UN GIORNO TUTTO SARA' CALMO

Azione scenica ispirata a Bob Dylan
Un progetto di Alessandro Carrera, Benedicta Froelich, Michele Murino, Michele Salimbeni

Regia Michele Salimbeni

Drammaturgia
Alessandro Carrera
Benedicta Froelich
Michele Murino
Michele Salimbeni


TRACCIA UNO

Un uomo senza alibi
di Alessandro Carrera

Personaggi:

B.D.
Henry Porter
Claudette
Il santero
Il predicatore
Un poliziotto
Un secondo poliziotto
Un giornalista
 
 

§§§




B.D. è seduto a un tavolino davanti a una scacchiera.
 

B.D.:  La prima volta che ho lavorato a East Orange, nel New Jersey...
Mi raccomando, non andateci mai a East Orange, è un posto orribile.
Dovevo suonare in uno dei locali del posto.
Veramente una pessima idea.
La gente gioca a scacchi da quelle parti, non pensano ad altro, solo gli scacchi, gli scacchi, e poi ancora gli scacchi.
Venivano a dirmi di cantare una canzone, ma di cantarla piano, e nel bel mezzo della canzone li sentivi dire: “Scacco!” oppure: “Ehi, bella mossa!”
Comunque, la prima sera che ho lavorato in quel locale di East Orange, poi la notte ho fatto un sogno, un sogno strano.
Adesso ve lo racconto.

In quel sogno mi chiamavo Henry Porter ed ero su un treno che attraversava il Messico.
Ero partito da Durango e stavo andando a San Diego.
Dovevo essermi addormentato.
Quando mi sono svegliato era appena passata la mezzanotte, e il treno era fermo alla stazione di Monterrey.
C’erano un sacco di bambini che stavano scendendo dal treno, un’intera famiglia.
Tra padre, madre e figli saranno stati diciassette, che scendevano uno per uno giù dal treno.
Intanto che li guardavo ho visto un uomo anziano salire sul predellino ed entrare nella carrozza.
È venuto avanti e si è seduto proprio dall’altra parte del corridoio dove stavo io.
Io vedevo la scena attraverso il riflesso del finestrino.
Fuori era buio e tutto quel lato del treno era come uno specchio.
Ho sentito come una vibrazione nell’aria.
Mi sono voltato verso quell’uomo.
L’unica cosa che aveva addosso era una coperta.
Sì, era vestito solo di una coperta.
Era vecchissimo, era l’uomo più vecchio che avessi mai visto.
Avrà avuto centocinquant’anni.
I suoi occhi bruciavano, erano in fiamme, c’era del fumo che gli usciva dalle narici, e ho pensato: “Io a quest’uomo gli voglio parlare”.
Mi sono voltato proprio nella sua direzione, cercando il coraggio di attaccare discorso.
Il treno ha cominciato a muoversi.
La nostra conversazione è andata più o meno così…
 

Spiazzo vuoto. Un poliziotto e un giornalista
 

Poliziotto:  Allora, era una giornata di forte vento?

Giornalista: Sì, veniva dal mare. Fischiava tanto forte che bisognava gridare per sentirsi.

Poliziotto:  Però la banda continuava a suonare.

Giornalista:  Continuavano eccome. Si erano sistemati in questo spiazzo fin dalla mattina, con il loro carro dipinto e il dragone di cartapesta.
Hanno suonato per ore, e c’era gente che passava sulla strada e si fernava a sentirli.
Ma nessuno si avvicinava, era come se si sentisse una vibrazione nell’aria che diceva di stare lontani.

Poliziotto:  Che cosa avevano messo ai quattro angoli dello spiazzo?

Giornalista:  Niente, solo segni per allontanare i superstiziosi.

Poliziotto:  Segni? Che tipo di segni?

Giornalista: Segni di santería, non saprei, roba della loro religione, teschi finti che non avrebbero fatto paura a un bambino.

Poliziotto:  Sembra che abbiano funzionato, però.

Giornalista:  Sì, questa è la cosa più strana.
Era come un campo magnetico.
Chi ci entrava si comportava come se avesse lasciato questo mondo.

