Brussels, Belgio
Forest National

1 Novembre 2005
 

01. To Be Alone With You
02. The Times They Are A-Changin'
03. Lonesome Day Blues
04. Love Minus Zero/No Limit
05. It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
06. Under The Red Sky
07. Cold Irons Bound
08. Girl From The North Country
09. Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again
10. John Brown
11. Desolation Row
12. Down Along The Cove
13. Masters Of War
14. Highway 61 Revisited
 
Bis:

15. Like A Rolling Stone
16. All Along The Watchtower
 

La band:

Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra solista
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, mandolino elettrico, banjo, pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria

Dopo aver lasciato la Germania con un consuntivo tra il discreto ed il buono, stando ai commenti degli spettatori tedeschi, stasera Bob è in Belgio, nella amata e 'consueta' Brussels.
Non ci sarebbe stata male nella scaletta di stasera una versione di "When I paint my masterpiece" (I left Rome... and landed in Brussels...) ma Bob forse non ci ha pensato... sarebbe stato un bel regalo e l'occasione di ascoltare una canzone "nuova".
Anche la "venue" è quella solita del Vorst Nationaal (ovvero il Forest National, di cui conservo un buon ricordo nella mia unica escursione nella città belga, qualche anno fa), sebbene l'acustica del luogo sia da più d'uno definita "infame".
Alle 20.37, con un po' di ritardo, Bob ed i suoi accoliti fanno la propria comparsa sul palco dopo un bel po' di richiami ed applausi da parte del pubblico impaziente.
Tutti vestiti in nero i musicisti spiccano sullo sfondo drappeggiato come di consueto di rosso fiammante, mentre piccole luci rosse in stile albero di Natale occhieggiano sul pavimento e l'incenso si spande nell'aria, dando inizio al rito del concerto di Bob. Anche stasera, purtroppo, il leader va a mettersi dietro le tastiere vanificando le speranze che ad ogni concerto qualcuno serba di vederlo finalmente ritornare almeno per un po' alla sua chitarra ormai piena di ragnatele :o).
Il Forest National di Brussels è quasi pieno per questo show che - tranne per qualche voce fuori dal coro - alla fine verrà definito non eccellente, ma solo "normale", con ben 13 delle 16 canzoni della setlist provenienti dal repertorio degli anni '60.
Un Bob più taciturno del solito quello di stasera che parla solo in occasione della presentazione della band e per un brevissimo ringraziamento finale al pubblico (sebbene nel finale sia in vena di scherzi con George Recile).
La prima parte dello show è stata definita da qualcuno poco valida e soprattutto fatta di canzoni poco vivaci e "toste" tanto che il concerto decolla veramente solo con Desolation Row.
Il numero di apertura è riservato stasera ad una comune e non particolarmente eccezionale To Be Alone With You, con un assolo di armonica di Bob e Don Herron al violino.
A seguire una versione lenta di The Times They Are A-Changin' ancora con Dylan impegnato all'armonica. "E' stata una versione come non ne ho mai sentite prima" - ha detto Dick Blin - "Il sound di questa band molto alla Nashville l'ha resa alquanto surreale. E Dylan ad un certo punto ha cantato quasi con una sorta di singhiozzo".
Alcune note sulla bella scenografia di questo tour spesso sottolineata dagli spettatori. A volte le scarlatte tende alle spalle dei musicisti diventano arancioni grazie ai giochi di luce, poi si aprono e lasciano spazio ad un fondale nero sul quale vengono proiettate delle stelle luccicanti. Altre volte viene proiettato il tradizionale "Occhio di Horus" con bellissimi effetti di luce cangiante.
La voce di Bob di stasera viene definita ruvida e adattissima a canzoni come Masters of War e John Brown. Qualcuno comunque sostiene che la performance vocale di Bob stasera sia stata in generale ottima con grandi versioni di Desolation Row, Down alone the cove, Highway 61, Cold Irons Bound ed It's allright ma.
