Kansas City, Missouri
Midland Theatre

17 Aprile 2006

01.  Things Have Changed
02.  The Times They Are A-Changin'
03.  Tweedle Dee & Tweedle Dum
04.  To Ramona,
05.  Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again
06.  Love Sick
07.  I'll Be Your Baby Tonight
08.  Ballad Of A Thin Man
09.  I Don't Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
10.  Cold Irons Bound
11.  Lay, Lady, Lay
12.  Cat's In The Well

Bis:

13. Like A Rolling Stone
14. All Along The Watchtower

La band:

Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, banjo, pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria


Lasciamo il Texas assolato al seguito del bus di Bob, Tony, Stu, Donnie, George e Denny e torniamo a Nord allontanandoci dal confine messicano, diretti verso il Missouri, uno stato del Midwest, anche se molti "missouriani" ancora oggi lo considerano uno stato del Sud (e così lo considerava Mark Twain nato ad Hannibal) tanto che durante la Civil War molti si schierarono dalla parte dei Confederati.
Il Missouri, definito "La Porta dell'Ovest", fu il punto di partenza e di ritorno della celebre spedizione di Lewis e Clark, la prima spedizione via terra in territorio ameircano fino alla costa del Pacifico e ritorno.
"Quando ero nel Missouri non mi lasciavano stare... Dovetti andarmene in fretta, vedevo solo quello che mi lasciavano vedere..." cantava Bob in Trying to get to heaven... Stavolta però lo lasciano stare eccome, tanto è vero che a Kansas City Bob e soci si esibiscono per ben due sere di fila e non hanno nessuna fretta di andarsene.
Quanto a noi, il paradiso le cui porte cerchiamo di varcare prima che siano chiuse è naturalmente il Midland Theather dove appunto è di scena il Bob Dylan Show.
Kansas City è la più grande città del Missouri e sorge alla confluenza dei fiumi Missouri e Kansas. Walt Disney fondò qui il suo primo studio di animazione (in fondo a questa pagina un'immagine significativa). E fu qui che Bob scrisse "Just like a woman" nel giorno del Ringraziamento, in un giorno di digiuno non forzato (nel senso che Bob non aveva fame e rimase nella sua stanza d'albergo a scrivere...).
Arriviamo al bellissimo Midland Theater e avviciniamo Mr. Michael Mahoney al quale chiediamo che ne pensa della "venue" di stasera (il cui esterno potete vedere nella bella foto qui sotto).
"Beh, il Midland Theatre è senza dubbio una di quelle grandi sale che ormai vanno scomparendo. I proprietari dicono che si tratta di una reliquia degli anni '20..."
Ti piace lo stile?
"Sì... Con il suo design intricato e le decorazioni classiche il Midland ti dà la sensazione di trovarti in un posto davvero speciale... Lo sai che James Taylor ha suonato qui pochi giorni fa e ha detto ironicamente al pubblico ammirando il palco adornato: 'Come mai la palla di ferro delle squadre di demolizione lo ha risparmiato?...'?"
Il Bob Dylan Show si apre come sempre con l'entrata in scena di The Strangers, puntuali come un orologio puntuale alle 7.30 (PM, of course). Fanno il solito paio di canzoni e poi entra la prima star della serata (e non la più grossa :o) ) il buon vecchio Merle Haggard, il californiano di ferro, che si unisce ai suoi strangers (ben nove gli elementi sul palco, una chitarra elettrica, un basso elettrico, un sassofono, una pedal-steel, tastiere, batteria, violino, basso e la chitarra di Merle) e regala un'ora di buona musica country-style con perle come "Workin' Man Blues" e anche "As Time Goes By."
Tra l'altro Merle ad un certo punto dice rivolto al pubblico: "Non dobbiamo ascoltare quello che dice George W. Bush!", e canta una canzone che parla del Viet-Nam.
Merle Haggard e soci suonano fino alle 8:45 e poi è la volta della stella più grande a salire sul palco (e non una worn-out star).
Prima della sua entrata assistiamo al rito della statuetta dell'Oscar, posizionata su un amplificatore ed illuminata di luce propria (ehm, di quella di un piccolo 'spotlight' personale :o) ) mentre l'incenso, che apprendiamo essere del tipo Nag Champa, si spande nell'aere con un profumo inebriante e che dà inizio al rito.
Notiamo ancora una volta che non c'è più il logo con l'occhio di Horus utilizzato come fondale mentre fortunatamente la tastiera di Bob è posizionata ancora una volta più centrale sul palco in modo tale che Dylan non sia troppo defilato e quindi nascosto agli occhi del pubblico.
