TANGLED UP IN BOB
a Dylan A to Z

da Uncut "10th Anniversary" - 2007

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ALLEN, Woody
attore, scrittore, regista (1945-)
Dylan ricorda di aver visto Allen esibirsi al Cafè Wha? nel Greenwich Village nei primi anni sessanta, come ci racconta nel suo libro di memorie "Chronicles Volume One". Tuttavia nel volume non c'è risposta alla sprezzante analisi di "Just like a woman" ed in particolare del verso "but she breaks out just like a little girl" ("ma scoppia a piangere come una bambina", ndt) che Allen inserì nel suo film del 1977, Annie Hall ("Io e Annie" in italiano, ndt).
"Questa non-dichiarazione non descrive una caratteristica individuale e non dice nemmeno qualcosa di nuovo a proposito di qualcosa di universale, eppure ha la pretesa di fare entrambe le cose", protesta il personaggio hippy interpretato da Shelley Duvall in una delle scene più divertenti del film. "Quel che fa sfoggio di riflessiva saggezza, "woman... but... girl" ("donna... ma... bambina", ndt) , in realtà è una sdolcinata banalità. Le capacità di Dylan non vengono nemmeno impegnate minimizzando la cattiveria. Sarebbe stato meglio se il "but" ("ma", ndt)  del verso decisivo fosse un "and" ("e", ndt), perchè se non altro ci sarebbe stato risparmiato quell'appariscente paradosso così debole e prevedibile."

BEATLES, The
gruppo rock (1960-1970)

Dal momento in cui il giornalista Al Aronowitz presentò Dylan ai Beatles in una stanza d'albergo di New York nell'agosto del 1964, la musica di entrambe le parti non fu più la stessa di prima. Inizialmente Dylan instaurò un'amicizia con John Lennon, che a Dylan piacque perchè i due condividevano lo stesso amore per i giochi di parole e gli arzigogoli verbali, cose che sono evidenti nel frammento delle liriche del brano conosciuto con il titolo di "Pneumonia Ceilings" ("Polmonite", ndt), mai registrato, scritto da Dylan e Lennon insieme in una stanza di un albergo di Londra nel 1966 e ritrovato in un bidone della spazzatura da una cameriera. Circa in quello stesso periodo i due condivisero, completamente ubriachi, anche il famigerato viaggio in limousine, a bordo di un taxi, sequenza che venne filmata per il documentario sul tour inglese di Dylan, film che ha per titolo "Eat the document". Lennon citò il nome di Dylan in tre brani da lui scritti, "Yer Blues", "Give Peace A Chance" e "God". Tuttavia con il passare del tempo, mentre l'uno abbracciava l'attivismo politico e l'altro invece lo smascherava con veemenza, la
circospezione ed il sospetto con cui si guardavano l'un l'altro andò sempre più aumentando. Il tutto sfociò nel 1979 in aperta ostilità quando Lennon rispose all'inno da Cristiano Rinato di Bob Dylan, "Gotta Serve Somebody" ("Qualcuno lo devi pur servire", ndt), con la acida "You Gotta Serve Yourself" ("Servi te stesso", ndt).
I rapporti di Dylan con Paul McCartney sono stati ancora più prudenti. Sebbene Macca fosse presente a quella seduta di scrittura del 1966, egli è il solo ex-Beatle a non aver mai collaborato in studio o sul palco con Bob Dylan.
In definitiva, l'amicizia più duratura di Dylan con uno dei Beatles è stata quella con George Harrison.
Dopo aver scritto con lui "I'd have you anytime" ed "If not for you" ("If not for you" è in realtà "Words and Music by Bob Dylan", Harrison non l'ha scritta con Dylan, ndt), entrambe registrate per il suo disco del 1970 dal titolo "All things must pass", George si è di nuovo riunito con Dylan nel 1987 nel gruppo denominato The Traveling Wilburys. Harrison ha anche suonato nel disco di Bob dal titolo "Under the red sky" ed è apparso nel 1992 nella festa celebrativa in onore di Dylan per il 30mo anniversario. Per quanto riguarda Ringo, ha suonato il tom-tom nell'album di Dylan dal titolo "Shot of love", nel brano
"Heart of mine". E' stato anche affermato che le immagini dei Beatles appaiono capovolte sulla copertina dell'album di Dylan "John Wesley Harding". C'è una vaga suggestione di facce che appaiono a stento distinguibili tra gli alberi nelle prime copie in LP, ma che siano state messe lì da Dylan sembra altamente improbabile. Il giornalista Steve Lowe ha suggerito che se le facce davvero ci sono si tratta quasi certamente di "una di quelle cose che avvengono per caso, come il volto di Gesù Cristo che
appare in un frutto del Kiwi".


BAEZ, Joan
cantante folk (1941-)

Che Joan Baez fosse istupidita da Dylan durante la loro relazione sentimentale tra il '63 e il '65 è indiscutibile. Se Dylan lo fosse altrettanto e con la stessa forza è meno certo e molti sospettano che egli cinicamente l'abbia usata come lancio pubblicitario per la propria carriera. Che sia una coincidenza o meno, appena Dylan divenne grande come già lo era Joan Baez la sua passione nei confronti di lei divenne più fredda e quando Dylan si sbarazzò del folk, la Baez venne quasi espulsa dalla sua vita: la portata di quanto lei fosse diventata un peso per lui è evidente in maniera imbarazzante in Don't look back. Ciò nonostante Dylan scrisse "She belongs to me" su di lei e Joan forse gli ha in parte ispirato anche "Visions of Johanna" e "Queen Jane Approximately". Joan restituì il complimento scrivendo "To Bobby" nel '72 (canzone in cui lo attacca per aver abbandonato la controcultura) e la più conciliante "Diamonds and rust", di gran lunga la miglior canzone che lei abbia mai scritto. Ma nonostante l'umiliazione subita da lei nel 1965 - scoprì di essere stata scaricata da Dylan quando SARA DYLAN (nata Lownds) aprì la porta della stanza d'albergo di Bob - non riuscì a stargli lontana (Sara in realtà si chiamava Noznisky. Lownds era il cognome del suo primo marito, ndt). Dieci anni dopo lei ritornò con Dylan partecipando al tour della Rolling Thunder Revue ed al film "Renaldo and Clara". Si riunì ancora a Dylan nel 1984 per un tour europeo nel quale lui cercò di far rivivere le antiche brame lussuriose, "facendo scorrere la sua mano sotto la mia gonna, intorno alle mie ginocchia e su per le mie cosce", secondo l'autobiografia di Joan. Lei con finto pudore si tolse di dosso la mano vagabonda di lui e annunciò che se ne andava via dal tour.


BERNSTEIN, Ellen
amante e musa (1950-)

Quando il suo "comeback" tour (il tour del "ritorno", ndt) con The Band raggiunse 'Frisco, Dylan passò un sacco di tempo con la ventiquattrenne Bernstein, una responsabile della sezione A&R ("Artists and repertoire", ndt) della casa discografica Columbia, la sua allora ex-etichetta. Dylan e la Bernstein si continuarono a vedere durante il periodo in cui Dylan iniziò la separazione da sua moglie Sara. Secondo alcuni, tra cui, cosa da sottolineare, la stessa Bernstein, la loro relazione ispirò l'album "Blood on the tracks", una teoria nata forse parzialmente dalla citazione di Ashtabula, la città natale della Bernstein, nel brano "You're gonna make me lonesome when you go".


BERRY, Chuck
L'originale rock'n'roll americano (1926-)

Il primo eroe del rock'n'roll di Dylan fu l'Elvis dell'era Sun e sebbene egli avesse scritto nel suo annuario scolastico del liceo che la sua ambizione era quella di unirsi alla band di LITTLE RICHARD, quando decise di passare all'elettricità nel 1965, fu il sound di Chuck Berry che Dylan utilizzò modernizzandolo con effetti sorprendenti e drammatici negli album "Bringing it all back home" e "Highway 61 Revisited".
In particolare risaltano due canzoni che Dylan non avrebbe mai potuto scrivere senza l'influenza di Chuck Berry, sia dal punto di vista musicale che da quello delle liriche: "Subterranean Homesick Blues", con i suoi inequivocabili rimandi a "Too Much Monkey Business", e "Tombstone Blues".


BROMBERG, David
chitarrista ed autore di canzoni (1945-)

Bromberg ha imparato le sue eccezionali abilità acustiche dal musicista blues Reverend Gary Davis ed è stato un rinomato musicista di studio fin dai tempi in cui partecipò in questa veste agli album di Bob Dylan dal titolo "Self Portrait" e "New Morning", nel 1970. Dylan contraccambiò e diede a Bromberg il proprio contributo suonando l'armonica nell'album di debutto di David del 1971, album che portava il nome del musicista. Ad ogni modo, la loro collaborazione più rilevante avvenne nel 1992 quando Dylan ingaggiò Bromberg in veste di produttore per dare un seguito al proprio disco di cover da solista "Good
as I been to you". Bromberg mise Dylan insieme alla propria band, con l'aggiunta di una sezione di fiati, un violinista, un suonatore di fisarmonica Zydeco ed un coro gospel. Incisero circa trenta canzoni tra cui oscure ballate folk, blues in stile Chicago, cover country e brani originali di Bromberg. Ma poi Dylan smantellò completamente l'intero progetto e chiuse a chiave i nastri con le canzoni registrate. Resta a tutt'oggi il grande anello mancante della discografia dylaniana.


CARDINALE, Claudia
attrice (1938-)

La bellezza italiana dello schermo cinematografico era la cupa donna misteriosa ritratta all'interno della copertina di Blonde on blonde, nella versione originale pubblicata nel 1966. Nessuno però aveva chiesto il permesso alla Cardinale. L'attrice chiese che la foto venisse rimossa ed infatti non è stata più inclusa in alcuna ristampa del disco fin dal 1968. Forse anche per le voci che circolarono secondo cui la foto mostrava in realtà Dylan travestito da donna.


