San Antonio, Texas
Municipal Auditorium

14 Aprile 2006

01. Maggie's Farm
02. She Belongs To Me
03. Lonesome Day Blues
04. Queen Jane Approximately
05. 'Til I Fell In Love With You
06. It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
07. Don't Think Twice, It's All Right
08. Highway 61 Revisited
09. Every Grain Of Sand
10. Cold Irons Bound
11. Girl From The North Country
12. High Water (For Charley Patton)

Bis:

13. Like A Rolling Stone
14. All Along The Watchtower

La band:

Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, banjo, pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria


Prosegue il mini-tour texano di Bob che si sposta ad Est attraverso lo stato della stella solitaria in direzione di San Antonio.
Noi ovviamente lo seguiamo a ruota restando nella sua scia sulle assolate highways texane a bordo della nostra cadillac rosso fiamma con otto carburatori.
San Antonio è il capoluogo della Contea di Bexar e deve il nome a Sant'Antonio da Padova, il santo il cui nome ricorreva in quel lontano giorno del 1691 in cui per la prima volta gli spagnoli si insediarono in questa zona.
E' una delle città più grandi degli Stati Uniti (ottavo posto) e la seconda del Texas dopo Houston, con oltre 1 milione di abitanti.
Anche qui, come ad El Paso, è forte la presenza militare dal momento che nei dintorni di San Antonio ha sede il presidio dell'U.S. Army, Fort Sam Houston, (oltre alle basi aeronautiche di Lackland, Randolph e Brooks). Ma anche stasera niente Masters of war per Bob! :o)
Se venite da queste parti "...ricordatevi di (visitare) Alamo!" (Vedi foto sotto)
Nella vecchia missione spagnola di El Alamo, Davy Crockett ed i suoi difesero fino all'ultimo uomo il Texas dagli assalti dei messicani del generale Antonio Lopez De Santa Anna, durante la Rivoluzione Texana, in una storica battaglia tra il febbraio e il marzo del 1836.
E, allo stesso modo, 170 anni dopo Bob Dylan, armato del suo organo e della sua armonica e arroccato nel suo fortino di buona musica, difende quest'ultima dalle porcherie che circolano di questi tempi. L'ho sempre detto che Bob è un Eroe! :o)
Con il suo tour bus, Dylan arriva in città, passa per il Paseo del Rio, supera la Torre delle Americhe e guadagna la strada del Municipal Auditorium.
Chissà se prima ha fatto una rapida visita al suo amico Augie Meyers, che vive qui.
Così come ci viveva l'altro suo grande amico di vecchia data, Doug Sahm, purtroppo scomparso 7 anni fa. Vi ricordate quando Bob partecipò al progetto "Doug Sahm and Band", nel 1972, un album per la Atlantic con la produzione di Jerry Wexler (e la collaborazione dello stesso Dylan) che riuniva un supergruppo composto tra gli altri da Bob, Dr. John, David Bromberg e Flaco Jimenez, oltre naturalmente a Doug Sahm? "Suonai la chitarra e le tastiere su quell'album di Doug Sahm - ricorda Dylan - e cantai su un paio di pezzi, "Wallflower" e "Blues stay away from me". Andai semplicemente a vedere cosa combinava Sahm... Andammo a casa di Jerry Wexler... Non ricordo perchè volle che prendessi parte a quell'album... Io suonavo una Telecaster e lui suonava tutti i fill...".
"...Qualcuno va a San Antone o a Phoenix, Arizona...?", cantavano nel supergruppo...
Lo show di stasera ha luogo, come detto, al Municipal Auditorium che è un complesso dalla forma circolare caratterizzato da un stile "old-fashion", con le sue cupole dorate, le sue tegole ed un'antica e bellissima facciata.
Mr. Bill Shute ci fa notare che i posti dell'Auditorium sono tutti eccellenti fatta eccezione per quelli nei due angoli. Controlliamo i nostri biglietti: aargh! Sono proprio quelli dei posti di cui parla Bill! Vabbè, poco male, basta che Bob stasera sia in forma... :o)
Ci guardiamo intorno e notiamo che la sala è praticamente piena, tranne che per un po' di posti economici sulla balconata... E notiamo che - come spesso avviene da queste parti - ci sono i gruppi di supporto dell'altro vecchio amicone di Bobby, ovvero Kinky Friedman, che mostrano fieri i soliti cartelli con su scritto "Kinky Friedman For Governor".
Tra il pubblico ovviamente anche molti fans di Merle Haggard, che come al solito apre il Bob Dylan's Show, fans che dimostrano di amare molto anche Bob (e vorrei vedere!!! :o) ). E, naturalmente, si verifica anche il contrario, ovvero fans di Bob che si godono beati l'opening act di Merle.
Alle 8.00 PM fanno la loro comparsa sul palco The Strangers che si lanciano in una splendida e bollente versione di un classico country dei bei tempi andati, la Restless di Carl Perkins (autore di cui Bob ha cantato Matchbox  e Blue Suede Shoes) seguita da un sentito tributo a Waylon Jennings, celebre cantante country morto nel 2002.
