BOB DYLAN
Down in the Boondocks
Intervista del 1992

da The Age, Venerdì 3 Aprile 1992 (Melbourne, Australia)


DYLAN: Scherzi, risate ed una serie di sogni
di Peter Wilmoth

Bob Dylan considera il simbolismo relativo al fatto che la voce della gioventù degli anni '60 ha compiuto cinquant'anni l'anno scorso. "Beh, anche Rod ci è vicino", dice. "Deve essere più o meno vecchio quanto me o forse anche di più. (Rod Stewart ha 47 anni). Un paio di loro ci sono vicini. Gli Stones."

Cosa pensa Dylan degli Stones 30 anni dopo? Dylan scoppia a ridere. "Se vi piacciono quel genere di cose."

Bob Dylan: umoristico? L'uomo che è stato definito una delle figure più  influenti di questo secolo - e forse la maggiore - non è espansivo, ma nemmeno si alza e se ne va via nel mezzo dell'intervista dopo sette minuti, come fece in passato con un giornalista.

Questo è un Dylan più carino, più gentile, mentre si rilassa dopo il suo primo show a Melbourne nella serata di mercoledì. Dylan è un uomo piccolo, quasi rincantucciato nella sua poltrona. Le sue spalle sono ingobbite contro le intrusioni. Offre una mano flaccida ed un grugnito come benvenuto. Questo è Dylan quando è di buon umore.

Perchè Dylan ha accettato di incontrare un giornalista dopo avere rifiutato300 richieste di interviste quando lo scorso maggio ha compiuto 50 anni non è chiaro. Ma "The Age" è la beneficiaria di mezz'ora di pensieri a volte incomprensibili, a volte lucidi, sottolineati da tre o quattro risate. Il più grande poeta vivente d'America è davvero attraente.

Fin da quando divenne celebre nelle "coffee house" del Greenwich Village di New York nel 1961, Dylan ha incarnato i sogni di altre persone e gli ideali degli anni '60. "La gente oggi sembra essersene dimenticata", dice. "La gente di oggi è più che altro interessata agli anni '90. I ricordi degli anni Sessanta stanno un po' scomparendo."

Sembra esserci un revival degli anni '60 ogni due-tre mesi. Dylan sorride. "C'erano revival degli anni '60 già negli anni '60".

Quando finalmente i giornalisti vanno a fondo, in genere vengono avvertiti di non andare sul personale. "Non c'è niente di veramente interessante al mio riguardo", protesta Dylan, ridendo. "Parlare di me non rende più interessante una conversazione. Non mi interessa parlare di me. E il mio soggetto meno preferito in assoluto (ride di nuovo)".

Ma Dylan sembra abbastanza felice quando gli chiedo dei suoi figli Anna, 25 anni, e Jacob, 21, che, con Sara Dylan vennero immortalati nella canzone 'Sara' dal suo acclamato album del 1975 'Desire'. "Sono semplicemente in giro. Ho una famiglia molto estesa, questa, quella e quell'altra. Andiamo d'accordo, per lo più".

Dopo 30 anni che canta 'Blowin' in The Wind', si sente a disagio nell'eseguire le sue prime canzoni? "Faccio quelle canzoni perchè suonano bene", dichiara. "Anche se non fossero canzoni mie, sono il mio stile di canzoni, e sono in linea con quello che sto facendo oggi".

E' stufo di interpretare troppo letteralmente le sue prime canzoni. "Alcuni dei miei dischi sono sovraccarichi, alcune parti ed arrangiamenti", ammette. "Invece la canzone in se stessa ha ancora la sua forza per me. Con alcune delle canzoni più vecchie, la visione è ancora abbastanza a fuoco".

Stranamente, ammette di cambiare la lista delle canzoni che esegue per fare contenti alcuni fans. "Ci sono molte persone che vengono ai nostri spettacoli un sacco di volte, così per loro è una buona idea fare cose differenti".

Dylan è stato di recente il soggetto di una biografia la 'Behind the Shades' di Clinton Heylin, e ci sono diverse retrospettive su di lui, incluso un cofanetto di tre cd di versioni "bootlegate" delle sue prime canzoni. "Beh sai, la gente registra abusivamente i concerti, dunque possono ben essere pubblicate legalmente quelle canzoni. Nessuno avrebbe mai pensato che il giro di affari sarebbe stato così grande".

C'è una musica che oggi Dylan ammira? "No. Niente". Dylan crede che la musica abbia perduto lo schema. "C'è stato un punto di rottura in un certo momento". I primi anni '70? "Forse. Quando le macchine sono entrate nella musica, non puoi più spegnerle. E' come se ad un certo punto si fosse svoltato da un'altra parte e  lo scopo iniziale è andato perduto".

Il pubblico agli spettacoli di Dylan consiste largamente di persone che erano in fasce quando egli pubblicò 'All Along The Watchtower' nel 1968. "Sono fortunato ad avere un pubblico", dice Dylan. "Un sacco di miei contemporanei non ne hanno alcuno".

I suoi pareri sull'Australia sono un po' confusi, ma dichiara di essere affascinato da un paese così diverso dal proprio. "Per me l'Australia è un terreno antico staccatosi dall'Africa e questo è il motivo per cui qui ci sono animali così diversi.. Qualcuno mi ha detto che i canguri sono preistorici. Anche gli indigeni di qui sono preistorici".

"Basta guardare il suolo... non è così in America o in Europa. Questo è un territorio antico. Anche solo per questo motivo vale la pena di passare del tempo in Australia".

Dylan di recente ha dichiarato di aver scritto canzoni a sufficienza. "Le mie canzoni non sono più scritte come le scrivevo una volta. Ora vengono fuori molto lentamente (ride)."

Dylan si lega un tovagliolo intorno alla testa, se ne va uscendo dalla dressing room e sparisce nel suo tour bus. Per rigenerarsi a volte decide di scappare dal circo. "Oh, me ne vado via in zone di campagna da qualche parte".


traduzione di Michele Murino
 



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