Wetzlar, Germania
Mittelhessen Arena

30 Ottobre 2005

01.  Drifter's Escape
02.  Señor (Tales Of Yankee Power)
03.  God Knows
04.  The Times They Are A-Changin'
05.  Cry A While
06.  Don't Think Twice, It's All Right
07.  Highway 61 Revisited
08.  Shooting Star
09.  You Ain't Goin' Nowhere
10.  Just Like A Woman
11.  Honest With Me
12.  A Hard Rain's A-Gonna Fall
13.  New Morning
14.  Summer Days

Bis:

15.  Like A Rolling Stone
16.  All Along The Watchtower

La band:

Bob Dylan - tastiere, armonica
Stu Kimball - chitarra solista
Denny Freeman - chitarra
Donnie Herron - violino, mandolino elettrico, banjo, pedal steel, lap steel
Tony Garnier - basso
George Recile - batteria

Undicesima data europea per il tour di Bob che stasera fa tappa ancora in Germania.
Una setlist secondo alcuni davvero meravigliosa (con diverse sorprese come da tradizione domenicale, dice qualcuno), questa di Wetzlar, ma con alti e bassi per quanto riguarda la performance di Bob e dei suoi correi :o).
Qualcuno osserva che sono state posizionate delle piccole casse anche a centro palco rivolte verso il pubblico sicchè sorprendentemente anche nelle primissime file si è avuto un grande suono.
La Mittelhessen Arena, dove si svolge il concerto, è una nuovissima arena con una capienza di cinquemila spettatori, destinata ad eventi sportivi o di intrattenimento ed è piena quando Bob ed i suoi amici salgono sul palco. Tutti vestiti di grigio e con Bob che ha in testa il suo cappello alla Zorro, inseparabile negli ultimi tempi.
Lo show si apre "a sorpresa" con Drifter's Escape che prende il posto della solita Maggie's Farm. Bob sembra di buon umore stasera e sorride subito ai membri della sua band mentre si lancia nel brano che è sembrato buono e con pochi versi dai toni alti, il che a detta di molti è sempre un bene.
Qualcuno osserva che è un sollievo non ritrovarsi la solita Maggie's Farm come numero di apertura bensì un brano nuovo che ha davvero "rocked the house", come dicono in USA ("fatto venir giù il teatro", diremmo noi).
Una versione piacevole e ben suonata sebbene l'assolo di armonica di Bob alla fine del brano sia sembrato alquanto piatto.
"Dal primo verso la voce di Dylan ha proiettato magia nell'aria - è il commento di Anne Ruprecht - e l'intera atmosfera è stata immediatamente differente rispetto al deludente show di Oberhausen".
A seguire un'ottima versione di Senor, altro brano che porta un soffio di freschezza nella setlist ferrea che aveva caratterizzato questo inizio tour. "Bellissima, intensa e maestosa!", dice 'biabh '65', "Sono stato totalmente assorbito da questa splendida versione...".
"E' stato uno dei vertici" della serata - dice 'thinman' - con un Bob concentratissimo nel canto".
Ed il concerto prosegue con le relative novità grazie a God Knows ("Prima o poi doveva arrivare", dice quacluno felice, "E' stato davvero fighissimo sentire questo brano piacevolmente rockeggiante"). "Una versione sufficientemente buona", dice invece lapidariamente T. Guevara. "Ormai - osserva scettico un altro spettatore - senza l'effetto "kick-in" della band, perso ormai da tempo con questa nuova formazione - il brano è alquanto noioso per la gran parte. Bob stasera ha cantato un sacco di versi in questo brano, più di quanti io ne abbia mai sentiti".
Ma c'è chi al contrario è entusiasta di questa versione, nello specifico la nostra vecchia conoscenza Werner Kehl: "God Knows è stata così potente ed intensa nella sua esecuzione che da sola valeva il costo del viaggio fino a Wertzel, con Bob che martellava le liriche come se stesse pronunciando un sermone (cosa che di fatto ha fatto)".
Insomma, un inizio con tre brani nuovi, quasi come se Bob volesse far fronte alle critiche che gli vengono mosse dimostrando che - se vuole - può proporre sequenze completamente nuove ad ogni momento (speriamo ardentemente che lo faccia anche nel "most beautiful country in the world").
Un po' del vituperato "upsinging" e qualche odioso sprazzo di voce da uomo-lupo in The Times They Are A-Changin' che, sebbene sembra sia stato un brano non particolarmente benvenuto per il pubblico di stasera,  prosegue comunque una scaletta davvero inusitata per la gioia di quelli che magari nei giorni scorsi avevano già visto altri concerti.
