Grand Prairie, Texas
Nokia Theatre

15 Aprile 2006

01. Maggie's Farm
02. She Belongs To Me
03. Lonesome Day Blues
04. Queen Jane Approximately
05. 'Til I Fell In Love With You
06. It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
07. Don't Think Twice, It's All Right
08. Highway 61 Revisited
09. Every Grain Of Sand
10. Cold Irons Bound
11. Boots Of Spanish Leather
12. High Water (For Charley Patton)

Bis:

13. Like A Rolling Stone
14. All Along The Watchtower

La band:

Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, banjo, pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria


Bob Dylan è ancora in Texas per l'ultima tappa di questo breve mini-tour nello stato della "lone star", prima di proseguire il suo cammino attraverso gli Stati Uniti a Nord-Est, verso il Missouri.
Lasciatasi alle spalle la bella città di San Antonio con i suoi parchi a tema di SeaWorld e Fiesta Texas, il tour bus di Bob (è uno spettacolo a vedersi) percorre la Highway 35 verso Nord in direzione di Dallas per raggiungere la nuova tappa texana, Grand Prairie (che starebbe poi per Grande Prateria), una città di circa 140.000 abitanti situata nella Dallas County (ed in parte anche nella Tarrant County e nella Ellis County).
Un tempo la città si chiamava Dechman, dal cognome del ricco possidente che ne fu fondatore, ma nel 1877 cambiò il nome in Grand Prairie dopo che - stando a quanto racconta la leggenda - una celebre attrice scese dal treno alla stazione della cittadina ed esclamò "Oh my, what a grand prairie!" ("Accidenti, che grande prateria!")
Lo show di oggi si svolge presso il Nokia Theatre, una sala che, ci dice il nostro amico Dan Lewbel, sarebbe più indicata per spettacoli in stile Broadway o Barney on Tour che per un concerto rock.
Come sempre Merle Haggard apre lo show e chiediamo a Dan cosa ne pensa.
"E' difficle credere che Merle ha solo 4 anni più di Bob..."
Perchè?
"Mi sembra vecchissimo... almeno 140 anni più vecchio. E anche 140 chili più pesante..."
Che ne dici del suo stile?
"E' molto differente rispetto a quello di Bob. Molto alla Cash... Le 'Honky Tonk Mama' e 'I Think I'll Just Stay Here And Drink' che ha fatto prima sono straordinarie... Hai visto che standing ovation che gli ha tributato la folla?..."
Dopo un'oretta, come al solito, il set di Merle ha termine.
In perfetto orario Bob si presenta sul palco tra le ovazioni del pubblico texano e Bob si va a piazzare dietro le sue "keyboards" sistemate quasi a centro palco. E' vestito completamente di nero con il suo immancabile cappello da cowboy che non si toglierà mai per tutta la serata.
Stasera Bob e i suoi 'mandriani', vestiti completamente di grigio, propongono la stessa setlist di San Antonio con la sola sostituzione di Girl From The North Country al cui posto viene eseguita Boots of Spanish Leather (ed in effetti cambia pochissimo vista la comunanza tra le due canzoni).
Diciamo subito che lo show di stasera è stato davvero STREPITOSO!!!! Forse il migliore tra tutti quelli fin qui inanellati da Bob in questo tour. Bob ha cantato in maniera SUPERLATIVA tutti, ma proprio tutti i brani, con un impegno, una partecipazione, una grinta ed una decisione davvero encomiabili.
Variazioni di tonalità, tenerezza, trasporto, perizia nell'esecuzione. Una performance SPIRITATA con Bob che sembrava davvero sugli spalti di Alamo, di cui parlavamo ieri, a respingere l'assalto dei Messicani di Santa Anna. Davvero ispiratissimo.
Così, chi in un primo tempo ha avuto qualche dubbio vedendo che la setlist si incamminava verso il più trito deja vu si è dovuto ricredere per le gemme che Bob ha incastonato nella scaletta di questa sera.
Oltretutto il lavoro dell'uomo del mixer è stato davvero degno di lode, il suono è stato perfettamente bilanciato e la voce di Bob è risuonata forte e chiara, sempre in primo piano.
Si parte con Maggie's Farm con Donnie alla pedal steel. Ottima versione anche se qualcuno rimpiange quella del 2002 dei tempi di Charlie Sexton e Larry Campbell.
Il suono dell'organo colora decisamente in maniera piacevolissima la canzone. Bob canta divinamente e ci sono dei punti davvero irresistibili come quando canta "...every tiiiiime (pausa) you slam the doooor...", peccato che smangiucchi un po' l'entrata di ogni strofa, come se si avvicinasse al microfono con un attimo di ritardo. Comunque davvero un inizio superlativo e la gente è già impazzita dopo una sola canzone!
Il secondo brano della serata è She Belongs To Me con Donnie ancora alla pedal steel. Però dopo un po' è costretto a passare alla lap steel a causa di una corda che si rompe e che verrà sistemata poco dopo.
E veniamo a Bob. Il downsinging è davvero irresistibile, ormai me ne sono convinto. Tutti i finali di verso (baaaaack, faaaaaalll, speeeeeak, etc.) sono piacevolmente tenebrosi.
Il brano ha un sapore quasi western negli interludi strumentali chitarristici.
Quando arriva al verso che recita "She's a hypnotist collector you are a walking antique..." Bob fa impazzire il pubblico con una pronuncia "a scatti" con un tempo accelerato: "Shesa-hyp-no-tist-col-lector..." Strepitoso. Anche qui il sound dell'organo di Bob è davvero una panacea.
Nel finale Mr. Zimmy si produce in un assolo di armonica che strappa più di un applauso e l'entusiasmo del pubblico texano.
