Praga, 7 Novembre 2005 - Munchen, 8 Novembre 2005
Praga, Repubblica Ceca
Sazka Arena
7 Novembre 2005
01. Maggie's Farm
02. Tell Me That It Isn't True
03. I'll Be Your Baby Tonight
04. Lay, Lady, Lay
05. It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
06. I Don't Believe You (She Acts Like We Never Have
Met)
07. Man In The Long Black Coat
08. Highway 61 Revisited
09. Moonlight
10. Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues
Again
11. Visions Of Johanna
12. Watching The River Flow
13. Simple Twist Of Fate
14. Summer Days
Bis:
15. Don't Think Twice, It's All Right
16. All Along The Watchtower
La band:
Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra solista
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, mandolino elettrico, banjo,
pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria
Bob e band lasciano momentaneamente la Germania per una puntata su suolo
ceco (repubblicano).
Lo show di Praga di questa sera, a fronte di alcune canzoni "solite",
da Maggie's Farm a Tell Me That It Isn't True, da I'll Be Your Baby Tonight
a Lay, Lady, Lay, che aprono il concerto nella "normalità", vede
però alcune note vivaci che smuovono un po' lo stagno...
Si tratta di Moonlight che ormai è una quasi rarità,
di Man In The Long Black Coat e di Simple Twist Of Fate, oltre ad una acustica
Visions of Johanna che è sempre un piccolo evento.
Il luogo del concerto è la Sazka Arena, una nuova struttura
di 18.000 posti, che ci viene però dipinta come un luogo da evitare
accuratamente in occasione di eventuali futuri show di Bob, una specie
di girone infernale.
Lo show è infatti già iniziato da quasi mezz'ora ed ancora
centinaia di persone sono in fila per entrare, causa lo scarso personale
addetto ai varchi.
"E' stata la peggiore esperienza ad un concerto della mia intera vita",
dice qualcuno inviperito. Gli ultimi spettatori sono riusciti ad entrare
quando Bob era già alla quinta canzone.
Ad ogni modo la sala è affollata da quasi 12.000 spettatori.
Un altro dei motivi per cui evitare la Sazka Arena è che all'interno
molti sono rimasti letteralmente accecati da luci da migliaia di watt che
campeggiavano in alto sulla postazione di Bob e puntavano direttamente
negli occhi degli spettatori. "Praticamente non ho mai potuto vedere Bob,
se non a sprazzi durante l'intero show" ha detto qualcuno.
Anche il suono è sembrato soffocato in una maniera alquanto
strana come se avessero messo un qualche effetto sonoro, assolutamente
non necessario nè tanto meno adatto alla voce di Bob.
L'inizio del concerto è dei più consueti con una versione
"standard" di Maggie's Farm che continua comunque ad essere uno dei brani
più apprezzati di questo tour europeo grazie alla sua carica che
non è mancata nemmeno stasera.
Ad essa fa seguito il trittico soft-country Tell Me That It Isn't True,
I'll Be Your Baby Tonight e Lay, Lady, Lay: niente di nuovo (personalmente
spero che Bob lo modifichi in Italia, almeno per quanto riguarda la prima
e la terza che ho sentito in vari mp3 dai concerti recenti e devo dire
che non mi sembrano un granchè).
Il primo vertice della serata è It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
che qualcuno ha definito di "rara bellezza" e potente come sempre. Dopo
una consueta I Don't Believe You (She Acts Like We Never Have Met) un altro
dei picchi dello show di Praga è stato Man In The Long Black Coat.
"E' stata magica!", ha detto uno spettatore, "Avrei pagato il biglietto
anche solo per questa..."
Dopo la solita rumorosa e trascinante Highway 61 Revisited ecco un'altra
delle sorprese della serata, una versione di Moonlight decisamente piacevole
che qualcuno dice di preferire nettamente in questa "incarnazione" rispetto
all'arrangiamento di qualche tempo fa.
Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again è stata
bella nella norma, mentre la successiva Visions Of Johanna è stato
il terzo highlight della serata.
La prima parte dello show si è conclusa con due brani piuttosto
nella media (Watching The River Flow e Summer Days, anche questi spero
evitati da Bob in Italia) inframmezzati però da un'altra piacevole
(e relativa) sorpresa: Simple Twist Of Fate.
