Bologna, Italia
PalaMalaguti

10 Novembre 2005

01. Maggie's Farm
02. Tonight I'll be stayin' here with you
03. It's all right ma (I'm only bleeding)
04. Love minus zero/No limit
05. Down along the cove
06. Girl from the north country
07. Cold irons bound
08. Never gonna be the same again
09. Highway 61 revisited
10. Sugar baby
11. Tweedle Dee & Tweedle Dum
12. Stuck inside of Mobile with the Memphis blues again
13. A hard rain's a-gonna fall
14. Summer days

Bis:

15. Like a rolling stone
16. All Along The Watchtower

La band:

Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra solista
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, mandolino elettrico, banjo, pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria


Bob Dylan al PalaMalaguti di Bologna - Particolare di una foto di Peppe Basile
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E venne il gran giorno di Bob in Italia (sì, va bene, ormai è di casa da noi ma è sempre un evento quando ci ritroviamo davanti in carne ossa ed armonica il nostro fratello del Minnesota).
Arriviamo al PalaMalaguti ed iniziamo una lunga fila fin dalle 4 (del pomeriggio :o)), io, Anna "Duck", l'amico Giorgio "Dylan Chronicles" (compilatore appunto delle "cronache dylaniane", quanto c'è di meglio del Dylan Live canzone per canzone), il neo-papà Giulio "Horse", Davide Saladino, Toni "Albatros", Peppe Basile, Maurizio ed altri amici in ordine sparso (il duo bergamasco Vittorio & Gianni ed altri che - mi perdoneranno - ma al momento non mi vengono in mente... eravamo veramente in tanti). C'era anche Michele "Hound Dog" che però non sono riuscito ad incrociare essendo io arrivato in ritardo.
La lunga attesa, se da un lato ci esporrà al freddo umido della serata bolognese, dall'altro ci consentirà di conquistare le primissime file davanti al palco di Bob, oculatamente spostati a destra sì da poterci beare della vista di Mr. Zimmy in tutto il suo fulgore dietro la pianola bontempi, come molti intorno a noi definiscono simpaticamente (?) le keyboards di Bob.
Mentre siamo in fila e discutiamo del più e del meno (ossia praticamente esclusivamente di Dylan :o)) e Giorgio continua a magnificare le doti del sottoscritto presentandomi a tutta Bologna come "Il Direttore" :o) abbiamo anche il tempo tra una chiacchiera e l'altra di finire nientemeno che in prima pagina sul Resto del Carlino perchè un inviato di tale prestigioso giornale si trova sul posto per un articolo e, ovviamente abbagliato dal carisma che emana dal nostro gruppo storico di MF, ed in particolare dal suo leader Napoleon (che si sta tra l'altro attualmente impegnando attivamente per creare un milione di nuovi posti di lavoro) ordina al fotografo che lo segue di immortalarci (vedete qui sotto la fotografia in questione con Anna Duck, Michele Napoleon in rags, Giorgio and company).
Durante il concerto avremo poi modo di salutare e passare vari momenti della serata con numerosi magfarmiani vecchi e nuovi, da Giulia "Rabbit" a molti altri dislocati in altri settori o in altre zone del parterre.
Il PalaMalaguti si riempie pian piano e alla fine la presenza del pubblico sarà decisamente buona (circa settemila persone).
Lo show si apre, e mi sembra giusto vista la nostra presenza :o), con Maggie's Farm. Ho avuto la conferma che effettivamente questa versione è decisamente buona anche se a mio avviso non è uno degli highlights di questo tour europeo.
Mi appare subito evidente che la voce di Bob è decisamente buona, potente e chiara ed ho la conferma che molte delle critiche che si leggono in giro sono forse un po' eccessive (certo se ci si aspetta che canti come su Blonde on Blonde o Freewheelin', allora...).
Anche il famigerato "upsinging" mi sembra un problema abbastanza gonfiato. Sia a Bologna che il giorno dopo a Milano, non ne ho avuto particolare sentore e per me nemmeno esiste come problema (o se c'è è decisamente di scarsa rilevanza).
Dylan ha cantato concentrato quasi tutti i brani, scandendo a volte nettamente a volte in maniera comunque sufficiente, praticamente tutti i versi. Non mi sembra che abbia ululato o gracchiato :o) come molti ogni tanto van dicendo.
Dopo una piacevole Tonight I'll be stayin' here with you è arrivata quella che a mio avviso è stata la prima perla della serata, una potente versione di It's all right ma (I'm only bleeding) che mi è parsa la prima canzone a scatenare davvero il pubblico di Bologna.
La successiva Love minus zero/No limit non mi ha colpito particolarmente ma è stata decisamente buona mentre, a seguire, ho trovato davvero eccellente (è stata per me una conferma dopo averla sentita in diversi mp3 recenti) la versione di Down along the cove che scatena letteralmente gli spettatori invitandoli al ballo. E' il primo brano in cui mi sembra che Dylan mostri di divertirsi davvero, una canzone che evidentemente in questo momento sente parecchio e che esegue con vera gioia (la stessa cosa mi sembra avvenga con Tweedle Dee & Tweedle Dum e con Summer Days).
