Londra, Inghilterra
Brixton Academy

20 Novembre 2005

01. Rumble (strumentale di Link Wray) (incompleta)
02. Drifter's Escape
03. Señor (Tales Of Yankee Power)
04. God Knows
05. To Ramona
06. It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
07. Queen Jane Approximately
08. 'Til I Fell In Love With You
09. Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again
10. New Morning
11. Highway 61 Revisited
12. Man In The Long Black Coat
13. Honest With Me
14. Desolation Row
15. Summer Days

Bis:

16. Don't Think Twice, It's All Right
17. All Along The Watchtower

La band:

Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra solista
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, mandolino elettrico, banjo, pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria

Bob e i suoi discepoli sono arrivati finalmente a Londra in una freddissima giornata (temperatura vicina allo zero) per il primo di una serie di cinque show nella capiatle inglese e come sempre Dylan comincia ad estrarre i conigli dal suo cappello. E' chiaro ormai che Bob privilegia il pubblico londinese e anche in questo tour la cosa viene clamorosamente dimostrata con tutta una serie di sorprese per cui qualunque fan avrebbe pagato anche il triplo del biglietto (gli altri fans europei dunque si rassegnino... oppure prendano la cittadinanza londinese).
In percentuale lo show di stasera ha ricevuto almeno il 96 per cento di critiche positive e solo qualche sparuto mugugno qua e là.
"Bob è in pieno controllo - dice ad esempio un entusiasta Fran Scott - Lo show è stato forte, potente, e Dylan ha dimostrato di essere capace di padroneggiare la sua arte, oltre che la sua band..."
Tra gli highlights della serata c'è chi inserisce una bellissima New Morning ed una stupenda Queen  Jane, mentre altri individuano in Desolation Row il vertice più alto di questa prima serata londinese.
Sentiamo al riguardo Mr. Graham Cole: "E' stato un grande show, non il migliore tra quelli che ho visto, ma è stato un nuovo e rivitalizzato Bob con nuovi membri e l'intera cosa ha funzionato davvero molto molto bene... Donny Herron alla pedal steel è stato entusiasmante, specialmente poi con il violino su It's Alright, Ma."
Alle 7.30 comincia a bruciare l'incenso sul retro del palco e parte la consueta musica per orchestra che va avanti per circa dieci minuti finchè non si sente la familiare voce che presenta "l'eroe della controcultura degli anni Sessanta..."
Bob compare tra le ovazioni del pubblico sul palco della Brixton Academy alle 19.40 vestito ancora una volta di nero con stivali da cow boy, si dà una piccola aggiustatina al cappello - anch'esso in tinta - e poi si fionda dietro le amate tastiere mentre i suoi soci vestiti come gangster di Chicago, tutti in nero, si posizionano agli strumenti. A proposito del look di Bob leggiamo quanto segue: "45 anni fa Bob si scelse il nome per il personaggio western di Matt Dillon... 45 anni dopo lo interpreta sul palco".
La prima sorpresa di questo show è costituita da una introduzione strumentale assolutamente inedita quanto inattesa, la Rumble di Link Wray in tributo allo scomparso musicista, una breve intro di meno di un minuto che fa da cappello per il primo brano della serata, Drifter's Escape. "E' stata assolutamente spiritata! - dice Mr. Jinx a proposito di questo brano - "Come se Bob avesse continuato il tributo a Wray...".
A seguire, un favoloso arrangiamento di Señor che ha funzionato davvero benissimo e con grande effetto. A leggere i vari commenti, questa canzone è una delle più ambite da parte degli spettatori e ogni volta rappresenta un piccolo evento.
Il quarto brano della sera è stato God Knows che - dice Graham Cole - "non è stata molto simile rispetto a quella che conoscevo ma dopo un'introduzione molto tranquilla si è trasformata in un tirato rock. Bob mi è sembrato divertirsi particolarmente su questo brano, fin dall'inizio..."
To Ramona è stato secondo alcuni il primo highlight del concerto e Bob ha cantato ogni verso molto attentamente avendo cura che il pubblico ne percepisse ogni sfumatura. Bello il sottofondo di Donnie Herron.
Un altro highlight ha fatto seguito, una splendida It's Alright, Ma con tanto di violino ("Donnie è stato superbo" - dice Mr. Jinx al riguardo), un altro di quei brani che scatena regolarmente l'entusiasmo del pubblico e che molto di rado riceve un dissenso da parte degli spettatori.