Bob e i suoi confederati del Missouri si materializzano sul palco e sono tutti vestiti di nero con ben cinque cappelli neri su sei teste :o)
La voce di Bob stasera è ancora una volta molto chiara. La band viene definita "forte" da più di un fan... segno che forse pian piano la bilancia del gradimento si va riequilibrando dopo le critiche dei giorni iniziali di questo tour (anche se più giù sentiremo qualcuno che rimpiange ancora i tempi andati)...
Si parte con Things Have Changed - che visto l'Oscar dietro Dylan è quanto mai appropriata - con Bob che è ovviamente dietro la sua tastiera in 'modalità organo' e con Donnie Herron al violino.
Come ti è sembrata questa versione?, chiediamo a Michael...
"Solida!", ci risponde. "E' un inizio potente! Mi sa che sarà uno show buono quello di stasera..."
"United we stand, divided we fall" recita lo stemma sulla bandiera del Missouri e Bob e soci stasera rispettano alla lettera il motto visto che sembrano molto uniti ed il sound è solido e compatto (e certo non cadranno qui a KCMO).
Il secondo brano della serata è The Times They Are A-Changin' con Bob che usa per la prima volta l'armonica stasera, Kimball alla chitarra acustica e Herron alla pedal steel. Sentiamo qualche commento.
"The times they are a-changin'" è stato uno dei vertici della serata, ci dice uno spettatore. "L'ha cantata in modo riconoscibile senza alterarne la melodia..."
Dylan si produce anche in un potente assolo di armonica, una delle cose più belle dell'intero show.
Un consiglio a Bob. Quando parti con la scaletta con Things have changed e The Times They Are A-Changing', perchè non chiudi il trittico con Changing of the guards? Sarebbe appropriato, no? (e faresti felice un bel po' di hard-core fans). E magari potresti anche esagerare proseguendo con Ye shall be changed, You changed my life, Gonna change my way of thinking e A change is gonna come (e allora non li faresti felici ma strafelici) :o)
Si passa a Tweedle Dee & Tweedle Dum con Donnie sempre alla pedal steel. Sentiamo ancora Michael: "Il 'groove' è solido, però, nonostante questa band suoni potente, Tweedle è la prova che la miglior band del Never Ending Tour resta, a mio avviso, quella in cui militavano Campell e Sexton."
Quindi non ti piace questa versione?
"No, no la mia è un'osservazione generale, non mi lamentavo in particolare di questa canzone..."
Segue una splendida To Ramona (che aggiunge un tocco di tenerezza alla serata) con Bob ancora all'armonica e Donnie al mandolino elettrico.
Mentre il pubblico di tanto in tanto tributa delle standing ovation alla fine dell'esecuzione dei brani (sono tutti rigorosamente seduti durante il concerto) scambiamo un commento sulla setlist con Michael: "L'unica cosa buona delle scalette rigide è che sai cosa aspettarti... Io però preferisco decisamente scalette più flessibili..." ci dice Mr. Mahoney. E in effetti la setlist di stasera - quasi fotocopia di quella di Las Vegas - è una di quelle standard, anche se a mio avviso è più interessante di quella che si apre con Maggie's Farm... Mentre discutiamo ecco che partono le prime note di Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again con Stu alla chitarra acustica e Donnie alla pedal steel.
"E' una delle mie canzoni preferite di Zimm - ci dice Michael - ma a parte questo mi sa che sarà uno degli highlight della serata... Senti il fraseggio di Bob? E' davvero straordinario... ci sono volte che sembra intrappolato, altre volte sembra addirittura un condannato..."
Mi sembri al settimo cielo...
"E' una delle più potenti versioni di una canzone che io abbia ascoltato..."
Bob ritira fuori la sua armonica su Mobile e ci regala un altro di quei memorabili assoli che solo Zimm, come lo chiama Michael, è in grado di eseguire. Per tutto il brano Dylan e i suoi compagni sembrano davvero divertirsi e di tanto in tanto si scambiano sorrisi...
Mentre le luci sul palco cambiano e diventano gialle, vediamo Donnie che va a prendere il suo mandolino elettrico e capiamo che sta per arrivare Love Sick.
Il suono dell'organo di Bob è una vera delizia ed ormai è evidente che su alcuni brani ci va davvero a fagiolo (o meglio, "ci casca a pisello", come diceva l'Abatntuono di terrunciella memoria... :o) )
