"Per qualche motivo, mi sento
attratto dall'autodistruzione..."

Al cuore di Dylan
da 'USA Today' - 28 Settembre 1997

SANTA MONICA, California - Mal di cuore. La parola, sia da un punto di vista letterale che figurato, definisce Bob Dylan nel 1997. Dopo essere sopravvissuto ad una potenzialmente mortale infezione cardiaca, il cantautore sta ricominciando la sua carriera leggendaria grazie ad un potente album composto di canzoni che parlano di amore perduto e di speranza che viene a mancare.

'Time Out of Mind', nei negozi Martedì, esamina la mortalità e le pene del cuore grazie ad undici ruvide e potenti tracce. Sebbene sia stato completato molto prima che Dylan fosse ricoverato in ospedale, le liriche hanno acquisito una risonanza nuova alla luce della sua recente malattia.

I discepoli, infatti, rimugineranno a proposito di versi che recitano: "When you think you've lost everything, you find you can lose a little more," "It's not dark yet but it's getting there" ("Quando pensi di aver perduto tutto, scopri che puoi perdere qualcos'altro" - "Non è ancora scuro ma lo sarà tra poco")

A 56 anni, quasi quattro decadi dopo le sue prime apparizioni pubbliche, Dylan ha ricevuto un coro di elogi per 'Time Out of Mind': il disco ha ricevuto un "A+" sulle pagine della rivista 'Entertainment Weekly', 4 stelle gli sono state attribuite anche da 'Rolling Stone', "...il suo miglior lavoro fin dalla metà degli anni '70," ha gridato al limite del delirio il 'New York Times'. Dylan è il ragazzo copertina di 'Newsweek'. Sabato ha suonato per il Papa. A Dicembre è diventato il primo artista rock ad essere consacrato con il premio del Kennedy Center.

Dylan, magro ed elegante con indosso una camicia nera, calzoni sportivi e scarpe sportive di pelle, sembra tutto tranne che imbronciato durante quella che è una rara intervista. I suoi occhi azzurro chiaro, pronti al sorriso, ed un contegno vivace ed animato lasciano trasparire una buona salute ed uno spirito alto. E' rapido a scoraggiare gli analisti che vorrebbero smantellare e sezionare le sue canzoni alla ricerca di indizi che riguardino morte e disperazione.

"Non penso che le canzoni debbano o possano essere interpretate in questo modo," dice, la schiena appoggiata alla finestra dell'albergo dalla quale si vede il tramonto del Pacifico. "Non puoi cercare di interpretare una canzone di Hank Williams. Hank l'ha cantata e l'ha eseguita, questo è tutto. Ora tocca all'ascoltatore decidere se essa lo commuove o no. In realtà non si tratta nemmeno di qualcosa che decide l'ascoltatore. E' una cosa che avviene in maniera inconscia."

"Io lascio che le canzoni volino, e che la gente risponda ad esse. Se poi gli ascoltatori ne traggono una interpretazione valida o se invece le guardano con un falso occhio, non mi interessa, non è una cosa che mi riguarda."

Ed il ferocemente riservato Dylan non è nemmeno disposto a spiegare i racconti di amore infranto presenti in 'Time out of mind', tranne ammettere che le canzoni sono derivate da sue esperienze personali.

"Certo, posso anche identificarmi con altre persone e con altre situazioni, ma in genere tendo a non farlo," dice. "Preferisco richiamare alla mente cose che sono accadute nella mia vita, e non devo forzare me stesso a farlo. Il solo fatto di essere in certi ambienti fa scattare una risposta nella mia mente, una certa sensazione che poi mi vien voglia di raccontare. Per qualche motivo, mi sento attratto dall'autodistruzione. So che quel grande sacrificio personale ha moltissimo a che fare con il modo in cui viviamo o non viviamo le nostre vite."

"Queste canzoni non sono allegoriche," sottolinea Dylan. "Ho smesso di scrivere in quel modo. I dogmi filosofici non mi interessano più."

