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40 anni di canzoni Si è svolta presso la libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano la presentazione del nuovo libro di Paolo Vites dedicato ai 40 di attività in studio di Bob Dylan |
di Michele Murino
nelle foto:
1) da sinistra: Elliot Murphy,
Paolo Vites, Ezio Guaitamacchi, Alessandro Cavazzuti
2) Elliot Murphy durante la sua
esibizione
3) Paolo Vites e famiglia con Elliot
Murphy ed Ezio Guaitamacchi

![]() |
Splendida serata quella che ho trascorso ieri 4 giugno
alla libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano. C'era la presentazione
del volume di Paolo Vites ed Alessandro Cavazzuti "Bob Dylan 1962-2002,
40 anni di canzoni" alla quale Paolo mi aveva invitato.
Ho potuto finalmente conoscere di persona il mitico Vites,
cui tutti noi dylaniani dovremmo erigere un monumento per l'opera svolta
nel passato (e che svolge nel presente e che, naturalmente, svolgerà
nel futuro) e che prima poi arriverà (il monumento, intendo)...
Paolo è una persona molto simpatica, disponibile
oltre che un apprezzato giornalista ed un vero dylaniano. Il suo libro
è veramente indispensabile per chi voglia avvicinarsi a Bob Dylan
o ne conosca solo parzialmente l'opera, ma è altrettanto indispensabile
anche per chi di Dylan crede di aver letto ormai tutto, dal momento che
è ricco di materiale che l'autore, come affermato durante la presentazione
di ieri, ha raccolto in un paziente lavoro di ricerca.
Il volume è' confezionato in maniera agile, di
facile lettura, con la struttura "a schede", album per album, che come
sottolineato durante la presentazione, consente una lettura sempre viva,
interessante e non pedante. E già questo è un gran merito.
Quando ho avuto il piacere di leggere il libro in anteprima
(Paolo me ne inviava gentilmente le bozze) non riuscivo ad interrompere
la lettura talmente fluida era la narrazione e quando finiva una scheda
mi veniva subito voglia di scrivere a Paolo che mi inviasse quella successiva.
E' stato allora che mi sono convinto che il libro sarebbe
venuto davvero bene e che avrebbe in futuro costituito un punto di riferimento
imprescindibile per chi volesse conoscere l'attività in studio di
Bob Dylan.
Una lettura che probabilmente farà sì che
la maggioranza delle persone, una volta iniziato il volume, sarà
tentata di proseguire senza interruzioni. Anche perchè le schede
sono strutturate con un taglio narrativo molto accattivante e mai noioso,
zeppe di riferimenti alla vita ed alle vicende dylaniane del periodo in
questione (quello relativo di volta in volta all'album preso in esame,
cioè) sicchè nel suo complesso costituisce di riflesso una
sorta di excursus su tutta la carriera e la vita di Dylan dal 1962, anno
degli esordi, ad oggi con l'ultima fatica del Nostro, "Love and Theft".
Una cavalcata a briglia sciolta che dà sensazioni
di euforia in numerosi punti e comunque sempre una sensazione piacevole
di libertà e di spirito di avventura attraverso una vita ed una
carriera uniche come quella di Bob Dylan, giustamente assurta al rango
di Mito. Ed epica in più di un'occasione ho trovato la narrazione
di Vites, segno evidente del suo essere innanzitutto un appassionato della
materia dylaniana oltre che un competente critico (non lesinando egli stroncature
di più di un'opera dylaniana come nel caso di "New Morning"). Provate
ad esempio a leggere, tanto per citarne una, la scheda dedicata ad "Highway
61 Revisited". Nel suo racconto l'autore riesce magistralmente a trasmettere
l'epicità dell'evento che stava cambiando il volto alla musica popolare;
quando racconta la genesi di "Like a rolling stone" siamo trascinati di
peso con Dylan all'inseguimento della sua ispirazione che farà nascere
di lì a poco la più grande canzone rock mai scritta.
E questa piacevole sensazione di leggerezza ci accompagna
nella lettura dalla prima all'ultima pagina al fianco di Dylan in un viaggio
dagli studi di New York a quelli di Nashville, passando per Mexico City,
la California, l'Alabama e così via mentre le copertine dei dischi
si dipanano davanti ai nostri occhi come le tessere di un immenso mosaico
e la vita stessa di Dylan ci scorre dinanzi.
