COMEBACK TOUR
Bob Dylan & The Band
sulle strade degli USA, prima del diluvio
di Michele Murino

I primi anni Settanta erano stati per Bob Dylan un periodo di grande tranquillità, anni che lo avevano visto vivere ancora a Woodstock (e poi a Phoenix), intento a proseguire il suo "bueno ritiro" (dalle scene ed in un certo senso dal mondo), e a sfuggire alla luce dei riflettori, all'assalto dei fans e all'assedio dei giornalisti e dei "maniaci", desiderosi di conoscere il pensiero dell'ex "portavoce di una generazione".
Anni dedicati alla famiglia, lontano dalle tentazioni che i tour in genere gli "offrivano" (donne, alcol e droga secondo la classica "iconografia" rock del "sex, drugs and r'n'r"), anni che videro Dylan insolitamente fedele a sua moglie ed altrettanto insolitamente lontano dalla bottiglia e dalle sostanze chimiche che negli anni sessanta erano all'ordine del giorno nei backstage dei suoi concerti.
Il richiamo della strada era però evidentemente troppo forte e otto anni di "clausura" erano diventati probabilmente troppi.
Fatto sta che Dylan, che nel frattempo si era trasferito a Malibu in California, accettò la proposta di David Geffen e Bill Graham, oltre che gli "incitamenti" dell'amico Robbie Robertson, di tornare finalmente "on the road" per una rentrée che venne appropriatamente definita come il "comeback tour", il tour del ritorno (Geffen era il titolare della nuova etichetta per cui incideva Dylan, la Asylum, mentre Graham era un impresario che anche in seguitò sarà collaboratore di Dylan).
E, quasi a voler ricreare la magia di un tempo, ad affiancarlo sul palco non furono chiamati musicisti "qualsiasi", ma niente meno che i membri di The Band (con il già citato Robertson in testa), i musicisti che un tempo avevano segnato la storia di Dylan e del Rock con i tour della metà dei Sessanta ("Royal Albert Hall" compreso) delineando i contorni del Mito insieme a Bob, tanto che ancora oggi, a distanza di 40 anni, quei concerti vengono universalmente definiti "leggendari".
Il ritorno di Dylan sul palco avvenne questa volta nelle grandi arene, in stadi di baseball o di hockey o nei campus delle Università, a differenza dei teatri dei tour degli anni '60.
Il mondo del rock era cambiato, e molto, dai tempi in cui Dylan si era ritirato a Woodstock in seguito all'incidente motociclistico del 1966 che gli era costato quasi la vita.
Ora era un mondo in cui il "business" aveva preso il posto della genuinità di un tempo, della voglia di fare qualcosa di rivoluzionario con la musica restando fedeli a certi ideali.
Fu in effetti il primo grande tour della storia del Rock, un tour coast-to-coast attraverso gli Stati Uniti ed il Canada, in cui Bob venne affiancato da Robbie Robertson alla chitarra solista, Garth Hudson all'organo elettrico e alla fisarmonica, Richard Manuel alle tastiere, Rick Danko al basso e Levon Helm alla batteria.
Iniziarono il tour partendo da Chicago, nell'Illinois, per un totale di 40 concerti e 30 date (talvolta infatti tenevano due concerti nello stesso giorno e nello stesso luogo, uno nel pomeriggio e uno la sera) e si spostarono verso Ovest per concluderlo a Los Angeles, in California.
Il "comeback tour" iniziò il 3 Gennaio 1974 e terminò il 14 febbraio dello stesso anno per un totale di sei settimane.
Ciò che in seguito venne da molti stigmatizzato, fu lo sfarzo eccessivo di quel tour, gli enormi costi dovuti ad una campagna pubblicitaria senza precedenti, gli altissimi cachet percepiti dagli artisti e le spese astronomiche costituite da voci come quella relativa agli spostamenti (i musicisti viaggiavano a bordo di costosi jet privati).
L'evento venne incredibilmente gonfiato e i giornali - sapientemente imbeccati da Geffen - spararono titoli in cui si presentava il tour come il più grosso della storia dello show business.
I biglietti andarono a ruba tanto da risultare esauriti nel giro di pochissimi giorni (il ritorno sulle scene di Bob Dylan, per di più accompagnato da The Band che nel frattempo si era costruita una solida reputazione con alcuni splendidi album, era naturalmente già di per se stesso un evento, al di là della profusione di mezzi impiegati).