Poliziotto:  E chi ci è entrato?

Giornalista: Una camionata di dementi che appena scesi si sono spogliati nudi e si sono buttati con le ginocchia a terra.
Poi uno che sembrava un capo zingaro, con una croce di ferro sul petto, si è fatto avanti.
Aveva anelli luccicanti alle dita e una bandiera in mano con l’asta spezzata.

Poliziotto:  Che bandiera?

Giornalista:  Non lo so, non l’avevo mai vista prima. Gialla e blu, mi sembra, ma anche con altri colori.
Si è fermato nel centro dello spiazzo, ha fatto tacere la musica e ha detto: “Figli miei, adesso non state più sognando, questa è la realtà!”
 

Henry Porter a terra, non riesce a rialzarsi, illuminato da una forte luce. Vicino a lui il santero con una mazza in mano e un grosso tamburino a tracolla.
 

Henry Porter: Ma dove stiamo andando?
Ma che cos’è, una strada di campagna o la fine del mondo?
Perché mi sembra di esserci già stato?
Quand’è che arriveremo da qualche parte?
E lei, dove si è nascosta lei?
Perché nessuno me lo dice?
Cosa c’è dietro a questa messinscena?
Ma con chi bisogna parlare qui?
Che cosa aspettiamo?
È vero, ci sono già stato.
È stato proprio qui.
Mi ha detto di non dimenticarla, e in un momento non l’ho vista più.
Non ce la faccio ad aspettare ancora, tutta questa faccenda non ha il minimo senso.
Basta!
Stacchiamo i fili, buttiamo tutto per aria!
Io sono pronto.
 

Il predicatore appare in cima a una cassa. È vecchio, un po’ ubriaco e non sembra molto padrone di sé.
 

Il predicatore: Quanti di voi si rendono conto che la fine dei tempi è vicina?
Quanti se ne rendono conto?
Lo volete sapere?
C’è qualcuno qui che è interessato a sapere che la fine dei tempi è vicina?
Quanta gente lo sa?
Ditemelo, gridate, fate qualcosa!
(Urla dal pubblico)
Quanti non lo sanno ancora?
(Silenzio dal pubblico)
Ebbene è così, la fine dei tempi è vicina!
(Dal pubblico: “I tempi sono cambiati!”)
Vero!
Io ve l’avevo detto.
Ve l’avevo detto tanti anni fa, e non vi ho mai mentito.
Vi ho mai detto per chi dovevate votare?
Vi ho mai detto chi dovevate seguire?
No!
Ho una storia da raccontarvi, e ve la racconto adesso.

Stazione di polizia. Stanza da interrogatorio. Henry Porter seduto a terra con la schiena al muro. Il poliziotto entra e gli accenna una sedia accostata a un tavolo.
 

Poliziotto:  Avanti, si sieda qui.

Henry Porter: Datemi un minuto che mi rimetto insieme.
Che faccia ho?

Poliziotto:  Una qualunque, tranne la sua.

Henry Porter: E lei che ne sa di qual è la mia faccia?

Poliziotto:  Non sono qui per investigare la sua identità, Mr. Porter.
Voglio sapere chi è che sparava dalla torre dell’ambasciata.

Henry Porter: Non sono certo andato a chiederglielo.
(Si tocca la testa)
Mi è rimasto del sangue nei capelli.

Poliziotto:  Per dove siete scappati?

Henry Porter: Chi?

Poliziotto: Lei e la donna.

Henry Porter: C’era un buco nel muro. Gli altri non ce l’hanno fatta, mi sembra.
  (Si agita)

Poliziotto:  Gli altri non mi interessano.
Stia comodo.
Si rende conto di essere stato usato?

Henry Porter: Rischiare fa parte della mia natura.
La mano destra si tira indietro e la sinistra si fa avanti.
Da qualche parte si deve pur stare, se si vuole essere umani.

Poliziotto:  Dalla parte di Dio o da quella del diavolo?

Henry Porter: Sicuro che nessuno dei due sia una donna?

Poliziotto:  Come è cominciata la faccenda?