CARTER, Rubin "Hurricane"
pugile (1937-)

Nel Giugno del 1967, Carter, un peso medio di colore, ed il suo amico John Artis, furono dichiarati colpevoli da una giuria composta interamente da bianchi per un triplice omicidio avvenuto l'anno precedente. Carter sostenne di essere stato incastrato e che il suo arresto ed il suo processo erano stati dettati da motivi razziali, in parte a causa di un'intervista rilasciata nel 1964 al giornale The Saturday Evening Post, nel corso della quale erano state riportate sue dichiarazioni nelle quali incitava all'omicidio
di poliziotti bianchi. Nel 1974, i principali testimoni dell'accusa, i ladruncoli Alfred P Bello e Arthur P Bradley, ammisero di aver ricevuto mazzette per dichiarare falsamente di aver visto Carter sulla scena del crimine. La lettura dell'efficace libro di memorie di Carter dal titolo The Sixteenth Round (Il sedicesimo round, ndt) spinse Dylan a fargli visita nel 1975 nella prigione nella quale era detenuto ed a scrivere, insieme al co-autore Jacques Levy, la sua più celebre e potente "canzone di protesta" in oltre un decennio. Lanciando l'album "Desire" come il colpo di pistola di un mossiere, Hurricane è una dichiarazione gridata dell'innocenza di Carter ed un brillante atto d'accusa nei confronti di un sistema legale corrotto, con la capacità di esporre il caso in maniera molto più cinematografica dello stesso film di Norman Jewison del 1999, dal titolo Hurricane. Il brano servì a raccogliere supporto per la causa di Carter ma, così come un'altra ballata dedicata ad un "outsider" presente su "Desire", Joey, ricevette critiche per aver eccessivamente romanzato il soggetto di cui parlava (Carter non fu mai vicino a diventare "campione del mondo"), glissando sulla sua storia di violenza. Dopo un processo d'appello infruttuoso nel 1976, Carter venne alla fine rilasciato nel 1985. Dylan non ha più suonato Hurricane dal vivo fin dal 1976 ma ancora oggi la gente ai concerti grida ogni sera per sentirla.


CASH, Johnny
Cantante country americano (1932-2003)

Esiste una meravigliosa descrizione di Dylan e Cash nella stanza d'albergo di quest'ultimo in occasione del Festival Folk di Newport del 1964 mentre saltano su e giù dal letto in preda all'eccitazione di scambiarsi l'un l'altro canzoni. All'epoca Dylan era già un fan di Cash di cui si era autodichiarato ammiratore ed aveva pagato tributo alle "visioni beat" di Cash in una poesia pubblicata sul retro dell'album "The Times They Are A-Changin'". A sua volta Cash era semplicemente eccitato dalla potenza delle canzoni del più giovane amico e gli regalò la sua chitarra dopo che Bob aveva cantato per lui "It Ain't Me, Babe" e "Mama you've been on my mind", entrambe le quali sarebbero poi apparse sul successivo album di Cash dal titolo "Orange Blossom Special". Quando Dylan fece la propria comparsa nella capitale della musica country nel 1969 per registrare l'album"Nashville Skyline", Cash fu un suo naturale alleato. In aggiunta al duetto su "Girl From The North Country" che finì sul disco ufficiale, i due registrarono altre venti tracce, disponibili solo su bootleg. Purtroppo non si trattò dell'incontro di Dei che fa tremare la terra che sarebbe stato lecito sperare, ma ugualmente le migliori parti avrebbero costituito un bel LP. Alla morte di Cash nel 2003 non ci furono dubbi sulla natura sincera dell'encomio di Dylan: "Johnny era ed è la Stella Polare. Potete guidare la vostra nave grazie a lui, il più grande tra i grandi. Ora e sempre".


DENNIS, Carolyn
cantante del gruppo di Dylan e moglie segreta (1954-)

L'abilità ossessiva di Dylan nel salvaguardare la propria vita privata risulta evidente dal fatto che nemmeno sapevamo che fosse esistita una seconda signora D almeno fino a dopo un decennio dal momento in cui egli aveva divorziato dalla cantante nera Carolyn Dennis. I due si sposarono il 4 giugno 1986 e persino i dylanologi più abili si sono lasciati sfuggire un indizio quando la figlia nata dall'unione di Bob e Carolyn, Desiree Gabrielle Dennis-Dylan, venne menzionata nelle dediche in copertina sull'album del 1986 dal titolo "Knocked Out Loaded". Dennis fece causa di divorzio nel 1990 e i due si separarono nel 1992, ma il mondo non ha saputo nulla di tutto ciò fino al 2001, grazie all'eccellente biografia di Howard Sounes, "Down the highway" (in italiano "Bob Dylan", Guanda, ndt). Dylan confermò in maniera obliqua le rivelazioni di Sounes nel suo "Chronicles Volume One" nel quale fa riferimento più volte ad una moglie nel capitolo relativo ai tardi anni '80 ma senza mai citare direttamente Dennis nè dirci che si era risposato. Bob e Dennis si erano incontrati per la prima volta nel 1978 quando Dennis cantò nel disco "Street Legal". La ragazza continuò poi a cantare negli anni successivi nei dischi di Dylan "Slow Train Coming", "Shot of love", "Knocked Out Loaded", "Empire Burlesque" e "Down in the groove". Anche sua madre, Madelyn Quebec, è stata una delle cantanti che ha accompagnato Dylan.


DIAMOND, Neil
cantante ed autore di canzoni americano (1941-)

E' un artista conosciuto per le sue MOR ballads e per aver scritto i successi dei Monkees, dunque in più d'uno si chiesero cosa ci facesse Diamond al concerto di The Band conosciuto come Last Waltz nel 1976, al fianco di pesi massimi come Joni Mitchell, Neil Young, Van Morrison e Dylan. Per qualche motivo, tuttavia, Robbie Robertson era a quanto sembra un fan di Diamond ed aveva prodotto il suo album dal titolo "Beautiful Noise", e lo scrittore di "Cherry Cherry" e "Song Sung Blue" non aveva alcun dubbio sul fatto di non essere fuori posto in quella esaltata compagnia.
"Vediamo se riesci a far di meglio!" si racconta che Neil disse a Dylan quando scese dal palco, dopo essersi esibito.
"Cosa vuoi che faccia?" - fu la replica di Bob - "Che esca sul palco e mi addormenti?"


DYLAN, Sara
moglie (1939-)

Nata Shirley Marlin Noznisky, la prima moglie di Dylan era sposata (al fotografo per riviste Hans Lownds) when they first met (citazione da "Tangled up in blue", "Quando si incontrarono per la prima volta", ndt). Figlia di un emigrante commerciante di metalli assassinato nel 1956, Sara era stata una Coniglietta di Playboy, una modella, una segretaria di produzione cinematografica ed una madre (sua figlia Maria era nata nel 1961) prima che Dylan la conoscesse nel 1964. Malgrado le orecchie da coniglio, Sara non aveva interesse per lo stile di vita del rock'n'roll e ben presto Dylan alternò le clamorose pressioni della propria esistenza alla metà degli anni Sessanta con i giorni tranquilli nell'appartamento di Sara al Chelsea Hotel. I due si sposarono in segreto nel Novembre del 1965 e si ritirarono a vivere in una residenza a Woodstock dove, in seguito all'incidente motociclistico occorsogli nel 1966, Dylan abbracciò la vita domestica con un ardore evangelico. Protetti in quel rifugio ebbero quattro figli in altrettanti anni, Jesse (nato nel 1966), Anna (nel 1967), Samuel (nel 1968), Jakob (nel 1969), con l'aggiunta di Maria che Dylan adottò nel 1968. Le prime incrinature del loro rapporto cominciarono ad apparire quando Dylan ritornò "on the road" con The Band nel 1974 per il suo monumentale "comeback tour" ("il tour del ritorno", ndt). A partire da quell'estate, lui e Sara cominciarono a vivere separati. Durante la separazione Dylan scrisse "Blood on the tracks",
abitualmente descritto in maniera erronea come "l'album del divorzio". Bob e Sara si riconciliarono nel 1975 in tempo perchè Sara prendesse parte come attrice al film "Renaldo And Clara", uno psicodramma di Dylan, ma divorziarono poi nel 1977. Una bellezza pallida che colpiva, con un calmo fisso sguardo nero, il distacco zen quasi mistico di Sara dal turbinio intorno a lei fu notato da molti e fu elogiato ripetutamente da Dylan. Egli la descrisse al biografo Robert Shelton come "santa... che va al di
là di tutti i confini del tempo e dell'inutilità... come la Madonna". Quante canzoni Sara gli ispirò probabilmente non lo sa nemmeno Dylan. Due di sicuro: "Sad-Eyed Lady of the Lowlands" e "Sara". La prima è un inno alla moglie che venne pubblicato su "Blonde On Blonde" (Lowlands=Lownds), come ammette Dylan stesso appunto nell'altra canzone, "Sara", dall'album "Desire", che è invece una chiara supplica d'amore che toglie il fiato registrata da Dylan mentre guardava fisso negli occhi la moglie al di là del vetro della sala di registrazione. Come ricordò Jacques Levy parlando con il biografo Howard Sounes: "Si poteva sentire cadere uno spillo... lei era tramortita".


