo consente con il suo stile quasi spoken word): "But you who philosophize disgrace / And criticize all fears / Take the rag away from your face / Now ain't the time for your tears".
Parte poi Highway 61 Revisited con Dylan che accenna quasi dei passi di boogie dimostrando di divertirsi molto e sorridendo platealmente. Anche il pubblico si diverte e molte ragazze si dimenano senza posa all'irresistibile ritmo del capolavoro di Bob dall'album omonimo.
E Dylan resta sempre nell'ambito di quel disco perchè ritira fuori Desolation Row, in una versione memorabile, da qualcuno definita il miracolo di questa sera. Dopo una breve introduzione di chitarra acustica, con levità e chiarezza parte l'ipnotica ballata che tanto affascinò De Gregori (e poi De Andrè).
Dylan canta le liriche del brano in maniera estremamente chiara. "E' passato dal surreale alla nostalgia, dalla paura alla tristezza, dalla bellezza all'ironia, coprendo tutta la gamma delle emozioni", ci dice il già citato Carlos.
Si torna al rock con Most Likely You Go Your Way (And I'll Go Mine) e poi ad una aggressiva e tagliente versione di Masters of War che Carlos definisce "every-word-in-fire" (insomma, fuoco e fiamme ad ogni singola parola).
Il set si chiude come spesso avviene con  il classico "Summer Days, Summer Nights are gone..." e dopo la solita brevissima pausa, alle 22 e 40 i musicisti ritornano sul palco per i consueti inamovibili bis, Like A Rolling Stone ed All Along the Watchtower che, siamo costretti a ripeterlo ogni volta ma è la tipica scena cui si assiste in questi casi , fanno ballare e saltare in maniera entusiastica il pubblico, felice di non aver sprecato i soldi del prezzo del biglietto senza aver ricevuto la loro parte di Mito."
C'è chi è felice solo se ascolta Like a rolling stone ma stasera ci sono stati anche molti delusi che se ne sono andati via (alcuni dopo poche canzoni) schifati ed arrabbiati per la performance di Dylan.
"Ci sono davvero degli ignoranti senza speranza - dice ancora Carlos - Gente che anche se ha pagato solo 20 euro per il concerto viene colta da attacchi di pazzia e da frustrazione perchè non ha avuto quel che voleva e si aspettava qualcos'altro..."
"Ci sono pure quelli che chiedevano uno schermo gigante per vedere Bob Dylan... Se ci fosse stato quello almeno sarebbero stati soddisfatti visto che non lo sono stati dalle canzoni. O almeno dal modo in cui Dylan e la sua band le hanno suonate... Ma come ci si può aspettare di sentire lo stesso tipo di esecuzione, identica a quella della registrazione di quaranta anni fa? Una delle cose più grandi dell'arte di Dylan è che essa è viva, e sempre in crescita. Non è carne da museo dove "infinity goes up on trial". Il tempo è parte dell'opera di Dylan, non è l'opera di Dylan ad essere parte del tempo."
"Comunque - aggiunge Carlos - se volete vedere Bob Dylan come si deve dovete riuscire ad avvicinarvi quanto più possibile a lui facendovi largo tra la folla. Una volta che sarete vicini a lui, e "under his spell", tutto sarà a posto... Non avrete bisogno di alcun fottuto schermo gigante. Lasciatelo ai Rolling Stones e a Madonna".
Dylan saluta il pubblico con due rose nella mano sinistra e l'armonica nella destra poi svanisce con i suoi compagni mentre fuochi d'artificio illuminano il cielo nei festeggiamenti della giornata finale del ViaJazz Festival di Villalba (che oltre a Dylan ha visto sul palco anche BB King).
Ecco un commento finale di Andrea Orlandi:
In sintesi, a Madrid Bob è riuscito a dare uno dei migliori concerti degli ultimi 10 anni. Non ci sono altre parole. Già a Valencia c'erano stati segnali ottimi in It's allright ma e Highway 61, dopo il mediocre show di Roig. Alcune versioni (It's allright ma-Desolation Row-Masters of war-Hattie Carroll) sono state superiori ad ogni altra recente che ricordi e pari alle migliori performance di sempre, incluso '78 per It's allright ma. La band ha trovato un nuovo sound, simile al '78 (mi riferisco al violino per It's all right ma ed alla solista elettrica per Masters of war, con tonalità cupe con note sostenute come usava Billy Cross) e Bob all'organo è una miniera di idee di nuovi riffs, trascinando tutti gli altri in nuovi territori ogni sera. La voce poi, si sa, è in ottima forma. Mancava solo l'energia e l'inventiva, ma sono arrivate! Incrociamo le dita che mantenga questa verve per almeno un'altra settimana, e che si riposi pure in Francia.
Michele Murino


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