Oltre all'analisi critica dei dischi e delle canzoni,
accanto all'esame dell'evoluzione musicale di Dylan attraverso gli anni
nei suoi lavori in studio, si ricostruiscono molti episodi che stanno dietro
alla nascita delle canzoni e degli album, ed anche i dylaniani più
esperti troveranno molti motivi di interesse vista la ricchezza di spunti
inediti che l'autore dissemina nelle quasi trecento pagine del libro (le
restanti 82 sono dedicate al Dylan live ed a varie appendici).
Scrive Vites nella presentazione del libro:
(...)
"In questi venticinque e più
anni ho ascoltato la musica di Bob Dylan davvero parecchio; l'ho visto
dal vivo credo una cinquantina di volte; ho collezionato centinaia di nastri
e di bootleg di apparizioni dal vivo e di materiale di studio inedito;
ho letto decine di libri sul suo conto; ho perfino avuto la fortuna di
incontrarlo personalmente tre volte (incontri sempre molto surreali...);
nel 1990 fondai addirittura una fanzine su di lui (Rolling Thunder, che
forse qualcuno dei lettori ricorda ancora), fino a fare del giornalismo
musicale la mia professione. Credo, perciò, di averlo ascoltato
abbastanza per poter scrivere un libro con stile e giudizi autonomi.
Sentivo che c'era il bisogno, adesso,
di ricapitolare questa mia passione andando a scavare un'ultima volta a
fondo a dischi che mi hanno fatto compagnia per così tanto tempo,
con la capacità di giudizio mutuata da anni di dedizione professionale
alla critica musicale. Mi sono divertito molto nel farlo e spero che questo
divertimento traspaia dal libro che, attenzione, si rivolge soprattutto
a chi ha ancora poca dimestichezza con l'universo discografico dylaniano,
in modo da risultare una piacevole guida all'acquisto e conseguentemente
all'ascolto.
Sono sempre di più - grazie
a Dio - i ragazzi che non erano neanche nati non dico quando Bob Dylan
incideva Blowin' In The Wind, ma nemmeno quando pubblicava Hurricane, ragazzi
che scoprono per la
prima volta questo artista e se
ne innamorano follemente.
(...)
Spero però che il libro
possa interessare anche i molti fan «super esperti» di Bob
Dylan, che magari troveranno qualche aneddoto o qualche episodio che era
loro sfuggito. So per esperienza che non esiste al mondo nulla di più
particolare di un «dylaniato»: ogni fan ha in testa una sua
idea peculiare di Bob Dylan che nessun libro cambierà mai. Anche
se varrebbe la pena tenere sempre a mente l'ottimo commento dello scrittore
Tony Colaianne: «Dylan è più grande della vita. Tutti
pensano di possederne un pezzo perchè lui ha dato alcuni pezzi di
se stesso in alcuni momenti significativi delle loro vite. Siccome lui
li ha capiti così bene, essi pensano di capirlo. È una responsbilità
enorme per un artista. Dylan ha più aspettative per ciascuno dei
suoi progetti (in termini di aspettative da parte del pubblico) di quante
ne abbia qualunque altro artista nel campo della musica popolare".
(...)
Come dicevo, credo che un libro
così mancasse in Italia, soprattuto per l'approccio quasi esclusivamente
musicale che ho cercato di dargli".
Un libro, questo di Vites, che secondo me affiancandosi
a "La voce di Bob Dylan" di Carrera ne costituisce l'ideale "contraltare"
sicchè dalla lettura affiancata dei due volumi che si completano
vicendevolmente si ottiene un perfetto quadro d'insieme dell'opera dylaniana.
Tra l'altro lo stesso Vites durante la presentazione si è detto
stimolato dalla lettura del libro di Carrera a prendere in esame l'aspetto
del Dylan in studio dicendosi contento della pubblicazione di volumi di
autori italiani dedicati a Dylan, in passato molto rari.
Il volume inoltre è impreziosito dal lavoro di
Alessandro Cavazzuti, altro dylaniano doc, che analizza con competenza
e metodo la sterminata teoria di concerti live dylaniani scegliendo per
ogni anno quelli più significativi ed importanti. Un lavoro immane
che, come lo stesso Alessandro mi ha detto, sicuramente susciterà
discussioni dal momento che ogni dylaniano avrebbe inserito questo concerto
piuttosto che quello, valorizzato un' "annata" piuttosto che un'altra.