DONOVAN
cantante folk britannico (1946-)

"Ma chi è 'sto Donovan? Mandiamolo sul marciapiede," dice Dylan nel film del tour del '65 "Don't look back" girato da DA PENNEBAKER. "E' un cantante. E' piuttosto folk ed è in giro da un po'. E' un ottimo chitarrista. E' migliore di te," è la replica di Alan Price a Bob. "Già lo odio," risponde Dylan con sarcasmo. Poco dopo, troviamo Donovan nella stanza d'albergo di Dylan mentre esegue in maniera eccellente "To sing for you". "OK," dice Dylan elogiandolo in maniera dannatamente debole e poi gli cala davanti un poker d'assi con una versione magnificamente caustica di "It's All Over Now, Baby Blue". Più tardi, in un'altra sequenza del film, nel corso della serata finale del suo tour alla Royal Albert Hall, troviamo Dylan ossessionato dal suo giovane imitatore. "Donovan è ancora lì fuori?", chiede quando gli viene detto che i BEATLES sono tra il pubblico. Poi, quando sale sul palco, nel bel mezzo di "Talking World War III Blues" canta: "Looked in the closet and there was... Donovan" ("Ho guardato nell'armadio e c'era... Donovan", ndt). In realtà Dylan aveva poco da preoccuparsi del suo rivale britannico. Nella sua prima incarnazione come trovatore folk, Donovan può aver copiato il famoso piagnucolio nasale alla Zimmerman e poi ha seguito Dylan diventando elettrico nell'album "Sunshine Superman". Ma dal '67 i due sedicenti rivali avevano virato in direzioni completamente diverse.


GARNIER, Tony
Musicista (1955-)

Per metterla giù semplice basti dire che Tony Garnier, nato a New Orleans e membro un tempo degli Asleep At The Wheel, ha suonato con Bob più di chiunque altro. Un fedele Sancho Panza con vestiti di dubbio gusto nell'impresa epica donchisciottesca del NeverEnding Tour, è stato il bassista di Dylan nonchè leader della band fin dal giugno del 1989 ed ha suonato in tutti gli album di Dylan da quel momento in poi. Attualmente sono vicini al loro duemillesimo concerto insieme. "Non ho niente da dire su Tony tranne che una volta ha provato a mungere una mucca con una chiave inglese" (Bob Dylan sul palco di Portland, 1995).


GARCIA, Jerry
Musicista rock americano (1942-1995)

In superficie, Dylan e Garcia erano improbabili compagni. Dylan aborriva il movimento hippie e il chitarrista dei Grateful Dead ne era invece il guru consacrato. Tuttavia entrambi condividevano un vasto repertorio di musica folk tradizionale, di canzoni country e blues che li legarono insieme fin dal primo momento in cui condivisero un palco nel 1980 a San Francisco. Tuttavia fu solo nel 1987 che Dylan andò in tour con l'intera band, con i Dead a fare da suo gruppo spalla. L'album dal vivo che fu il
risultato di questo tour è stato molto diffamato ma l'esperienza fu una pietra di paragone nella rinascita di Dylan. Egli era in quel momento in una fase di declino, così lontano dalla propria musa da aver quasi deciso di ritirarsi. I Dead - che lo chiamavano o "L'Oracolo" o "Spike" (avevano già un Bob) - sembravano avere una maggiore connessione con le sue canzoni di quanta ne avesse lo stesso Dylan e Bob fu così impressionato da ciò da chiedere loro ufficialmente di entrare a far parte del gruppo. Garcia era favorevole ma la proposta venne bocciata quando fu messa ai voti perchè un membro del gruppo (si crede fosse Phil Lesh) votò contro. Nondimeno il credo dei Dead per cui la musica è fondamentalmente un medium che ha bisogno dell'esibizione dal vivo ed il cui potere può essere pienamente realizzato solo con la partecipazione del pubblico, fu un'influenza profonda per il NeverEnding Tour. Alla morte di Garcia nel '95, Dylan offrì il tributo più esagerato che mai abbia pagato ad un compagno musicista: "Non esiste modo per misurare la sua grandezza o la sua importanza. Per me non è stato soltanto un
musicista ed un amico, è stato come un fratello maggiore che mi ha insegnato e mostrato più di quanto egli mai saprà".


GROSSMAN, Albert
Impresario (1926-1986)

"Potevi sentirlo arrivare dall'odore," dice Dylan nel film documentario di MARTIN SCORSESE "No direction home" a proposito dell'uomo che amministrò la sua carriera per tutti gli anni Sessanta e che fu la sua personale versione del Colonnello Tom Parker di Elvis Presley. Per capire esattamente cosa Dylan volesse dire basta semplicemente guardare la scena di "Don't look back", film documentario del 1965, in cui Grossman discute e tratta con l'agente Tito Burns a proposito di un contratto, due impresari della vecchia scuola dello "show business" che agiscono dietro le quinte e storcono la verità per ottenere le loro percentuali. Quando Dylan arrivò nel Greenwich Village di New York all'inizio del 1961, Grossman era già il pezzo grosso della scena folk ed aveva tra i suoi clienti artisti come Peter, Paul & Mary ed Odetta. Egli vide il potenziale di Dylan prima della maggior parte degli altri, puntò su di lui con sagacia ed in linea generale curò bene i suoi interessi, anche perchè dopotutto le proprie percentuali di guadagno dipendevano da ciò. Ma i dubbi di Dylan crebbero dopo il '66, quando Grossman tentò di
spingere l'esausto cantante, semi-distrutto dalle droghe, in un altro tour mondiale che avrebbe potuto ucciderlo. Dopo la scadenza del contratto originale nel 1970, Dylan rifiutò di fare altri accordi con lui, sebbene Grossman continuasse a percepire un guadagno dalla condivisione dei diritti sul catalogo di Dylan. La battaglia legale che ne seguì ebbe fine solo nel 1987, più di un anno dopo la morte di Grossman, quando Dylan pagò 2 milioni di dollari, a titolo di saldo finale e totale, alla sua vedova, Sally Grossman, più nota ai fans di Dylan come la donna in rosso che appare con lui sulla copertina di "Bringing it all back home".


GUTHRIE, Woody
Cantante folk americano (1912-'67)

L'attimo in cui per la prima volta Dylan ascoltò un disco di Woody Guthrie fu, come scrive in Chronicles, "un'epifania, come se una pesante àncora fosse stata gettata nelle acque del porto." Da quel momento in avanti, era la fine del 1959, Dylan divenne fissato, cercava di parlare, di cantare e di scrivere come Guthrie ed iniziò a costruirsi una mitologia personale basata sulla vita degli hobos descritti da Woody nella sua autobiografia dal titolo "Bound for glory". Secondo la sua fidanzata dell'epoca,
Bonnie Beecher, per un po' Dylan insistè addirittura a farsi chiamare Woody (un'affettazione adottata anni dopo anche da Joe Strummer). Nel gennaio del 1961 Dylan si recò a New York per far visita a Guthrie che era ricoverato in un ospedale del New Jersey per una malattia incurabile. "Ho conosciuto Woody, l'ho conosciuto e l'ho incontrato e l'ho visto e ho cantato per lui. Dannazione, è il più grande, il più santo ed il più religioso del mondo" scrisse come un fiume in piena in una cartolina spedita agli amici di Minneapolis pochi giorni dopo il suo arrivo a New York. Poche settimane dopo scrisse "Song to Woody", la sua prima composizione originale mai cantata in pubblico, e durante il suo concerto di debutto alla New York Town Hall, mise giù la sua chitarra per leggere una poesia di sette minuti dedicata a Woody. Quando Woody Guthrie morì, Dylan riemerse dalla reclusione che si era imposto nella sua casa di Woodstock per cantare "Grand Coulee Dam", "Mrs. Roosvelt" ed "I ain't got no home" nel concerto del 1968 in ricordo di Guthrie. Dylan era anche stato preso in considerazione per il ruolo di Woody nel film biografico del 1970 "Bound for glory", ma poi la parte andò a David Carradine.


HAMMOND, John
Produttore discografico americano (1910-'87)

Quando mise sotto contratto Dylan con la Columbia nel '61, John Hammond aveva cinquantun anni ed una carriera nel campo discografico di trent'anni che includeva leggende della musica come Bessie Smith, Count Basie e Billie Holliday. Forse è questo il motivo per cui, più di quarant'anni dopo, in "Chronicles", Dylan si riferisce a lui in maniera deferente chiamandolo "Signor Hammond". In effetti Dylan ha ulteriori motivi per essere così rispettoso. Quando il suo disco d'esordio fu un fiasco commerciale altri esecutivi anziani della Columbia parlavano beffardamente di Dylan come della "folle idea di Hammond". Dylan sarebbe stato facilmente scaricato ma il veterano produttore rimase al suo fianco difendendolo. Dopo aver guidato in prima persona i primi due album di Dylan, Hammond lasciò il compito della produzione a Tom Wilson ma Dylan non si dimenticò mai della sua lealtà. "Uomini come Hammond - scrive Dylan in "Chronicles" - vengono da un mondo più vecchio, da un ordine più antico... Potevi sempre contare su di loro."


HOLLY, Buddy
Pioniere del rock'n'roll (1936-'59)

Il 31 gennaio del 1959 il grande musicista rock tenne un concerto del suo tour "Winter Dance Party" nella città di Duluth, Minnesota. Il ventiduenne Holly sarebbe morto in un incidente aereo due giorni dopo. Trentanove anni dopo questi avvenimenti, Dylan sul palco dei Grammy Awards nel 1998, mentre ritirava il premio per l'album Time out of mind, disse: "Voglio soltanto dire che quando avevo 16 o 17 anni andai a vedere Buddy Holly alla Duluth National Guard Armory ed ero a tre passi da lui... e lui mi GUARDO'. Ed io ho come avuto la sensazione che Buddy fosse - non saprei dire come o perchè - ma che fosse con noi per tutto il tempo che abbiamo registrato questo album, in qualche modo..."