Henry Porter: Non c’è mai nessun inizio.
Le cose capitano così, senza cominciare.
È stato lui a cercarmi, mi aveva detto che aveva una storia da raccontarmi che mi sarebbe piaciuta, che avrei potuto usarla per una storia, per un film, o per una canzone.
Non avevo mai visto un uomo simile.
Non era vecchio, no, ma era come se non avesse gli occhi.
Piuttosto due fessure da fare invidia a un serpente.
Una faccia così la distinguevi anche in mezzo a una folla.
Per prima cosa mi ha parlato del suo dio, che aveva un corpo di donna e la testa di una iena.
Mi ha detto: “Sarà questo il dio che tornerà, non il tuo Cristo”.
Io lo lasciavo parlare.
Doveva essere di Haiti.
Tutti e due erano di Haiti, anche la donna, ma non avevano la pelle molto scura.
Creoli.
Poi ha cominciato a parlarmi di un’amica, e a dirmi che io potevo fare molto per tirarla fuori dai guai.
Se fosse riuscita a passare il confine, mi ha detto, c’era qualcosa anche per me.

Poliziotto: Che cosa?

Henry Porter: Non gliel’ho chiesto, e comunque non lo sapeva.
  Io gli ho chiesto solo come si chiamava la donna.

Poliziotto: Claudette.

Henry Porter: Se sapete già tutto, cosa ci faccio qui?

Poliziotto:  Era il suo vero nome?

Henry Porter: Quando la chiamavo in quel modo si girava.
Le veniva naturale.
Doveva aver fatto un bel po’ di esercizio.
 

Stanza in una fazenda. Fuori si intravede una giungla. Si sentono grida e spari lontani. Claudette e Henry Porter.
 

Claudette:  So che cosa ti porta qui da me, sai?
Ti conosco già, anche se non ti ho mai visto.
Avrai bisogno del mio permesso anche per porgere l’altra guancia. Questa è la mia regola.
Dei mandati di comparizione dei tuoi giudici io non so che farmene.
Mi hanno portato via da mia madre quando avevo tre giorni di vita.
Il miglior perdono è la vendetta, vuol dire che prendi sul serio i tuoi nemici, e non ho bisogno di te per completarla.
Tu mi servi dopo.

Henry Porter: Speravo di servirti subito.

Claudette:  Li ho già conosciuti tutti, dalle guardie del corpo ai presidenti.
Ho già venduto tutto quello che avevo.
Metà dei miei domestici sono morti, agli altri ho messo in mano un fucile e li ho lasciati andare.
Ma per arrivare all’ambasciata devo passare attraverso la zona della guerriglia.
Ho i miei angeli al volante e una Mercedes corazzata.
L’unica cosa che non ho è un passaporto.
Cosa vuoi per portarmi oltre il confine?

Henry Porter: Se mi leggi nel pensiero perché ti devo rispondere?
 

Stazione di polizia. Stanza da interrogatorio. Henry Porter e il poliziotto.
 

Poliziotto:  Torniamo all’uomo dagli occhi di serpente.
Dopo aver sparato sui vigilantes dalla torre dell’ambasciata, per dove è scappato?

Henry Porter: Per le scalinate a spirale, oltre un albero fatto di fumo e un angelo dai quattro volti, nella valle degli dèi dove esplodono le stelle e le strisce, dove i fiumi sono in piena e le scimmie danzano al suono della concertina.

Poliziotto:  Come si chiamava? Chi era?

Henry Porter: Il mio migliore amico e il mio peggior nemico, come sempre.
Uno di quegli uomini che per prendere il paradiso con la forza marciano anche dopo morti.
 