Ma un lavoro in ogni caso importantissimo e come sottolineato da Vites
durante la presentazione assolutamente inedito soprattutto per l'Italia.
Scrive Cavazzuti nell'introduzione al suo lavoro:
(...)
"Quello che leggerete, quindi,
altro non è che il frutto della mia percezione personale dell'attività
dal vivo di Dylan che ho maturato, nel corso degli anni, attraverso l'ascolto
di circa 1.500 concerti (poco più dell'80% del totale dei concerti
di Dylan disponibili in versione più o meno «legittima»).
Non è un'a-
nalisi omnicomprensiva della sua
attività dal vivo. Se così fosse, avrei dedicato la stessa
attenzione anche ai concerti o ai tour meno brillanti (e non sono pochi).
Lo scopo era quello di estrapolare il meglio di Dylan dal vivo. Il criterio
guida è stato la qualità della performance, non della registrazione,
che pure ha
rivestito un ruolo non trascurabile
nella scelta. È evidente, infatti, che una registrazione di buona
qualità permette di apprezzare meglio le caratteristiche di un concerto
rispetto a una di qualità inferiore. Come detto, la scelta è
soggettiva e non si pretende che sia esaustiva o definitiva. Coloro tra
i lettori che
conoscono e amano Dylan hanno probabilmente
già ascoltato una buona parte di questi concerti. Sarei curioso
di sapere se la pensano come me, e in cosa eventualmente differiscono le
loro valutazioni rispetto alle mie. Quanto a coloro che Dylan lo conoscono
poco o nulla, mi auguro che queste righe riescano ad insinuare in loro
il seme della curiosità. Sarebbe già molto."
Un grazie da parte mia anche ad Alessandro che ho conosciuto
personalmente in quest'occasione scoprendolo disponibile, per nulla facendo
egli pesare la sua incredibile conoscenza dylaniana (2000 concerti in suo
possesso, ha detto Vites durante la presentazione).
Già, la presentazione. Si è svolta in una
sala dell'immensa libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, sala che si
è subito stipata all'inverosimile, segno che Dylan ancora richiama
moltissimi appassionati e l'uscita di un nuovo libro a lui dedicato suscita
l'interesse di un gran numero di persone.
Moderatore della serata un altro nome mitico per noi
dylaniani, Ezio Guaitamacchi, che i più ricorderanno commentatore
insieme con Angelo Branduardi del mega concerto per i 30 anni di attività
di Dylan al Madison Square Garden nel 1992, trasmesso su Tele+, rete su
cui spesso Guaitamacchi ha condotto programmi, spesso parlando di Dylan.
I due autori, Vites e Cavazzuti, hanno esposto l'idea
alla base del loro lavoro ed hanno poi introdotto la guest star della serata,
il mitico cantautore newyorkese Elliot Murphy, superficialmente etichettato
illo tempore col "bollino" di "Nuovo Dylan" ma che viceversa ha espresso
in quasi trent'anni una capacità di songwriter del tutto autonoma
sia pur pagando tributo a Dylan e ad altri grandi come ad esempio Lou Reed.
Vites, davanti alla numerosa folla che assiepava la saletta,
si è schermito dicendosi sicuro che l'attrazione della serata era
esclusivamente Murphy, personaggio molto simpatico con una notevole carica
carismatica che ha strappato più di un applauso e di un sorriso
quando ha raccontato dei suoi rapporti con Dylan, di quando lo ha conosciuto
negli anni '60 ("Ero andato ad un concerto, mi sono seduto ed involontariamente
ho dato di gomito al mio vicino, che era Dylan ed io nemmeno lo sapevo.
"Fuck!", esclamo - "Accidenti!", traduce Guaitamacchi - e Dylan: "Shit!"
- "Accidenti!", ribadisce ironico il moderatore, tra le risate del pubblico).
Elliot racconta di averlo visto nel '66 con gli Hawks,
nel '74 con The Band, racconta diversi aneddoti che lo legano a Dylan,
poi sottolinea che Dylan, nonostante gli alti e bassi che caratterizzano
la carriera dei musicisti, è sempre sulla cresta dell'onda perchè
è un grande artista, facendo trasparire dalle sue parole tutta l'ammirazione
che prova per lui e concludendo definendolo "il Picasso della Musica".
