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TOLO MARTON ![]() MF: Partiamo da lontano. Sei stato chitarrista nel periodo d'oro delle Orme, nota band progressive italiana. Come mai sei passato a Jimi Hendrix abbandonando le sonorità "pompose" per un suono più diretto e immediato? TM: Sarebbe una lunga storia da raccontare, piena di passaggi graduali. Ma l'esperienza con le Orme è stata un importante episodio di un percorso molto lungo. Hendrix l'avevo già ascoltato ancora da prima. Non posso dire di essere mai passato da un genere all'altro, tutti i diversi tipi di musica ai quali sono interessato non si sono mai esclusi a vicenda, anzi hanno sempre interagito tra loro. MF: Sei l'unico europeo ad aver vinto il premio Jimi Hendrix. Cosa si prova da fan, ad essere considerato uno dei suoi eredi? TM: Prima di tutto non mi ritengo un suo erede, e sinceramente non penso che Jimi possa avere degli eredi, perchè considero il suo genio irraggiungibile. Certo quando mi dicono così non posso non provare una grande soddisfazione, aver vinto questo premio è un importantissimo traguardo. Soprattutto perchè cercavano un musicista che "per fantasia e creatività ricordasse lo spirito e la fantasia di Jimi Hendrix". MF: Parlaci delle tue collaborazioni illustri con Ginger Baker e Jack Bruce... TM: Suonai in jamsession con Ginger Baker la prima volta sul palco di Pistoia nel 1983. Qualche mese dopo mi chiamarono per fare un concerto intero, questa volta in trio, con Enzo Pietropaoli al basso. Un concerto di due ore a cui mi fu chiesto di partecipare solo all'ultimo momento. Ricordo che arrivai presto al sound check per poter almeno provare qualcosa con loro. Ginger Baker non voleva saperne e prima del concerto è stato alquanto scostante. Non fu facile perchè il mio ruolo era di chitarrista e cantante, quindi avevo una grossa responsabilità. Mi sono ritrovato a dover improvvisare tutto, ma mentre suonavamo mi sono dimenticato dei problemi e mi sono gustato il sound di quell'uomo di cui avevo consumato i dischi anni prima, era come sentirsi a casa. Alla fine devo dire che Ginger cambiò radicalmente il suo atteggiamento che divenne cordiale e più rispettoso. Il giorno seguente fui ricontattato per proseguire il tour che però non continuò a causa dell'ingordigia di certi promoter... Incontrai Jack Bruce nella hall di un albergo, mi sembra a Caserta. Erano le 3 di mattina e avevo finito di suonare ad un festival dove lui si sarebbe esibito la sera dopo. Era seduto lì da solo. Mi presentai e chiaccherammo un po'. Poi estrasse un' armonica a bocca e cominciò a suonare invitandomi ad accompagnarlo. Facemmo una jam nel silenzio della notte. Ad un certo punto gli dissi che conoscevo una sua canzone del periodo post-Cream, "Theme for an imaginary western", al che lui reagì con sorpresa e soddisfazione. A quel punto mi chiese di suonare con lui la sera dopo. Decisi di fermarmi un altro giorno, sperando che avrebbe mantenuto la sua parola. Così avvenne, perchè ad un certo punto del suo concerto fece un fuori programma. Fece scendere la sua band dal palco e mi chiamò. Sedette al piano e introdusse proprio quella sua canzone, fu veramente un episodio emozionante per me. MF: Da dov'è nata l'esigenza di proporre un album dal vivo? TM: Soprattutto dall'aspettativa che si era creata dal pubblico che mi segue da tanto tempo. Me lo chiedevano sempre più spesso. Era un appuntamento dovuto, che era stato rinviato troppo a lungo. A proposito, "Dal vero" è un CD doppio e chi fosse interessato lo può richiedere ad Azzurra Music, Azzurra Music - Jazz Blues Gospel - DAL VERO, oppure su www.tolomarton.com MF: In "Dal Vero" suona anche