Bob ha infarcito il brano con un (quasi) stupefacente assolo di armonica a centro palco verso il finale.
Una nota comica per questo brano. Bob, prima di attaccare, dice qualcosa all'orecchio di Tony informandolo del titolo del prossimo brano, Tony passa la voce a Donnie e Denny... sicchè l'unico che non sa niente è Stu che infatti si ritrova con la chitarra elettrica mentre bob attacca "Come gather round people..."  Immediatamente Stu getta via la chitarra elettrica e corre verso Tommy che gliene dà una acustica, sicchè - quando Stu entra finalmente nella canzone - il secondo verso del brano è quasi completamente terminato :o)
Cry A While è stata caratterizzata da un bell'arrangiamento, uno che Bob e band hanno utilizzato già diverse volte in passato, quello cosiddetto "stop-and-go".
"Non sopportavo più questa canzone - dice il già citato fan classe '65 - ma attualmente non vedevo l'ora di ascoltarla in questa nuova versione "start-stop". Sono stato piacevolmente sorpreso nel constatare quanto sia grande questo nuovo arrangiamento. Assolutamente sbalorditivo! L'ho davvero apprezzato ed ho ballato per tutto il tempo. Una delle più piacevoli canzoni della serata!"
"Ottima scelta - corrobora 'thinman' - ed un altro degli highlights della serata. Il banjo suonato da Donnie aggiunge una bella sfumatura alla canzone, così come il bell'arrangiamento stop and start!" (like a corkscrew to my heart... aggiungo io :o) ).
A seguire, una versione di Don't Think Twice, secondo alcuni discreta/buona, secondo altri appena sufficiente, macchiata se non totalmente rovinata dal solito effetto 'upsinging' ma soprattutto dal "wolfman howl".
"Niente di speciale - ha detto qualcuno - e troppi versi dal tono alto. Niente a che vedere con alcune fantastiche versioni del 2003". "Tutta colpa di quella dannata steel guitar!" - dice un altro fan - "Perchè non si decidono a toglierla di mezzo almeno per un po' di canzoni? La gente intorno a me rideva e ciangottava a proposito di quanto fossero fiacchi quegli assoli! Non siamo mica alla serata della tombola!"
Una versione non eccezionale ma tutto sommato buona di Highway 61 revisited ha preceduto una splendida Shooting Star.
Ma, a testimonianza del fatto che 'tot capita tot sentenzia', sentite cosa dice l'entusiasta di Cry a while a proposito del primo di questi due brani: "Oserei dire che Highway 61 è stata la più potente e bella canzone di tutto lo show. Probabilmente la migliore versione di questo brano che io abbia mai sentito in concerto. E' un brano che ha 'rocked' e 'rocked' e poi ancora 'rocked'... da paura. Adoro questo tipo di riff lento che la band inizia a suonare e che poi lentamente cresce aumentando la tensione e l'impazienza procedendo verso un climax che all'improvviso esplode in tutta la sala. Assolutamente perfetta. Non ero rimasto così colpito da questa canzone durante il concerto di Berlino".
Per quanto riguarda Shooting star va invece segnalata una manciata di critiche per Donnie il cui lavoro alla chitarra elettrica è sembrato a qualcuno veramente mediocre: "Ogni volta che riceve un cenno d'intesa da Bob si lancia in quegli assoli da arena rock assolutamente prevedibili e li esegue in maniera maldestra saltando una nota qua e là, entrando in ritardo, etc. Andrebbe meglio nella band di Bryan Adams piuttosto che in quella di Bob".
Poi una discreta versione di You Ain't Going Nowhere.
Qualcuno fa notare però che, come ad Amburgo, la canzone viene penalizzata qui dalla mancanza delle seconde voci nei ritornelli (Whoo-ee! Ride me high... Tomorrow's the day my bride's gonna come...) e dal fatto che la voce di Bob è decisamente troppo rauca.
Just Like A Woman è stata poco apprezzata da più d'uno. "Non mi piace questo arrangiamento - ha detto il già citato Guevara -  Rimpiango i tempi quando la suonava da solo in acustico".
E altri: "Just Like a Woman" per me è stato un completo disastro. Sarebbe meglio se Bob nemmeno cantasse su questo brano! Tutte quelle tonalità alte e così a casaccio. La versione di Berlino era stata sicuramente migliore. Questo arrangiamento è noioso e non ha niente a che vedere con quelle drammatiche versioni degli anni novanta".