Il più analizzato e tuttavia il più inscrutabile artista del pop non nega la sua natura "mercuriale" oppure il suo disprezzo per le etichette di ribelle, poeta e profeta. Sebbene abbia radicalmente trasformato il folk, il rock ed il genere cantautorale negli anni '60, Dylan si rifiuta di clonare lavori dei suoi inizi e adotta una posa umile.

"Non mi considero un autore di canzoni nel senso in cui si può considerare Townes Van Zandt o Randy Newman," dice. "Non sono Paul Simon. Non posso fare come lui. Le mie canzoni nascono dalla musica folk e dai primi brani di rock 'n' roll, e questo è tutto. Non sono un autore di testi classico, non sono un autore di liriche meticoloso. Non scrivo melodie che siano ingegnose oppure orecchiabili. E' tutto quanto molto ben documentato da un punto di vista della tradizione."

L'autore di canzoni più influente dell'era moderna riconosce che il suo fascino sulle masse è in declino.

"Ho l'impressione che oggi la gente non presti davvero attenzione ai miei dischi," dice. "Sono consapevole del fatto che non vendo più dischi come ne vendevo negli anni '80 o negli anni '70, però mi va bene ugualmente, finchè posso suonare dal vivo e finchè il pubblico giusto viene a vedermi in maniera appropriata. Non sto a guardare quali sono i dischi che sono in cima alle classifiche. Ho smesso di farlo tanto tempo fa."

Comunque ha preso nota dell'ascesa di suo figlio Jakob, il quale, con il suo gruppo, i Wallflowers, al numero 31 della classifica di Billboard dopo 64 settimane, ha superato da un punto di vista commerciale i lavori di suo padre usciti negli anni '90.

"Sono orgoglioso dei suoi successi," dice Dylan. "E' ancora giovane, e ha fatto molta strada in un tempo molto breve. Ero preoccupato per lui quando ha iniziato. Non volevo vederlo trattato male. Il mondo della canzone può farti precipitare in acque profonde."

Gli abissi più oscuri? La celebrità. "Mi mortifica anche solo pensare di essere una celebrità," afferma Dylan. "Non lo sono. E non vorrò mai esserlo. Conduco un'esistenza molto isolata. Sul palcoscenico è differente perchè quelle persone mi guardano in quanto artista.

"Se diventi una celebrità perdi il tuo anonimato. La celebrità manda in corto circuito il tuo potere creativo. La gente continua a venire da te e ad interrompere il tuo treno di pensieri. La gente ti considera completamente avvicinabile. E tu non puoi essere rude nei confronti di queste persone, allora finisce che fondamentalmente te ne resti zitto. Io faccio così. Resto in silenzio quando la gente viene da me e vuole stringermi la mano o vuole parlarmi. E' solo tempo perso."

Dylan evita la stampa, aborrisce le sedute fotografiche e pubblica dischi con una promozione davvero minima.

'Time out of mind' contiene il suo primo gruppo di canzoni originali fin dal disco del 1990 dal titolo 'Under the Red Sky'. Da allora Dylan ha pubblicato un cofanetto di rarità, il suo terzo album di grandi successi, un disco della serie MTV Unplugged, e due raccolte di canzoni folk e blues d'epoca, il 'Good as I been to you' del 1992 e il 'World Gone Wrong' del 1993.

Realizzare 'Time out of mind' è stata un'esperienza liberatoria per Dylan, il quale a volte può sentirsi schiacciato dal peso della sua leggenda. I classici che esegue sul palcoscenico "sono provati per essere veri e forti, in caso contrario non potrei cantarli sera dopo sera," dice. "Non è che possa eclissarli."

"Non sto cercando di farlo ma per registrare nuove canzoni queste devono necessariamente rientrare in quell'arena, ed è questo il motivo per cui mi ci vuole un sacco di tempo per comporre. Pensavo continuamente: "Queste nuove canzoni saranno all'altezza di quelle che suono sera dopo sera?"