JOHNSTON, Bob
Produttore discografico (1932-)

Uno dei pochi produttori il cui nome viene direttamente citato in un disco. Dylan infatti lo chiama con la frase: "Is it rolling, Bob?" all'inizio di "To be alone with you" nell'album Nashville Skyline ("Sta girando (il nastro), Bob?", ndt). Johnston è stato al timone in ben sette album di Dylan, tra il 1965 ed il 1971, più di qualsiasi altro produttore. Come fu che iniziò a produrre i dischi di Dylan resta tutt'oggi un mistero. Nelle prime sedute di registrazione dell'album Highway 61 Revisited, Tom Wilson - produttore dei precedenti tre album di Dylan - era incaricato del lavoro. Ma nelle sedute successive venne sostituito da Johnston. Stando a quanto racconta Greil Marcus nel suo libro "Like a rolling stone", Dylan nemmeno conosceva il nome di Johnston prima del giorno in cui lo incontrò in studio in occasione della loro prima session. La verità sembra essere che Albert Grossman, il manager di Dylan all'epoca, voleva allontanare Wilson e riuscì a persuadere i vertici della Columbia, in particolare il membro anziano Bill Gallagher, a brandire il pugnale. In un primo tempo ci furono voci che Wilson sarebbe stato rimpiazzato dal produttore dei Byrds, Terry Melcher, ma per una qualche ragione dovuta a motivi di politica interna della Columbia fu invece Johnston che subentrò al comando. Uno dei contributi più significativi dato da Johnston durante il suo regno fu quello di suggerire a Dylan di registrare l'album Blonde on blonde a Nashville.


JACKSON, George
Autore, attivista (1941-'71)

Arrestato all'età di diciotto anni per un presunto furto di settanta dollari, Jackson passò il resto della propria vita in prigione, e per otto anni in cella di isolamento. Durante la sua detenzione divenne politicizzato, si unì alle Pantere Nere ed iniziò a scrivere. Fonte di ispirazione, il suo libro di lettere dal carcere, "Soledad Brother", venne pubblicato nel 1970. Jackson si guadagnò una reputazione per aver aiutato i prigionieri neri ad organizzarsi  e divenne una figura carismatica intorno a cui riunirsi per il
movimento militante. Il 21 Agosto del 1971 fu ucciso da colpi di arma da fuoco esplosi dalle guardie carcerarie di San Quintino nel corso di un "tentativo di fuga". Quel novembre, il singolo di Dylan , "George Jackson" (che non fu incluso su album), fu un breve ed inaspettato ritorno ai brani acustici di "protesta" eseguiti in veste di solista e seguì la serena e pacata calda nebbiolina del "Nuovo Mattino" (l'album "New Morning", ndt): "They killed a man I really loved / Shot him through the head / Lord,
Lord, they shot George Jackson down..." ("Hanno ucciso un uomo che amavo davvero / Gli hanno sparato in testa / Signore, Signore hanno ucciso George Jackson...")


JONES, Brian
Musicista (1942-'69)

Ahilui, il paranoico Brian Jones si era fatto convincere di essere il soggetto dello scherno di Dylan in "Ballad of a thin man" ("...something's happening here, but you don't know what it is, do you Mr Jones?"), ("...qui sta succedendo qualcosa, ma tu non sai cosa, non è vero Mr. Jones?", ndt). Quasi certamente non era lui il soggetto di quella canzone, ma in seguito il membro dei Rolling Stones riuscì ad introdursi in un'altra canzone di Dylan, "I want you," in cui è facilmente identificabile con il "dancing
child with his chinese suit" ("il bambino ballerino con il vestito alla cinese", ndt). Dylan aveva passato molto tempo a mostrare a Brian i locali del Greenwich Village nel Novembre del 1965 quando Jones indossava proprio un vestito del genere. Dylan se ne andò ancora in giro per locali con Brian Jones e Keith Richards e nel Maggio del 1966 i tre erano al Dolly's, un club privato di Londra nel quartiere di Mayfair. Stando a quanto si racconta di quella serata, Dylan si mise a canzonare i due Stones sostenendo che mentre lui sarebbe stato facilmente in grado di scrivere una canzone come "Satisfaction", non sarebbe mai stato possibile che i Rolling Stones fossero in grado di scrivere un brano come "Mr. Tambourine Man". Mentre l'alcool scorreva a fiumi, la canzonatura divenne più bellicosa e Jones e Richards si misero in testa che "Like a rolling stone" fosse una presa in giro del loro gruppo musicale. Una rissa fu scongiurata perchè i potenziali combattenti furono separati da un vigile Tom Keylock il quale condusse Dylan fuori dal locale e dentro la sua berlina. Sembra che un Jones completamente ubriaco li seguì poi nella sua Rolls-Royce per continuare la discussione e tentò di entrare con la sua auto nelle porte girevoli dell'albergo di Dylan. Ammesso che fosse tutto vero, la collera sembrò essere già stata dimenticata la sera successiva quando tutti e cinque i membri dei Rolling
Stones condivisero un palco quando andarono ad assistere al concerto di Dylan alla Royal Albert Hall e andarono poi a trovarlo dopo lo show dietro le quinte. Quando Brian morì, nel 1969, il suo corpo venne imbalsamato, i suoi capelli furono colorati di bianco e venne sepolto in una fossa profonda dodici piedi - a quanto sembra per preservarla dai profanatori di tombe - in una bara di argento e di bronzo che era stata spedita appositamente a sue spese da Dylan dagli Stati Uniti per il funerale di Brian.


KEYS, Alicia
Cantante ed autrice (1980-)

Per molti, il più grande mistero di Modern Times è il fatto che Bob Dylan abbia citato direttamente il nome della giovane sensazionale stella del Rhythm & Blues Alicia Keys nella canzone "Thunder On The Mountain". Dylan canta: "I was thinking 'bout Alicia Keys, couldn't keep from crying..." ("Pensavo ad Alicia Keys, non ho potuto trattenere le lacrime...", ndt) Nessuno ha preso in considerazione l'ipotesi che Dylan sia solo stato colpito dal suo incredibile nome. Quando gli è stato chiesto a proposito di questo riferimento ad Alicia, Dylan ha raccontato alla rivista Rolling Stone che quando osservò Alicia da vicino alla serata dei Grammy Awards pensò: "Non c'è niente di questa ragazza che non mi piaccia." Alicia al riguardo rispose a sua volta: "Sono folle per l'eccitazione."


GINSBERG, Allen
Poeta (1926-'97)

Influenzato in maniera incommensurabile dai Beats, Dylan trovò il suo ponte vivente verso quel mondo quando incontrò il compagno di Kerouac, Ginsberg, nel 1963. L'amicizia avrebbe generato molte azioni reciproche. Dylan citò il nome di Ginsberg nelle note di copertina dell'album The times they are a-changin'; la foto del poeta appare sul retrocopertina dell'album Bringing it all back home; Ginsberg è nel vicolo dietro Dylan nel video di DA Pennebaker per la canzone "Subterranean Homesick Blues"; e pose domande surreali a Dylan durante la conferenza stampa di San Francisco del 1965.
Nel frattempo Dylan aveva incoraggiato Ginsberg ad esplorare la musica: nel 1971 i due collaborarono per un LP improvvisato e mai pubblicato (alcune tracce si possono trovare nel box di Ginsberg del 1994 dal titolo Holy Soul Jelly Roll) e misero giù altre registrazioni nel 1982. Nel 1975 Ginsberg si unì alla Rolling Thunder Revue di Dylan, scrisse le turbinanti note di copertine per l'album Desire - "Dylan's Redemption Songs" ("Le Canzoni di Redenzione di Dylan", ndt) - ed influenzò pesantemente lo stile di scrittura del film di Dylan "Renaldo And Clara". Interpretò la parte del Padre ed apparve nel film nelle scene più memorabili tra cui quella in cui accompagna Dylan in pellegrinaggio sulla tomba di Kerouac. Intervistato verso la fine della sua vita, un fragile e commosso Ginsberg fornì al documentario di Martin Scorsese "No direction home" uno dei momenti più toccanti: "Ascoltai "Hard Rain" e piansi. Perchè mi sembrò che la torcia fosse passata di mano".


KOOPER, Al
Musicista Rock Americano (1944-)

La prima volta che Al Kooper incontrò Bob Dylan fu nel Giugno del 1965, alla seduta di registrazione di "Like a rolling stone". Fu portato lì dal produttore Tom Wilson ed essenzialmente era un chitarrista. Ma vista la presenza di Mike Bloomfield non avrebbe mai potuto farcela a suonare la chitarra e così, quando Wilson si allontanò per un attimo perchè era stato chiamato al telefono, Al si sistemò dietro l'organo, uno strumento che non aveva mai suonato prima. Detta così sembra uno di quei miti apocrifi, troppo belli per essere veri. Ma la verità è confermata dai nastri inediti delle registrazioni della seduta in cui si sente Wilson, di ritorno in sala d'incisione, che vede Kooper dietro l'organo e gli chiede: "E tu che ci fai lì?" Kooper si mette a ridere. Wilson ride a sua volta e poi dice: "Oh, OK." A Dylan piace quello che Kooper sta suonando e così chiede al tecnico di alzare il volume dell'organo, e così la storia del rock'n'roll è fatta. Poche settimane dopo Kooper aiuta di nuovo a cambiare il mondo quando fa parte del gruppo elettrico che accompagna Dylan al Festival di Newport. E poco dopo ritorna in studio con Dylan per le sedute di registrazione dell'album Blonde on blonde e poi, dopo un'interruzione di quattro anni, viene richiamato nel 1970 per gli album Self-Portrait, Dylan e New Morning. Dopo un'altra lunga pausa viene richiamato in servizio negli anni '80 per gli album Empire Burlesque e Knocked-Out Loaded. Quando poi suona anche nell'album di Dylan del 1991, Under the red sky, significa che è apparso su nove diversi album di Dylan in quattro differenti decenni, quasi certamente più di qualsiasi altro musicista di Dylan.


KRISTOFFERSON, Kris
Cantante, autore ed attore (1936-)

Figlio di un generale dell'esercito - Westpoint lo voleva persino come istruttore - Kristofferson lascia la carriera militare per diventare custode di uno studio di registrazione di Nashville. In quella veste, nel 1966, incontrò Bob Dylan durante le sedute di registrazione dell'album Blonde on blonde: "Furono le sessions più scatenate che ricordi - rievoca Kristofferson - Il comportamento più bizzarro che mai si sia visto a Nashville." La più famosa collaborazione tra i due avvenne quando entrambi recitarono nel film di SAM PECKINPAH "Pat Garrett & Billy The Kid", del 1973. Durante un'intervista per TV Guide del
1976, quando gli venne chiesto come immaginava Dio, Dylan rispose: "Come mai a Kris Kristofferson non fanno mai domande del genere?"