'Thinman' fa notare però che qui Bob ha cercato di dare del proprio meglio dal punto di vista vocale e la cosa ha funzionato abbastanza a parte un po' di finali di verso cantati in tono sgradevolmente alto. Complessivamente comunque il pubblico è sembrato apprezzare abbastanza questo brano.
E' stata poi la volta di una Honest With Me discreta e comunque anch'essa alquanto ben accolta dal pubblico.
Una Honest with me che qualcuno propone come brano di apertura degli show mentre qualcun altro osserva che è ritornata all'arrangiamento originale con il lavoro "a salire" della steel guitar, "a riempire", nel modo in cui era solito suonare Larry Campbell nel 2001 e nel 2002.
Un altro brano poco ascoltato ultimamente ha fatto seguito: A hard rain's a-gonna fall, in una versione decisamente buona. "E' una delle migliori canzoni del Maestro", dice qualcuno. E' iniziata non molto forte ma poi è diventata intensa con Dylan concentrato a cantare i versi con chiarezza e quasi senza "upsinging".
"La miglior performance della serata - sentenzia il gia' citato 'thinman' - Bob ha avuto il controllo della propria voce per tutta la durata del brano a parte un solo verso in cui si è confuso, quasi assenti i toni alti".
Una lunga introduzione al piano da parte di Bob è stata con timore scambiata da qualcuno come l'inizio di una nuova Mr. Tambourine Man (visto il disastro della versione di Oberhausen) ed invece l'intro era in realtà destinato a dare il la ad una bella versione di New Morning che per qualcuno è stata la vera sorpresa della serata in quanto ad "inaspettatezza". Una grande performance.
In controtendenza c'è però chi fa notare che le attuali capacità vocali di Bob, in relazione alla potenza, sono del tutto inadeguate per il ritornello dirompente che qui si trasforma in un fiacco e praticamente parlato "... on this neeew... morning..." privo di qualsiasi carica, laddove dovrebbe invece esplodere e trascinare il pubblico.
Summer Days è a detta di alcuni assolutamente perfetta, più soft e jazzata rispetto ad altre versioni, ma non meno bella per questo (anche se c'è chi si lamenta delle parti strumentali che non decollano, tanto è vero che stasera le parti migliori sono state quelle cantate). Un incidente durante questa esecuzione: una donna in prima fila ha un collasso e la security interviene per portarla via.
I bis si aprono con Like A Rolling Stone. C'è chi dice che sarebbe un bene per gli attuali show se questo brano venisse da Bob eliminato almeno per un certo periodo. "E' stata pessima! - dice biabh - Cantata da un Bob deconcentrato e con un tono troppo alto".
Altri sono meno duri nel giudizio ma fanno notare che ormai la canzone ha perduto il suo "momentum" e adduce a causa di tale problema il fatto che c'è una prominenza della steel-guitar che fa sembrare la canzone un country rock 'midtempo".
Dopo l'introduzione della band con l'ormai consueta aggiunta dei luoghi di nascita dei vari membri, All Along The Watchtower chiude il concerto come sempre. Una versione davvero buona. Una grande differenza rispetto a LARS. Un brano che ha raggiunto nuove vette con questo nuovo arrangiamento e si rivela uno dei vertici del concerto ad ogni sera di più.
In conclusione si è trattato di uno show abbastanza solido secondo molti dei recensori con qualche apprezzata sorpresa che ha vivacizzato la setlist standard. Più sorprendente rispetto allo show di Berlino ma con più alti e bassi, per quanto i primi sono stati davvero... alti! Ancora note abbastanza positive per la voce di Bob sebbene qualcuno abbia fatto notare che qua e là ha fatto la propria ricomparsa il wolfman-Bob.
Un Dylan come detto in buon umore ed in buona forma che ha ballato (si fa per dire) alla sua maniera spesso e volentieri ed ha "bobbizzato" sempre alla sua maniera 'chaplinesca' per molte canzoni, ha diretto la band con piccoli segni, un movimento del dito, un cenno della testa, e che complessivamente sembra in un "mood" sempre più 'giusto'.
Michele Murino



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