Claudio e io siamo andati a Goteborg, Copenaghen, Amburgo,
Muster e a Amsterdam (2), dove ci ha raggiunta una buona parte del gruppo.
L’esperienza è così intensa e le città
volano via velocemente, tra culture, paesaggi e abitudini differenti che
a volte avremo bisogno anche noi di un “defrag” per risistemare spazi di
memoria.
Ma in ogni caso le emozioni rimangono, entrano a far
parte di noi indipendentemente dalla nostra capacità di ricordarle
o meno.
Devo metter giù qualche impressione mi dicevo
ieri tornando a casa.
Forse anche per capire meglio le mie stesse impressioni.
Sei concerti, di cui cinque dalla transenna. Vicini a
quel popolo che ogni giorno vive e consuma chilometri, notti insonni e
panini nell’attesa della celebrazione di un rito.
Mi sento a casa durante il concerto, diceva un'italiana,
e io pensavo curiosamente a quanto ciò collimasse con l’affermazione
di Bob circa il sentirsi vivo mentre si trova sul palco.
Bob ha davvero scelto alla perfezione il titolo del suo
album “tempi moderni”, la sua comunione con Chaplin nel guardare
ai nostri giorni, trova conferme nel modo buffo di porsi, nel muovere strano
delle gambe e in quel studiato teatrale saluto.
Da qualche tempo che mi chiedevo perché Bob non
suonasse più la chitarra, adesso malgrado il rimpianto per la chitarra
acustica che ogni sera aspetta accordata (non ho più visto Tommy
Morrongiello), capisco che la tastiera gli permette di creare nuove linee
melodiche , di cantare più attento e di fare attenzione maggiore
ai testi, magari riposti almeno, per gli attacchi delle strofe, sopra la
steel guitar. Bob sembra più allegro alle tastiere.
L’uso della tastiera gli è diventato più
confidenziale e sicuramente agevola verso la ricerca di nuovi arrangiamenti.
Le scalette sono un po’ ripetitive, ma ogni sera arriva
qualche nuova perla e le nuove canzoni (ma può essere un mio parere
personale) rendono più in concerto, anche più di quanto rendevano
quelle di "Love and theft" e qui Nettie Moore e Ain’t talking distribuiscono
quotidiani incantesimi tra le varie performances da rock’n’roll band.
E la Band fa quello che gli dice di fare Bob.
Il modo urlato di rendere alcune strofe (tipo It’s allright
di Amsterdam o You go your way che qualcuno ha positivamente commentato,
mi è personalmente piaciuto), così come l’utilizzo dell’armonica
in svariate canzoni tra cui Like a rolling stone e Highway.
Se devo fare una scelta dico Amburgo, ma non so se è
solo per la novità di Ain’t talking tra i bis.
Il popolo giovane che non conosce Bob non fa distinzione
tra Like e rolling stone e Summer Days, o tra Thunder on the mountain e
Watchtower.
E’ una cosa che noi anche impegnandoci non potremo mai
fare.
Il genio ha in mano la sua lampada. La musica oggi è
cambiata.
Michele Talo