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sera per sera Bob in concerto |
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| Stoccolma, Svezia
Globe Arena 11 Ottobre 2003 1.To Be Alone With You
Bis: 15.Cat's In The Well
COMMENTO: Bob e la sua band approdano a Stoccolma città
storica e capitale della Svezia, per la seconda data del tour europeo;
sede del concerto la bella Globe Arena. Il concerto parte subito bene con
To Be Alone With You, in una versione ben diversa da quella presentata
durante il concerto di
Salvatore Esposito |
di Alessandro Cavazzuti L’attacco con To Be Alone With You non è male. Decisamente roccheggiante, la voce sufficientemente intensa anche se già si delinea la tendenza tipica di Dylan degli ultimi tempi a spezzare di netto il fraseggio, dando quasi la sensazione di voler prendere fiato. Se sia una necessità o una scelta precisa è difficile a dirsi, anche se l’effetto non è tutto sommato dei più felici. It’s All Over Now, Baby Blue rimane la
versione arruffata e priva di ogni tensione degli ultimi anni. Sono così
tanti i difetti di questo arrangiamento che a volerne citare alcuni non
c’è che l’imbarazzo della scelta.
Cry A While è la cosa migliore che ho sentito, anche perché qui il sound sporco non ci sta per niente male, e lo stesso dicasi per la voce, più cavernosa che mai, ma capace di arrivare allo stomaco, potente e intensissima. Tom Thumb’s Blues è sicuramente
una bella sorpresa. Qui Dylan trova forse il miglior fraseggio vocale di
tutto il concerto. Niente di stellare, per carità, però riesce
ad essere incisivo al punto giusto.
Dopo una partenza molto incerta, It’s Alright Ma si riprende ma non decolla mai veramente. Vale lo stesso discorso, anche se in misura minore, fatto per Baby Blue. La performance di Dylan, e qui anche quella della band, non riescono a rendere al meglio la drammaticità della canzone. Mancano i crescendo di cui questa canzone ha bisogno come del pane, il sound è abbastanza caotico e unidimensionale. Lo stesso suono arruffato lo sento in Things Have Changed, che peraltro Dylan ultimamente canta con un certo pathos, ma il sound è veramente approssimativo. Highway 61 è la solita versione,
potentissima e trascinante, dove George Receli la fa da padrone assoluto,
guidando la band con grande personalità, soprattutto negli stacchi
che intermezzano le strofe.
Boots of Spanish Leather viene decisamente
ritoccata rispetto alla classica versione acustica di sempre. Intanto Dylan
suona la chitarra elettrica e non è cosa da poco vista la dedizione
totale nei confronti della tastiera manifestata negli ultimi tours.
Love Sick soffre della sindrome di Baby Blue e It’s Alright Ma, priva di misura, troppo caricata, anni luce dalle versioni anche solo di 4-5 anni fa. Dopo l’ascolto dei primi due minuti di Every Grain Of Sand mi sentivo quasi a disagio. Non si poteva certo dire che fosse una brutta versione, cantata discretamente, suonata bene. Eppure qualcosa non tornava. Poi, proseguendo nell’ascolto, mi sono reso conto che Dylan la cantava come se chiedesse di essere ascoltato, quasi sentisse di voler dimostrare qualcosa. Dubito che sia effettivamente così ma l’impressione era quella. Ancora una volta, manca nei fraseggi vocali un denominatore comune, quel quid che leghi fra loro i versi dando omogeneità alla performance. Presi uno alla volta hanno il loro effetto, anche piacevole, ma nell’economia della canzone l’impressione generale è che Dylan prenda mille strade diverse, slegate una dall’altra e destinate a non incontrarsi mai. Ciò per cui temevo di più, mentre mi accingevo ad ascoltare
questi mp3, era lo stato della sua voce.
Alessandro Cavazzuti |
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