Il tour fu un successo clamoroso con tutte le date caratterizzate dal "sold out" e con una pioggia di denaro che si riversò nelle tasche di Dylan & Band.
Le cifre parlarono di 658.000 biglietti venduti per un totale di 5 milioni di dollari incassati.
A differenza del tour del '66, in cui Dylan e gli Hawks (come si chiamava all'epoca The Band) vennero sonoramente fischiati e contestati dal pubblico per l'approccio aggressivo e una musica che era un vero e proprio torrente sonoro, travolgente ed eccessivo per quei tempi, nel '74 la reazione degli spettatori fu completamente differente, con ovazioni ed entusiasmo un po' dovunque, a testimonianza del fatto che nel '66 Bob e soci non avevano fatto altro che anticipare i tempi con una musica che era decisamente all'avanguardia (anche in termini di impianti sonori).
A questo proposito dichiarò Robbie Robertson: "Speravamo di fare un tipo di spettacolo estremamente differente. Ma avevamo provato e messo su uno show che non era poi molto diverso da quello dei nostri ultimi tour (nel '65-'66). Però questa volta quando suonavamo, tutti apprezzavano quello che facevamo. Non so se ne avessimo bisogno ma fu in qualche modo un sollievo" (in realtà Robertson dichiarò anche che questo atteggiamento del pubblico gli parve molto ipocrita... "Fecero finta di averci sempre apprezzati...", disse).
Le canzoni che Dylan e Band eseguivano durante i loro concerti andavano da classici come It Ain't Me, Babe, Ballad Of A Thin Man o Like A Rolling Stone, affiancati da canzoni del recente "Planet Waves" (album in studio registrato proprio con The Band) come Tough Mama, Forever Young e Wedding Song, fino a brani inaspettati come la ormai dimenticata Hero Blues, con cui addirittura Dylan aprì il tour nella prima data di Chicago, o come As I went out one morning, al debutto live (e mai più eseguita in seguito).
O brani destinati a diventare dei futuri classici, come Knockin' on heaven's door, anch'essa al debutto live.
"It's all right ma (I'm only bleeding)" era particolarmente appropriata in quel periodo caratterizzato, da un punto di vista politico, dal famigerato scandalo del Watergate, un affare che ebbe inizio nel 1972, nella notte del 17 giugno, allorquando cinque uomini furono scoperti nella sede del comitato elettorale del partito Democratico dove stavano preparando un progetto segreto di intimidazione e spionaggio a danno degli avversari politici, uno scandalo reso pubblico sulle pagine del quotidiano The Washington Post.
Così, quando Bob cantava il celebre verso che recita: "But even the president of the United States sometimes must have to stand naked ("A volte persino il Presidente degli Stati Uniti deve mostrarsi nudo") la frase "profetica" (che sarebbe stata in questo senso utillizzata come slogan centinaia di volte negli anni successivi) veniva salutata dal pubblico con delle vere e proprie ovazioni.
Dylan era al top della forma per quanto riguarda la voce e l'energia e gli show vennero accolti ovunque dall'entusiasmo del pubblico.
Il tour era stato pensato da Geffen anche per sfruttare la possibilità di registrare un album dal vivo, il primo della carriera di Bob, disco che in effetti uscì nel 1974 con il titolo di "Before The Flood".
Ma il "comeback" tour, nonostante il successo ed i soldi, lasciò insoddisfatto Dylan che dichiarò: "Credo che stessi solo recitando una parte in quel tour. Io stavo recitando la parte di Bob Dylan e The Band stava recitando la parte di The Band. Era una cosa senza senso. La gente che veniva a vederci veniva soprattutto perchè voleva vedere cosa si era persa la prima volta. Si trattò di una di quelle cose "leggendarie". Ne avevano sentito parlare, avevano comprato i dischi, ma quel che vedevano non gli dava alcun indizio per capire quel che era stato. Quel che vedevano si può paragonare al primo Elvis e all'ultimo Elvis, davvero. Non era affatto la stessa cosa di prima. Quando avevamo avuto bisogno di quell'approvazione da parte del pubblico, non c'era stata. Ma stavolta non aveva importanza. Il tempo aveva dimostrato che si sbagliavano tutti. Noi eravamo puliti ma fu un un viaggio senza emozioni. Il rock and roll era diventato un'impresa molto stravagante. T-shirts, libri dei concerti, spettacoli di luci, cambi di costumi, luccichio e glamour... era