Londra, Inghilterra
Brixton Academy

21 Novembre 2005

01. Rumble (strumentale di Link Wray) (incompleta)
02. Maggie's Farm
03. The Times They Are A-Changin'
04. Million Dollar Bash
05. It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
06. Moonlight
07. Down Along The Cove
08. Boots Of Spanish Leather
09. Cold Irons Bound
10. Mr. Tambourine Man
11. Tweedle Dee & Tweedle Dum
12. Visions Of Johanna
13. Honest With Me
14. Waiting For You
15. Highway 61 Revisited

Bis:

16. London Calling (Dylan ha cantato solo la prima strofa)
17. Like A Rolling Stone
18. All Along The Watchtower

La band:

Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra solista
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, mandolino elettrico, banjo, pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria

In una Londra nebbiosa Bob e i suoi companeros tengono il secondo concerto dei cinque previsti alla Brixton Academy e stasera Bob continua con le magie e anzi estrae dal cappello canzoni assolutamente inaspettate e memorabili.
Alle 7.30 la solita Fanfara comincia a diffondersi dagli altoparlanti... Alle 7.45 la band fa la sua comparsa sul palco con Dylan vestito immancabilmente di nero (ma con camicia bianca stavolta) e al posto del cappello da gaucho ha il suo celebre Stetson. La band in marrone chiaro con camicia nera (!).
Come già nella serata precedente Bob si lancia in una introduzione strumentale tratta da Rumble di Link Wray, e anche stasera il brano dura meno di un minuto ma fa da perfetto cappello a una tirata Maggie's Farm
Note positive provengono dai commenti relativi alla qualità del sound grazie agli impianti della Brixton Academy che hanno funzionato alla perfezione: "Il suono è stato chiaro - ha detto Graham Cole - uno dei migliori che io ricordi negli show di Dylan negli anni recenti. Il volume della musica era forse tenuto leggermente più basso ma è chiaro che Bob voleva che noi ascoltassimo bene quelle meravigliose liriche."
Il terzo brano della serata è stato The Times They Are A-Changin', una esecuzione solida con Dylan che ha dimostrato la sua capacità nel dare significato alle parole con una interpretazione forte, a volte rauca, ma sempre incredibilmente intensa. Il brano è stato colorato dall'armonica di Bob che si è messo ad un certo punto a centro palco con le ginocchia piegate e ha tirato fuori uno splendido assolo mentre la band alle sue spalle lo accompagnava con un sound quasi alla Byrds.
La quarta canzone è stata una sorpresa assoluta, la prima della serata: MILLION DOLLAR BASH. E' forse il mio brano preferito di The Basement Tapes o comunque uno dei miei preferiti (quel disco è zeppo di capolavori) e quando ho ascoltato la registrazione sono rimasto davvero colpito dalla performance di Dylan, che è stato nel brano dall'inizio alla fine, convinto, deciso, padrone della melodia, chiaramente divertito ed esaltato nel cantarla, insomma come dovrebbe cantare ogni brano (mentre ultimamente sembra che riservi questo trattamento superlativo solo ai brani che tira fuori dal cappello dopo secoli).
Dylan dimostra qui quello che dicevo qualche mese fa, cioè che se ne ha voglia e sente il brano riesce a dimenticarsi tutti i problemi alla voce che molti gli imputano, dall'upsinging alla voce da wolfman o al mumbling etc. Una versione stellare con il pubblico che dopo aver riconosciuto il brano (dopo un inizio incerto in cui il microfono di Bob ha dei problemi e la sua voce non si sente con chiarezza) esplode in un boato di sorpresa misto a felicità per assistere ad un simile evento. Con un carniere di circa 400 (se non di più, tra originali e covers) pezzi del genere che potrebbero scatenare ogni sera l'entusiasmo incontenibile della folla, è un vero peccato che Bob se ne ricordi solo in occasione di una o due date in un intero tour.
Il ritornello (oooohhhh baby... oooohhhh weeeeee... it's that million dollar bash) è assolutamente irresistibile e la band si trasforma a sua volta insieme a Bob con una esecuzione perfetta, travolgente, un piccolo gioiello, e persino il piano di Bob ci fa sentire delle cose molto belle con un ritmo martellante ed irresistibile (ho già usato questo aggettivo?). Sarebbe bastata questa canzone stasera per mandare tutti a casa contenti, ma era solo la prima sorpresa della serata.
"Million dollar bash è esplosa rimbalzando nella sala in maniera bellissima - dice Mr. Jinx -  con Bob che a stento tratteneva il riso sul suo volto mentre cantava il ritornello 'Ooh-baby, Ooh-weee'..." E ancora: "Million dollar bash fatta come un calypso è stata fantastica - dice Mick Bamford - Eravamo in mezzo ad un contingente di Svedesi che erano letteralmente estasiati durante il brano..."
Gli spettatori della Brixton Academy sono concordi in maniera pressochè unanime ad individuare in Million dollar bash l'highlight assoluto della serata e gli hanno tributato un interminabile applauso, lunghissimo e fortissimo.
Mentre ancora la gente si sta riavendo dal colpo e si sta chiedendo se ha sognato ecco che parte It's allright Ma (I'm only bleeding), una versione profonda e molto più dura del solito con commenti molto positivi sul pezzo di violino... e con la solita esplosione della folla sul verso del presidente americano.
Moonlight è stata piacevolmente jazzata e ha costituito un piacevole intermezzo seguito dalla solita Down Along the Cove che per lo più ha lasciato contenti gli spettatori inglesi.