Scrive tra l'altro Elliot Murphy nell'introduzione al
libro di Vites:
(...)
" Oggigiorno Bob Dylan è
più che un idolo o una ispirazione... Lui è una motivazione
e sopra a tutto un insegnante. E dopo tutti questi anni sotto la luce dei
riflettori lui rimane un mito: ho sentito dire che
conosce a fondo centinaia di canzoni
folk; che parla raramente; ho sentito dire che è un eccellente chitarrista
benchè lo mostri raramente; ho sentito dire che cura come fosse
oro la sua vita privata e che le sue credenze religiose sono forti come
non mai; ho sentito dire che ama andarsene in giro in motocicletta e giocare
a carte e che è ancora capace di uscirsene fuori spontaneamente
con i versi più incredibili
sotto al sole. Ho sentito dire,
ho sentito dire... e ancora non so se queste cose siano vere o se sia importante
che lo siano. Lo scrittore francese Flaubert credeva che la vita di uno
scrittore fosse incoerente rispetto al suo lavoro e che i biografi dovrebbero
smetterla di ricercare in esso delle tracce. Essendo io stesso un cantautore,
posso dirvi che a volte le canzoni conoscono me più di quanto io
conosca a proposito delle canzoni. Bob Dylan si è mai perso nella
pioggia a Juarez, durante Pasqua? O era ad Hibbing, Minnesota?
Qualcuno ha detto che Bob Dylan
è «più grande della vita stessa» e immagino che
il suo lavoro sopravviverà a lungo dopo la sua morte. Di fatto,
lui sopravvive così bene perche è un uomo che è diventato
il suo lavoro; l'artista è l'arte e la trasformazione è completa.
Il fatto che gran parte di ciò che sappiamo di lui, ciò che
pensa, provenga da qualcosa che lui ha detto una volta o l'altra in una
canzone è un testamento affascinante del potere del suo lavoro.
Sappiamo ciò che Picasso pensava osservando Guernica, o le intenzioni
di Beethoven dopo aver composto una sinfonia? Eppure quando ascolto Visions
Of johanna sono là con lui mentre il calorifero tossisce e davvero
non c'è nulla da spegnere...
A conclusione della serata Murphy ha eseguito un mini concerto per i molti presenti alternando brani della sua produzione a covers dylaniane tra cui Don't think twice, it's all right, Like a rolling stone, Knockin' on heaven's door, Blind Willie McTell e, nelle prove, una particolarissima Sugar Baby.
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Qui sopra le dediche di Paolo Vites ed Alessandro Cavazzuti a noi di Maggie's Farm!!!
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E questa è quella di Elliot Murphy (To Maggie's Farm - "Ain't gonna work there...")

Autore: Paolo Vites
Titolo: Bob Dylan - 1962-2002 -
40 anni di canzoni
Editore: Editori Riuniti
Collana: Momenti Rock (diretta
da Ezio Guaitamacchi)
In appendice: I 100 concerti imperdibili
di Bob Dylan (a cura di Alessandro Cavazzuti)
Maggio 2002
Prezzo: Euro 18,00
Pagine: 382
www.editoririuniti.it
Indice:
Il Picasso del rock'n'roll - di Elliot Murphy
"Go in, cut it and get the fuck out!" (introduzione
dell'Autore)
Bob Dylan
The Freewheelin' Bob Dylan
The Times They Are A-Changin'
Another Side of Bob Dylan
Bringing It All Back Home
Highway 61 Revisited
Blonde On Blonde
John Wesley Harding
Nashville Skyline
Self Portrait
New Morning
Bob Dylan's Greatest Hits Vol. II
Pat Garrett & Billy The Kid
Dylan
Planet Waves
Blood
On The Tracks
The Basement Tapes
Desire
Street Legal
Slow Train Coming
Saved
Shot of Love
Infidels
Empire Burlesque
Knocked Out Loaded
Down In The Groove
Oh Mercy
Under The Red Sky
Good As I Been To You
World Gone Wrong
Time Out Of Mind
"Love And Theft"
Parola di fan - di Christine Marcum
I cento concerti imperdibili - di Alessandro Cavazzuti
Discografia
Apparizioni cinematografiche e televisive
Bibliografia
Clicca sulla voce "Blood on the
tracks" per leggere un capitolo del volume ed alcune schede della sezione
"I cento concerti imperdibili"