Il predicatore in cima alla cassa
 

Predicatore:  Ve lo dico io, il padrone del mondo è il diavolo.
È lui il dio di questo mondo.
Ma noi viviamo in America.
Anche qui dove siamo noi adesso, perche per l’America non c’è niente che non sia America.
Oh, io amo l’America, come tutti.
Chi non ama l’America?
Ma l’America sarà giudicata.
E quando Dio si muove contro una nazione per prima cosa distrugge la sua economia.
Ci avete mai pensato?
L’economia è la prima cosa.
Pensate a Babilonia, alla Persia, all’Egitto.
Siete studenti, no?
O almeno molti di voi.
Beh, io no.
Mai stato uno studente.
Ma voi siete studenti.
Andate a chiedere ai vostri professori se quello che vi dico è vero.
Se Dio si muove contro una nazione, per prima cosa la manda in rovina.
Se questo non basta, distrugge la sua ecologia.
Non dico niente di nuovo.
L’ha fatto in Egitto, l’ha fatto in Persia, l’ha fatto a Babilonia, l’ha fatto nel Medio Oriente dove un tempo c’erano giardini fioriti e adesso c’è il deserto.
E se anche questo non basta, metterà una nazione contro l’altra.
È a questo che vi dovete preparare, perché quello che dicono i giornali non conta niente, sono tutte menzogne.
La verità è che Lui sta ritornando!
Forse in un anno, forse in tre, forse in cinque, ci sarà una guerra.
Sarà la battaglia di Armageddon, una battaglia che non ce n’è mai stata una uguale.
E chi vincerà sarà Re di Gerusalemme!
E voi avrete bisogno di aggrapparvi a qualcosa di solido.
Magari avete le droghe.
Magari avete la carriera.
Magari avete la vostra bella laurea.
Ma avrete bisogno di aggrapparvi a qualcosa di veramente forte.
Andate a dirlo ai vostri professori.
Con tutti i soldi che spendete per la vostra istruzione, beh, istruitevi!
 

Stanza di albergo. Claudette e Henry Porter. Fuori dalla finestra si sente una banda dell’Esercito della Salvezza suonare Nearer My God to Thee.
 

Claudette:  Perché ci hai messo così tanto?

Henry Porter: Avevo uno spettacolo stasera. Al teatro della Divina Commedia.

Claudette (con un po’ derisione nella voce): E che cosa cantavi?

Henry Porter: Gesù Cristo, la pioggia che cadrà, le solite cose.
E prima che tu me lo chieda: di quell’uomo che ci doveva raggiungere non ho sentito niente.
(La abbraccia)
Ma non parliamo di lui adesso.

Claudette (si divincola): Non hai sentito i suoi passi qui fuori?
È qui, dietro questa porta.

Henry Porter: Chi ? Occhio di serpente?

Claudette:  Proprio il nostro amico, il figliol prodigo.

Henry Porter: È venuto a riprendere il suo posto al tuo fianco?
Molto bene, queste cose le so prendere.
Lasciami il tempo di fare i bagagli.

Claudette:  Tu non hai capito. Lui ha davvero fatto molto per il gruppo.

Henry Porter: Bene, cosa aspetti, fallo entrare.

Claudette:  No.

Henry Porter: Perché no?

Claudette:  Dovrà tornare da dove è venuto.
Non so cosa pensi, ma non puoi farci niente.
Tanto vale decidere quello che è già deciso.

Henry Porter: Se tu non lo proteggi lo ammazzeranno.

Claudette:  Ha conoscenze, se la caverà.

Henry Porter: Già, lui ha conoscenze.
E tu cos’hai?
Una trappola per topi al posto del cuore?

Claudette:  Ci doveva dei soldi.
Non a me, al gruppo.
E poi a te che importa?

Henry Porter: Nulla.
Dimmi quello che vuoi e lo avrai.
Con te entro anche nella fossa dei leoni, basta che facciamo il primo passo insieme.

(Cadono assieme sul letto e poi per terra. Buio completo. Passi di corsa nel corridoio. L’uomo dagli occhi di serpente, da fuori, bussa e grida. Spari. Quando tutto è silenzioso torna la luce. Claudette e Henry Porter si rialzano. Lui la afferra.)

Henry Porter: Non erano venuti per lui, vero?
Chi ci doveva essere al suo posto?
Io, non è così?

Claudette:  Lasciami stare.

Henry Porter: E dove sarò io quando mi prenderò le fucilate che dovevano toccare a qualcun altro?
Fuori da quale delle tue porte?
Dio che caldo che fa qui dentro!
 