diventato solo un grande spettacolo, un grande circo tranne per il fatto che non c'erano elefanti, niente di così eccezionale se non Suoni & Luci, Suoni & Luci, e ancora Suoni & Luci. Ecco cos'era diventato, ed ecco cos'è ancora. E' un po' come quelli che hanno visto la bomba atomica esplodere a Bikini e poi si son detti l'uno con l'altro: "Bellissimo, veramente incredibilmente bello". Ecco com'era diventato lo scenario. Tutto quello di cui la gente parlava era energia qui ed energià là. I più grandi complimenti erano roba tipo "Wow, che energia amico". Era diventata una cosa assurda. Più grande e più rumorosa era una cosa e più energia si supponeva avesse. Sai, roba come stendimi al tappeto, sbattimi al muro, prendimi a calci il cervello, fammi saltare le cervella, frustami fino a farmi male, questo era quello che la gente considerava come grande energia. In realtà era solo la grande industria che stava muovendosi nel campo musicale. Come i fabbricanti di armi che vendono armi a tutti e due gli schieramenti sul campo di battaglia, e che inventano cose sempre più grandi e migliori mentre alle nostre spalle ci sono poche persone che ridono e si arricchiscono. Hai mai visto un mattatoio dove portano una mandria di bestiame? Li raggruppano tutti in cerchio, li mettono tutti in una certa area, li fanno calmare e li ammazzano... un grande business, fa guadagnare un sacco di soldi, grande energia. Mi fa sempre ricordare una cosa simile. L'elogio più grande che avevamo in quel tour era "incredibile energia, amico", e la cosa mi faceva vomitare. La scena era cambiata quando entrammo in quel quadro. Avevamo intenzione di fare uno show che andasse oltre le aspettative di tutti. E ci riuscimmo. Fu molto profondo".
Così ricordò invece quel periodo il giornalista Larry "Ratso" Sloman: "Vidi lo show di apertura a Chicago nel cavernoso Chicago Stadium (sede della squadra dei Chicago Black Hawks). Anche se il palco era stato decorato con tappeti, lampade e perfino un divano per dare un senso di intimità e di calore a quella fredda arena, sentivo che Dylan era un pò artificioso. Forse era la ruggine di otto anni passati. Forse erano le grandi aspettative della folla che avevano fatto della riunione Dylan/Band un Evento per i maggiori media. Alla fine l'esperienza non fu totalmente piacevole nè per la Band nè per Dylan".
Robertson parlò dell'enorme fatica che il tour costo a Dylan e compagni: "Il Tour del '74 è stato faticoso, l'intensità della musica era così alta che è stato veramente sfiancante. Ogniqualvolta Bob canta con the Band è come Tuono e Montagne, sai, gridando agli dei nel cielo e tutto ha un tono così elevato, una tale intensità ed energia. Certamente possiamo farlo ma possiamo fare un sacco di altre cose".
"La mia sensazione all'epoca era che Dylan a proposito di quel tour fosse dubbioso" - disse ancora Sloman. "Quando glielo dissi due anni più tardi egli sembrò convenirne. "Già, io avevo quasi l'intenzione di fermare quel tour in cui non avevo davvero la situazione sotto controllo. Nessuno era sotto controllo. Eravamo semplicemente trascinati in giro da un aeroporto ad una limousine ad un hotel a campi di ghiaccio per l'hockey. Mi sentivo come Willis Reed. E per fare quel che devo ho bisogno di avere il controllo ed in quello specifico tour non avevo molto controllo".
Nei concerti, i musicisti di The Band avevano anche un proprio spazio da soli, un paio di brevi set in cui eseguivano brani come The Night They Drove Old Dixie Down, Stage Fright, King Harvest, When You Awake, Up On Cripple Creek e The Weight (solo nel primo concerto Dylan si affiancò loro in via eccezionale suonando l'armonica nel brano Share Your Love With Me).
Ma il Tour del '74 segnò anche l'inizio della fine per The Band, sempre più presa nel vortice della triade "sesso, droga e rock'n'roll", seppure un album come "Northern Lights Southern Cross" pubblicato nel 1975, restituì al gruppo una certa credibilità. Ma "L'ultimo valzer" con l'addio alle scene era ormai vicino.
Per Dylan, invece, il tour con The Band fu la molla per tornare a una dimensione più umana che di lì a poco avrebbe dato vita al suo tour più bello, la Rolling Thunder Revue. Ma, come si dice, quella fu un'altra storia.