Ian Paice, ci puoi parlare
![]() A mia volta (anch'io avevo suonato molti brani dei Deep Purple in gioventù e apprezzavo già Ian) ho chiamato Maurizio (bassista dei Lostiguana) e ci siamo ritrovati tutti e tre sul palco dello "041" il 15 marzo 2002. Per l'occasione si è suonato molto Hendrix, da cui i due brani presenti nel CD, ma anche molte cose mie. Ian Paice ha poi acconsentito a essere presente nel disco, e questo denota quanto egli sia una persona squisita, oltre che grandissimo musicista. MF: Torniamo a Jimi Hendrix di traverso. Da dov'è nata l'idea di proporre in Colours & Notes "All Along The Watchtower"? TM: Era un brano che suonavo già nei concerti da qualche tempo, e per la sua particolarità di arrangiamento mi è parso giusto inserirlo nel CD. MF: Come mai hai scelto uno strano
ma eccellente arrangiamento
TM: Un giorno, mentre provavo il microfono durante un sound check, cantai il testo di questa canzone imitando il timbro vocale di Bob Dylan e suonando la chitarra a mo' di bangio, con le corde stoppate. Avevo suonato tante volte AATW alla maniera elettrica e roccheggiante di Hendrix, ma quella era la prima volta che ne usciva qualcosa di diverso. Da allorra la suonai a mio modo sempre più spesso, e naturalmente con la mia voce. Credo che lo stile della mia versione sia sì un po' country, ma con dei sapori aggiunti che la rendono un po' diversa, forse più europea. MF: Jimi Hendrix ha spesso suonato altre canzoni di Bob Dylan. Mi vengono in mente Drifter's Escape, sempre da John Wesling Harding, e Like A Rolling Stone. Tu hai mai suonato altri pezzi di Dylan dal vivo? TM: Certo, nei primi anni settanta suonavo Knockin' on Heaven's door, I shall be released, Like A Rolling Stone e naturalmente Blowin' in the wind. MF: Ci puoi raccontare come la BMG ti ha inserito nel progetto May Your Song Always Be Sung, album di artisti vari che eseguono canzoni di Bob Dylan? TM: Sono stato contattato via email dal curatore del progetto Hanns Peter Bushoff, che è anche il responsabile del catalago della BMG tedesca. Aveva sentito il CD Colours and Notes a casa di un suo amico in Olanda ed era stato colpito dalla mia versione di All Along The Watchtower. Mi chiese se poteva inserirla nel suo progetto May Your Song Always Be Sung. MF: Quanto è stato importante secondo te il contatto "ideale" che c'è stato tra le sonorità di Dylan con quelle di Hendrix? TM: A quanto ne so, Hendrix ha dichiarato che ascoltava molto Bob Dylan, e credo che il suo modo di cantare sia stato influenzato un po' dal suo. Un connubio fantastico di chitarra elettrica stellare, blues psichedelico e voce ruvida ma avvolgente. MF: Hai mai sentito la versione hendrixiana che propone Dylan dal vivo di All Along The Watchtower? Cosa ne pensi? TM: Curioso, non lo sapevo. Non l'ho mai sentita ma prometto che lo farò. MF: Quanto ha messo di suo Hendrix in questo brano? TM: Tantissimo. Un mix di sovraincisioni, un quadro coloratissimo in cui le varie chitarre formano un mosaico raffinato, supportato da un basso interessante che Jimi stesso suonò per l'occasione. MF: Al nord rispetto al sud
sei più noto. Com'è il tuo rapporto
TM: Mi sembra che la prima volta che vado a suonare in
un posto nuovo, il pubblico esprima un misto di curiosità, attenzione
e "perplessità" forse. E' come se si aspettassero di sentire qualcosa
che poi non sempre trova corrispondenza in quello che suono. Devo dire
che il mio repertorio è molto vario e solo a tratti rispecchia certi
cliché che la gente è abituata ad ascoltare nei festival.
Forse questo crea una specie di sorpresa nel pubblico, che però
sempre alla fine dimostra di aver molto gradito.
