di Michele Salimbeni
Breve saggio in dieci parti in esclusiva per Maggie’s Farm
© Michele Salimbeni 2003

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2. Dakota Building 3. Nuvole elettriche – “Vanilla Sky” e Bob Dylan 4. Apri gli occhi 5. Il sogno (lucido) – Cinema e Surrealismo 6. La Maschera 7. Ogni minuto 8. Il doppio (Il tema nascosto) 9. Una moderna storia d’amore 10.La Paura e l’Angoscia |
“Tutto è dolore e paura:
l’uomo ama la vita, perché
ama il dolore e la paura”
Fedor M. Dostoevskij
“…your heart is like
an ocean
mysterious and dark”
Bob Dylan
1.La Paura e l’Angoscia

Il 24 luglio 1929 nell’Aula Magna dell’Università di Friburgo,
Martin Heidegger tenne una lezione inaugurale per celebrare in forma solenne
il suo insediamento alla cattedra di Filosofia.
Durante il discorso, Heidegger analizzò la sostanziale differenza
tra la Paura e l’Angoscia.
“L’angoscia – sostiene il filosofo – è radicalmente diversa
dalla paura. Noi abbiamo paura sempre di questo o di quell’ente determinato,
che in questo o in quel determinato riguardo ci minaccia. La paura di…
è sempre anche paura per qualcosa di determinato. E poiché
è propria della paura la limitatezza del suo oggetto e del suo motivo,
chi ha paura ed è pauroso è prigioniero di ciò in
cui si trova”.
Ora “Vanilla Sky” - opera non-perfetta ed irrisolta e forse proprio
per questo disponibile ad essere analizzata e discussa – è sicuramente
un film apologo sulla Paura assoluta. Sulle nostre paure più occulte.
La paura di amare. La paura di riuscire ad essere sempre fedeli a se
stessi e ai propri valori morali (tema avvicinato con genio dal film-capolavoro
di Andrzej
Zulawski “La fidélité”). In poche parole la paura di
perdere tutto.
Quanto a lungo rimarremmo fedeli alle nostre scelte?
E’ questa la domanda morale e filosofica che sta alla base del film di Cameron Crowe e come la maggior parte dei film che partono da questioni filosofiche, la pellicola del cineasta americano non dà risposte. “Vanilla Sky” è un film che solleva numerosi quesiti lasciandoli quasi tutti irrisolti. Questa è anche la sua forza.
“Cos’è cattivo?” si chiedeva Nietzsche. La risposta per il filosofo
tedesco è: tutto ciò che ha origine dalla debolezza.
E debole è David Aames, il personaggio protagonista della storia,
interpretato da Tom Cruise.
Nella prima parte del film è mosso e dominato dalle sue paure.
Una fra tutte la paura del Vuoto che cela l’orrore di rimanere soli. Ecco
quindi che David Aames si ritrova, all’inizio del film, in una Times Square
completamente deserta. Cosa impossibile nella realtà. David Aames
oltre la Solitudine, “male” della nostra epoca e uno dei temi centrali
del film, teme inconsciamente le responsabilità sociali lasciategli
dal padre deceduto in un incidente stradale.
Tutto questo, però, è solo un Sogno.
Con l’evolversi dell’intreccio narrativo le paure di cui parlava Heidegger
lasciano spazio ad un’Angoscia incontrollata. Così nella seconda
parte del film, cambia il registro narrativo ed aumenta l’importanza visuale
della storia.
Al protagonista vengono a mancare lentamente i punti di riferimento
personali, sentimentali e sociali. L’afflizione rivela il baratro su cui
ci culliamo: Il Niente. Quindi, come spiega Heidegger nella sua lezione,
“noi siamo sospesi…nell’angoscia” ed intorno a noi non rimane che il Vuoto,
la mancanza, il Nulla assoluto. Presagio. Profezia atavica che l’immagine
del Dakota, che si staglia nitida contro il cielo di New York, fa riaffiorare.
2.Dakota Building