McGUINN, Roger
Musicista Americano (1942-)

"Pack up your money, pull up your tent McGuinn" ("Impacchetta i tuoi soldi, smonta la tenda McGuinn", ndt), cantò Dylan cambiando leggermente le sue stesse parole in una nuova incisione di "You ain't goin' nowhere" nel 1971. Per quale motivo Dylan stesse rimproverando il leader dei Byrds non è chiaro, ma la cosa era tipica della loro relazione a doppio taglio. Dylan ebbe bisogno dei Byrds per inventare il folk-rock mettendo un ritmo rock'n'roll a "Mr Tambourine Man". Tuttavia loro dovevano davvero fare assegnamento in maniera così pesante sul repertorio di Dylan? Alla fine il gruppo incise quasi 20
canzoni di Dylan e McGuinn continuò la pratica anche nella sua carriera da solista. Bob e Roger scrissero insieme solo una volta, nel 1968, quando Dylan compose il primo verso della canzone "The Ballad of Easy Rider" e lo diede a Dennis Hopper dandogli le seguenti istruzioni: "Dallo a McGuinn. Lui saprà cosa fare." McGuinn completò la canzone e quando Dylan rifiutò di accreditarsi la canzone come co-autore Roger fece più soldi con la versione dei Byrds di quanta ne fece chiunque altro con il film stesso. Il latente antagonismo tra i due fu evidente quando McGuinn si unì alla Rolling Thunder Revue nel 1975 durante la quale, come sottolinea Michael Gray, la loro collaborazione sul palco più che in duetti si risolveva in duelli con Dylan vincente e McGuinn che assorbiva i colpi con un flebile sorriso. Tuttavia toccò proprio a McGuinn l'onore di chiudere con il prestigioso set prima dell'arrivo di Dylan in persona il concerto per il 30mo anniversario, in cui naturalmente cantò "Mr Tambourine Man".


MORRISON, Van
Cantante ed autore (1945-)

Bob Geldof racconta una storia secondo la quale una volta aveva condiviso un tavolo di ristorante in una data non specificata negli anni '90 insieme a Bob Dylan e Van Morrison e di essere stato costretto a sostenere da solo tutta la conversazione dal momento che nè l'uno nè l'altro dei suoi compagni di tavolo disse una parola l'uno all'altro durante l'intero pranzo. Data la famigerata loquacità di Geldof, è possibile in realtà che nè Bob nè Van ebbero mai la possibilità di infilare nemmeno una parola nel discorso. Tuttavia il racconto può suonare vero dal momento che Morrison e Dylan sono la strana coppia del rock e si sono danzati attorno con rispetto l'uno all'altro ma in maniera sospettosa per oltre trent'anni. Secondo la ex-fidanzata di Van Morrison, Janet Planet, Van si trasferì a Woodstock alla fine degli anni '60 proprio per essere vicino a Dylan. "Van aveva davvero l'intenzione di diventare il miglior amico di Dylan, ma per tutto il tempo che vivemmo a Woodstock non lo incontrammo nemmeno una volta", raccontò la donna al Los Angeles Times. "Ogni volta che passavamo con l'auto davanti alla casa di Dylan, Van gettava un'occhiata desiderosa fuori dal finestrino in direzione del vialetto che portava alla villa. Van pensava che Dylan fosse il solo suo contemporaneo degno di attenzione. Ma all'epoca Bob proprio non era interessato a lui." I due si incontrarono finalmente per la prima volta solo nel 1975 in occasione del concerto d'addio di The Band, The Last Waltz. Da quel momento in poi hanno condiviso regolarmente reciproche apparizioni durante i rispettivi tour, sebbene solo nel 1998 hanno formalmente diviso il cartellone, costituendo insieme a Joni Mitchell un imbattibile triumvirato durante le tappe del tour sulla Costa Ovest degli Stati Uniti.


NEUWIRTH, Bobby
Cantante, autore, artista (1939-)

In Chronicles, Dylan ricorda la prima volta che vide Bobby Neuwirth nel locale Gaslight di New York nel 1960: "Fin dal primo sguardo si capiva che Neuwirth aveva il gusto della provocazione... In seguito saremmo diventati amici molto stretti". Quanto stretti fossero diventati lo si può vedere nel film Don't look back nel quale Neuwirth ha il ruolo di tour manager, amico braccio destro, buffone di corte ed a volte roadie di Dylan. L'umorismo dei due, hip, acido, assurdo, da iniziati, i rapidi e velenosi giochi mentali e le aspre prese in giro, risultano evidenti in molti dei momenti più memorabili del film, specialmente nel commento in stile Groucho Marx che Neuwirth fa su JOAN BAEZ: "Joan indossa una di quelle camicette vedo-non-vedo che uno vorrebbe fossero non-vedo..." Neuwirth tornò con Bob nella Rolling Thunder Revue ed interpretò il ruolo della "Tortilla Mascherata" in Renaldo And Clara, il film del 1978 scritto e diretto da Bob Dylan.


OCHS, Phil
Cantante folk (1940-'76)

Ochs arrivò nel Greenwich Village un anno dopo Dylan e i due instaurarono subito un'amicizia non facile colorata da un'acida voglia di rivaleggiare. Joan Baez portò la sua "There But For Fortune" in cima alle classifiche e la sua "I Ain't Marching Anymore" divenne un inno del movimento per i diritti civili, ma questo fu anche il limite del suo successo commerciale. Dylan una volta gli disse: "Tu non sei un cantante folk. Tu sei un giornalista." La loro lite più celebre avvenne un giorno del 1965 quando i due erano a bordo di un'auto che percorreva le strade di New York. Ochs ebbe la temerarietà di sostenere che il nuovo brano di Dylan, "Can You Please Crawl Out Your Window", non era un granchè come singolo e predisse che non sarebbe arrivato molto in alto in classifica (e la sua previsione si avverò). Dylan ordinò al guidatore di fermare l'automobile e seccamente fece scendere Ochs lasciandolo in strada. Dopo aver sofferto di gravi attacchi di schizofrenia per anni, Ochs si impiccò nel 1976 mentre Dylan era in tour con la Rolling Thunder Revue, alla quale Ochs aveva disperatamente cercato di aggregarsi venendo però giudicato troppo malato per unirsi.


ORBISON, Roy
Cantante (1936-'88)

Come mai il primo album dei Traveling Wilburys è migliore del secondo? La risposta risiede soprattutto nel fatto che nel primo era presente Roy Orbison, il quale morì di infarto solo tre mesi dopo la pubblicazione del primo album. L'inverosimile coinvolgimento di Roy nel progetto Traveling Wilburys avvenne perchè a George Harrison, che si trovava a Los Angeles, era stato chiesto da parte della sua casa discografica di scrivere e registrare una nuova canzone per un futuro singolo. George non aveva una canzone pronta, nè tantomeno aveva uno studio di registrazione a disposizione, così pensò di rivolgersi a Jeff Lynne, il quale si trovava anche lui a Los Angeles impegnato nella produzione del nuovo album di Roy Orbison. Lynne suggerì allora di ritrovarsi tutti quanti nello studio di registrazione di Bob Dylan, che si trovava poco lontano da lì, e di provare a scrivere qualcosa tutti insieme. Arrivò nel frattempo anche Tom Petty perchè aveva lui la chitarra di Harrison e naturalmente Jeff Lynne non avrebbe mai potuto abbandonare le sedute di registrazione con Orbison senza invitare a casa di Dylan anche Roy. Il resto, come si suol dire, è storia del rock'n'roll. "Andammo a casa di Bob e ci sedemmo semplicemente tutti quanti intorno ad un barbecue - ricordò Orbison (conosciuto anche come "Lefty Wilbury") - Portammo solo le chitarre con noi e ognuno buttò a turno qualcosa dentro qua e là. Poi ce ne andammo tutti nel garage di Bob e mettemmo su carta tutto quanto e componemmo le canzoni." L'album che ne venne fuori, registrato in soli nove giorni, diede a Dylan le vendite maggiori di tutta la sua carriera. "Orbison trascendeva qualsiasi genere... Con Roy non sapevi mai se stavi ascoltando i Mariachi o l'Opera..." scrisse con calore Dylan nel suo libro autobiografico, Chronicles Volume 1. "Sembrava sempre che stesse cantando dalla cima del monte Olimpo."


PECKINPAH, Sam
Regista (1925-'84)

A Dylan venne chiesto di scrivere la musica per la colonna sonora del film del 1973, Pat Garrett & Billy The Kid, un'elegia del Vecchio West diretta da Sam Peckinpah. Dylan lesse la sceneggiatura e chiese se c'era la possibilità che gli fosse data una parte nel film, come attore. Si trasferì così sul turbolento set cinematografico di Durango, Messico, dove recitò il suo primo ruolo nel cinema interpretando la parte di "Alias" il compagno di Billy, interpretato da KRIS KRISTOFFERSON. Ma Peckinpah, soprannominato "Bloody Sam" ("Sam il Sanguinario", ndt) sia per i suoi modi violenti ed autodistruttivi e sia per i film estremamente duri e pieni di violenza come The Wild Bunch (in Italia "Il Mucchio Selvaggio", ndt), non era molto interessato al personaggio interpretato da Dylan. Ricorda Kristofferson: "Dylan se ne andava vagando qua e là senza alcuna direzione da parte di Sam." Nondimeno, il film produsse una canzone del calibro di "Knockin' On Heaven's Door". L'influenza di Peckinpah sembrò pesare in seguito sulle canzoni di Dylan, in particolar modo sul drammatico racconto ambientato a sud del confine di "Romance in Durango", dall'album Desire, poi nella meditabonda e velenosa atmosfera di "Senor (Tales Of Yankee Power)", dall'album Street Legal, e nel brano "Ain't Talkin'" dall'album Modern Times. "Sam era un tipo straordinario", ricordò Dylan parlando con Cameron Crowe nel 1985. "Un fuorilegge. Uomini così non ne fanno più."