Michael, che evidentemente stasera è in vena di pronunciamenti lapidari, ci dice: "E' uno dei più grandi nuovi arrangiamenti di una canzone che abbia mai sentito da parecchi anni a questa parte..."
Herron torna alla pedal e parte I'll Be Your Baby Tonight che stasera, chissà se per l'influenza di Merle Haggard, ha uno swing tutto texano che ovviamente si adatta alla perfezione a questo piccolo gioiellino di "John Wesley Harding", il brano che - disse Bob sibillinamente - "mi piace pensare sia stato scritto in un posto in cui non c'è dolore..."
Che ne dici della pedal steel?, chiediamo a Mike.
"Perfetta! Funziona benissimo in questo brano..."
Cortney McKay ci dice a proposito di questa canzone: "Preferisco di gran lunga queste nuove liriche rispetto a quelle originali di John Wesley Harding. E sono anche un po' differenti rispetto alla versione che sentii sempre qui a Kansas City all'Uptown Theatre. Oggi Bob ha cantato "shut the blinds, shut em' tight, tonight its going to last all night," (chiudi le tendine, chiudile completamente, stanotte durerà tutta la notte) mentre allora aveva cantato "it might last all night." (forse durerà tutta la notte). Molto ottimistico da parte sua :o)
Ballad Of A Thin Man con Donnie alla lap steel non è uno dei vertici della serata, come qualcuno avrebbe potuto pensare, ma è sempre bello ascoltare questo vero e proprio capolavoro di "Highway 61 Revisited"
In controtendenza Mr. McKay: "Non avrei mai immaginato di essere così fortunato da sentire questa canzone dal vivo. Chi è Mr. Jones? Diavolo, a questo punto non m'importa di saperlo. E' stata davvero una grande performance e sono davvero contento che Bob fosse dietro le tastiere per questa canzone. E' stato uno dei vertici della serata e l'armonica di Bob è fantastica, è stato tutto talmente bello che non riesco a dirlo a parole."
Dopo una I Don't Believe You (She Acts Like We Never Have Met) in cui Bob si scatena nuovamente all'armonica, ci tuffiamo nella magia di Cold Irons Bound il cui nuovo riff è davvero lacerante.
Quando arriva al verso che recita "...looking at you and I'm on my bended knee," Bob si abbassa davvero sulle ginocchia! Una coincidenza? :o)
Che te ne sembra di Bob stasera?, chiediamo a Mr. Mark Goodwin...
"Mi sembra che per un uomo della sua età ha un aspetto decisamente buono. Non mi sembra vecchio o stanco o roba del genere... E poi vuoi sapere una cosa? E' la mia umile opinione ma è DANNATAMENTE BRAVO a suonare l'organo!"
Il fondale nero del palco si illumina delle solite bellissime lucine blu in stile cielo stellato e qualcuno si aspetta Shooting Star. Arriva invece Lay, Lady, Lay che scatena l'entusiasmo del grosso pubblico e la cosa conferma ancora una volta (se mai ce ne fosse bisogno) che i fans hard-core ai concerti di Bob sono davvero pochi e che la gran massa di pubblico non aspetta altro che sentire le canzoni più celebri, come questo greatest hit da Nashville Skyline.
Ad esempio una coppia vicina a noi, sposata nel '67, si alza dai posti a sedere e si mette a ballare, e moltissime altre coppie in età avanzata (o comunque non più giovanissime) si alzano in piedi durante questa canzone.
Donnie Herron torna al violino per il finale del set con Cat's In The Well che ha una frizzantezza (si potrà dire?) molto blueseggiante.
"Very nicely done!", sentenzia Mr. Mahoney, mentre sul fondo del palco appare solo la corona (senza l'occhio) in blu.
I due "encore" come dicono gli yankees :o) sono sempre quelli - ovvero Like a rolling stone e All along the watchtower - e ricollegandoci al discorso fatto prima per Lay lady lay confermiamo che la gran massa di persone va fuori di testa appena riconosce le prime note (e tutti si alzano in piedi a ballare su Lars)... Sono persone che nemmeno hanno riconosciuto brani come Tweedle Dee & Tweedle Dum, Love Sick, Cold Irons Bound e Cat's In The Well e che sembra invece non aspettino altro per tutta la sera di sentire Lars o Aatw e magari Blowin' in the wind, Knockin' on heaven's door e Forever young.
E ora tutti a dormire perche domani si replica, sempre qui al Midland Theatre, KCMO...
Michele Murino
ps: la foto dell'esterno del teatro è tratta da No direction home page: http://gadugger.googlepages.com/home
ps2: KCMO sta per Kansas City, Missouri, in alternativa a KCK che sta per Kansas City, Kansas.




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