Due consueti ed immancabili bis (Don't think twice e All along the
watchtower) hanno chiuso un concerto caratterizzato da una setlist alquanto
interessante e con un Dylan in buona forma ma penalizzato dai problemi
legati alla "venue".
Michele Murino
Munchen, Germania
Zenith
8 Novembre 2005
01. Drifter's Escape
02. The Times They Are A-Changin'
03. Lonesome Day Blues
04. Positively 4th Street
05. Down Along The Cove
06. This Wheel's On Fire
07. Tweedle Dee & Tweedle Dum
08. Just Like A Woman
09. Highway 61 Revisited
10. John Brown
11. I'll Be Your Baby Tonight
12. Honest With Me
13. Masters Of War
14. Summer Days
Bis:
15. Like A Rolling Stone
16. All Along The Watchtower
La band:
Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra solista
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, mandolino elettrico, banjo,
pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria
Dopo la toccata e fuga nella Repubblica Ceca di ieri, con lo show di
Praga, Bob ed i suoi compagni di gioco sono per l'ennesima volta ritornati
in Germania per un concerto nella città di Munchen.
Poche recensioni per questo concerto che per lo più sembra essere
risultato alquanto noioso.
E' soprattutto la band di Dylan, come già osservato di sovente
in passato in occasione delle altre date di questo tour europeo, a subire
le maggiori critiche.
In occasione di questa data tedesca c'è addirittura chi afferma
che entrambi i chitarristi, Denny Freeman e Stu Kimball, sembrano suonare
come se da un momento all'altro dovessero cadere addormentati. Un tipo
di performance molto piatta ed uniforme, priva di qualsiasi scatto o di
qualsiasi impennata che possa emozionare il pubblico. "Suonano senza emozione,
nemmeno sul loro viso - dice herr Manni Kaltz - ed il sound sembra sempre
lo stesso ad ogni canzone".
Sono le critiche che più o meno abbiamo sentito anche in passato
e sembra sempre più che l'unico a ricevere qualche giudizio molto
lusinghiero sia Donnie Herron.
Un altro dei motivi che hanno reso questo show noioso, secondo alcuni,
è ovviamente legato alla scaletta scelta da Bob, una setlist fatta
praticamente quasi tutta da pezzi degli anni Sessanta, con ben 12 brani
su 16 provenienti da quella decade, anzi con un margine ancora più
ridotto (63/69) e con solo 4 brani di altri periodi e che per dei più
provengono a loro volta tutti da un solo album. "Love And Theft". Ben 32
anni saltati dunque di sana pianta da Bob, cosa che in realtà succede
spesso ultimamente (Bob ma perchè ti sei dimenticato di album come
Planet Waves, Blood on the tracks, Desire, Street Legal, la trilogia cristiana,
Infidels ed Empire Burlesque? E perchè non peschi almeno qualche
brano inusuale da H61, BoB, JWH o NM?).
Il numero di apertura è stasera riservato a Drifter's Escape
che qualcuno giudica un grazioso "opener" che merita la sufficienza piena.
"Un buon inizio!", dice il citato Kaltz.
A seguire una versione un po' particolare di The Times They Are A-Changing'
con un arrangiamento piacevole e che in diversi, anche nei concerti precedenti,
hanno considerato interessante e qualcuno ha anche inserito il brano tra
gli highlights del concerto. Una nota positiva è determinata dalla
quasi assenza del solito "upsinging".
Un brano che sembra piacere molto a Bob (che lo suona generalmente
in maniera piuttosto divertita e partecipe) è il successivo Lonesome
Day Blues che in genere però non sembra suscitare gli entusiasmi
del pubblico, cosa che sembra sia avvenuta anche stasera.
Si ritorna agli anni Sessanta con la quarta canzone che è Positively
4th Street. "Grande arrangiamento - dice Manni - e fortunatamente poco
"upsinging". Questa canzone sembra fondamentalmente indistruttibile".