PECK, Gregory
Attore (1916-2003)

"Well, there was this movie I seen one time about a man riding 'cross the desert and it starred Gregory Peck. He was shot down by a hungry kid trying to make a name for himself..." Inizia così "Brownsville Girl", una delle più grandi canzoni mai registrate da Bob Dylan e pubblicata in un periodo in cui non stava realizzando molte grandi canzoni. Un capolavoro epico, con mutamenti di scenario, lungo 17 strofe, scritto insieme a Sam Shepard. Da sola vale l'intero prezzo dell'album del 1986 Knocked Out Loaded, altrimenti alquanto opaco (il film di cui Dylan si sta ricordando è The Gunfighter, degli anni '50). Quando Dylan fu insignito della prestigiosa medaglia del Kennedy Center nel 1997, lo stesso Peck lo presentò: "In lui sentiamo l'eco delle antiche voci Americane - disse il nobile e vecchio attore - Withman e Mark Twain, i cantanti blues, i violinisti e i cantanti di ballate. La voce di Bob Dylan giunge altrettanto in alto, e durerà altrettanto a lungo."


PENNEBAKER, D(onn) A(lan)
Regista (1925-)

"Dont look back", il documentario vérité girato da Pennebaker e dedicato al tour acustico di Bob Dylan del 1965 nella piovosa Gran Bretagna, catturò l'artista nel momento di transizione che lo vide trasformarsi da trovatore folk a cantante rock anfetaminico; la caustica prontezza di spirito che Dylan riversò a briglia sciolta sugli ignari intervistatori fu un punto di riferimento facendo scuola per ogni impudente musicista da quel momento in avanti. Sotto la direzione dello stesso Dylan, Pennebaker filmò anche il tour mondiale "Judas!" del 1966 destinato al raramente visto documentario del 1972 dal titolo "Eat the document", alcune scene del quale compaiono nel documentario "No direction home" di Martin Scorsese.


RAEBEN, Norman
Pittore ed insegnante (1901-'78)

Quando, nel 1974, Dylan sentì alcuni amici di sua moglie SARA DYLAN discutere a proposito di un misterioso guru il quale era in grado di definire termini come "verità", amore e "bellezza," capì che doveva cercarlo. Figlio dello scrittore Sholom Aleichem, il settantatreenne Raeben insegnava pittura nell'ambito di corsi tenuti alla Carnegie Hall di New York, corsi che Dylan frequentò per due mesi e mezzo. "Mi parlava di me", ricordò Dylan al giornalista Pete Oppel nel 1978. "Avevo incontrato molti maghi prima di allora ma lui era molto più potente di qualsiasi mago avessi mai conosciuto. Guardava dentro di te e ti diceva chi eri." Raeben insegnò a Dylan un approccio cubista alla prospettiva ed al tempo. "Si potevano avere ieri, oggi e domani nello stesso spazio", disse in seguito Dylan. Questo metodo influenzò in maniera notevole l'album Blood on the tracks che era pieno di prime e terze persone, distanza ed intimità, passato e presente. L'epiteto preferito che Raeben rivolgeva ai cattivi studenti - "Idiota!" - fornì carburante al brano di quel disco dal titolo "Idiot Wind".


RICHARD, Little
Pioniere del rock'n'roll (1932-)

"Aspirazioni: unirmi alla band di Little Richard". Così scriveva il diciottenne Bob Dylan nel 1959 sull'Annuario scolastico della "Hibbing High School". Non lo ha mai fatto, ma circa trent'anni dopo è stato invece Little Richard ad unirsi a Dylan quando accettò di far parte dei cantanti che lo accompagnavano durante l'investitura di Bob alla Rock'n'Roll Hall Of Fame nel 1988. "Credo che non avrei forse nemmeno iniziato se non avessi ascoltato Little Richard", disse Dylan. E probabilmente è la
verità. Una delle prime registrazioni casalinghe di Dylan, registrata nel 1958 a casa sua su di un primitivo registratore a bobine, include una versione di "Jenny Jenny". Una delle sue prime composizioni originali, poi, ha per titolo "Hey Little Richard".


ROBERTSON, Robbie
Musicista Americano (1943-)

Per il resto del suo gruppo musicale, Robbie era "The Barnacle" ("Il Cirripede"; i cirripedi sono piccoli crostacei; in slang "persona attaccatticcia". In italiano potremmo dire "una cozza", ndt) per il fatto che se ne stava sempre costantemente attaccato a Dylan senza mai scostarsi dal suo fianco. Solo membro degli Hawks coinvolto nelle sedute di registrazione dell'album Blonde on Blonde, nel successivo tour mondiale di Dylan del 1966 divenne de facto non solo il direttore musicale di Bob ma anche il suo amico più intimo oltre a diventare il principale tramite tra Dylan e i vari impiegati e uomini dello staff (in una famigerata occasione successe che Dylan scambiò il bassista della band, Rick Danko, per un roadie e gli chiese di andare a comprare un pacco di biscotti). Con Dylan lontano dai concerti, dopo le sedute di registrazione del 1967 a Woodstock che diedero vita ai Basement Tapes, Robertson e The Hawks si ritrovarono con un surplus di richieste e così finirono per incidere il proprio nome nella Storia del Rock. Quando, nel 1974, con il nuovo nome di The Band, ritornarono da Dylan ed incisero con lui l'album Planet Waves (il solo disco ufficiale in studio che abbiano mai registrato insieme a Bob), Robertson ebbe di nuovo un ruolo centrale e fece da tramite tra David Giffen e Dylan riuscendo a convincere quest'ultimo a lasciare l'etichetta discografica Columbia e passare alla Asylum Records di Giffen, oltre a convincerlo a ritornare finalmente "on the road". Seguirono per Robbie il tour del 1974 denominato "Before the flood" in cui fu insieme ai suoi compagni e a Dylan e poi il concerto di addio di The Band, l'anno successivo. In seguito egli si dedicò prevalentemente a progetti cinematografici insieme al suo amico MARTIN SCORSESE. Ed in qualche momento imprecisato di questa linea temporale sembra che avvenne anche una lite tra lui e Dylan. Robbie fu infatti clamorosamente assente al concerto per il 30mo anniversario di Dylan nel 1992 e lo fu anche in No direction home tre anni dopo (sic).


ROTOLO, Suze
Fidanzata ed attivista politica (1943-)

Immortalata come la ragazza che cammina nella neve insieme a Dylan sulla copertina dell'album Freewheelin', la Rotolo ha ispirato alcune delle più grandi tra le prime canzoni d'amore di Dylan come "Don't Think Twice, It's All Right" e "Boots of Spanish Leather", e - dopo la loro separazione - una delle sue peggiori, la canzone al vetriolo ed autocommiserante "Ballad In Plain D", con la quale Dylan descrisse in maniera pittoresca la terribile rottura della loro relazione nell'appartamento della sorella di lei, Carla. "Fu un errore incidere quel pezzo", scrisse Dylan nelle note di copertina di Biograph "e mi pento di averlo fatto". La Rotolo fu anche un punto centrale per l'educazione politica di Dylan, oltre che per lo sviluppo romantico. Quando Dylan la incontrò, nel 1961, lei aveva solo 17 anni ma era già un'attivista dal forte impegno ed una veterana dei picchetti. Poco tempo dopo essere diventata la fidanzata di Dylan, ottenne un lavoro presso il CORE (Congress For Racial Equality) (movimento che si batteva per l'uguaglianza razziale, ndt) e riempì la testa di Dylan con storie sulle dimostrazioni per i diritti civili e le marce per la libertà. Ben presto Suze si trasferì nell'appartamento di Dylan nella West Fourth Street, per la costernazione di sua madre e della sua sorella maggiore che prese a riferirsi a Dylan con il nomignolo di "The Twerp" (in slang "persona noiosa, uno stupido", ndt). Sua madre scardinò Suze dalle grinfie di Dylan regalandole un soggiorno di sei mesi in Italia nel 1962, sebbene la coppia si riunì brevemente dopo il ritorno di lei. Sembra che la Rotolo fu così irritata dalla relazione che nel frattempo Dylan aveva instaurato con JOAN BAEZ, da tentare il suicidio e poi abortire il figlio che aspettava da Dylan.


SCORSESE, Martin
Regista (1942-)

Il regista è un fan di Dylan da moltissimo tempo, come egli stesso rivela nel libro Scorsese on Scorsese: "All'inizio della sceneggiatura di Mean Streets (1973) c'è una citazione da Subterranean Homesick Blues". Scorsese filmò per la prima volta Dylan per The Last Waltz (1978), il suo sontuoso film sul concerto d'addio di The Band, ma si trattò di un'esperienza carica di tensione; preoccupato che il progetto andasse a competere con il proprio film dello stesso anno, Renaldo and Clara, Dylan era estremamente riluttante a farsi riprendere. Nondimeno, toccò ancora a Scorsese creare il ritratto definitivo di Dylan in film, nel suo magnifico No Direction Home del 2005. Ci fu una controversia minore quandò si venne a sapere che Scorsese non aveva avuto un ruolo nel nuovo materiale filmato per il documentario. Tutte le interviste con Dylan e con i suoi colleghi furono infatti girate dal manager di Dylan di una vita, Jeff Rosen, nel corso di un periodo lungo dieci anni. Ma l'impronta di Scorsese è
dappertutto nell'assemblaggio intuitivo e tagliente come un rasoio che dà l'energia propulsiva al film. Piuttosto che una biografia lineare, Scorsese crea un arazzo dei violenti e vibranti anni sessanta Americani, con Dylan che ha il ruolo di lampeggiante parafulmine al centro di tempi che stavano cambiando.