Michele Murino
 
 
Before The Flood
Bob Dylan con The Band
Asylum Records K 63000 (AB 201), doppio dal vivo, 1974.

Registrazioni dalla prima tournee di Dylan effettuata dopo l'incidente del '66. Nessuna delle canzoni è inedita, ma il disco è ugualmente interessante per la carica interpretativa che Dylan sa ancora dare anche alle sue canzoni più «storiche».
Tutto il concerto appare come una celebrazione officiata tra Dylan e il suo pubblico e l'entusiasmo domina da tutte e due le parti. Ormai Dylan ha superato ogni ambiguità con se stesso, ogni preoccupazione, o almeno così sembra. Before the Flood lo presenta in una dimensione non più profetica ma di perfetta rock star. È proprio la sfrontatezza, se vogliamo, con cui Dylan recupera e trasforma tutto il suo repertorio, escludendo però le scivolate più «leggere», che dimostra come di problemi morali non se ne faccia più. Ha accettato completamente il suo ruolo, e il professionismo che sfoggia è spietato.
Le vecchie canzoni, anche le più delicate, vengono spettacolarizzate, i tempi vengono accelerati, al canto si sostituisce l'urlo, la frenesia strappa-applausi.
È uno dei più impressionanti esempi di vitalismo esibizionista della storia del rock.
Alessandro Carrera
da "Guida turistica al museo Bob Dylan"

 
BOOTLEG DAL TOUR DEL 1974
BOB DYLAN/THE BAND


AT THE SPECTRUM

PHILADELPHIA, 6 GENNAIO 1974 - Show del pomeriggio

Disco 1

Ballad Of Hollis Brown
Lay Lady Lay
Just Like Tom Thumb's Blues
It Ain't Me Babe
Tough Mama
Ballad Of A Thin Man
All Along The Watchtower
Leopard-Skin Pillbox Hat
Knockin' On Heaven's Door

Disco 2

To Ramona
Mama You Been On My Mind
The Lonesome Death of Hattie Carroll
Nobody 'Cept You
It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
I Don't Believe You
Forever Young
Something There Is About You
Like A Rolling Stone

La qualità audio di questo cd è notevole se si pensa alla data della registrazione ed al fatto che si tratta di una audience recording (nonchè alla non eccelsa acustica di un posto molto grande come lo Spectrum di Philadelphia).
La qualità della performance di Dylan e Band, al loro terzo concerto nell'attesissimo tour congiunto del '74, è invece incostante ma nel complesso piuttosto buona.
Bob Dylan suona la chitarra e l'armonica ed è supportato da Robbie Robertson alla chitarra, Garth Hudson al sintetizzatore, Richard Manuel alle tastiere, Rick Danko al basso e Levon Helm alla batteria.
Si parte con una ruvida versione di Ballad of Hollis Brown con la splendida ustionante chitarra di Robbie Robertson ed un arrangiamento estremamente interessante. Il ritmo martellante ben sintetizza l'atmosfera ossessionante del testo disperato. E' una bella versione, per quanto la performance vocale di Bob sia da più d'uno giudicata non buona.
Lay lady lay si discosta di molto dalla versione dell'album ed è anch'essa piacevolmente ruvida sia nella voce di Bob che nel lavoro di chitarra. Un "seventies sound" assolutamente tipico ed oggi molto nostalgico. Ancora la chitarra di Robbie Robertson in evidenza. La voce di Bob ogni tanto se ne va per conto suo con effetti di "piacevole stonatura" (per così dire).
Just like Tom Thumb's Blues ha un'atmosfera messicana (del resto la canzone è ambientata a Juarez) grazie al sound di chitarra molto bello come sempre quando si parla di The Band. La voce di Bob è ancora piacevolmente "strascicata".
It ain't me babe ha un martellante ritmo da "marcia" assolutamente gradevole; estremamente piacevole il cantato di Dylan (qua e là sgranato e spesso "urlato", che ben si attaglia al testo tagliente di questo brano) contrappuntato dalla seconda voce di Robertson nel ritornello.
Segue Tough mama, canzone da "Planet Waves" non ancora pubblicato, dunque un brano nuovo per l'audience... Non si discosta di molto dalla versione su disco (ovvero conferma di essere una GRANDE canzone, uno dei gioielli dimenticati di Bob).
Ballad of a thin man, un classico di Bob&Band, ha un cantato di Bob che va un po' su e giù di tono e non convince appieno.
All along the watchtower è potente, rovente negli assoli di Robertson ma un po' troppo breve ed accelerata.
Leopard-Skin Pillbox Hat si caratterizza per un cantato di Dylan alquanto differente rispetto alla versione originale di Blonde on blonde, forse anche più piacevole.
Knockin' On Heaven's Door è abbastanza classica tranne nel finale sospeso...
To Ramona (erroneamente indicata come Sad Eyed Lady Of The Lowlands sulla copertina) vede un Dylan alquanto stonato che non convince nella performance un po' buttata lì.
Mama You Been On My Mind non convince; la voce di Bob è un po' "fuori registro" e monotona, mentre The Lonesome Death of Hattie Carroll è piacevole con Dylan che dalla seconda strofa prende un ritmo incalzante molto efficace e sfodera un bell'assolo di armonica.
Nobody 'Cept You viene indicata erroneamente come "Except you". Inizialmente pensata per l'inclusione in "Planet Waves", questa canzone ne rimase esclusa. Ecco John Bauldie: "Planet Waves venne pubblicato a metà Gennaio, ma coloro che avevano seguito il tour ed avevano assistito ai primi concerti rimasero sorpresi nel vedere che l'album non includeva una potente nuova canzone che avevano sentito cantare a Dylan durante il suo set acustico. Quella canzone, "Nobody 'cept you", era stata infatti progettata per essere inclusa nel LP ma all'ultimo momento Dylan l'aveva sostituita con una nuova composizione, Wedding song".
Seguono alcuni classici: It's Alright Ma (come detto, siamo in pieno periodo dello scandalo del Watergate, e la frase sul Presidente degli Stati Uniti rimanda il pubblico con la mente a Nixon scatenandone l'ovazione), I Don't Believe You e Like A Rolling Stone che chiudono il boot inframmezzati da altre due nuove canzoni di PW, Forever Young (molto bella) e Something There Is About You.
Per chi ama Dylan and The Band e le atmosfere seventies questo è un ottimo bootleg.
Michele Murino 