Poi è stata la volta di una tenerissima Boots of Spanish Leather. "E' una delle più belle canzoni di Bob - dice Cole - ma non è solo questo che l'ha resa speciale stasera, è stata una performance di primissimo ordine supportata benissimo da adorabili linee melodiche della chitarra di Denny."
"E' stata semplicemente magnifica e sontuosa...", aggiunge Mr. Jinx.
Cold irons bound è stata piuttosto ordinaria mentre Mr. Tambourine Man è stata molto apprezzata dal pubblico (e qualcuno dichiara che ad un certo punto si è sentito l'assolo di chitarra preso in prestito da Blowin' in the Wind).
"Mr. Tambourine Man" - dice Rebecca Harley - "è iniziata in maniera abbastanza ordinaria ma poi si è improvvisamente trasformata in un monologo interno... Ho guardato la persona che era vicina a me e abbiamo detto, insieme, 'Dylan ci sta dicendo quello che sente ORA'..."
Tweedle Dee and Tweedle Dum è stata veloce e rockeggiante e ha fatto ballare la platea ma anche qui a Brixton cogliamo commenti non esaltanti sul brano (o meglio, commenti del tipo "...è una bella canzone ma ormai ha stancato...).
"La versione di Visions of Johanna che Bob ha eseguito stasera è stata davvero meravigliosa - dice Graham - e, sì, sublime. Bob ha sussurrato in maniera bellissima "Louise and her lover so entwined" contro il fondale col cielo stellato alle sue spalle, e ha cantato del 'nightwatchman', e del 'ghost of electricity', e mi è venuto in mente Edward Hopper, uno dei miei pittori preferiti. Penso che avrebbe potuto dipingere questa canzone..." In molti hanno individuato in questa canzone uno dei vertici del concerto di stasera.
Ancora a proposito di Visions Of Johanna afferma Mr. Jinx: "Bob ha condotto il brano fedelmente fino al verso 'Inside the museums..' quando ha realmente iniziato a porre domande. Da quel punto in avanti si è spostato inesorabilmente nel regno della grande arte..."
"Visions of Johanna è stata un'esperienza viscerale, straordinariamente toccante, mi ha spinto alle lacrime", dice ancora Rebecca.
John Dunne invece ha qualche critica per questo brano: "Non capisco come si possa definire acustica la versione di Visions of Johanna; Kimball ha suonato una chitarra acustica ma tutto il resto è stato elettrico, incluso, sfortunatamente, un assolo di Freeman che ha tentato di distruggere la magia che Dylan aveva creato..."
Honest with me è stata poi un piacevole antipasto al secondo highlight della serata. Partono alcune note familiari di un country valzer ma la gente non riesce a capire di che si tratta essendo un esordio assoluto dal vivo (come la precedente Million dollar bash). Bob infatti parte con i primi versi di Waitin' for you tra lo stupore e l'incredulità della gente: due esordi assoluti nella stessa serata... Credo che l'anno prossimo molti dylaniani europei convergeranno su Londra :o)
Su disco questo brano non è mai sembrato un capolavoro, certo un brano piacevole ma niente di che, uno dei tanti che Dylan può scrivere in cinque minuti. Invece l'esecuzione di stasera lo ha completamente rivalutato con un Dylan, come per MDB, convinto nel cantare, divertito, sicuro di sè e deciso ad offrire al publico londinese un altro brano memorabile.
"Waiting For You è stata resa con grande maestria..." - osserva Mr. Jinx.
"Waiting for you è stato un lampo nel buio - dice John Dunne - Dylan ha trasformato quello che sembrava un banale testo ed un comune valzer da giardino dei vecchi tempi in una profonda metafora della resistenza umana. Da solo è valso il prezzo del biglietto (per non parlare del costo del volo, dei treni etc.)..."
Il primo set si conclude con Highway 61 Revisited con la gente che si è letteralmente esaltata su questo brano ballando al ritmo blues di questo classico degli anni sessanta.
L'ennesima sorpresa della serata avviene ad inizio del set dei bis con Bob e la band che si lanciano inaspettatamente tra lo stupore della folla nel brano dei Clash, London Calling. Il pubblico riconosce subito il brano dagli inconfondibili accordi iniziali ed esplode in un grido di sorpresa e di gioia (in fondo siamo a Londra! Sarebbe come se Bob cantasse Grazie Roma nella Capitale :o) ).
"Quando ho sentito i primi accordi - dice Rebecca Harley - "ho pensato, strano, somiglia a London Calling... E' LONDON CALLING! Non potevo crederci. Ho guardato mio figlio. Era estatico..."
"London Calling? London Calling dei Clash??? - scrive ancora Mr. Jinx - Sì, avete sentito bene. Dylan ha distrutto il Punk e ha seppellito i Beatles ululando la London Calling dei Clash prima di Like a rolling stone. Dylan ha sputato fuori il verso 'Phoney Beatlemania has bitten the dust' con quel tipo di veleno che nemmeno Joe Strummer forse aveva quando era ancora con noi. Dylan ha distrutto il Punk sopravvivendo alla figura principale della band principale, usurpando il suo inno e servendolo come semplice antipasto per il suo magnifico banchetto: l'originale e più grande inno del Punk di sempre: Like A Rolling Stone. Dovevate esserci! Dovevate esserci! SEMPLICEMENTE DOVEVATE ESSERCI!!"
"C'era una tangibile eccitazione - dice il citato Cole - e nella sala si sentivano commenti di stupore assoluto che ha fatto il paio con quello destato da una meravigliosa versione di Like a rolling stone".
Lo show - uno dei più memorabili degli ultimi anni - si è concluso con il 18mo brano (18 canzoni! Da quanto tempo!!!) con una splendida All along the watchtower che si conferma il degno finale per questo tour.
Curiosa nota finale: finito lo show, dopo i saluti, George Recile ha messo il suo braccio intorno alle spalle di Bob e hanno lasciato il palco insieme ridendo vistosamente.
Michele Murino



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