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TU MI TURBI
anno: 1983
Personaggio interpretato da Nicoletta Braschi: Maria
(la Madonna)
Film ad episodi
Qui sotto il pastore Benigno (Roberto
Benigni) - dal primo episodio "Durante Cristo" - si vede comparire davanti
la bellissima Maria - la Madonna - (Nicoletta Braschi) di cui egli era
innamorato da ragazzo...


Il personaggio di Maria segna l'esordio
di Nicoletta Braschi nel cinema
CREDITI
Nazione: Italia
Durata: 96 minuti (altre edizioni durano 87 minuti)
Genere: Comico
Formato: Panoramica a Colori
Regia: Roberto Benigni
Sceneggiatura e soggetto: Roberto Benigni, Giuseppe Bertolucci
Fotografia: Luigi Verga
Musica: Paolo Conte
Suono in presa diretta: Remo Ugolinelli e Corrado Volpicelli
Scenografia: Giorgio Luppi e Marco Narducci
Costumi: Nicoletta Ercole e Silvia Polidori
Montaggio: Gabriella Cristiani
Prodotto da: Ettore Rosboch per Best International Film
CAST
Roberto Benigni (il pastore Benigno,
un milite ed altri)
Nicoletta Braschi (Maria)
Carlo Monni (San Giuseppe)
Olimpia Carlisi (un angelo)
Giacomo Piperno
Claudio Bigagli
Alessio Marconi
Nicoletta Amodio
Tamara Triffez
Serena Grandi
Mariangela D'Abbraccio
Daniele Costantini
Eugenio Masciari
Fabrizio Corallo
4 EPISODI:
"Durante Cristo": il pastore Benigno è disperato perchè ha perduto tutte le sue pecore comprese l'ultima che gli era rimasta, di nome Smarrita. Incontra il suo vecchio amico Giuseppe, falegname, il quale già che ha un impegno per cena insieme alla moglie Maria (di cui Benigno è segretamente innamorato), domanda a Benigno se può badare al loro bambino Gesù per qualche ora. Benigno accetta volentieri e trascorre quelle ore giocando con il bambino. Quest'ultimo con gran sorpresa di Benigno dimostra incredibili manifestazioni di potere (cammina sull'acqua senza affondare). Giuseppe e Maria tornano a casa e trovano l'amico che si è addormentato cullando il piccolo Gesù. Benigno se ne va un po' intristito nel vedere la sua antica fiamma Maria, ma come per magia ritrova tutto il suo gregge.
"Angelo": Benigno in smoking si aggira per le strade della città cercando disperatamente il suo Angelo Custode che l'ha abbandonato e che poi si scopre essere un'Angela (Olimpia Carlisi). La trova in un alberghetto. Fa di tutto per convincerla a tornare con lui, ma non c'è nulla da fare: l'angelo è innamorato di un altro, un "lui" che dagli sguardi verso l'alto si capisce essere nientemeno che Dio. Proprio quando la vicenda sta per avere un finale tragico (l'uomo minaccia di gettarsi dalla finestra se l'Angelo non torna con lui), Benigno si sveglia: stava sognando. Accanto a sè ritrova la sua amata vestita da angelo ed altri amici vestiti in maschera. C'è stata infatti una festa in maschera organizzata da Benigno. Ma quando gli amici se ne vanno e l'uomo e la donna restano soli scopriamo che le ali di lei non sono finte e che si tratta davvero di un Angelo. Benigno afferma nel finale: "Non possiamo sempre organizzare finte feste in maschera pur di far venire amici a casa...".
"In banca": il nullatenente Benigno appena arrivato nella Capitale acquista una casa per cento milioni. Il venditore, intuendo che l'uomo non ha al momento la disponibilità di una simile somma liquida, gli consiglia quindi di andare in banca e farsi fare un prestito. L'ingenuo Benigno corre in banca dove pretende di farsi dare un mutuo di cento milioni senza garanzie. Non riuscendo a comprendere il senso dei meccanismi bancari arriva a litigare furiosamente con il direttore della banca e viene portato via a braccia da due gendarmi.