E si passa a Lonesome Day Blues che parte con un attacco di organo 'a solo' davvero bello. Vi piaceva la versione di "Love and theft"? Beh allora questa vi farà andare fuori di testa!!! Quando arriva alla terza strofa Bob fa una cosa che mi fa andare in visibilio, pronuncia in maniera "liscia" (diciamo così) il primo verso "My pa he died and left me, my brother got kiiiiilled in the war...", poi improvvisamente sale di tono nel secondo verso con una leggera accelerazione e sputa fuori in maniera irresistibile attaccando tutte le parole una all'altra: "I saidmypahediedandleftme, my brothergotkilled in the waaaaaar... sisterranoff and got marriednever was heard of any moooore..." Da applausi. Per tutto il brano il fraseggio di Bob è serrato e trascinante e ad ogni strofa la voce modella la melodia dandole sfumature sempre diverse e lo si nota in modo particolare nella strofa "Well, the road's washed out, weather not fit for man or beast..."
E' poi la volta di Queen Jane Approximately. La canzone parte in sordina con Bob che sussurra le parole quasi recitandole, poi pian piano sale di tono, e anche qui l'organo è assolutamente piacevole da ascoltare negli incastri tra un verso e l'altro. Nel finale Bob si produce in un altro assolo di armonica decisamente bello con l'organo che si interseca con l'armonica rincorrendola fino alla fine.
Durante lo show assistiamo ad un curioso siparietto con un gruppo di persone di lato che continuano a gridare in direzione di Stu Kimball "Get Out of the Waaaaaay!" (Praticamente "Togliti davanti!") perchè il povero Stu impallava Bob, almeno dalla visuale del gruppetto di persone in questione.
'Til I Fell in Love With You mi piace di meno rispetto alla versione di Stockton ma è comunque bella in questo nuovo arrangiamento, anche se non è uno dei brani migliori della serata e mi sembra che a volte l'organo se ne vada un po' per conto suo rispetto alla melodia.
It's Alright Ma (I'm Only Bleeding) è forse il brano meno convincente della serata perchè non ha mai una vera e propria impennata e Bob la canta in maniera un po' piatta. Solo il violino di Donnie verso le strofe finali la "smuove" un po' da una ripetitività alquanto stagnante. Anche qui l'organo sembra un po' fuori posto.
Don't Think Twice It's Alright è il gioiello prezioso di stasera. L'arrangiamento è molto rispettoso dell'originale ma il fraseggio di Bob come vedremo sarà assolutamente unico. Una bellissima armonica si intreccia in apertura con l'immortale riff di chitarra. Ad ogni finale di strofa il pubblico applaude entusiasta e l'organo qui ritorna prepotentemente sugli scudi con dei contrappunti alla voce di Bob davvero splendidi. Un discorso a parte merita la seconda parte della seconda strofa che Bob reinventa completamente da un punto di vista e melodico e della scansione con una divisione del tutto inusitata in una sorta di montagne russe con il tono che va prima su e poi giù
Still I wish (su)
there was somethin' (giù)
you would do (su)
or say (giù)
To try and (su)
make me (giù)
change my mind (su)
and stay (giù)
We never did (su)
too much talkin' (giù)
anyway (su)
So don't think twice (su) it's all riiiight ...
La stessa cosa si verifica nella seconda parte della terza strofa (I'm a-thinkin' and a-wond'rin' all the way down the road...) con la scansione di nuovo frammentata in maniera incredibilmente bella ma stavolta senza un eccessivo su e giù di tono bensì con uno splendido crescendo (e relativa accelerazione del fraseggio) che culmina con "...she wanted my sooooul" (e anche qui con la melodia completamente riscritta). Il finale è una splendida, interminabile, estenuante cavalcata armonica/chitarra tra le ovazioni e i fischi di approvazione del pubblico. La gemma della serata.
Dopo una Highway 61 Revisited bella ma non memorabile ecco arrivare Every Grain of Sand, un altra delle perle della serata con Bob che pronuncia ogni singola parola della canzone con una precisione ed una potenza espressiva davvero rare.
Intanto il pubblico assiste compostamente seduto allo show ma alla fine di ogni canzone si alza in piedi per tributare un'ovazione a Bob e ai suoi musicisti.
Sentiamo ancora Dan... Che te ne pare di Bob, amico?
"Dylan è ON stasera!!!!! Hai sentito come sta cantando le vecchie canzoni?"
Che ne dici della band?
"Mi sembra affiatata e ben rodata... Però Tony Garnier e Donnie Herron mi sembra che abbiano avuto qualche problema durante qualche brano... Comunque mi sembra una grande band..."
Anche se non ci sono stati grandi assoli?
"Sì è vero, però è stato comunque divertente vederli all'opera. Il "sound" di questo show mi è piaciuto molto..."
Il primo set si chiude con una ipnotica Cold Irons Bound caratterizzata ancora da una prova vocale di Bob pressochè perfetta, con una tenera Boots of Spanish Leather e con una bella High Water (for Charlie Patton).
Dopo cinque minuti Bob e soci tornano sul palco ma anche stasera i bis non cambiano, con una travolgente Like A Rolling Stone ed una sempre affascinante All Along The Watchtower cui l'organo mi sembra aver conferito un "mood" ulteriormente inquietante (ma qualcuno si lamenta "di quello stupido effetto eco un po' psichedelico nella terza strofa").
Domani si va in Missouri!!!! (sperando di non dover... to leave there in a hurry... trying to get to heaven...) :o)
Michele Murino



E' UNA PRODUZIONE
TIGHT CONNECTION