Ad essa ha fatto seguito una versione di Queen Jane Approximately che il succitato Cole giudica "magnificamente differente... Una bellissima versione di una canzone assolutamente adorabile..." con un Bob che stranamente attacca con un breve pezzo di armonica, poi si aggira un po' incerto sul palco prima di tornare in postazione e iniziare il brano.
"L'ha cantata con incredibile grazia" dice Martin Maw "Ho guardato tutti quelli che erano attorno a me e ho visto che erano tutti stupefatti e concordi: stavamo guardando un genio!"
Sentiamo qualche commento sui musicisti: "Questa incarnazione della band - dice Scott - naturalmente paga il dazio dell'assenza di grandi individualità quali Charlie Sexton e Larry Campbell ma di sicuro i musicisti che la compongono sono in grado di suonare come un gruppo, diretto da Dylan benissimo con dei semplici cenni della testa..."
"Non ci sono stati punti deboli nel set - dice Fran - ma non ho visto neanche performance straordinarie. Comunque la band mi è sembrata al top su tutti gli arrangiamenti musicali."
L'ottavo brano del concerto è stato 'Til I fell in love with you con un grosso "yeah man" pronunciato con convinzione nel microfono da Bob (forse Dylan a voluto provare ad iniettare un po' di ritmo ad un'interpretazione un po' pedestre della canzone). "Su questo brano - dice uno spettatore - ho davvero ricatturato la sensazione delle band di ryhthm and blues degli anni '60 con alcune grandi parti in stile attacca/stacca nel bel mezzo del brano..."
L'atmosfera retro è proseguita con Stuck Inside of Mobile che è stata caratterizzata da un bella chitarra bluesy molto in stile anni '50 da parte di Denny Freeman.
" 'Til I fell in love with you e Stuck Inside Of Mobile... - dice però Mr. Maw - mi sono sembrate un po' troppo routinarie..." e vari spettatori in effetti le citano come brani più che altro riempitivi, ora come ora, auspicando al loro posto altre canzoni più desuete.
Una ringhiante New Morning è stata molto apprezzata e da molti ritenuta una delle perle della serata.
Highway 61 Revisited è sembrata stavolta un po' confusa nella parte centrale e per la prima volta dall'inizio del tour sentiamo un commento tipo: "Personalmente credo che questo brano abbia ormai fatto il suo tempo...", ma è la classica 'voce fuori dal coro'...
Poi una bella (secondo molti magnificamente lugubre) e quasi parlata Man in the Long Black Coat con Bob che ad un certo punto si è portato a centro palco per soffiare dentro la sua armonica in una maniera che a qualcuno ha ricordato il Dylan di parecchi anni fa.
Honest with Me è stato un altro di quei brani belli ma 'senza infamia e senza lode' come si dice e ha lasciato posto ad un altro dei capolavori della serata: "Quella di Desolation Row è stata una versione straordinaria - dice il già citato Graham - potenziata da due adorabili assolo di chitarra, è stata una performance in cui Bob ha pronunciato con cura ogni singola parola mentre la serie di figure descritte nel brano si riversava sul pubblico estasiato. E' stato per me, e di gran lunga, il brano più bello dell'intero show."
Alla fine di Desolation Row, Bob ha inoltre eseguito un bellissimo assolo di armonica rivolto al pubblico. "Mi è sembrato come se volesse dire 'Prendete questo!'...", dice ancora Scott.
Il primo set si è concluso ancora una volta con Summer Days in cui stasera qualcuno ha visto un certo stile western e che ha scatenato il pubblico londinese invitandolo al ballo.
Dopo tre minuti di sonori applausi, Bob e band sono tornati sul palco per i bis che stasera hanno visto una scintillante Don't Think Twice prendere il posto della consueta Like a rolling stone, ed una All Along The Watchtower bella, tirata e potente come sempre.
Al termine dello show si è rivista la scena di Bob con le due armoniche nella mano destra a formare una V di Victory (o di Victoria's Secret ? :o) )
Ecco qualche commento finale sulla voce del Maestro:
"La voce di Bob è stata chiara e forte come mai ricordo di aver sentito", dice qualcuno.
"Una cosa che mi ha davvero stupito - dice Karen Sheridan - dopo aver letto quanto la voce attuale di Dylan non sia granchè in questo periodo, è che l'ho trovata invece forte e chiara, e assolutamente perfetta per quel che fa..."
Michele Murino



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