SEDGWICK, Edie
Attrice Americana (1943-1971)

"Tutti sapevano che era lei la vera eroina dietro Blonde On Blonde... Era bianco su bianco quindi biondo su biondo", così scrisse Patti Smith in una poesia che prendeva il titolo da Edie Segdwick. La presenza dell'ex stella di ANDY WARHOL è stata individuata in almeno tre canzoni presenti sull'album in questione - "Just Like A Woman", "Leopard-Skin Pill-Box Hat" e "Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again". Qualcuno ha persino affermato che sia lei la "miss lonely" che "went to the finest school" in "Like A Rolling Stone". Anche se tutto questo fosse vero, non è chiaro se lei e Dylan ebbero una relazione e la controversia ha portato a minacce di azioni legali da parte di Dylan nei confronti del film biografico dedicato ad Edie ed uscito nel 2006, Factory Girl. Certamente nessuno potrà mai negare che i due si conoscessero molto bene. Si incontrarono per la prima volta alla fine del 1964 nel locale Kettle Of Fish, nel Greenwich Village, ed è molto ben documentato il fatto che Edie ebbe una relazione a sfondo sessuale con l'inseparabile compagno di Dylan, BOBBY NEUWIRTH. Poco tempo dopo, la ragazza incontrò Andy Warhol e nel '65 prese parte ad alcuni film. Lasciò la Factory di Warhol l'anno successivo ed annunciò che avrebbe fatto un film insieme a Dylan. Ma la cosa non vide mai la luce e per ritorsione Warhol la eliminò in fase di montaggio dal suo film Chelsea Girl, film nel quale in un primo tempo la Sedgwick avrebbe dovuto recitare il ruolo della protagonista.Girò solo un altro film, Ciao! Manhattan, prima della sua morte avvenuta in California in seguito ad
un'overdose di barbiturici.


SPRINGSTEEN, Bruce
Musicista ed autore (1949-)

Ricevere il titolo di "Nuovo Bob Dylan" è sempre stata più una maledizione che una benedizione - a meno di non chiamarsi Bruce Springsteen. Messo sotto contratto con la Columbia da quel JOHN HAMMOND che un decennio prima aveva fatto firmare Bob Dylan per la stessa etichetta, Springsteen debuttò con un album nel 1973, in un periodo in cui Dylan era lontano dalle scene dei tour da sette anni ed il suo trono appariva vacante. Bruce venne così incoronato come nuovo re dai critici rock,
probabilmente in maniera un po' troppo entusiastica. Tuttavia ci volle almeno un altro paio di anni prima che avesse successo commerciale. Dylan fu stimolato e tornò al successo con alcuni dei suoi album migliori in anni e anni, sebbene in termini di vendita Springsteen vinse a mani basse. Nella battaglia delle classifiche del 1975, Born to run vendette sei milioni di copie. Blood on the tracks due milioni. Va detto a merito di Springsteen che egli è sempre stato rispettosissimo dell'uomo di cui si supponeva avesse usurpato il trono e fu scelto in maniera logica come colui destinato a presentare Dylan durante la sua
cerimonia di investitura nella Rock'n'roll Hall of Fame nel 1988. "Elvis ci ha liberato il corpo, Dylan ci ha liberato la mente" disse Springsteen prima di unirsi a Dylan per fare i cori in "Like a rolling stone". Dylan dal canto suo non ha mai dichiarato molto su Springsteen in pubblico sebbene le liriche della canzone scritta da Bob nei Traveling Wilburys, "Tweeter & the Monkey Man", suonano sospettosamente come una presa in giro dell'uomo che alcuni chiamano "Il Boss".


SEEGER, Pete
Cantante folk (1919-)

Il nome di Pete Seeger sarà per sempre collegato a Dylan per un atto di cieca intolleranza quando, a quanto fu riportato, tentò di tagliare con un'ascia i cavi di alimentazione al Festival Folk di Newport nel 1965 quando Bob "diventò elettrico". Seeger da allora ha tentato di minimizzare la storia e sono state offerte varie ed improbabili scuse che giustificassero il suo comportamento - inclusa l'ipotesi che egli fosse arrabbiato perchè il volume della musica stava  rovinando l'apparecchio acustico del suo anziano genitore. "Stavo diventando pazzo. Non si riusciva a capire una fottuta parola di quello che stavano cantando, " ammette. Quali che siano state le vere circostanze e posto che davvero ci sia stata un'ascia o se piuttosto quest'ultima fosse solo metaforica, è piuttosto triste che questa sia la sola storia che sarà ricordata per sempre dal momento che essa ha oscurato l'importantissimo ruolo di Seeger quale primo artista di grande nome a difendere e sostenere Dylan, le canzoni del quale egli interpretò nel 1962. Che Dylan fosse sinceramente grato a Seeger per il suo supporto è evidente da quanto dice Bob nelle interviste del documentario No direction home, nelle quali descrive la sua riverenza nei confronti di Seeger ed il proprio profondo senso di shock in merito alla sua reazione a Newport.


STANTON, Harry Dean
Attore, cantante, eroe di culto (1929-)

Stanton incontrò Dylan sul set del Pat Garrett & Billy The Kid di SAM PECKINPAH ed instaurò con lui un'amicizia duratura dopo essere diventati partner durante le riprese. Stanton era presente anche durante le registrazioni dell'album con la colonna sonora del film. Apparve poi nel film di Dylan, Renaldo and Clara, in cui interpreta la parte di Lafkezio, e cantò anche in alcune tracce rimaste inedite nelle sedute di registrazione dell'album Planet Waves: "Incontrai Dylan in uno studio di Santa Monica e
registrammo insieme un paio di canzoni. Mi chiese se ne volevo una copia. Io dissi di no". Nel Settembre del 1989 Stanton si unì a Dylan e al genero di Bob, Peter Himmelman, per eseguire un set di dieci minuti nel programma benefico televisivo Chabad Telethon. I tre si presentarono in cartellone con il nome di "Chopped Liver" ("Fegato a pezzi", ndt). Dylan suonò in quell'occasione il flauto ed il recorder. Nel Febbraio del 1990 Stanton cantò ancora insieme a Dylan al tributo per il defunto ROY ORBISON.


THOMPSON, Hunter S
Giornalista (1937-2005)

Tutti hanno letto Fear and Loathing in Las Vegas (Paura e disgusto a Las Vegas, ndt), ma forse a molti è sfuggita la dedica del libro: "A Bob Geiger, per ragioni che non c'è bisogno di spiegare, e a Bob Dylan per 'Mr Tambourine Man'". Dylan spunta ancora anche nel testo del volume quando Thompson scrive: "I miei nervi non erano più ricettivi. L'unica canzone con la quale a quel punto fossi in grado di mettermi in relazione era "Mr Tambourine Man", o forse "Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again". La seconda venne inserita nella colonna sonora del film del 1998 tratto dal libro ed interpretato da Johnny Depp. La prima venne suonata al funerale di Thompson.


VAN RONK, Dave
Cantante folk (1936-2002)

Quando Dylan arrivò nel Greenwich Village, il venticinquenne Dave Van Ronk era già un maestro dell'allora nascente fenomeno di riscoperta del genere folk. Dylan dormì sul suo divano e la moglie di Dave, Terry Thal, divenne il primo manager di Bob. Dylan apprese anche un certo numero di canzoni da Dave, incluso il suo arrangiamento di "House Of The Rising Sun". Nel suo libro postumo "The Mayor Of MacDougal Street", Van Ronk ricorda di quando incontrò Dylan nel locale Kettle of Fish nel
1962, quando Dylan stava registrando il suo primo album per la Columbia. Dylan chiese a Dave se per lui andava bene che egli utilizzasse il suo arrangiamento di "Rising Sun" per il proprio disco. Van Ronk gli rispose: "Gesù, Bobby, la sto per incidere io, tra poche settimane vado in studio. Non puoi aspettare e farla sul tuo album successivo?" Seguì una lunga pausa dopo la quale Dylan esclamò: "Uh oh". E allora Dave disse: "Cosa intendi esattamente con 'Uh oh'?..." E Dylan: "Beh, vedi, il fatto è che l'ho già registrata." Van Ronk allora si trasformò come Paperino quando si arrabbia ed il suo risentimento crebbe ancor di più con il tempo quando, dopo la pubblicazione del proprio album, "...la gente veniva da me e mi chiedeva di cantare quella canzone di Dylan, quella che parlava di New Orleans...". Comunque alla fine Dave perdonò Bob, come rivela lo stesso Van Ronk in un'affascinante e generosa intervista nel documentario di Martin Scorsese, No direction home. Allo stesso modo Dylan, nel suo libro di memorie Chronicles Volume 1, scrive con molto calore a proposito del suo mentore dei tempi del Village.


VEE, Bobby
Cantante (1943-)

Nato Robert Thomas Velline a Fargo, North Dakota, Bobby Vee è stato il primo musicista locale che il giovane Dylan vide veramente iniziare a sfondare. Dopo la morte di BUDDY HOLLY, Vee ed il suo gruppo, gli Shadows, funsero da rimpiazzo in uno dei successivi spettacoli già fissati da Holly, ed il loro singolo in perfetto stile Buddy Holly, "Suzie Baby", divenne un successo regionale. Poco tempo dopo, l'adolescente Dylan, facendosi chiamare 'Elston Gunn', fece un provino per diventare il pianista di Bobby Vee raccontandogli (mentendo) che era appena tornato da un tour con Conway Twitty. "Era abbastanza bravo nella tonalità MI - ricordò Bobby Vee in un'intervista con Spencer Leigh - ma non era quello il suo destino". Si disse che, dopo la sua rottura con la band, Dylan convinse diversi amici che era lui in realtà Bobby Vee. "Bobby Vee ed io avevamo molto in comune - scrive Dylan nella sua autobiografia Chronicles Volume 1 - Venimmo fuori entrambi dallo stesso luogo e nello stesso periodo... Bobby aveva un metallico ed acuto tono di voce che era musicale come il suono di una campana d'argento."