Stazione di polizia. Stanza da interrogatorio. Henry Porter e il poliziotto.
 

Poliziotto: Dove l’ha rivista?

Henry Porter: Ad Atlantic City, o almeno così credevo.
Ho sentito una voce che gridava “Amore mio!”, e pensavo che fosse per me, ma quando mi sono voltato c’era solo il silenzio degli alberghi di notte.

Poliziotto:  E se l’avesse ritrovata che cosa avrebbe fatto?

Henry Porter: Non lo so.
In fondo mi aveva salvato la vita.
L’avrei sposata?
Aveva il passaporto, anche se falso.
Aveva trecce lunghissime, a volte ci intrecciava dei campanelli.
Con lei bisognava stare in guardia.
Attenti come un serpente a sonagli.
Le avrei detto: “Vieni da me che ho tanto posto”.
Ma sarebbe stata una bugia e comunque se n’era già andata.

Poliziotto:  Anche questa è una bugia.

Henry Porter: Certamente. Ma è stato allora che ho visto il diavolo.

Poliziotto:  Ah, e così lei ha visto il diavolo?

Henry Porter: Picchiava con una mazza sui bidoni di latta, sotto un capannone fuori dall’albergo.
Picchiava così forte che le viti uscivano dalle assi di legno.
L’ho seguito in una casa in mezzo ai campi, sventrata dall’interno.
Poi non mi ricordo cos’è successo.
So che ho chiesto pietà a Dio in quel luogo sconsacrato, e ho sentito i miei antenati che mi chiamavano, dall’altra riva del mare.
 

Il santero compare picchiando la mazza su un grosso tamburino che porta a tracollo.
 

Henry Porter: Ma che cosa volete da me?
Non passa giorno senza eserciti in marcia, fame, terremoti, odio scritto sui muri.
Non c’è più tempo!
Che cosa volete da me?
Me lo potreste ripetere, che non lo so più?
Torniamo al punto di partenza.
Che cosa mi chiedeva quel tale col suo bacio sulla guancia?
Qualunque cosa fosse mi è scappata dalla mente.
Era importante o no?
Ma doveva essere qualcosa che viene naturale, facile da dire.
Sì, doveva essere così, ma perché la voleva da me?
Sta andando tutto a ritroso, la sposa esce dalla chiesa a passi indietro.
Lo sposo se ne va anche lui, è da troppo che aspetta.
Che cosa volete, una buona volta?
State parlando con me?
 

Il predicatore in cima alla cassa
 

Predicatore:  Insomma, c’era questo guru...
Volete sapere la storia di questo guru?
Allora, questo guru aveva organizzato uno di quei raduni in una grossa città.
Avrà avuto diecimila persone a quel raduno.
E gli ha detto, a quei diecimila che erano venuti a sentirlo, che l’unica cosa importante nella vita era divertirsi.
(Dal pubblico: Sì!)
Allora ha preso un grosso estintore, l’ha riempito con acqua colorata e si è messo a spruzzare acqua colorata addosso a tutti quelli che gli stavano intorno.
E tutti si sono messi a ridere
E si divertivano!
Poi si sono tolti i vestiti ed erano fuori di sé dal divertimento!
Poi lui ha cominciato a spiegare la sua filosofia e ha detto che lui era Dio.
Ha detto proprio così.
E io ve lo dico perché di gente così ce n’è parecchia in giro.
Magari non vengono a dirvi che loro sono Dio, ma è solo perché aspettano il momento buono...
 

Sirene e luci della polizia. Il santero con il tamburino resta immobile. Henry Porter cerca di correre via.
 

Altro poliziotto: È nel cortile vicino alla chiesa! È in trappola!
 

Colluttazione. Arrestano Henry Porter.
 

Altro poliziotto (parlando in un telefono): Resistenza a pubblico ufficiale, ora lo portiamo alla centrale.
È un miracolo se è ancora vivo.
(Ascolta una domanda al telefono):
No, non è nessuno, è un prestanome, un uomo senza alibi.
Finché non l’abbiamo preso sembrava chissà chi, ma visto da vicino non è niente di speciale.
 