Dylan considera i suoi primi dischi come dei prototipi grezzi che sul palco sono poi maturati. Prodotte da Daniel Lanois lo scorso Gennaio in uno studio di Miami, le nuove canzoni sono state catturate dal vivo con musicisti controllati con una produzione a bassa tecnologia.

"Questo disco non è una bozza," dice Dylan. "Questo è il modo in cui le canzoni devono essere eseguite, è così che devono andare. Questo disco è passato attraverso varie evoluzioni. Quello che ascolti è il risultato che è venuto fuori da tutta quella confusione, quel labirinto di fuoco che ci vuole per renderne perfetti l'arrangiamento e la struttura."

"Non c'è niente di contemporaneo in questo disco. Non ci sono trucchi o stratagemmi. Siamo ritornati ad un modo molto primitivo di registrare dischi, a quello che succedeva prima dell'avvento della tecnologia. Si tratta di un concetto quasi rivoluzionario di questi tempi."

L'uomo che scioccò i seguaci del folk utilizzando strumenti elettrici, ora è invece preoccupato perchè il rumore ad alto voltaggio sta estirpando la musica Americana tradizionale.

"Guarda tutta questa elettricità, tutta questa stregoneria tecnologica," dice. "Stacca le spine e probabilmente pochi di questi artisti riuscirebbero a commuoverti, perchè non sanno suonare. Sono dominati dall'elettricità. Persone come Elmore James suonavano con strumenti acustici e usavano l'elettricità per essere sentiti in una stanza affollata. Non dipendevano dall'elettricità per nascondere un talento che non possedevano. Io non voglio suoni fatti a strati. E' un vicolo cieco."

Dylan stava ancora completando 'Time out of mind' quando è stato colpito dalla sua malattia in Maggio. E' stato dichiarato sano dopo un esame medico preliminare.

"Ne ho preso atto ma il dolore non se ne andava," dice. "Era un dolore insopportabile, da toglierti il fiato."

Quindi Dylan è stato ricoverato il 25 maggio e gli è stata diagnosticata una pericardite, un rigonfiamento della sacca intorno al cuore, provocata da un'infezione dovuta ad un fungo, un'infezione conosciuta come istoplasmosi. Dylan ha trascorso sei settimane a letto. Il suo scontro con la morte gli ha provocato delirio e dolore ma nessuna rivelazione spirituale.

"Non ho avuto pensieri profondi o filosofici," dice. "Il dolore mi ha bloccato e mi ha bruciato la mente. Stavo così male che la mia mente si è completamente svuotata. Ora sto migliorando, è tutto quel che posso dire al momento."

La sequenza di eventi verificatasi quest'anno - la paura per la sua salute, il successo di 'Time Out of Mind', l'incontro con il Papa - ha ingigantito il potere di Dylan in quanto star e ha alimentato una sorta di deificazione che prosegue ancora oggi e che lo trova alquanto perplesso. Nel 1990, Dylan ha ricevuto la più grande onorificenza culturale Francese. L'anno successivo ha ricevuto il Grammy Award alla carriera. E nel 1992, un concerto al quale hanno partecipato un grande numero di star (in pay-per-view) ed un album hanno celebrato il suo 30mo anniversario.

Tali onori "sono giunti inaspettati e non richiesti ma non sono indifferente al riguardo," dice. "Li ho apprezzati molto."

Dozzine di libri sono stati dedicati all'enigmatico trovatore. Ma lui non li legge.

"Non leggerò certo un libro che parla di me stesso," dice con un riso soffocato. "Voglio dire, perchè dovrei farlo? Già ci sto abbastanza con me stesso. Mi sveglio ogni mattina e sono ancora me stesso. Sarebbe una tortura dover leggere a proposito di me stesso. Preferisco leggere libri su chiunque altro tranne che su di me."


traduzione di Michele Murino
 



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