Il sesto brano della serata è una controversa Girl from the north country in questo arrangiamento che stravolge completamente il brano originale.
Si passa da commenti come quelli del "cronista dylaniano" Giorgio ("Non si può rovinare così una canzone del genere") a quello di Anna "Duck" ("Mi sembra che Dylan abbia fatto di tutto per distruggere scientemente il brano e farlo quanto più brutto possibile"... le parole non sono proprio esattissime ma il concetto è quello). Anche a me questa versione tutto sommato non convince moltissimo però non sarei così drastico.
A seguire una "normale" Cold irons bound. Si tratta di uno di quei tre o quattro brani che a mio avviso forse Bob dovrebbe cominciare a togliere dalla scaletta perchè ormai troppo prevedibili e "sempre uguali", insieme a TD&TD, Summer days (per quanto sia sempre un numero trascinante e che ha un suo perchè nel finale del set, per concluderlo degnamente con una carica esplosiva che indiscutibilmente il brano possiede), magari Mobile e qualche altro.
All'ottavo posto nella setlist di stasera la prima sorpresa e per me decisamente piacevole (speravo che Bob la riproponesse in Italia dopo averla riesumata di recente): Never gonna be the same again.
Mi sembra una versione decisamente mooooolto fedele a quella in studio apparsa su Empire Burlesque. Bob la canta bene, anzi benissimo, anzi magnificamente con molta attenzione e cura, con molta partecipazione e sentimento (questa almeno è la mia impressione). Una ventata di aria fresca in una setlist altrimenti molto prevedibile. E pensare che - vista la sterminata produzione entro la quale Bob può pescare i suoi brani - basterebbero un paio, o tre, di queste sorprese di tanto in tanto per rendere indimenticabili ed uniche molte serate.
Un altro degli highlights della serata è stato Highway 61 revisited. Ho potuto ascoltare con attenzione il "gangster riff" come qualcuno ha definito il nuovo riff di chitarra che caratterizza il brano verso la fine, ed è decisamente bello e suggestivo. Ma è tutto il brano che a mio avviso è assolutamente convincente e trascinante, una delle cose più belle di questo tour europeo.
Poi vado letteralmente in brodo di giuggiole su un'altra vera e propria perla della serata, Sugar baby, che mi manda in visibililio per quanto mi sembra che Dylan la canti non proprio al top delle sue possibilità, ma la canzone è talmente bella che non ce ne si accorge quasi (credo che insieme a Po' Boy, Mississippi e Summer Days sia tra le cose più belle sentite in concerto tratte da "Love And Theft").
Il set regolare si avvia alla conclusione con la scontata Tweedle Dee & Tweedle Dum che come dicevo su abbisognerebbe a mio avviso di un avvicendamento.
Non mi convince appieno nemmeno la successiva Stuck inside of Mobile with the Memphis blues again, brano che io adoro ma che in questa versione mi sembra un po' (o molto?) moscio. E poi personalmente non capisco perchè Bob si ostini a non rispettare i tempi almeno sul ritornello che è la vera forza del brano, ovviamente, andando fuori sincrono, non mettendoci potenza e non sottolineando le parole giuste per dare spessore ai versi in questione. Nel modo in cui lo canta ora fa perdere il 90 per cento del fascino del brano (imho).
A hard rain's a-gonna fall è stato un altro brano controverso con la coppia Giorgio/Anna stavolta divisa (il primo all'insegna nuovamente del "capolavoro rovinato" la seconda molto più buona nel giudizio). Non so cosa ne pensiate ma anche a me questa versione non ha convinto moltissimo.
Summer days conclude come sempre il set trascinando il pubblico che risponde in maniera entusiastica per poi proseguire sullo stesso tenore per i due bis classicissimi: Like a rolling stone e All Along The Watchtower.
La prima mi sembra più che buona mentre la seconda è al momento un vero capolavoro. A Bologna non ho notato - ma forse mi sbaglio - l'effetto eco su questo brano che invece ho nettamente sentito a Milano.
Un commento sulla band: i due chitarristi, posizionati ai lati del palco - Stu e Denny - sembrano effettivamente un po' prevedibili e statici. Gli assoli di Freeman mi sembrano molto scontati, non dico brutti, ma molto scontati. Mi sembra che faccia il compitino ma senza particolari luci o impennate. Meglio decisamente Don Herron che tiene su un po' tutto. Recile si sta confermando un eccellente batterista e direi che è forse la nota più positiva della band al momento.
Michele Murino



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