

Come è nata l'idea di dar vita a questo gruppo?
"Via internet - spiega Genovese - attraverso il sito "Maggie's Farm" messo su da Michele Murino, un napoletano da anni residene in Val d'Aosta, un personaggio straordinario, che oltre a Dylan ama alla follia Totò, conoscendo a memoria ogni singola battuta di tutti gli attori impegnati nei suoi numerosissimi film. Una cosa da non credere".
Un amore quindi nato via computer?
"Più che nato, condiviso. Visto che le occasioni per dialogare con altri fan di Bob non sono numerosissime. Invece così ci siamo ritrovati in circa tre/quattrocento, gente di ogni età, e fra questi cinque napoletani con la voglia di cantare insieme le sue canzoni".
Chi ha acceso la miccia?
"A dire il vero è stato Leonardo Mazzei, un chitarrista come me, che nonostante la giovanissima età (ha solo 23 anni) conosce tutto di Dylan. Voleva ad ogni costo fondare una band e così nel giro di poco abbiamo preso anche Sandro Carta al basso, Michele Barone alle tastiere e Filippo Portolano alla batteria, gente che va dai 48 ai 27 anni".
Il che significa che ognuno di voi ha avuto un diverso incontro con la musica di Mr. Tambourine.
"Ovviamente. Io ad esempio l'ho conosciuto nel 1973, quando comprai l'album "Planet Waves", registrato con The Band. Avevo solo 15 anni all'epoca e ne rimasi talmente colpito da divenirne un fedele seguace".
Eppure in molti sostengono che il meglio Dylan l'avesse già espresso negli anni '60.
"In fondo è una visione un po' mistificante, che lo stesso Bob ha stigmatizzato in questa biografia. Una visione molto italiana - frutto di un atteggiamento unilaterale, che vuole in lui un cantore soprattutto politico. E invece Dylan ha cantato tutto quello che ha incrociato nel suo percorso, l'impegno sociale e generazionale, ma anche l'amicizia e l'amore. Tanto è vero che i suoi punti di riferimento sono Elvis Presley, Woody Guthrie e Little Richard".
Va quindi recuperata la sua attitudine musicale?
"Certo, e questo già avviene. Non si spiegherebbe altrimenti il suo successo presso i più giovani, che delle storie sociali e politiche degli anni '60 hanno sì e no una pallida informazione. E poi c'è la sua capacità di regalare a ciascuno dei suoi seicento brani una trentina di arrangiamenti completamente diversi".
Quante volte lo ha visto dal vivo?
"Venti volte circa. Compresi tre concerti mitici, come New York con Paul Simon, Parigi e Londra. E poi ovviamente tutte le volte che è venuto in Campania. Nel 1989 a Cava de' Tirreni, nel 1993 al Tenda e nel 2001 all'Arena Flegrea a Napoli".
Avete sin qui fatto molti concerti?
"Non tantissimi, ma ricordo con piacere quello di Fisciano per "Campus in festa" mentre prossimamente saremo a Roma per il Maggie's Farm Folk Festival di "Lettere Caffè". Abbiamo trenta pezzi in repertorio ma la mia canzone preferita resta "It's All Right Mà", uno struggente blues in Re del 1965".
Lo suonerete stasera?
"Purtroppo no, e non faremo nemmeno "Blowin' in the wind" che lo stesso Dylan ha un po' allontanato da sè per non restarne schiacciato. In compenso faremo "Like A Rolling Stone" che la rivista "Rolling Stone" ha recentemente battezzato migliore canzone della storia del rock".
Stefano de Stefano
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