MF: Come riesci a captare l'attenzione del pubblico, tendenzialmente poco predisposto a linguaggi come il rock-blues? TM: Non uso parlare molto sul palco nè tantomeno incitare il pubblico. Uso invece le variazioni musicali, ad esempio passando da un brano rock a un medley con musiche di Morricone. Oppure all'interno di un assolo, usando dei pianissimi o degli effetti manuali che producono note inaspettate. Ma tutto questo deve avvenire in maniera naturale, non troppo voluta. E' per questo che i miei concerti sono sempre un po' diversi l'uno dall'altro. (a cura di Salvatore Esposito) |
Dalla Biografia pubblicata sul sito ufficiale di Tolo Marton www.tolomartin.com Sempre più spesso, quando viene presentato vengono usate espressioni del tipo:" "la chitarra magica di TM", "la magia delle sei corde", "TM, la magia nelle mani", che dimostra che per molti sembra che ci sia qualcosa di magico nel suo modo di suonare. Anche se la magia non centra, la sua vittoria aI Jimi Hendrix Electric Guitar Festival, concorso mondiale svoltosi a Seattle (U.S.A), nel ’98, è stata sicuramente clamorosa! La manifestazione era stata organizzata dalla Hendrix Family, assieme alla Fender Guitars, Aiwa e Guitar Player Magazine. L’aver ricevuto il primo premio direttamente dalle mani di Al Hendrix, padre di Jimi, ha posto su Tolo quell'attenzione che fino a prima gli riservavano solo i tanti appassionati che lo seguono da sempre. Citiamo tra tutti: "II più dotato e intelligente chitarrista rock che l'Italia abbia mai avuto" Paolo Vites su Jam, dicembre 99. "La patente del Guitar-Hero", titolo su Musica di Repubblica, 12 feb. 98 "E’ nostro Hendrix" titolo su L’Arena di Verona, 27 mar.98 "Sei straordinario! Alpine valley: un mito, Tolo un grande." Red Ronnie, in diretta al Roxy Bar e Help, 98. Tra le esperienze di rilievo, recenti e passate, riportiamo: un breve passaggio ( con Le Orme nel ’75, album "Smogmagica")
attraverso il luminoso mondo del pop-rock italiano
Le influenze di Tolo? Fra i chitarristi: Nils Lofgren, Rory Gallagher, Jimi Hendrix , B.B. King, Charlie Christian, Eric Gale, Santana, J.J.Cale. E più in generale: Paul Simon, Joni Mitchell, Doors, Jimmy Smith, Jerry Lee Lewis, Miles Davis, Henry Mancini, Cream, Ennio Morricone , musiche da film e chissà cos’altro ancora. Discografia ufficiale: The Blues won ’t go away – VTM 1981
Lo stile: CLASSIC ROCK. Lo stile e il repertorio di Tolo Marton si basano su brani originali. Temi e sonorità riprendono quel filo interrotto dalle case discografiche all’inizio degli anni Settanta, che porta al suono che cambiò la faccia alla musica rock. Nessuna nostalgia ma soluzioni nuove, improvvisazioni senza limiti di genere, lunghe Jam-session e interplay tra i musicisti. In questa ottica non può mancare la reinterpretazione di alcune cover, non solo di Hendrix, dove si rincorrono linguaggi rock, blues, country, psichedelia, melodia e silenzi, in un lungo viaggio che spesso termina con quel pezzo del treno.Al di là delle etichette, la chitarra di Tolo è poco prevedibile ed è difficile sapere che cosa può riservare.Forse un invito a chiudere gli occhi per vedere con le orecchie. Nel 1999 Tolo ha dato vita assieme ad altri 5 chitarristi, tra i quali il chitarrista classico Massimo Scattolin, al progetto "Guitarland – Sei corde senza confini", che con concerti, seminari e dischi si propone una fusione di generi e stili (classica, jazz, flamenco, country, latino…). Da segnalare il recentissimo debutto di Tolo nel mondo della musica classica, quando é stato invitato a suonare la sua "Alpine valley" in cattedrale accompagnato dall’Orchestra sinfonica di Treviso. Sicuramente un’esperienza unica che non viene mai riservata ad un chitarrista elettrico. Da dicembre 2001 Tolo partecipa allo spettacolo teatrale "Carta Bianca" con l'attore Marco Paolini e il violoncellista Mario Brunello. Un'esperienza "all'insegna della interazione fra parole e suoni, che dimostra che una vera e riuscita commistione può nascere solo dalla metamorfosi dei materiali, non dal loro ibrido accostamento"(G.Satragni,La Stampa). Ha suonato in rappresentazioni teatrali assieme all'attore Carlo Rao e il poeta Paolo Ruffilli. Marzo 2002. Inizia la collaborazione con il batterista dei Deep Purple Ian Paice, con cui suona dal vivo in più concerti, in uno dei quali partecipa anche l'attuale tastierista dei Deep Purple Don Airey, oltre a Maurizio Feraco al basso. Ottobre 2002. Finalmente esce il doppio live CD "DAL VERO", distribuito da Azzurra Music. Un disco che fotografa fedelmente un tipico concerto di Tolo Marton con i Lostiguana, e dove è presente in 2 brani anche Ian Paice. Riportiamo qui alcuni passaggi della recensione di Flavio Brighenti di questo CD, uscita su "MUSICA" di Repubblica: "... freschezza di ispirazione, nobiltà del fraseggio, visionarietà di scrittura. ...Marton fa dialogare in splendida armonia il gusto melodico e l'invenzione virtuosa, coltiva l'immaginario della musica popolare e quello del cinema, coniuga roots rock e Morricone. ...Bella testimonianza di stile, classe e passione". Il 1 gennaio 2003 si esibisce in diretta su RAI International in una trasmissione dal titolo “SOS Argentina” a favore dei bambini di quel paese che viene diffusa in diretta in 33 paesi. |
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