Tutto l'episodio è un palese
omaggio di Benigni a Totò. Lo sketch è infatti una citazione
degli innumerevoli litigi verbali di Totò con le vittime di turno
(soprattutto impiegati e funzionari vari) ed è basato su una serie
esilarante di equivoci verbali. Il direttore di banca gli dice che i cento
milioni devono essere "investiti" e Benigno equivocando crede che egli
parli di cento milioni in vestiti. Si guarda sbigottito gli abiti che indossa
e poi dice: "Beh, anche contando la roba da piccino, calzoni corti, cappottacci...
Eh no! A cento milioni proprio non ci arrivo!".
"Se lei non restituisce il prestito
entro la data stabilita va incontro ad una bella mora", continua il direttore.
Benigno si illumina malizioso e gioisce perchè crede di andare incontro
ad una bella donna dai capelli neri. "Ma è una mora pesante!", insiste
il direttore. "Meglio ancora!" esclama Benigno, "Abbiamo gli stessi gusti...
Anche a me piacciono le donne dove c'è roba soda...".
"I militi": due bersaglieri sono di guardia al Milite Ignoto davanti all'Altare della Patria e parlano, sbeffeggiandosi l'un l'altro. Tra l'altro lo strano titolo del film va collegato a questo episodio in cui il milite Benigni chiama ironicamente il compagno "Signorina Tumiturbi"...
Scritto da R. Benigni con Giuseppe Bertolucci, è un primo film di una pulizia che sfiora il rigore, senza sbavature né volgarità. Musiche di Paolo Conte: una scelta che è un programma.
(fonti consultate: Yahoo Cinema)
L'idea del film, che segna l'esordio di Benigni nella
regia, nasce
da un'impossibilità produttiva , quella di riproporre
nel
mercato le comiche finali di un tempo, brevi, divertenti
sketch
posti in coda alle proiezioni regolari. Di qui la struttura
a episodi,
narrativamente autonomi, senza un filo connettivo al
di
là della presenza dello stesso Benigni. Tre delle
quattro storie
che compongono il film hanno tuttavia in comune almeno
un
riferimento: il tema di Dio (e del sacro), che viene
di volta in
volta calato dentro modelli diversi di comicità.
Nel primo episodio, Durante Cristo, lo schema seguito
è
quello della parodia evangelica. Una sera il pastore
Benigno
perde il suo gregge. Tornando a casa incontra Maria (Nicoletta
Braschi) e Giuseppe che gli chiedono se può fare il baby-sitter
del loro bambino,
Gesù. Nella falegnameria dove abita la giovane
coppia, Beni-
gno trova un esserino riccioletto che riproduce perfettamente
l'iconografia dei santini. Cerca di intrattenerlo parlandogli
del
figlio Lazzaro, che non vuole mai alzarsi dal letto e
del nipote
Giuda, un birbante che lo bacia sempre. Poi gli consiglia
di non
occuparsi di politica e di religione da grande, lo esorta
a farsi
valere e a non lasciarsi incastrare dal matrimonio, insomma
a
godersi la vita almeno fino a trentadue, trentatrè
anni. Quando
cerca di farg1i il bagnetto, Gesù galleggia sulle
acque della ti-
nozza; quando lo asciuga, sul telo rimane la sua effigie.
A tavo-
la si svolge, come un gioco, la moltiplicazione dei pesci
e infine
è ora di andare a letto. Benigno racconta al bambino
la
« favola » di Prodigo, un divertente collage
di frasi evangeliche
calate in un contesto stravolto. Al ritorno di Maria
e Giuseppe
il pastore ha una gradita sorpresa: fuori della capanna
riappare
il gregge smarrito. Così, a forza di scherzarci
sopra, i miracoli
avvengono davvero.
Il secondo episodio, Angelo, si svolge interamente su
un re-
gistro surreale. Benigni vaga per la città avvolta
nella notte e
nei bagliori lunari cercando il proprio angelo. Ogni
persona ce
l'ha accanto, dalla guardia notturna alla prostituta.
Soltanto lui
si aggira sperduto e abbandonato. L 'angelo custode l'ha
lascia-
to perche incapace di sopportare ancora la sua mediocrità,
le
sue giornate vuote e monotone trascorse a ritmo di bistecchine
e televisione. Benigni non si sa capacitare, ha paura
che l'ange-
lo si sia innamorato di un altro (di Lui, cioè
di Dio) e minaccia
di suicidarsi. Nel momento in cui sta per volare dalla
finestra si
sveglia bruscamente nel suo letto. Ha fatto un sogno.