Al numero 5 nella scaletta di stasera troviamo Down Along The Cove
che sembra davvero un altro brano in cui Bob si diverte decisamente. Lo
si intuisce dal modo in cui canta e si muove. Ogni tanto fanno capolino
nuovi versi, chissà se improvvisati sul momento da Bob, per questo
brano: "Down along the cove I thought I heard my bulldog bark / Down along
the cove I thought I heard my bulldog bark / I said Lord have mercy, honey,
ain't these woods so deep and dark (Giù alla baia pensai di aver
sentito il mio bulldog abbaiare / Giù alla baia pensai di aver sentito
il mio bulldog abbaiare / Ho detto "Dio abbia misericordia!", tesoro, questi
boschi sono così profondi ed oscuri...").
A seguire quella che è stata definita la migliore canzone della
serata: This Wheel's On Fire. Qui Dylan è sembrato in piena forma
dal punto di vista della voce e della convinzione con cui ha cantato. E
va sottolineato che senza l'apporto di cantanti alla seconda voce ha dovuto
sopportare l'intero peso della canzone sulle sue spalle, riuscendoci efficacemente.
Tweedle Dee & Tweedle Dum è un numero che generalmente non
entusiasma i dylaniani, stando alle recensioni di molti che si dicono sicuramente
ben disposti ad ascoltare qualcosa di differente rispetto a questo brano.
Sembra però sempre più confermata la sensazione che invece
a Bob questo pezzo piaccia davvero molto. "Ha riso in continuazione mentre
lo cantava - dice qualcuno - ed ha ripetuto le ultime parole della canzone
dopo che la band aveva smesso di suonare". Un segno che Dylan si diverte
sempre molto ad eseguire questo brano che non a caso è tra i più
ricorrenti. E comunque c'è anche chi, come Aliaswhat, la giudica
uno dei vertici dello show, a testimonianza di come le opinioni spesso
divergano in maniera considerevole.
L'ottava canzone di stasera è stata una buona Just Like A Woman
che sembra piacere nell'attuale arrangiamento. Stasera sembra essere mancato
il "sing a long" del pubblico nel ritornello. Qualcuno la inserisce addirittura
tra gli highlights della serata.
Dopo una velocissima e potente (anche in fatto di volume sonoro) Highway
61 Revisited, è stata la volta di un numero acustico, John Brown,
che però qualcuno ha trovato noioso dal punto di vista dell'arrangiamento,
per quanto interessante dal punto di vista delle liriche.
In una posizione insolita stasera I'll Be Your Baby Tonight con Dylan
ancora di buon umore e dispensatore di sorrisi. "Dylan ha riso - ha detto
herr Kaltz - ma io gemevo!".
La prima parte dello show si è conclusa con altri due brani
da "Love and theft", inframmezzati da una Masters of war dall'arrangiamento
noioso.
Honest With Me è stata come la "gemella" Highway 61 Revisited,
veloce e rumorosa. Qualcuno fa notare che questo brano sembra molto più
eccitante se vissuto in prima persona sul posto che non ascoltato in seguito
su nastro. Summer Days è stata "as usual", nulla da segnalare insomma.
I due bis di stasera sono stati i classicissimi Like A Rolling Stone
ed All Along The Watchtower. Nella prima viene segnalato il bel cantato
deciso e potente di Bob. La seconda è stata "standard", e comunque
un buon modo di chiudere un concerto con pochissime sorprese, complessivamente
molto prevedibile e nella media.
Un'altra nota che ha reso generalmente negativo - o comunque non esaltante
- il giudizio su questo show è che Bob sembra davvero non reggere
più un intero concerto di due ore, vista anche la sua età
non più giovanissima, ed alterna - a sprazzi - momenti buoni
ad altri decisamente non buoni. Va detto però che - e qui viene
confermata la tendenza recente - la voce di Dylan sembra decisamente migliorata
e suona più forte e sicura di qualche tempo fa.
Secondo alcuni la mancanza di energia è comunque da imputare
solo in parte a Bob, e per la restante parte alla band definita da molti
un po' "fiacca".
Qualcun altro fa notare che l'assunto non è valido a priori.
Dipende più che altro dallo show, e di concerto in concerto ci sono
state delle rese completamente differenti (come a Berlino, ad esempio,
dove si è assistito ad un tirato rock and roll show carico di energia).
Michele Murino
|
TIGHT CONNECTION |