 
Bob Dylan & The Band
Tour '74 - Le date
GENNAIO

3 Chicago, Illinois - Chicago Stadium
4 Chicago, Illinois - Chicago Stadium
6 Philadelphia, Pennsylvania The Spectrum Show pomeridiano
6 Philadelphia, Pennsylvania The Spectrum Show serale
7 Philadelphia, Pennsylvania The Spectrum
9 Toronto, Ontario, Canada Maple Leaf Gardens
10 Toronto, Ontario, Canada Maple Leaf Gardens
11 Montreal, Quebec, Canada Forum de Montreal
12 Montreal, Quebec, Canada Forum de Montreal
14 Boston, Massachusetts Boston Gardens Show pomeridiano
14 Boston, Massachusetts Boston Gardens Show serale
15 Largo, Maryland Capital Centre
16 Largo, Maryland Capital Centre
17 Charlotte, North Carolina Coliseum
19 Hollywood, Florida Hollywood Sportatorium Show pomeridiano
19 Hollywood, Florida Hollywood Sportatorium Show serale
21 Atlanta, Georgia The Omni
22 Atlanta, Georgia The Omni
23 Memphis, Tennessee Mid-South Coliseum
25 Fort Worth, Texas Tarrant County Convention Center Arena
26 Houston, Texas Hofheinz Pavilion Show pomeridiano
26 Houston, Texas Hofheinz Pavilion Show serale
28 Nassau, New York Nassau County Coliseum
29 Nassau, New York Nassau County Coliseum
30 New York City, New York Madison Square Garden
31 New York City, New York Madison Square Garden Show pomeridiano
31 New York City, New York Madison Square Garden Show serale

FEBBRAIO

2 Ann Arbor, Michigan Crisler Arena, University Of Michigan
3 Bloomington, Indiana University Of Indiana Assembly Hall
4 St. Louis, Missouri Missouri Arena Show pomeridiano
4 St. Louis, Missouri Missouri Arena Show serale
6 Denver, Colorado Coliseum Show pomeridiano
6 Denver, Colorado Coliseum Show serale
9 Seattle, Washington Coliseum Show pomeridiano
9 Seattle, Washington Coliseum Show serale
11 Oakland, California Alameda County Coliseum Show pomeridiano
11 Oakland, California Alameda County Coliseum Show serale
13 Los Angeles, California The Forum, Inglewood
14 Los Angeles, California The Forum, Inglewood Show pomeridiano
14 Los Angeles, California The Forum, Inglewood Show serale 


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