WARHOL, Andy
artista e regista (1928-'87)

Alla metà degli anni Sessanta, Warhol e Dylan erano le due icone più "hip" di New York (con il termine "hip" o "hipster" si indicavano i seguaci di movimenti artistici d'avanguardia ed il termine stava anche ad indicare un "tipo in gamba", qualcuno che "la sa lunga" rispetto alla massa, ndt). Dylan stava ora comportandosi come una stella del Rock in tutta la sua maestà, osannato sia dai BEATLES che dagli Stones, e mentre era a New York, impegnato a registrare l'album Highway 61 Revisited, Bob ed il suo entourage, capeggiato da BOBBY NEUWIRTH, si stavano ritagliando un demonico spazio nella scena underground della città. "Ci fu un tiro alla fune tra il gruppo di Warhol e quello di Dylan, che rappresentavano i due poli dell'underground di New York, il primo, omosessuale, dedito soprattutto alle anfetamine, il secondo, eterosessuale, dedito soprattutto all'acido, alle anfetamine, all'eroina e alla marijuana. I due campi si disprezzavano l'un l'altro. Alla Factory, Dylan era conosciuto come "The Creep" ("Creep", detto di persona che agisce in maniera disonesta. Il termine è anche lo stesso che "Jerk", uno stupido, una persona noiosa, ndt), scrive Victor Bockris in "Warhol: the biography". Bockris prosegue descrivendo il primo incontro tra Dylan e Andy, "i due contendenti per il trono della scena underground," incontro che avvenne alla Factory, alla fine di Luglio del 1965, poco prima della pubblicazione del singolo Like a rolling stone, le cui liriche, secondo alcune voci, furono in parte ispirate da Warhol e dalla condannata ad un tragico fato EDIE SEDGWICK. "Dylan, all'ombra degli uomini della sua avanguardia come fosse un candidato presidenziale ed accompagnato dalle guardie del corpo e da una troupe cinematografica, incedeva maestosamente", scrive Bockris. Secondo molti osservatori, Dylan era sotto l'effetto di anfetamine e di acidi. "Rimbalzava sui muri", continua Bockris "e ci fu un'immediata presa di distanze tra gli opposti gruppi. Gli anfetaminici duri non volevano avere niente a che fare con Bob Dylan, mentre la gente di Dylan guardava gli omosessuali con freddo disprezzo. Quanto a Bob e ad Andy, era come se, come notò un testimone, due incredibili manipolatori di persone si fossero messi insieme per vedere chi riusciva a ricavare il pezzo più grosso..." Dylan acconsentì in modo riluttante a posare per uno dei cosiddetti "screen tests" di Warhol (sedute di posa in cui il regista riprendeva un soggetto, ndt), rollandosi uno spinello mentre Andy si agitava girandogli intorno. Warhol aveva fatto centinaia di riprese del genere, che duravano circa tre minuti l'una, ma che, stando alla testimonianza di John Cale, erano troppi per Dylan, il quale semplicemente non riusciva a stare fermo per così tanto tempo. Nondimeno Dylan pretese qualcosa in cambio per il suo sforzo: "Penso che prenderò questo come pagamento," disse, e se ne andò portandosi via uno dei quadri di Andy Warhol che raffigurava un Silver Elvis (un'immagine d'argento di Elvis Presley, ndt), seguito dai suoi accoliti che se la ridacchiavano sotto i baffi. In seguito Andy rimase sgomento quando apprese che Dylan utilizzava il suo Silver Elvis come bersaglio per le freccette e rimase ancor più irritato quando scoprì che Bob lo aveva poi barattato con ALBERT GROSSMAN in cambio di un divano! "Divenni paranoico quando sentii voci secondo le quali Dylan usava il quadro come bersaglio per le freccette," disse Warhol. "Quando chiedevo perchè faceva una cosa del genere, ricevevo invariabilmente risposte del tipo: "Dylan pensa che tu abbia distrutto Edie" oppure "Ascolta Like a rolling stone... Tu sei il diplomat on the chrome horse..." ("Il diplomatico sul cavallo cromato", ndt). Io non sapevo esattamente cosa intendessero dire. Non ho mai ascoltato molto attentamente le parole delle canzoni. Ma capivo il tenore delle parole che la gente mi diceva: che a Dylan non piacevo perchè mi dava la colpa per le droghe che Edie assumeva." Quanto al filmato di Dylan ripreso da Warhol, non fu mai proiettato in pubblico, ma un breve frammento può essere visto nel documentario di Martin Scorsese, No Direction Home.


WEBERMAN, AJ
Immondezzologo (1945-)

Quando il fan ossessionato AJ Weberman, nei primi anni settanta, incominciò a perlustrare i bidoni di immondizia posti fuori dalla casa di Dylan nel Greenwich Village alla ricerca di prove che supportassero la teoria secondo la quale le canzoni di Dylan erano zeppe di riferimenti in codice che provavano la sua dipendenza dall'eroina, la sua preda incominciò a rispondergli mettendosi a riempire la propria immondizia di merda di cane e persino con una o due trappole per topi. La risposta di Weberman fu quella di comprarsi un paio di guanti industriali protettivi. In seguito, Dylan si offrì di incontrarlo, si arrotolò le maniche della camicia per mostrare a Weberman che non aveva segni di buchi sulle braccia. Quando Weberman gli annunciò che stava per scrivere un articolo a proposito di quel loro incontro, Dylan gli fece due telefonate nel tentativo di dissuaderlo dal proposito. Weberman registrò quelle telefonate e fece circolare i nastri tra i fans di Dylan. Alla fine, Dylan lo beccò di nuovo mentre rovistava nei suoi bidoni dell'immondizia, nell'estate del 1971, cominciò a dargli la caccia inseguendolo in bici attraverso le strade del Village e riuscì a bloccare il suo persecutore. Lo assalì prendendolo a pugni e facendolo stramazzare al suolo. I due cominciarono a lottare rotolandosi a terra finchè non furono separati dai passanti. Weberman prese la cosa come un onore: "Non capita a tutti di avere Dylan addosso. Forse a sua moglie", disse con orgoglio a Rolling Stone. Weberman dichiarò di aver inventato una nuova scienza chiamata "immondezzologia" e fu anche il primo ad autodefinirsi "dylanologo". Continua a monitorare ogni singola mossa di Dylan ancora oggi per mezzo del suo sito web www.dylanology.com, in cui è possibile leggere la sua più recente bizzarra teoria secondo la quale Dylan è malato di AIDS da oltre vent'anni e che gli indizi sono tutti nelle sue canzoni.


ZANZINGER, William
Fattore e condannato per omicidio (1939-)

Il 9 Febbraio 1963, William Devereux Zantzinger, un ricco fattore bianco di ventiquattro anni, ordinò da bere ad Hattie Carroll, una cameriera nera di 51 anni che lavorava all'Emerson Hotel di Baltimore. Ritenendo che la donna non fosse abbastanza veloce nel servirlo, Zantzinger l'apostrofò pesantemente insultandola con il termine "negra" e colpì la madre di undici figli con il suo bastone. Hattie Carroll morì e William Zantzinger ebbe una pena di sei mesi. Il ventiduenne Dylan riprese la storia dai giornali e le diede risalto nell'album The Times They Are A-Changin' con un brano brillante e pungente dal titolo "The lonesome death of Hattie Carroll". Zantzinger vive ancora in quella zona e nel 1991 venne arrestato per truffa dal momento che riscuoteva l'affitto da poveri neri per degli appartamenti fatiscenti che non erano più di sua proprietà. Intervistato dal biografo di Dylan, Howard Sounes, nel 2001, Zantzinger definì Dylan un "insignificante figlio di puttana".

WILLIAM ZANZINGER NON HA UCCISO HATTIE CARROLL - di Paolo Vites - Clicca qui

WILLIAM ZANZINGER (molto probabilmente) HA UCCISO HATTIE CARROLL - di Alessandro Carrera - Clicca qui



ZAPPA, Frank
Musicista (1940-'93)
In qualità di convinto propagandista contro gli evangelisti televisivi della "maggioranza morale" della nuova destra che aiutarono Ronald Reagan a prendere il potere nel 1980, Zappa non era un fan dei "Cristiani Rinati". Dunque fu comprensibile la sua sorpresa quando, in un giorno di dicembre del 1982, Dylan comparve davanti al cancello di casa sua per chiedergli di produrre l'album Infidels, il seguito della trilogia di dischi evangelici, Slow Train Coming, Saved e Shot of Love. Stando al racconto che
Zappa fece al giornalista Karl Dallas del Melody Maker che lo intervistò: "Mi capita di ricevere un sacco di visite strane qui e all'improvviso arrivò questo tizio dicendo "Sono Bob Dylan e voglio suonarti le mie nuove canzoni". "Non lo avevo mai incontrato prima in vita mia e quindi guardai nello schermo per vedere chi c'era al cancello e vidi questa figura che nel freddo gelido circostante se ne stava senza cappotto e con una maglietta aperta. Mandai qualcuno a riceverlo per assicurarmi che non fosse un qualche Charles Manson, ma era proprio chi diceva di essere." Una volta in casa Dylan gli suonò undici nuove canzoni, canticchiandole al pianoforte e poi chiese a Zappa se voleva produrre il suo nuovo album. "Io gli chiesi allora se quelle canzoni avevano dentro la grande J (l'iniziale di Jesus, Gesù, ndt) e lui mi rispose di no. Ma quando lo accompagnai di sopra per offrirgli un panino il mio cane gli ringhiò. Allora gli dissi di stare attento perchè al mio cane non piacevano i Cristiani. Dylan non rise." Le strade dei due uomini non si sarebbero mai più incrociate.


traduzione di Michele Murino