Il predicatore in cima alla cassa
 

Predicatore:  Mettiamo che muoia qualcuno di molto importante.
Li avete mai visti quei funerali con lunghe limousines che vanno al cimitero?
E voi avete già capito che quell’uomo era un gran criminale.
Non ci voleva mica tanto a capirlo.
Poi ci sono i preti che dicono sempre: “Signore, accogli l’anima del tuo servo”.
Ma è troppo tardi.
Cercano di ficcarlo in paradiso a forza di preghiere dopo che è morto.
Troppo tardi!
Magari voi non siete sicuri che il Diavolo esiste.
Ma io non sto parlando del diavolo con il forcone in mano e con tanto di corna.
Quello non è il diavolo, no.
Io vi parlo del diavolo che una volta era il più fedele degli angeli di Dio.
Sto parlando di quel Diavolo.
È una cosa... spirituale.
Magari non lo sapevate.
Non lo sapevate che viviamo alla fine dei tempi, che la mezzanotte è vicina...
Siate gentili con chi ha tutto nella vita.
Fatelo adesso, per quando li incontrerete sulla strada della sconfitta.
Amate i vostri amici e fate del bene a quelli che vi amano.
Questa è la cosa difficile.
Perché è tanto più facile fare del bene a chi ci odia...
E senza neanche saperlo!
 

Strada, fuori dalla stazione di polizia. Città di confine tra Stati Uniti e Messico. Il giornalista e Henry Porter.
 

Giornalista:  Ha corso un bel rischio Claudette a testimoniare per te, a dire che eravate assieme.
E quando è scoppiata a piangere davanti al giudice, ha pianto davvero, senza fingere.
Non avevo visto mai nessuno recitare così bene.
Cosa fai adesso, la vai a raggiungere?

Henry Porter: Non so nemmeno dove sia.
O ha fatto un matrimonio rispettabile o manda avanti un bordello a Rio de Janeiro.

Giornalista:  Bastava essere un po’ più furbi per non impegolarsi, no?

Henry Porter: Non importa, siamo tutti e due della razza dei vagabondi.
È strano...
Pensavo...
Pensavo che avremmo potuto fare grandi cose l’uno per l’altra se solo non avessimo cercato di salvarci a vicenda.
Ma sembra successo tutto molto tempo fa, prima che le stelle cadessero dal cielo.
 

B.D., come all’inizio, seduto a un tavolino con davanti una scacchiera.
 

B.D.:  Dov’ero rimasto?
Ah, sì, che lavoravo in quel locale a East Orange, nel New Jersey, dove tutti giocavano a scacchi.
La prima notte dopo che ci avevo lavorato ho fatto un sogno.
Ho sognato che due giorni dopo, quando l’ingaggio era finito, ero andato dal padrone a chiedergli i soldi.
“Ho lavorato due giorni”, gli ho detto.
E lui mi fa: “Sì, ma qui non usiamo soldi per pagare”.
E io gli dico: “Ah, davvero?”
E lui dice: “Noi paghiamo con i pezzi degli scacchi”.
E io gli dico: “Beh, allora mi dia i miei scacchi, ho lavorato per due giorni”.
All’inizio non avevo capito, credevo che mi prendesse in giro, comunque li ho presi.
Mi ha dato un re e una regina per due giorni di lavoro, e io gli ho detto: “Va bene”.
Ho preso re e regina, sono andato al bar più vicino e ho chiesto una pinta di birra.
Il barista mi ha dato una pinta, mi ha chiesto i soldi e io gli ho dato il re e la regina.
Lui li ha presi, li ha messi sotto il bancone e come resto mi ha dato un cavallo che aveva occhi stretti, come di serpente, un alfiere che portava a tracolla un tamburo, due pedoni in divisa da poliziotto e una torre mezza crollata.
Una piccola storia che mi è successa molto tempo fa, prima che le stelle cadessero dal cielo.
Ma senza il re e la regina come si fa? Non c’è mai nessuna storia. Se mai mi pagheranno ancora con degli scacchi, il re e la regina non glieli ridò, potete star sicuri.



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