L 'angelo
è Angela e la casa è piena di Pulcinella,
di diavoli e altre ma-
schere, intervenute per una festa. Ma i colpi di scena
non sono
finiti. Quando gli ospiti se ne vanno, Angela si spoglia
per an-
dare a letto: le sue ali sono attaccate al corpo; sono
quelle di un
vero angelo.
Calato in atmosfere incantate, il duetto tra Benigni
e il suo
angelo ripropone il tema della solitudine e della coppia,
mima
il rapporto matrimoniale, esprime il disagio di una vita
qualun-
que, senza sorprese e senza magia e proietta un'immagine
della
donna a metà tra i sogni e la realtà.
Il terzo episodio, In banca, rielabora, su uno sfondo
sociolo-
gico, un modello di comicità legato alla grande
tradizione della
commedia italiana e in particolare, come afferma lo stesso
au-
tore, a Totò. Benigni, uno sprovveduto da poco
inurbato, cer-
ca casa nella grande metropoli. La trova per cento milioni
ma
non ha neppure un soldo in tasca. Così si rivolge
a una banca
per avere un prestito, ignaro di come si regoli la finanza.
Nasce
un intreccio di equivoci in cui lo vediamo dare il numero
di te-
lefono al posto del numero di conto corrente, meravigliarsi
che
si possano buttare tanti soldi « in-vestiti »,
e infuriarsi per una
cosa che non riesce a capire, il fatto che le banche
diano il de-
naro soltanto a chi ce l'ha già. Il pasticcio
finisce con l'irruzio-
ne della polizia e il trasporto in prigione. Benigni
ha finalmente
trovato una casa.
Nell'ultimo episodio, I due militi, il gioco comico si
sposta
sul nonsensee sull'assurdo. Si tratta di una sorta di
apologo
metafisico in cui Benigni, soldato di guardia al Milite
Ignoto,
obbligato a star fermo e zitto, si scatena in paradossi
linguistici,
ragionamenti sconclusionati e rime farneticanti, come
un mago
delle parole in libertà. Il discorso tocca alla
fine il tema di Dio,
intrigandosi sul mistero della creazione. Da dove viene
l'uo-
mo ? Chi ha « fatto » il Padreterno ? Si
invoca una prova e si
lancia una sfida: se Dio c'è, che mandi la neve!
Dopo pochi se-
condi il miracolo avviene e la rivelazione si compie
nel lento
fluire di tanti fiocchi bianchi, versione moderna della
biblica
manna caduta dal cielo.
Dal film Tu mi turbi rimane escluso un episodio previsto
in
sceneggiatura e girato a suo tempo per la Gaumont. In
esso Be-
nigni, ritrovatosi in possesso di dieci milioni, si reca
da una
chiromante per sapere come fare a trasformarli in miliardi.
E
qui riceve un'amara sorpresa: nella sfera del suo destino
c'è
scritto che morirà il giorno stesso, a mezzanotte,
insieme alla
persona che gli si troverà vicina in quel momento.
Disperato,
si aggira per strada e lascia cadere un milione nel piattino
di un
cieco, che non se ne accorge. Così cerca di salvarsi
l'anima con
qualche buona azione. Quando mancano pochi minuti alla
mezzanotte incontra la ragazza di cui è innamorato,
la quale,
dopo averlo a lungo rifiutato, lo sta ora invitando,
pentita, a
dormire con lei. Memore della predizione della chiromante
egli
la scaccia bruscamente. E così scocca la mezzanotte.
Dopo il
dodicesimo rintocco Benigni, sbalordito, si rende conto
di es-
sere ancora vivo. Non gli rimane altro che correre dalla
ragaz-
za e ritrovare il cieco con il suo milione.

Carlo Monni/San Giuseppe parla col pastore
Benigno (Roberto Benigni) chiedendogli
se può badare al piccolo Gesù
mentre lui e Maria escono
| Poche sequenze per Nicoletta Braschi in questo suo film d'esordio, e tuttavia restano molto impresse. Nicoletta, che interpreta il ruolo della Madonna, emana davvero un aura di misticismo ed il suo sguardo ed il suo sorriso appena abbozzato, quasi pudico di fronte all'amico d'infanzia Benigno (segretamente innamorato di lei) restano negli occhi degli spettatori e ben connotano un personaggio di tale importanza. |


Qui sopra il pastore Benigno si
è addormentato con il piccolo Gesù in grembo
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