Il film si apre con delle belle immagini aeree di New York che terminano
sul Dakota Bulding, il più leggendario complesso di appartamenti
della metropoli. E’ la prima citazione cinematografica (Rosemary’s baby
di Roman Polanski ha lo stesso inizio) in un film labirintico, pieno di
indizi, rimandi, ossessioni, segni e citazioni.
Il Dakota ha una fama di palazzo “maledetto” e i fatti non la smentiscono
al punto che per tutelare la sua immagine i suoi facoltosi inquilini proibiscono
le riprese degli interni da quando Roman Polanski nel 1968 vi girò
lo sconvolgente film sul Diavolo. Così Cameron Crowe ha potuto riprendere
per il suo film solo la facciata esterna del palazzo e questo è
più che sufficiente per marcare tutta l’atmosfera del film. E’ lì
dentro che vive David Aames e da lì comincia questa storia.
E’ il nostro primo “segno”.
La leggenda narra che il palazzo, costruito nel 1884 dall’architetto
Henry J. Hardenbergh, giace su di un’antico cimitero indiano. Questo in
parte spiegherebbe il destino “maudit” di questa inquietante ma al tempo
stesso meravigliosa palazzina dall’architettura neo-gotica. Certo è
che diversi fatti oscuri si svolsero tra le sue mura. Attratto dal suo
fascino macabro Bela Lugosi indimenticabile interprete dei primi “Dracula”
negli anni ’30 vi si stabilì. Anche John Lennon abitò
qui (si trasferì all’epoca di “Mind games”) e proprio davanti al
portone d’ingresso di questo gioiello tardo vittoriano fu assassinato
l’8 dicembre 1980.
Cameron Crowe sceglie quindi il Dakota come immagine simbolo del film
che sta iniziando. La sua “macchia filmica”. Archetipo ancestrale che imprime
a tutta la pellicola la cifra stilistica e che allo stesso tempo rappresenta
la Metropoli di New York e il suo lato occulto e tenebroso in una storia
che sta per cominciare e che, come detto prima, scaverà tra le più
recondite paure, angosce e dolori nascosti nel subconscio di cui il Dakota
è immagine profetica.
3.Nuvole elettriche –
Vanilla Sky e Bob Dylan


Curiosamente Cameron Crowe descrive la storia del film come “una canzone
Folk”.
Nel film non ci sono solo citazioni cinematografiche ma anche e soprattutto
riferimenti alla scena musicale rock.
Come è noto il regista è un grande appassionato di musica
e prima di intraprendere la carriera cinematografica è stato per
molti anni un quotato critico musicale della mitica rivista Rolling Stone
(Il film Almost Famous, sempre da lui diretto, è ampiamente autobiografico
e racconta di quegli anni).
Tutto il film è disseminato di citazioni e omaggi all’opera e alla figura di Bob Dylan. Ricordiamo che il regista ha scritto le liner –notes per il cofanetto Biograph.
I più evidenti sono:
1. La foto della copertina di Freewheelin’ appare incorniciata
sul muro all’inizio del film mentre il protagonista si sveglia dopo il
sogno iniziale.
2. Alcune sequenze sono state girate nei quartieri sotto il ponte di
Manhattan che ricordano certe atmosfere di Liverpool negli anni 60’ e la
via dove è stata girata la sequenza iniziale di “Dont look back”.
3. David il protagonista (Tom Cruise) si aggira sfigurato per le strade
del Greenwich village, quartiere “dylaniano” per eccellenza.
4. Nella scena d’amore tra Tom Cruise e Penelope Cruz il regista ha
utilizzato “4th time around”. Tutta la sequenza è costruita come
un tributo al film “Jules et Jim” di Francois Truffaut, di cui vediamo
la locandina insieme a quella di “Fino all’ultimo respiro” di Jean Luc
Godard nella camera del protagonista. Sono due film chiave della Nouvelle
Vague francese. Qui l’autore ha utilizzato un montaggio discontinuo e i
“fermo-fotogramma”.
5. Cameron Crowe rende omaggio alla copertina di “The freewheelin’
Bob Dylan” che da piccolo considerava, come lui stesso dice nel commento
al DVD, l’immagine romantica dell’amore “Volevo che una ragazza mi tenesse
il braccio così”. Quindi all’interno del film il regista ricrea
la stessa inquadratura della copertina del celebre LP utilizzando Tom Cruise
e Penelope Cruz al posto di Bob Dylan e Suze Rotolo. L’immagine magicamente
prende vita, stessi colori, stesse auto (il furgoncino Wolkswagen azzurro
a sinistra e l’auto nera anni 60’ a destra), la neve ai bordi del marciapiede.
Questa immagine però è stata realizzata negli studi cinematografici
della Paramount dove hanno ricostruito per intero la via. Il regista dopo
aver visto la strada, si è reso conto che col passare del tempo
era totalmente cambiata.Questa singola ripresa racchiude e cela il senso
del film: ricreare una realtà che non esiste più.
6. A questo punto la citazione diventa esplicita e si cristallizza
nell’immagine finale in cui attraverso un complicato procedimento tecnico,
chiamato Morphing, l’inquadratura con gli attori (vedi punto 5) diventa
sotto i nostri occhi la copertina del disco nel finale del film.
Fine prima parte
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