Subito dopo arriva Merle sul palco per unirsi ai suoi Strangers e per deliziare come al solito la folla per circa un'ora con canzoni che provengono da ben 4 decadi con brani blues, western swing o il classico Bakersfield sound (Bakersfield è la città natale di Merle e Bob vi ha suonato 6 giorni fa).
Nero è l'intero complesso dello show di Merle (nero il suo abito, nero il sipario, nero il palco) ma dorato il suono che egli propone.
Registriamo sempre apprezzamenti per i set di Merle e i dylaniani che sentiamo sono tutti ben felici che Bob abbia scelto per il secondo anno Merle come suo "supporter".
Il set di Mr. Haggard, sorta di raccolta di greatest hits, termina e aspettiamo trepidanti quasi mezz'ora (durante la quale i neri drappeggi del fondale vengono sostituiti da quelli rosso scarlatto della scenografia dylaniana) prima che si spengano le luci e Bob ed i suoi Texas rangers spuntino dall'oscurità tra le ovazioni della folla.
Anche stasera niente sorprese in apertura (e a dire il vero per l'intera setlist) con la nuova versione di Maggie's Farm. Cogliamo un po' di commenti: "E' evidente che questa è una grande band..." - ci dice un fan entusiasta.
Ma non ti mancano Larry Campbell e Charlie Sexton?
"Certo, con la loro assenza qualcosa manca, in effetti... ad esempio non ci sono le seconde voci... ma la notizia grossa è che Bob sta suonando l' ORGANO ora!!!"
Dunque sei contento del cambio di strumento?
"Beh, considerando che l'organo è parte così fondamentale di molti classici di Dylan in studio, direi proprio di sì... Come i pezzi con l'organo del grande Al Kooper o anche di Augie Meyers... E ora è grande vedere Dylan stesso tessere linee d'organo con un bellissimo e cripitco riverbero nei nuovi arrangiamenti dei suoi classici..."
Beh, direi che finora in un sondaggio ipotetico relativo all'accoglienza riservata al "nuovo sound" di Bob registriamo un cento per cento di consensi, camera, senato, voti dall'estero e senatori a vita. Forse converrebbe fondare un partito dell'Organo anche in Italia (Forza Hammond? L'Hammond nel pugno? Uniti nell'Hammond?).
Dopo Maggie's Farm con Donnie alla pedal steel è la volta di She Belongs To Me che è bella come sempre con Bob impegnato in un grande assolo di armonica e con l'ormai già "mitico" downsinging (ovvero Bob che va giù giù giù giù col tono nei finali di strofa) a caratterizzare il brano.
Cogliamo un po' di giudizi sulla voce di Bob: "E' stato chiaro fin dalle prime battute di Maggie's Farm che Dylan stasera è in eccellente forma vocale e non sta cadendo nei manierismi che ogni tanto fa venir fuori..."
Il terzo brano è Lonesome Day Blues seguito dalla solita splendida Queen Jane Approximately (bella, bella, bella, veramente bella, spero che Bob non la tolga dalla setlist quando verrà in Italia) con ulteriori assoli di armonica di Dylan e da molti considerata uno degli highlights della serata.
Si prosegue con 'Til I Fell In Love With You in una setlist che è la copia carbone di altre recenti.
Stu Kimball, alla sinistra del palco dal punto di osservazione del pubblico, si prende più assoli di Freeman, a destra sul palco di fianco a Tony Garnier. Qualcuno si lamenta della cosa e vorrebbe più spazio per Denny, giudicandolo un eccellente chitarrista blues.
Dopo It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding) con il solito bel violino di Donnie, Don't Think Twice, It's All Right riceve una vera e propria standing ovation del pubblico e si aggiudica senza dubbio la palma di brano più applaudito della serata.
Poi Highway 61 Revisited ed Every Grain Of Sand, un altro degli highlights dello show.
A questo punto, a costo di sembrare ripetitivi, dobbiamo davvero riconoscere che Bob sta CANTANDO, a differenza di qualche tempo fa. L'attuale fraseggio è davvero quanto di più bello si sia sentito negli ultimi tempi, Bob appare voglioso di scandire i versi, di rivestirli di sfumature e di dare ad ogni parola (o quasi) l'importanza che merita.
Seguono Cold Irons Bound e Girl Form The North Country che è stasera alquanto "rappezzata" per quanto riguarda le liriche. Anche qui Bob ci regala bellissimi passaggi all'armonica.
High Water (For Charley Patton) è un altro dei vertici dello show grazie anche al solito eccellente lavoro di Donnie Herron al banjo.
I bis sono i soliti con Like A Rolling Stone, che stasera ci regala un fraseggio da parte di Bob davvero entusiasmante in alcuni passaggi, ed All Along The Watchtower.
Michele Murino


Bob Dylan, Davy Crockett, Jim Bowie e William Travis ad Alamo!



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