Qualcuno ha voluto leggere una forte tematica anti militarista in questo show, che è iniziata con i riferimenti alla guerra contenuti in Lonesome day blues e proseguita con John Brown e poi con Masters of war.
"John Brown è stata magnifica - dice un fan - cantata da Bob in un modo davvero commovente e allo stesso tempo ossessionante"
Per questo brano Donnie è andato al banjo, Stu alla chitarra acustica e Tony al contrabbasso.
E a proposito della citata Lonesome Day Blues: "E' stata riscritta nella parte centrale e Dylan l'ha cantata con una voce di tuono", dice uno degli spettatori che ha assistito al concerto.
"Laddove nell'album Bob cantava 'I wish my mother was still alive' (Vorrei che mia madre fosse ancora viva), a Brussels ha cantato invece 'I am telling myself I am still alive.' (Dico a me stesso che sono ancora vivo). Penso che riassuma tutto: energia, creatività e grande manipolazione vocale, ciò che ha caratterizzato l'intero show".
Per quanto concerne Masters of War, Mr. Martin dice che quel che lo ha particolarmente colpito è l'evidente determinazione con la quale Dylan ha pronunciato ogni singola parola scandendola perfettamente.
Poi aggiunge: "Avevo dei dubbi se andare a Brussels visto il deludente concerto di Oberhausen. Questo è stato invece uno show magnifico, pieno di inventiva, di energia". E aggiunge: "A volte penso a quanto sarebbe grande avere un tour in cui Bob canti materiale post-1980, con tutte quelle canzoni mai suonate..."
Una nota più che negativa invece viene imputata da qualcuno a Denny Freeman, che viene spesso criticato in questo senso a dire il vero, per il suo apporto alla chitarra assolutamente insoddisfacente.
Una nota curiosa: evidentemente i tanti musicisti ed il fatto che Dylan non suona più la chitarra a centro palco ma si nasconde dietro le tastiere defilandosi di lato, trae in inganno qualche spettatore occasionale ed incerto che chiede al suo vicino di posto: "Ma chi diavolo di loro è Bob Dylan?".
Una voce positiva si alza a difesa degli attuali concerti, sebbene va detto che è una voce che appare abbastanza isolata in questo senso stando ai commenti recenti: qualcuno paragona questo show (e presumo questo periodo) di Dylan a quelli del 1987 quando Dylan era chiaramente stanco e non soddisfatto per la prevedibilità degli show con gli Heartbreakers ed iniziò a portare i concerti in una nuova direzione. "E' una cosa che sta facendo anche ora".
Come anticipato sopra, uno degli highlights di stasera è stata Desolation row che molti hanno trovato semplicemente fantastica, la prova che a differenza di molte cosiddette leggendarie band o artisti che magari si riuniscono per le telecamere e per il denaro e danno una versione falsa di un loro classico, in una maniera preconfezionata e scontata, Dylan si comporta in maniera completamente differente.
Il risultato è quello di far sparire il concetto di leggenda. Non ci sono leggende ma soltanto un eccezionale essere umano con eccezionale talento ed energia.
Il concerto termina alle 22.35 dopo circa due ore, dopo i due bis che stasera sono i soliti: Like a rolling stone e All along the watchtower. A proposito di quest'ultima viene segnalato il finale della canzone con Bob che ha fatto una sorta di giochino con il suo batterista che è sembrato continuare anche mentre tutto il gruppo si riuniva sul fronte palco per  ricevere l'applauso del pubblico.
Dice uno degli spettatori, Jan Pieter Verckens a proposito dei bis: "Niente a che vedere con la musica degli album originali ma i due brani sono comunque potenti come quando sono stati composti, negli anni sessanta. Il Maestro ha dato un chiaro segnale al pubblico: è in grado di fare quel che vuole con le proprie creazioni. Esse si ergono ancora come torri di guardia anche in questo più turbolento 21mo secolo".
Michele Murino



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